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  1. #61
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Citazione Originariamente Scritto da festina lente
    La Regione, come sappiamo, ha emanato la legge che istituisce la Consulta per lo Statuto della Sardegna; dopo oltre cinquant’anni di autonomia a statuto speciale .......

    “La Catalogna in qualità di nazione esercita il suo autogoverno costituita in comunità autonoma in accordo con la Costituzione” (articolo 2 Estatut).
    (Art. 5) “L’ autogoverno della Catalogna si fonda altresì sui diritti storici del popolo catalano”.

    Manca l’enunciazione di sovranità del popolo, ma formulano “autogoverno”.
    Ciò soltanto per fare un piccolo raffronto e riferimento allo Statuto facente parte dell’ordinamento giuridico del Regno di Spagna.
    Non sarebbe male che i commentatori dessero pure uno sguardo alla Costituzione spagnola in cui, all’articolo 2 possiamo anche leggere: “………. riconosce e garantisce il diritto all’autonomia di tutte le nazionalità e regioni che la compongono e la solidarietà fra tutte loro”.
    Insomma, ciascuno agisce in un proprio contesto.

    Un gran saluto a tutti i forumisti,
    Arr.
    Grazie Festina per questo interessante post che grosso modo ha fotografato la situazione attuale.
    Dato il periodo vacanziero tuttavia, non ci si poteva aspettare ulteriori interventi ed approfondimenti da parte dei “commentatori politici”, “cittadini illustri” e “non italianisti” (in attesa del “coinvolgimento civile”) nel merito del thread.
    Mi pare di ricordare però che lo Statuto catalano non contempla la dicitura “Nazione”, bensì quella di “nazionalità”, ed è per questo motivo che gli indipendentisti di ERC hanno votato no al referendum sulla sua approvazione, avvenuta con una larghissima maggioranza, a parte la contrarietà della destra di Asnar.
    E’ una differenza concettuale, ma soprattutto politica, solo apparentemente trascurabile.
    Nonostante ciò, un tale riconoscimento all’interno dello Statuto sardo, sarebbe auspicabile.
    Ma solo come premessa per un suo accoglimento giuridico all’interno della Costituzione della Repubblica (italiana).
    Purché sia cancellato, una volta per tutte, il riferimento alla “Regione” Autonoma della Sardegna, richiamandosi ad essa in termini appunto di “Nazionalità”, se non di “Nazione” sarda, come più propriamente dovrebbe essere.
    Con quello che ne consegue sul piano sostanziale in competenze e prerogative “istituzionali”.
    Ciò rappresenterebbe un percorso politico “soft”, che in questo momento avrebbe effettivamente la possibilità di trovare il consenso di una maggioranza “tri-partizan”: indipendentisti, federalisti, autonomisti.


    PS: rinvio ancora una eventuale commento sul “Progetto di Statuto” che la RAS ha affidato alla “Consulta”, devo trovare il tempo e la concentrazione necessari.
    Ovviamente la differenza con l’ “Assemblea costituente”, lo hai segnalato, non è solo formale, ma a questo punto ha poca importanza.

  2. #62
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Citazione Originariamente Scritto da festina lente
    Sfogliai un libretto, poco più di un opuscolo, anch'esso scritto da Costantino Cavalleri (egli stesso mi diceva di alcuni altri articoli).
    Come saprai -io l'ho saputo a Solarussa- è anarchico che rivendica la propria identità nazionale (e non sono molti di quell'orientamento nel movimento antiautoritario internazionale -appunto-) ed è l'autore che dovrebbe aver pubblicato la gran parte del poco che è stato stampato: "non son l'uno per cento ma credetemi esistono ....", cantava Leo Ferré, nella canzone dedicata ad essi.

    Tra meno di un anno, dice, per avere il suo prossimo lavoro, una ricerca storica più completa.

    Io non sono un anarchico, comunque.
    Se dovessi definirmi direi d'essere democratico-libertario. Politicamente democratico e di ideali libertari (contro l'autoritarismo in ogni suo manifestarsi).
    .................. e non credo nel cosmopolitismo come prassi realistica.
    La citazione di Leo Ferrè mi ha fatto ricordare un famoso brano: "Avec le temps" (nella versione italiana) che lui stesso cantò in televisione, molto malinconico.

    Le tue osservazioni sono interessanti.

