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  1. #1
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    Predefinito Non è più tempo di Guerra dei sei giorni

    Non è più tempo di Guerra dei sei giorni

    Milano, 6 agosto - Se l'attuale conflitto in Libano dovesse concludersi in questo momento, registrerebbe il più grande smacco militare della storia dello Stato ebraico. In oltre tre settimane di guerra, la potente macchina militare israeliana, considerata in grado di tener testa da sola a tutti gli eserciti arabi della regione messi assieme, ha raso al suolo le infrastrutture del Libano, ha ucciso diverse centinaia, forse un migliaio di persone, ha costretto ad abbandonare le proprie case un quarto della popolazione libanese, ha provocato stragi da Qana a Qaa che hanno lasciato inorriditi, ha bombardato una moschea in costruzione presentandola come il bunker della dirigenza di Hezbollah, ha compiuto raid con truppe speciali a Baalbek e a Tiro, con l'obiettivo di catturare dirigenti di Hezbollah, per finire col rapire pastori e malcapitati di passaggio da una località e portar via i propri morti e feriti dall'altra, ha subito impotente la pioggia di razzi Hezbollah sulle città e i villaggi di Israele in una lenta e inesorabile marcia di avvicinamento verso Tel Aviv.
    Quando per 48 ore i razzi hanno quasi del tutto smesso di colpire, è stato perché Hezbollah ha deciso di rispettare la tregua umanitaria. Migliaia di missioni aeree di ricognizione e di bombardamento, migliaia di riservisti mobilitati e gettati nella mischia, non hanno consentito allo Stato ebraico di schiacciare, rimuovere, eliminare quella parte della popolazione libanese in armi che corrisponde a Hezbollah. Ciò che è ancora più grave per Israele è che non è stato dimostrato ai Paesi della regione e alle loro popolazioni che devono continuare a tremare davanti alla macchina militare israeliana, come hanno tremato nei decenni passati. Un autorevole analista israeliano ha affermato che questo potrebbe persino mettere a rischio in futuro le intese di pace fimate con alcuni Paesi arabi. Come per dire: non lo hanno siglato per convinzione, ma per paura, se svanisce la paura in cui vivono, è la fine della delicata ragnatela di rapporti medio orientali costruita a protezione dello Stato ebraico.
    La mancata vittoria militare è anche la ragione per continuare il conflitto, magari in una veste diversa, sotto la campana di vetro di una risoluzione Onu che assegna al più forte il diritto di difendersi, per cercare se non il trionfo, almeno quel colpo ad effetto che possa essere spacciato per successo, come, per esempio, l'eliminazione di un qualche autorevole esponente della resistenza libanese. La palla, ora, è nel campo del Consiglio di sicurezza che cerca di assicurare con strumenti politico-diplomatici quel successo israeliano che è mancato sul piano militare. Quello che la diplomazia americana ha chiamato "cessate il fuoco sostenibile", sostenibile in quanto senza la presenza della resistenza, che, però, non è stato realizzato, perché le "scatole di sabbia", in cui secondo un ministro israeliano andavano ridotti i villaggi libanesi, si sono dimostrati bocconi difficili da inghiottire.
    Non è più tempo di "Guerra dei sei giorni" o di cavalcate trionfali sino al Litani (1978) o fino a Beirut (1982). Ecco allora che è la politica che deve soccorrere Israele per la prima volta, invece di essere usata come semplice ruota di scorta dell'invincibile armata. Il Muro di separazione che Israele ha deciso di costruire per proteggersi dai palestinesi, in Libano assumerà i connotati di una zona cuscinetto occupata da Israele o custodita da militari stranieri, alimenterà nuovi risentimenti e aggiungerà odio all'odio, rilancerà la resistenza in presenza di occupazione, minerà completamente l'autorità del governo libanese e spingerà il Libano indietro di vent'anni. Integrare Israele nel contesto regionale in cui si colloca diventa un'impresa sempre più ardua man mano che passano i decenni.
    E pensare che la mancata vittoria militare poteva essere un'opportunità, perché lo Stato ebraico, finalmente, decidesse di trattare, di dialogare da pari a pari con i suoi vicini per risolvere le controversie, imparando a restituire terre occupate e la libertà a prigionieri detenuti da decenni, e rispettando la sovranità dei suoi vicini, invece di voler continuare a imporre con la forza la propria volontà, illudendosi che annientare gli avversari sia la soluzione, anche perché, per essere sinceri, mai come nell'estate libanese del 2006 i successi trionfali di Entebbe e Osiraq sono sembrati far parte dei libri di storia.

