3. Dipendenza estrinseca dalla materia.
Abbiamo detto che “spirituale” significa “immateriale”, cioè indipendente dalla materia nell'operare. Orbene, non sembra che l'anima nostra nel suo operare abbia tale indipendenza dalla materia, come attestano i rapporti che passano tra la vita intellettuale e il sistema nervoso, e più propriamente tra l'esercizio dell'intelligenza e il cervello.
Infatti, alcuni studiosi (Vogt, ecc.) affermano che esiste una proporzione rigorosa tra l'intelligenza e la quantità e qualità del cervello, di modo che, tenendo conto del volume, del peso e delle qualità chimiche e fisiche della massa cerebrale, possiamo determinare esattamente il diverso grado di perfezione e di valore intellettuale. È pure provato – dicono – che esistono nel cervello umano delle zone a cui sono legate le varie manifestazioni della vita dello spirito, in modo tale che non riesce difficile localizzare in determinate aree cerebrali le varie funzioni intellettuali. Queste e analoghe esperienze sembrano quindi dimostrare la dipendenza dell'intelligenza dal cervello, e siccome evidentemente il cervello è qualcosa di materiale, anche l'intelligenza deve essere materiale.
Rispondiamo che le osservazioni fatte sui rapporti tra il cervello e l'intelligenza sono ben lontane dal giustificare affermazioni così categoriche, e che anzi spesso hanno condotto a conclusioni contraddittorie. La scienza è incapace di dimostrare il fatto di una correlazione rigorosa fra l'intelligenza e la perfezione cerebrale, considerata quanto al peso, al volume e alle qualità fisico-chimiche.
Non abbiamo comunque alcuna difficoltà a concedere una certa proporzione tra le disposizioni del cervello e l'esercizio della vita intellettuale; ma nulla ne consegue da tutto questo contro la spiritualità dell’anima; si conferma solo quella dipendenza puramente estrinseca (non intrinseca) del nostro pensiero dall’immaginazione e dai sensi che, come vedremo subito, è richiesta dalla natura dell'uomo ed era ben conosciuta già dagli antichi spiritualisti. Aristotele riconosceva che l'uomo deve avere il cervello proporzionatamente più perfetto di quello del bruto, S. Tommaso consigliava le operazioni sensitive che maggiormente cooperassero con le operazioni intellettive e Alberto Magno arrivava perfino a indicare i cibi più adatti a rendere le idee chiare...Ma tutto questo non compromette la spiritualità dell'anima la quale, nei suoi atti propri di pensare, giudicare, ragionare è, come abbiamo detto, intrinsecamente indipendente dalla materia; solo ci mostra la necessità di un complesso dì condizioni previe all'esercizio della vita intellettuale, perché l'anima, pur essendo spirituale, è di fatto, in questa vita, unita al corpo.
Essendo infatti l'anima unita sostanzialmente al corpo, ha bisogno di ricevere dai sensi e dall'immaginazione la materia onde astrarre l'oggetto delle proprie idee. Quindi la buona disposizione fisica del cervello, del sistema nervoso, del corpo in generale è una condizione necessaria perché l'anima possa pensare bene; da qui deriva una dipendenza dell'anima dal corpo, ma una dipendenza puramente estrinseca, che non ripugna alla sua spiritualità. Come se un pittore tracciasse col suo pennello un quadro con colori che gli presenta una persona estranea; l'opera d'arte prodotta dipenderebbe intrinsecamente dal pittore e dal pennello che usa come strumento, ma solo estrinsecamente e indirettamente dalla persona che somministrò al pittore i colori.
Non è dunque l'intelligenza che è propriamente proporzionata alla quantità o qualità del cervello, non è l'intelligenza che è localizzata nelle sue parti, non è l'intelligenza che risente direttamente delle sue condizioni anormali e patologiche, bensì il senso; l'intelligenza ne risente solo indirettamente, nella misura in cui ha bisogno del senso nel modo spiegato; difatti nella vecchiaia vediamo talora acutezza di ingegno, prontezza di intuizione, vastità di sintesi, prudenza e saggezza, che contrastano nettamente col deperire dell'organismo e il declinare delle sue facoltà sensitive.