  3. #63
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    Citazione Originariamente Scritto da Su Componidori
    Grazie Festina per questo interessante post che grosso modo ha fotografato la situazione attuale.
    ............
    Mi pare di ricordare però che lo Statuto catalano non contempla la dicitura “Nazione”, bensì quella di “nazionalità”, ed è per questo motivo che gli indipendentisti di ERC hanno votato no al referendum sulla sua approvazione, avvenuta con una larghissima maggioranza, a parte la contrarietà della destra di Asnar.
    E’ una differenza concettuale, ma soprattutto politica, solo apparentemente trascurabile.
    Nonostante ciò, un tale riconoscimento all’interno dello Statuto sardo, sarebbe auspicabile.
    Ma solo come premessa per un suo accoglimento giuridico all’interno della Costituzione della Repubblica (italiana).
    Purché sia cancellato, una volta per tutte, il riferimento alla “Regione” Autonoma della Sardegna, richiamandosi ad essa in termini appunto di “Nazionalità”, se non di “Nazione” sarda, come più propriamente dovrebbe essere.
    ARTICLE 1. CATALUNYA


    Catalunya, com a nacionalitat, exerceix el seu autogovern constituïda en comunitat autònoma d'acord amb la Constitució i amb aquest Estatut, que és la seva norma institucional bàsica.


    Hai ragione, è "nazionalità"; il minimo di cui accontentarsi.
    Nel trascrivere, per svista, -delle due- ho riportato la "proposta"poi modificata (lapsus nazionalitar-freudiano): stavolta ho usato il 'copia-incolla', strumento tecnico meccanico e non rielaborante ideologicamente).

    Ribadisco che i commentatori e molti politici isolani ne parlano a sproposito.
    Ripeto: è proprio "su populu" a mancare, soltanto per poter far accenno politico al lessico dottrinale usato, come è stato fatto.
    Un gatto non lo diciamo 'leone'.

  4. #64
    MEDITERRANEO
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    Citazione Originariamente Scritto da Su Componidori
    Purché sia cancellato, una volta per tutte, il riferimento alla “Regione” Autonoma della Sardegna, richiamandosi ad essa in termini appunto di “Nazionalità”, se non di “Nazione” sarda, come più propriamente dovrebbe essere.
    Sempre per rimanere al punto della discussione in cui eravamo:

    [.....] "I Sardi, al contrario dei Catalani anche meno provveduti, non hanno mai usato questa loro peculiarità e questa loro prorompente rivendicazione né, secondo me, mai la useranno nella contrattazione col governo centrale perché insipienti e autocolonialisti culturali.
    Nello Statuto sardo non c’è nessun preambolo che supporti le ragioni dell’essere, nessuna coscienza storica che giustifichi il perché dovremmo essere trattati diversamente dalle altre diciannove regioni italiane. Esso apre con un desolante Titolo I: "La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma fornita di personalità giuridica entro l’unità politica della Repubblica Italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi della Costituzione e secondo il presente Statuto...".
    Eppure, i padri della nostra autonomia isolana avevano sotto gli occhi la chiave di apertura di un’autonomia regionale unica, singolare; bastava aprire qualsiasi manuale di Diritto costituzionale per apprendere che "l’attuale Stato italiano non è altro che l’antico Regno di Sardegna ampliato nei suoi confini, ovverosia che "l’attuale Stato italiano si è formato con l’ingrandimento di quello sardo per via di consecutive annessioni di altri Stati italiani sovrani come la Toscana, Parma, Modena e le Due Sicilie, o di provincie staccatesi dai rispettivi Stati - pontificio e austriaco - come la Lombardia, le Marche e l’Umbria. Esso, perciò, non è altro che la continuazione del regno di Sardegna e, di questo, prosegue la personalità giuridica. Tant’è che la proclamazione del regno d’Italia il 17 marzo 1861, fatta con legge sarda no 4671, fu solo un nome nuovo dato all’antico Stato di Sardegna in quanto la costituzione rimase ancora quella sarda, le legislature del Parlamento italiano continuarono la numerazione di quelle del Parlamento sardo, il re Vittorio Emanuele II mantenne la numerazione dei re di Sardegna, gli ordini cavallereschi sardi divennero ordini cavallereschi italiani; restarono in vigore i trattati conclusi dallo Stato sardo con l’estero e molte leggi sarde, come quella sulla promulgazione delle leggi stesse, sull’ordinamento del governo centrale, s’intesero implicitamente estese dallo Stato sardo a tutto il

