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Discussione: bombe firmate

  1. #31
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    "Quando bevi l'acqua pensa alla sorgente" (proverbio orientale).


    Shalom

  2. #32
    SENATORE di POL
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi
    da www.paginedidifesa.it

    "Israele, la crisi vista da dentro
    --------------------------------------------------------- ---- --

    Franco Londei, 26 luglio 2006

    -----------------------------------------------------------------


    Naharyya, nord di Israele, 23 luglio 2006, la sensazione che si prova è quella della guerra reale, non delle solite scaramucce tra Hezbollah e israeliani che vanno avanti da anni ma di un vero e proprio conflitto. I carri armati e i blindati trasportati con gli enormi camion chiudono la strada e il rumore assordante dei motori non ti permette nemmeno di parlare con tono di voce normale, devi urlare. I plotoni di soldati che arrivano uno dietro l’altro si accampano dove possono cercando di trovare zone ombrose dove ripararsi dal sole mentre i loro comandanti vanno al briefing per prendere ordini. Un via vai di incursori dal confine con il Libano dice chiaramente che la guerra ora è là. Ogni tanto si odono raffiche di mitragliatrice pesante mentre l’artiglieria spara sulle colline libanesi a scadenza quasi regolare. Caldo, polvere e odore di carburante fanno il resto.
    Sono quasi tutti ragazzini i militari di Gerusalemme (Tel Aviv non è la capitale, una volta per tutte) e nessuno di loro si ricorda certamente dell’invasione del Libano del 1982 denominata Pace in Galilea con la quale l’esercito con la stella di David si spinse fino a Beirut per stanare la Plo (Palestine Liberation Organization), ma oggi la situazione è molto simile e questo i ragazzi israeliani lo sanno benissimo, anzi, se possibile è molto più grave: in gioco c’è la sopravvivenza di Israele e non per modo di dire, solo che al posto della Plo c’è Hezbollah che non è la stessa cosa. Non sono palestinesi, sono arabi sciiti, ben armati da Siria e soprattutto Iran. Il loro obiettivo, chiaro e alla luce del sole, è la cancellazione di Israele, l’annientamento totale di una popolazione e di uno Stato di diritto. Sono dodici mesi che Mahmoud Ahmadinejad, presidente eletto dell’Iran, lo dice ai quattro venti e nel dirlo non scherza di certo.

    Fino a oggi il mondo è rimasto a guardare salvo qualche retorica presa di posizione e dichiarazioni di condanna. E’ rimasto a guardare anche il procedere imperterrito nella ricerca dell’arma nucleare da parte di Teheran, anche in questo caso innescando lunghissime procedure burocratiche di condanna che finiranno per essere bloccate con il veto della Cina e presumibilmente della Russia; ha visto le immense forniture di armi e denaro che arrivavano a Hezbollah; ha visto una nazione (il Libano) ostaggio di un gruppo terrorista e di due nazioni (la Siria e l’Iran) che del terrorismo si servono per raggiungere i loro scopi.

    In Israele se ne discute di questo e ogni israeliano si chiede perché il mondo rimanga così terribilmente passivo alle minacce dirette dell’Iran, perché nessuno non vada oltre alle canoniche dichiarazioni di condanna. Loro sono abituati alle minacce, ogni israeliano nasce con una pistola puntata alla tempia, Israele è nata con una pistola puntata alla tempia e nonostante questo è riuscita a creare uno Stato di diritto, una democrazia, l’unica in Medio-Oriente. Sono abituati a questo perché dal lontano 1948 quando David Ben-Gurion dichiarava la fondazione dello Stato di Israele hanno dovuto combattere continuamente per difendere il loro diritto all’esistenza.

    L’attacco degli Hezbollah dei primi di luglio non è stato un episodio, ma un attacco pianificato e premeditato nella lontana Teheran - questo bisogna avere il coraggio di dirlo - con lo scopo di minare la sicurezza del nord di Israele e di distogliere l’attenzione del mondo dalle vicende nucleari iraniane. Tuttavia nessuno si aspettava questa reazione di Israele, nessuno si aspettava che il Mossad erano mesi che avvertiva di questa eventualità e che l’esercito di Gerusalemme era pronto da tempo e che i piani erano sui tavoli dei generali e dei politici. La reazione è stata quindi decisa e profonda e, checché ne dicano certi politici, assolutamente proporzionata alla minaccia, dove per minaccia si intende la volontà dichiarata dell’annientamento di Israele.

    I 35 gradi che ci sono a Naharyya, la polvere, l’odore acre del kerosene, i missili degli Hezbollah che piovono come chicchi di riso a un matrimonio diventano improvvisamente sopportabili. Questa non è una guerra per imporre qualcosa, per esportare democrazia; questa è una guerra per il diritto a esistere. A nessuno di questi ragazzi piace la guerra, vorrebbero essere sulle bellissime spiagge di Israele o in discoteca, invece sono qui, sotto gli alberi ad aspettare l’ordine di attacco. Gallette invece di hamburger, acqua in una borraccia invece di coca cola, ma sanno che è necessario. Loro sono nati con una pistola puntata alla tempia, non vogliono che ai loro figli accada altrettanto. Per loro vogliono solo una vita normale fatta di hamburger e coca cola, discoteche e giornate al mare ma soprattutto il sacrosanto diritto a esistere.
    "



    Shalom

    Questi i fatti.