    La redazione di Arabmonitor

  2. #2
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    Ottima analisi.
    Ora ci dovrà pensare l'ONU a togliere le castagne dal fuoco a Israele.
    Con quale faccia di bronzo l'inutile carrozzone putrefatto del Palazzo di Vetro andrà in soccorso di un "paese" che da decenni ignora decine e decine di sue risoluzioni è un mistero della fede.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da abu ital
    Ottima analisi.
    Ora ci dovrà pensare l'ONU a togliere le castagne dal fuoco a Israele.
    Con quale faccia di bronzo l'inutile carrozzone putrefatto del Palazzo di Vetro andrà in soccorso di un "paese" che da decenni ignora decine e decine di sue risoluzioni è un mistero della fede.
    L'ONU in questi ultimi anni è in cerca della buona occasione per cercare di dimostrare di essere quello che non è ovvero il sistema di controllo esclusivo delle cinque nazioni con il diritto di veto. Non è un caso che le suddette cinque nazioni siano tutte e sottolineo tutte nazioni che partono da principi imperialistici e capitalisti.
    Il problema di questi ultimi anni per l'ONU è che alla fine anche i sassi si sono resi conto che come istituzione internazionale sia solo un cavallo di troia nelle mani dei suddetti cinque.
    Quello che mi aspetto è l'ennesima risoluzione inutile, con una blanda condanna per gli atti terroristici israeliani che rimarrà chiaramente lettera morta, e una risoluzione più dura per Hezbollah ed il Libano che subito il mondo occidentale si sperticherà ad evidenziare.
    Niente di nuovo sotto il sole se non che probabilmente adesso gli Stati Uniti faranno pressioni affinchè Hezbollah sia catalogata dall'ONU stessa come organizzazione terroristica. Tutto come da copione.

    A luta continua

  4. #4
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    Bisognerebbe che le nazioni antimperialiste (soprattutto quelle dell'emisfero sud) e quelle che vengono vessate e taglieggiate dai 5 paesi cpitalisti che controllano l'ONU con il veto, decidano di uscire da questa istituzione togliendogli anche l'ultimo velo di leggittimità e svuotandola di ogni pretesa: l'ONU si sgretolerebbe come un castello di carte.
    Tali paesi potrebbero dar vita ad'un altra organizzazione di Stati sovrani in cui tutti i membri abbiano peso paritario e nessuno abbia diritto di veto che si occupi di regolare i rapporti fra gli stati consociati: proprio come avrebbe dovuto essere l'ONU se avesse avuto veramente l'intenzione di rappresentare tutte le nazioni e i loro popoli e non solo gli interessi dei paesi vincitori dell'ultimo conflitto mondiale (USA in particolare).

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da abu ital
    Bisognerebbe che le nazioni antimperialiste (soprattutto quelle dell'emisfero sud) e quelle che vengono vessate e taglieggiate dai 5 paesi cpitalisti che controllano l'ONU con il veto, decidano di uscire da questa istituzione togliendogli anche l'ultimo velo di leggittimità e svuotandola di ogni pretesa: l'ONU si sgretolerebbe come un castello di carte.
    Tali paesi potrebbero dar vita ad'un altra organizzazione di Stati sovrani in cui tutti i membri abbiano peso paritario e nessuno abbia diritto di veto che si occupi di regolare i rapporti fra gli stati consociati: proprio come avrebbe dovuto essere l'ONU se avesse avuto veramente l'intenzione di rappresentare tutte le nazioni e i loro popoli e non solo gli interessi dei paesi vincitori dell'ultimo conflitto mondiale (USA in particolare).
    Una organizzazione simile esisteva anni fa e credo che formalmente esista tutt'ora anche se oramai sostanzialmente inesistente: il blocco dei paesi non allineati.