    regno d’Italia"
    . Per terminare: "Vi fu adunque una ininterrotta continuità dell’antico ordinamento dello Stato sardo. Né questa continuità, a più forte ragione, è venuta meno per gli avvenimenti successivi, come la rivoluzione fascista dapprima, e quella antifascista in seguito, e il passaggio dalla forma monarchica a quella repubblicana".
    Le potenzialità di simili affermazioni sarebbero, per i governanti sardi "illuminati", politicamente e socialmente intuibili sia nella contrattazione col governo centrale che nella comparazione culturale col resto della Nazione, perché ci sganciano dalla riduttiva "questione meridionale" e, contro il concetto sardista di diversità, ci fanno guadagnare quella specialità di cui tutti parlano ma che pochi spiegano e, quindi, strumentalizzano. L’essere considerati, anche solo a livello scolastico, la regione d’Italia dove nacque e si sviluppò quel Regno che ha dato origine all’Italia stessa, equivale ad eliminare o, comunque, a stemperare con l’implicito diritto alla continuità territoriale quel dualismo di tipo coloniale dello scontro tra ordinamenti esterni dominanti e cultura interna soggetta che condiziona lo spirito autonomistico dei Sardi fino a spingerli, talvolta, a ideologie radicali come l’indipendentismo o, addirittura, il separatismo.
    Solo dopo il riconoscimento di questo concetto generale, apparentemente ideale (nella storia dei popoli, a volte, basta un aggettivo per acquisire credito e stima universale), allora si può parlare oggi di rifondamento dall’interno dell’autonomia sarda nei termini politici, economici ed amministrativi proposti, ciascuno secondo il proprio credo, dai partiti regionali e nazionali, dagli studiosi, dai pensatori e da tutte quelle forze attive che hanno a cuore le sorti della Sardegna".

    (Francesco Cesare Casula)

    Noto cattedratico, lo ha scritto per l'ISTITUTO SUI RAPPORTI SARDO-IBERICI del Cnr.

  5. #65
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    Gigi Spano è riuscito ad entrare nel forum senza problemi..... Me lo ha detto lui...... perfetto, è come speravo....
    Arrivederci e grazie
    Fortza paris

  6. #66
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    Citazione Originariamente Scritto da sa socca
    Gigi Spano è riuscito ad entrare nel forum senza problemi..... Me lo ha detto lui...... perfetto, è come speravo....
    Arrivederci e grazie
    Fortza paris
    Grazie a te sa socca e benvenuto nel forum nazionale del PSd’Az.
    Ho visto che si è registrato anche ringo.
    Finalmente qualcuno si sta svegliando, ma siamo ancora pochi.
    A prestissimo, e fortza paris!

  7. #67
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    Citazione Originariamente Scritto da festina lente
    E’ un gran rischio.
    Pensa che nel mio scaffale troverebbero le opere classiche del pensiero anarchico, dall’antesignano William Godwin a Proudhon e Bakunin sino ai contemporanei Castoriadis e Chomsky (in verità di lui ho più opere di linguistica), alcuni libri dell’editrice zero in condotta (della F.A.I.) ed il trimestrale Libertaria: tutte pubblicazioni regolarmente registrate all’albo di un tribunale della Repubblica (e così analogamente per quelle estere).
    Troverebbero Marcia su Roma e dintorni ed Un anno sull’altipiano di Lussu, …… Il cavaliere dei Rossomori (la biografia ad egli dedicata -la prima edizione- di Peppino Fiori), ……… quasi tutte le opere di Gramsci, ……….. Tradurre la tradizione e Tracce di memoria (quest’ultimo in acquisto e consegna brevi manu, ma senza dedica dell’autore) di Franciscu Sedda e Pro sa Indipendendèntzia de sa Repùbrica de Sardigna di iRS.
    Poi, La cuoca di Buenaventura Durruti (autrice anonima) e -gli ancor più compromettenti, per essere considerato un insurrezionalista- Terra e libertà/critical wine (autore, fra i “vari”, Luigi Veronelli che scrisse anche la prefazione del La cuoca …..) e “las tiras” del fumetto Mafalda di Quino, in Ediciones de la flor.

    Per mia fortuna, credo che l’ ultimo “invio” concernente lo Statuto sia stato considerato abbastanza conservatore ed non-indipendentista anche dal Big brother che ci osserva (e legge pure il forum de su partidu sardu; Cumponidori non contrariarti: meglio un lettore in più che uno di meno, …… io lo inviterei pure a scrivere).

