Gds
Riforme. Neppure l'Udc parteciperà all'elezione dei componenti dell'organismo. No anche dall'Udeur
Consulta statutaria a rischio l'opposizione diserta in massa
La replica dell'Unione : è un fatto molto grave che crea incertezza e confusione
Alessandro Zorco
Alessandro.zorco@epolis.sm
Rischia di non nascere o di nascere zoppa la Consulta statutaria.
La sorte dell'organismo destinato a elaborare il nuovo Statuto Speciale dell'Isola infiamma lo scontro tra maggioranza e opposizione.
Dopo il nodi FI, An e Riformatori, anche l’Udc (che finora si era tenuta in una posizione moderata) ha deciso ieri di non partecipare all'elezione dei componenti della Consulta che si terrà lunedì. E pure l'Udeur ha annunciato che non sarà della partita se la Consulta sarà “monca”. Ma il resto dell'Unione si compatta: in un comunicato congiunto Ds, Margherita, Progetto Sardegna, Rifondazione Comunista e gruppo Fed stigmatizzano il comportamento della Cdl: «un fatto grave che proietta sulle riform e sul lavoro del Consiglio regionale incertezza e confusione».
NONOSTANTE SI DISCUTESSE di un argomento delicato come la sanità ieri l'affluenza in Aula è stata molto scarsa (la seduta è stata sospesa più volte per mancanza di numero legale). Saltata la riunione allargata che nelle intenzioni dei capigruppo avrebbe dovuto contribuire a trovare un'intesa (proprio la mancanza di un'interlocuzione formale - nonchè uno squilibrio tra i membri indicati da Crel, Consiglio delle Autonomie, Università e Consulta degli emigrati a favore della maggioranza - è il motivo che ha determinato il no dell'Udc), ieri è stato il giorno degli appelli e delle polemiche. Anche se la legge consente di andare avanti senza l'opposizione, la maggioranza spera in un ripensamento della Cdl e considera un “grosso errore” la scelta di sottrarsi al confronto.
La maggioranza – spiega il segretario dello Sdi Peppino Balia - è disponibile a una ridiscussione degli equilibri nel caso in cui questi risultassero stravolti dalle scelte delle associazioni, ma in ogni caso invita la Cdl a non sottrarsi ai suoi impegni.
Dal canto suo, l'opposizione - con il capogruppo di FI Giorgio La Spisa - ribadisce l'esigenza di un'ampia mobilitazione delle forze sociali ed economiche «che porti all'elaborazione di una riforma organica e completa». Riforma - per La Spisa - ora disegnata «non dal nuovo Statuto, ma dalla legge
Statutaria, in discussione nella prima commissione consiliare, sulla base di un disegno di legge proposto dalla Giunta». Rammarico per il no alla Consulta dell’opposizione arriva infine dall'assessore alle Riforme Massimo Dadea. «Affondare la Consulta significa assumersi una pesante responsabilità con il rischio di vanificare il percorso delle riforme».
LA NUOVA
Statuto. Nell’Unione l’Udeur dice «stop», nel centrodestra i Riformatori rilanciano la Costituente
Anche l’Udc dice no, salta la Consulta
Dadea: «E’ un grave errore, ma le riforme non devono fermarsi»
di Filippo Peretti
CAGLIARI. Non ci sarà neanche l’Udc. E la Consulta per lo Statuto, secondo il calendario del Consiglio regionale, dovrebbe nascere lunedì prossimo, è già naufragata dopo che l’intero Centrodestra ha scelto l’Aventino. L’assessore alle Riforme, Massimo Dadea, ha espresso «rammarico» ma ha comunque rilanciato l’esigenza di aprire la stagione delle riforme istituzionali.
Dopo il «no» pronunciato due giorni fa da Forza Italia, in linea con i pronunciamenti di An e Riformatori, nel Centrosinistra era rimasto un barlume di speranza: l’Udc, dicendo «sì», avrebbe potuto trascinare altri (Fortza Paris, Uds, Psd’Az) ad aderire, in modo da convincere poi le principali forze del Centrodestra a ripensarci. Invece l’Udc si è schierata con le altre sigle della Cdl. E ieri, dopo la riunione del vertice regionale, il segretario Giorgio Oppi ha comunicato che «non sussiste la possibilità di fare una Consulta equilibrata». Il segretario ha spiegato: «Avevamo lanciato segnali di apertura ma non abbiamo avuto interlocuzioni formali con la maggioranza».
Riferendosi alla proposta del segretario dei Ds, Giulio Calvisi, Oppi ha spiegato: «E’ lui che ha parlato di Consulta paritaria. Ce lo dimostri, ma alle parole non ha fatto seguire i fatti. Dov’è la parità? 34 consultori a 13 è una sproporzione». Il calcolo è fatto considerando non solo i membri che dovranno essere eletti dal Consiglio, ma anche quelli indicati dal Crel, dagli enti locali e dalle Università. «Praticamente abbiamo appena 4-5 nomi. Gli altri sono tutti di Centrosinistra», ha concluso il segretario Udc.
