La fantasia contabile del MilanOriginariamente Scritto da salerno69
Si può eliminare un buco di 181 milioni e 541mila euro senza dover mettere mano al portafoglio o farsi prestare i soldi da qualcuno? Sembrerebbe impossibile, ma non è così. Per capire come si fa, è sufficiente guardare l’ultimo bilancio del Milan, chiuso al 31 dicembre 2005 e approvato dall’assemblea degli azionisti, tra i quali la Fininvest detiene il 99,93% del capitale. Facciamo prima un salto all’indietro fino al dicembre 2002, quando sorge il problema: i conti del calcio sono sempre più in rosso e il governo approva in tutta fretta un decreto-legge.
Un bel regalo di Natale, grazie al quale si può spalmare in 10 anni la perdita di valore del patrimonio calciatori, invece di imputarla tutta all’esercizio in cui si manifesta, come prescrivono sia le regole contabili che le leggi sul bilancio. Nel febbraio 2003, il Parlamento converte in legge il decreto con il voto contrario dell’opposizione. Per il Milan, la svalutazione è pari a 242 milioni di euro: solo l’Inter fa meglio, in questa classifica a rovescio, con 319 milioni. Dietro, Lazio con 213 milioni e Roma con 134. L’Unione europea mette la legge sotto osservazione e, com’era facile prevedere, boccia il trucco: ma intanto sono già passati più di due anni. Nell’agosto 2005, si formalizza il compromesso, anche perché il procedimento legale durerebbe a lungo: le società di calcio dovranno eliminare il valore residuo della svalutazione entro il 31 dicembre 2006. Ma il Milan non perde tempo. Finora l’ha suddivisa, secondo legge, in 24 milioni e 200mila euro annui: dal giugno 2003 al 31 dicembre 2005 sono trascorsi due anni e mezzo, per cui l’importo già ammortizzato è pari a 60 milioni e mezzo. Resta, appunto, un buco residuo di 181 milioni e mezzo. Cosa fa la società guidata dall’amministratore delegato Adriano Galliani? Conferisce per 20 anni un suo ramo d’azienda, denominato «utilizzazione commerciale dei marchi e dei servizi gestionali». Era iscritto a bilancio a un valore di 2 milioni e 369mila euro, ma è valutato 183 milioni e 662mila euro: genera perciò una plusvalenza di 181 milioni e 293mila euro. E’ una somma quasi identica al buco da ripianare. Pari e patta, della serie “fortunate coincidenze”. La perizia giurata del ramo di azienda è stata fatta da un esperto iscritto nel registro dei revisori contabili, Paolo Jovenitti. Curiosa anche la formula: la stima risulta essere “non inferiore” a 183 milioni e 600mila euro. La società rossonera ha perciò aggiunto 62mila euro: giusto per gradire. Il Milan conosce Jovenitti per avergli già affidato nel 2003 la nuova valutazione del patrimonio calciatori. Lo conoscono anche Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri: egli è stato infatti il consulente tecnico della difesa al processo di Palermo nel quale Dell’Utri ha dovuto rispondere di concorso esterno in associazione mafiosa. Ma chi è l’acquirente del ramo d’azienda?
Chi è stato a tal punto sventato da prendere in uso ventennale a circa 184 milioni una cosa che fino al giorno prima non valeva nemmeno due milioni e mezzo? E’ la Milan Entertainment srl, posseduta al 100% dal Milan: operazione in famiglia, dunque. E’ una società che, prima dell’acquisizione del ramo d’azienda, ha un patrimonio netto di poco inferiore a 69mila euro. Non potrebbe nemmeno lontanamente caricarsi l’onere di una simile operazione. Può farlo solo perché la società rossonera porta il capitale della sua controllata fino a 184 milioni.Ma non c’è necessità di far circolare soldi veri: il Milan sottoscrive l’aumento di capitale della sua controllata che può a sua volta acquisire dal Milan il ramo d’azienda. Anche in questo caso, pari e patta. Così, dai conti rossoneri sparisce il buco derivante dall’applicazione della cosiddetta “spalma perdite” e cresce il valore delle partecipazioni in società controllate. Insomma, è una sorta di gioco delle tre carte, o, meglio, delle tre poste di bilancio, dove la vecchia perdita scompare d’incanto grazie a una plusvalenza, andandosi però a celare altrove, in attesa di riapparire fra qualche tempo in modo evidente a tutti. A quel punto, basterà escogitare un altro marchingegno. E c’è chi è ancora convinto che il vero fantasista rossonero sia Kakà.
(Salvatore Napolitano)




Rispondi Citando
) che la relazione si riferisce agli ultimi 3 mesi di governucolo bananas, VERO?