    Scherzo, ma non troppo,
    Arr.

    P.S.
    Continuo a non capire perché siano stati usati dei termini concettualmente 'forti' per un progetto forse ambizioso ma politicamente pursempre di autonomismo.
    Altro che Catalunya, questo si, per la generale indifferenza del Popolo a tutto ciò.
    Ciao Festina, dopo questo ironico post in risposta a repubricanu, ti darò modo di esprimere la tua competenza in qualità di “cultore” di testi che si richiamano al movimento anarchico, da semplice libertario quale ti sei dichiarato.
    Aprirò pertanto un nuovo tema dal titolo curioso che credo sarà di tuo gradimento.
    Non ti potrò seguire sul piano teorico poiché ho letto pochissimo sull’argomento, ma sul rapporto tra musica e anarchia ho scoperto che diversi musicisti e gruppi musicali, tra i miei preferiti, si rifanno ad alcune di queste teorie.

  8. #68
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    Predefinito Css. Comunicato Stampa.


    Confederazione Sindacale Sarda

    Oggetto: Senza sovranità non serve uno Statuto nuovo

    Né il Presidente Soru né il Presidente Spissu avrebbero mai sperato di poter raggiungere la quasi unanimità dei consensi attorno alla Consulta per la riscrittura dello Statuto Sardo.
    In loro soccorso arriva il Governo "amico" di Prodi /D'Alema /Rutelli e Amato che ha impugnato dinanzi alla Corte Costituzionale la Legge Regionale di istituzione della Consulta, chiedendo alla Corte di bocciare quella Legge perché lesiva dell'art.1 della Costituzione Italiana che proclama "lo Stato Italiano uno ed indivisibile".
    Ora la tanto vituperata Consulta, che rischiava di fallire nel suo nascere, subisce improvvisamente il fascino di richiamo all'unità della classe politica sarda e alla resistenza su un diniego governativo che ha il sapore di "una sfida". La stessa AN, che non voleva in un primo tempo neppure nominare i propri rappresentanti in seno alla Consulta, ora ci ripensa e l'IRS di Gavino Sale assicura che ci sarà. Domanda: per fare cosa?
    Togliere dal Nuovo Statuto il motore, il cuore, la centralità della affermazione che il Popolo Sardo è un popolo sovrano, significa accingersi a scrivere uno Statuto senz'anima o, nella migliore delle ipotesi uno Statuto identico a tanti altri Statuti di Regioni a Statuto Ordinario, rinunciando da subito e per sempre a quella Autonomia Speciale sancita nel primo Statuto Sardo e assunto come tale dal Parlamento Italiano come Legge Costituzionale dello Stato, che all'epoca non lo ritenne in conflitto ed in opposizione all'unità indivisibile nazionale.
    La CSS esprime diffidenza sull'unità strumentale che in questi giorni si è creata attorno alla Consulta. Vede un fronte che si sta determinando su un basso profilo, su un livello di debole elaborazione teorico-storica, che, negando la sovranità del popolo sardo, rischia di riscrivere uno Statuto anonimo e piatto, senza alcuna differenza con le altre Regioni Italiane.
    Ma questa volontà politica non è poi così lontana da quella dei nemici di sempre della nostra Autonomia Speciale.
    La CSS è convinta che non si è trattato di un errore del Governo, né di uno scivolone o di "una brutta figura che poteva risparmiarsi". E' invece una linea politica che si sposa con la continuità e la convinzione che tutte le Regioni Italiane devono avere un identico profilo e ordinamento regionale e che le differenze non possano essere sostanziali perché il persistere di quelle condizioni sono pericolose per l'unità del paese in quanto rafforzerebbero l'aspetto identitario di quelle Regioni, che al pari della Sardegna, rivendicano con forza l'esigenza della Riforma in senso federalista dello Stato.
    E' in sostanza - quella del Governo - una lettura tutta negativa dell'ultimo risultato del referendum sulla Riforma della Costituzione. Prevale la paura di affrontare con maturità e modernità il tema del federalismo, si preferisce interpretare rigidamente il voto popolare come se fosse stato un divieto a modificare per sempre la Costituzione vigente.Ma il processo della storia non si può bloccare. In Europa uno Stato Centralista non potrà reggere a lungo e il fermento delle Nazioni senza Stato, che hanno scelto la via pacifica e democratica dell'autodeterminazione popolare, riesploderà con forza.
    Un fatto è certo: la Sardegna non potrà avere un livello di sovranità al di sotto della sua attuale Specialità; ogni processo al ribasso né farà esplodere le contraddizioni. Per questo motivo occorre che la "sfida" sulla Consulta sia accettata dall'interno Consiglio Regionale e da tutta la società sarda, rifiutando ogni ingerenza governativa nazionale e ripartendo con maggiore convinzione sul concetto moderno di sovranità del Popolo Sardo in uno Stato Federale nel contesto di un Europa dei Popoli.
    Solo a queste condizioni la Confederazione Sindacale Sarda conferma la propria disponibilità a collaborare alla riscrittura del Nuovo Statuto Sardo.