Immediata presa di posizione dell’Udeur, con il segretario Sergio Marracini: «E’ inutile costituire la Consulta se non c’è la partecipazione di tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio. Comunque, l’Udeur non vi prenderà parte. Sia il Consiglio a occuparsi del nuovo Statuto.
Dadea è intervenuto nel dibattito: «Mi rammarico profondamente - ha detto - per il no alla Consulta statutaria venuto da Forza Italia e da altri gruppi dell’opposizione. Disimpegnarsi sul nuovo Statuto ed affondare la Consulta significa assumersi una pesante responsabilità, con il rischio di vanificare il percorso delle riforme. Noi restiamo in ogni caso del parere che occorre, dentro il Consiglio e nella società sarda, ricercare la massima condivisione politica e sociale sulle riforme istituzionali.
Il carattere di questa legislatura dipenderà molto dalla capacità di riformare e ammodernare la Regione, le sue istituzioni, tutti i settori dell’amministrazione pubblica. Ritengo, inoltre, un grave errore politico-
culturale contrapporre o anche scindere l’impegno sulle riforme da quello sullo sviluppo e l’occupazione. Una economia del tutto separata dallo Stato e dalla pubblica amministrazione non esiste più da oltre un secolo, se mai è esistita. Anche le più efficaci politiche economiche e sociali richiedono istituzioni moderne, amministrazioni pubbliche efficienti, regolazioni pubbliche incisive. In tal senso le riforme istituzionali e amministrative sono una precondizione fondamentale per una nuova politica di sviluppo».
A questo riferimento di Dadea, rivolto a Forza Italia, ha replicato il capogruppo azzurro Giorgio La Spisa. «E’ necessario - ha detto - rilanciare il confronto con gli stati generali della società sarda, per discutere delle emergenze ecomiche e sociali e per impostare un quadro di riforme coerenti.
Noi non andiamo sull’Aventino, vogliamo le riforme, mentre il Centrosinistra fa solo propaganda».
Infine il coordinatore dei Riformatori, Michele Cossa: «La Consulta è ormai sepolta – ha detto - ci rivolgiamo di nuovo a tutti coloro che avevano sostenuto l’idea dell’Assemblea costituente».
L’UNIONE SARDA
Anche lo scudocrociato resta fuori. Dadea: «La Cdl si assume una pesante responsabilità»
Dall’Udc un altro siluro per la Consulta
Fuori anche l’Udc. Lo scudocrociato ha deciso ieri di non partecipare alla Consulta per il nuovo Statuto, come Forza Italia, An e Riformatori (e oggi potrebbe aggiungersi Fortza Paris). Quasi sicuramente l’organismo non vedrà la luce.
LA CDL. Giorgio Oppi, segretario regionale dell’Udc, annuncia: «Non sussistono le condizioni» per entrare nella Consulta. La composizione paritaria di cui parla la maggioranza «non è più possibile, dopo le nomine di Università, Crel, Consiglio delle autonomie locali». E poi «non c’è stato un contatto formale con l’opposizione, la proposta Ds l’abbiamo appresa dai giornali». Ora la Cdl è tutta sull’Aventino: per Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia, la Consulta avrebbe «un compito limitatissimo», le vere scelte arriverebbero con la legge statutaria, scritta dalla Giunta. Si deve «rilanciare il confronto con gli stati generali della società sarda». Il coordinatore regionale dei Riformatori, Michele Cossa, riparla di Costituente: «Torneremo tra la gente per mandare avanti in tutti i Comuni un’assemblea che nasca direttamente dal popolo sardo».
Mariano Delogu, leader di An, è soddisfatto, come il capogruppo Ignazio Artizzu: loro dissero subito no alla Consulta, «e questa scelta - commenta Delogu - è stata apprezzata dagli alleati. Quell’organismo distribuirebbe solo qualche poltrona». Sulla Costituente però il senatore è perplesso:
«Il Consiglio regionale ha, tra i suoi compiti, anche le riforme. An ha già presentato un’ipotesi di nuovo Statuto, su cui si può discutere».
L’UNIONE. Il segretario dell’Udeur Sergio Marracini annuncia: «Non parteciperemo a una Consulta monca, ora sia il Consiglio a occuparsi dello Statuto». L’assessore alla Riforme Massimo Dadea esprime «profondo rammarico» per il no della Cdl: «Disimpegnarsi sul nuovo Statuto e affondare la Consulta significa assumersi una pesante responsabilità, col rischio di vanificare le riforme. Ritengo inoltre un grave errore scindere l’impegno sulle riforme da quello sullo sviluppo».
Una nota dei gruppi consiliari di Ds, Margherita, Progetto Sardegna, Prc e Fas ribadisce l’impegno ad avviare riforme condivise, anche con soggetti come atenei, enti locali e così via: «È in particolare con questi soggetti che intendiamo avviare una riflessione su quanto accade e valutare quale iniziativa assumere».