    Tratto da wikipedia:
    Movimento dei Non-Allineati è un'organizzazione internazionale di più di 100 stati che si considerano non allineati con o contro le principali potenze mondiali.
    Si formò nel 1961 su iniziativa di Josip Broz Tito, presidente della Repubblica Socialista Federale della Iugoslavia, per legare gli stati che non volevano schierarsi con le potenze delle Guerra Fredda. Membri principali furono l'India, l'Egitto, il Brasile e, per un certo periodo, la Cina. Sebbene l'organizzazione intendesse diventare un'alleanza del tipo della NATO o del Patto di Varsavia, non raggiunse mai un elevato livello di coesione e molti dei suoi membri furono dipendenti da qualcuna delle grandi potenze.
    Il primo meeting si tenne a Belgrado nel 1961 con 25 membri, dichiarando la loro opposizione al colonialismo, l'imperialismo ed il neo-colonialismo.
    Il meeting successivo si tenne al Cairo nel 1964 tra 46 nazioni, molte delle quali furono stati africani che avevano appena raggiunto l'indipendenza; argomenti principali furono il Conflitto Arabo-Israeliano e la Guerra Indo-Pakistana.
    Il meeting del 1969 a Lusaka fu uno dei più importanti, con la realizzazione di una struttura permanente su temi economici e politici.
    Membri:

    Sebbene la Repubblica Socialista Federale di Iugoslavia fosse uno dei fondatori, venne sospesa nel 1992. Da allora la Iugoslavia venne abolita e sostituita dalla Serbia-Montenegro.

    Il movimento ha sostenuto per anni durante la seconda fase di decolonizzazione i movimenti di liberazione nazionale (dallo Swapo namibiano all'MPLA angolano, dai sandinisti al Fronte Polisario all'OLP).
    Ha sempre nei suoi documenti ufficiali combattuto l'imperialismo israeliano e sostenuto la lotta del popolo palestinese.
    Il problema di questo movimento (da cui deriva la definizione di Terzo Mondo) è sempre stata la effettiva coesione e coerenza dei paesi che ne divennero membri. Memorabili a mio parere i discorsi di Fidel Castro e del colonnello Muhammar Gheddafi durante la riunione di Algeri.

    Forse oramai il non-allineamento è arrivato alla sua fine ideologica e politica ma testimonia un fatto importante, ovvero che un movimento di resistenza all'imperialismo è possibile anche da parte della periferia capitalista, pur nelle sue contraddizioni culturali, politiche ed economiche.

    A luta continua

  6. #6
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    HASTA, al Campo Antimperialista si discuterà anche del progetto lanciato da Chavez per la costituzione di un Fronte Internazionale Antimperialista, praticamente un nuovo Mov. dei Non-Allineati!

    TUTTO E' DI TUTTI

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    HASTA, al Campo Antimperialista si discuterà anche del progetto lanciato da Chavez per la costituzione di un Fronte Internazionale Antimperialista, praticamente un nuovo Mov. dei Non-Allineati!

    TUTTO E' DI TUTTI
    Progetto davvero interessante. Spero di essere al Campo per saperne qualcosa di più. Chavez avrebbe il prestigio e l'autorità per creare davvero un movimento nuovo e con dinamiche diverse dall'ormai vecchio movimento dei non-allineati.

    A luta continua

  8. #8
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    E' quello che auspicavo anch'io.
    Le credenziali ci sono tutte.
    ONU, FMI, e Banca mondiale non rappresentano nessuno se non gli interessi dei potenti del pianeta: vanno dunque combattute, esautorate e deleggittimate sul piano politico e pratico.

 

 

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