    Cagliari 31.08.2006
    Il Segretario Generale della CSS
    Dr Giacomo Meloni

  9. #69
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  10. #70
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    Predefinito L’UNIONE SARDA, 26 settembre 2006

    Gli azzurri: «Brutta copia del Consiglio». Ora il centrosinistra potrebbe rinunciare
    No di Forza Italia, Consulta a rischio

    Forza Italia non ci sta, la Consulta statutaria è a un passo dal tracollo.
    Il direttivo regionale degli azzurri, riunito a Cagliari, conferma l’orientamento trapelato nei giorni scorsi: il partito non parteciperà con propri esponenti all’organismo che dovrà (dovrebbe) scrivere la bozza del nuovo Statuto. «Solo una brutta copia del Consiglio regionale», lo definisce una nota del coordinamento regionale di Fi, che raggiunge sull’Aventino An e Riformatori. E forse decideranno allo stesso modo anche l’Udc e Fortza Paris. Ora l’Unione potrebbe rinunciare a eleggere la Consulta.

    LA CDL. Alla riunione di Forza Italia c’era anche l’ex ministro Beppe Pisanu. Con lui il coordinatore regionale Piergiorgio Massidda, i parlamentari, il gruppo consiliare della Regione e tutti i big azzurri, compatti sul no: la Consulta, spiega il comunicato finale, «è un modo con cui l’attuale maggioranza tenta di eludere i contrasti interni e far dimenticare le proprie responsabilità per il deteriorarsi della situazione economico-sociale». Inoltre il lavoro della Consulta sarebbe di fatto reso vano dalla legge
    statutaria imposta dal centrosinistra. E la composizione paritaria del parlamentino, offerta in questi giorni dall’Unione, non sarebbe praticabile.

    Questo è uno dei motivi che porteranno probabilmente oggi sull’Aventino anche l’Udc, che inizialmente aveva dato disponibilità a entrare. Il segretario regionale Giorgio Oppi rimanda la decisione finale alla riunione del direttivo del partito, fissata per la tarda mattinata, ma avverte:
    «Non ci sono le condizioni per una composizione paritaria, e in ogni caso l’atteggiamento della maggioranza è tale da pregiudicare le possibilità di collaborare sulle riforme». Si riunirà invece domani Fortza Paris, e anche in questo caso si preannuncia una marcia indietro rispetto al precedente orientamento favorevole alla partecipazione.

    L’UNIONE. La maggioranza si trova ora in imbarazzo: fare una Consulta solo di centrosinistra è quasi improponibile, ma fermare il cammino delle riforme sarebbe uno smacco.
    Nei prossimi giorni la coalizione deciderà come reagire. Nel frattempo il segretario dei Ds, Giulio Calvisi, osserva: «Più che un no alla Consulta, quello di Fi sembra un no alle riforme. Tutte le regioni italiane, anche quelle amministrate dal centrodestra, hanno rifatto i loro statuti: solo la Sardegna, nei cinque anni di governo della Cdl, non produsse nulla». Il centrosinistra sardo, prosegue Calvisi, le riforme le vuole sul serio: «Erano nel nostro programma elettorale, e anche in quello del centrodestra». Per Chicco Porcu, capogruppo di Progetto Sardegna in Consiglio, è ormai difficile che la Consulta possa partire: «Sarebbe uno strumento dimezzato, a questo punto è meglio che del nuovo Statuto si occupi il Consiglio. Abbiamo comunque il dovere di mandare avanti le riforme.
    La Cdl che alternativa propone?
    Dovranno spiegare ai sardi - conclude - perché non intendono collaborare per rendere più moderne le istituzioni regionali».

 

 
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