"Per essere, non c’è dubbio al mondo che siamo schierati.
Tra Israele e la concupiscenza stessa, toh, sue conclusioni a parte, stiamo con Israele.
A tal punto, ci stiamo, che manco sappiamo più se ci stiamo perché è indubitabilmente giusto starci, oppure se perché è talmente giusto starci che il gusto di rompere i coglioni a Lerner viene dopo.
Fatto sta che ci stiamo. Con Sharon, con Olmert, con Peretz o con Peres, e poi chi viene viene. Anche con Grossman. Ma non fino a imbrancarci. Non fino a sostenere la storiella della kefiah.
Non fino al punto di lasciarci menare il torrone che Zapatero di qua, o che è antisemita di là, o che sarebbe un fior di stronzo solo perché, assieme alla kefiah, non si è messo la kippah.
Ma vaffanculo, olé, si metta Zapatero quel che vuole. A parte che la kefiah gli stava bene, essa rappresentava l’esatto opposto di quella sonora cagata dell’equivicinanza alla D’Alema.
Politicamente. Laddove dal punto di vista, diciamo così, della joie de vivre, era la prima volta che una bandana,
invece che sul cranio, copriva tutto quel pelo sullo stomaco. "
Un Mito


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