    Shalom

  3. #33
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    " Cana, Israele e le stragi islamiche degli innocenti


    Nell’aprile del 2003, l’inviato del Corriere della Sera, Lorenzo Cremonesi, arrivato a Baghdad dopo la caduta di Saddam Hussein, pubblicò un resoconto che spiegò bene la cinica speculazione jihadista della morte dei bambini. Per dare forma alla leggenda -inventata e falsa- della morte di 300.000 bimbi a causa del boicottaggio imposto dall’Onu, Saddam Hussein obbligava infatti le famiglie dei piccoli deceduti per le cause più varie, a conservarne i corpi per mesi, in obitori dai frigoriferi malfunzionanti. Poi, a scadenza fissa, sotto gli occhi dei media, organizzava cortei di due-trecento piccole bare, macabre cerimonie di propaganda contro gli Usa. Un esempio dell’uso strumentale della morte dei bambini come formidabile strumento di propaganda per la “piazza araba”, punto forte della pratica politica del fondamentalismo. Oggi, dunque, si deve guardare alla strage di Cana, tenendo presente questo retroterra; è infatti possibile che l’aviazione israeliana abbia compiuto un tragico errore e massacrato colpevolmente decine di bambini innocenti. Ma è più che probabile che invece sia vera la versione sostenuta dal leader laburista e ministro della Difesa israeliano Peretz: l’edificio colpito era pieno di bambini, ma proprio perché era usato da Hezbollah come piattaforma dei razzi contro Israele ed essi –in previsione di un nattacco aereo- sono stati volutamente usati come scudi umani. Uno scenario attendibile, poiché da trenta anni l’uso dei bambini come “carne da cannone” da parte dei khomeinisti iraniani, di Hezbollah e dei terroristi palestinesi è una costante fissa. Di nuovo sul Corriere della Sera del 31 ottobre 2004, una inviata raccontò il suo incontro col pericoloso terrorista Nasser Jamal, capo delle “Brigate dei Martiri di al Aqsa” di Nablus “in una casa in cui la televisione è accesa e trasmette un cartoon di Tom e Jerry , seguito da una schiera di bambini che sono lì a fargli da scudo”. Sono migliaia gli episodi che dimostrano come i fondamentalisti siano ormai abitati a compiere scelte feroci contro civili e bambini. Scelta che mai, assolutamente mai, sono state di nessun altro movimento di liberazione nazionale nel mondo. Regola d’onore, di tutte le guerre popolari, le guerriglie, le lotte partigiane, è stata sempre e ovunque quella di separare combattenti, covi, azioni militari, dal proprio contesto sociale e famigliare. Innumerevoli episodi di eroismo, durante la Resistenza europea raccontano di partigiani che si sono sacrificati per impedire che scontri a fuoco coinvolgessero la popolazione civile. Nell’Islam fondamentalista, invece, si è radicato un fenomeno opposto, che punta volutamente a imporre all’avversario l’obbligo di uccidere anche vecchi, donne e bimbi, se vuole conseguire fondamentali obbiettivi militari. Non è stata solo una scelta di fatto. E’ stata una scelta ideologica, addirittura concretizzata in una precisa norma di diritto islamico dall’ayatollah Khomeini che, nel 1982, durante la guerra con l’Iraq, introdusse una orribile riforma nella mistica del martirio. Con una legge di Stato, l’Imam infatti stabilì che i bambini potevano essere arruolati anche se il loro padre non lo autorizzava. In un paese martellato dalla mistica della morte, in cui le fontane delle “piazze dei martiri” ribollivano di acqua rosso-sangue, questa legge degna di Erode permise al regime di convogliare al macello una torma di innocenti. Lo scrittore Amir Taheri, così ne descrive le conseguenze: “Decine di migliaia di adolescenti, con una fascia rossa sulla fronte si riversano nella zona di guerra. Alcuni bonificano i campi minati andando in avanscoperta e spesso saltano in aria. Altri agiscono come attentatori suicidi e attaccano i carri armati iracheni come kamikaze. Vengono inviati al fronte scribi per annotare le loro ultime volontà, che molto spesso sono in forma di lettera a Khomeini e parlano della luce che egli ha portato nella loro vita e della gioia di combattere “a fianco degli amici sulla via del Paradiso”. Khomeini dichiara: “morire non significa annullarsi, significa vivere”. Questa pratica erodiaca contagiò subito Hezbollah e poi Hamas e al Fatah. Tutta l’Intifada palestinese dal 2000 al 2004, è stata così organizzata con una fanatica e martellante esaltazione del “martirio”; migliaia di adolescenti sono stati addestrati nei “campi dei martiri” da feroci “istruttori”, incitati alla morte da una martellante propaganda della televisione dell’Anp e a decine sono stati mandati a farsi saltare in aria in mezzo a civili israeliani. Il tutto, esaltato dalla televisione dell’Anp con efficacissime videoclip di lode ai martiri –come Ayyat al Akhas la prima diciassettenne kamikaze, che assassinò Rachel Levy, anche lei di 17 anni- ed elaborato in appositi talk show, accompagnati da sondaggi dal titolo inequivocabile, come questo, del quotidiano ufficiale dell’Anp Al Hayat al Madida del 18 giugno 2002: “L’ottanta per cento dei bimbi di Gaza ha espresso la volontà di diventare martire!”
    "

    Shalom

 

 
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