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Discussione: Le brame allo specchio

  1. #41
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    Predefinito Fummo e restammo animali….

    ….ammettetelo

    Filippo Facci

    Sì, però una trasparente e seria adesione al tema trattato nel mio caso significa anche dichiararsi parzialmente alieni alla maniera in cui il tema è stato effettivamente trattato, significa dirsi quantomeno delusi da altezze ideologiche che a parte eccezioni io non ho visto, e beninteso non vedrete in questo mio, giacché le altezze teologiche sono a mio dire dei teologi (alti) o talvolta di un Giuliano Ferrara di nessun umore.
    Quest’ultimo ha avuto il suo Scruton e sta contento, ma gli altri?
    Io avevo capito che il tema trattato vertesse sul peccato originale e dunque sul tempo immemore trascorso da quando si predica in un modo e si razzola in un altro, sul come si voglia giustificare o riclassificare il dettaglio che l’occidente in fin dei conti se la spassa allegramente in scherno apparente a quella che viene definita una disobbedienza a Dio, la presunta pena della concupiscenza; io avevo capito che si volesse chiedere infine agli astanti, essendo il peccato originale ormai pacifico, più o meno questo: voi come ve la gestite la vostra razionale e fintanto quotidiana perdita d’innocenza?
    Come ve lo siete personalmente e storicamente raccontato il superamento della morale sessuofobica che le vostre vite hanno statisticamente fatto loro? Come spiegate che il genere umano abbia avuto un indubbio progresso tecnologico e forse abbia avuto un debolissimo progresso etico (forse) e tuttavia permanga fatalmente la stessa inguaribile voglia di scopare, dalla mela in poi se cattolici, dal Precambriano in poi se agnostici o atei?
    Tema appunto non solo da cattolici, buono appunto a chiedersi in quali termini la cronaca poli-sessuale separi l’homo-sapiens-videns dal suo progenitore pitecantropo, tema bello.
    E allora mi ero detto: bravo Camillo Langone, ti ho letto e apprezzato per la chiarezza con cui in primis hai esposto il caso tuo, hai ammesso di essere un cattolico concupiscente senza dolertene, ma poi ecco, scusami, quanto a serie spiegazioni non ne hai semplicemente date.
    Tutto il dibattito per certi versi si apre e chiude con te, renditi conto.
    Langone in sostanza ha scritto così:
    “Penso che ogni uomo abbia una dose limitata di intransigenza: è pericoloso sprecarla per i dettagli”.
    Con il che la concupiscenza è relegata a dettaglio, e chiusa lì, Langone avrà da rispolverare l’intransigenza quando forse lo chiameranno in un gabinetto di guerra, e qui ci sarebbe da aprire la solita mega-parentesi sul cattolicesimo esclusivamente pubblico e ideologico (sarei sul giornale giusto) il quale si fa bandiera culturale se non addirittura strumento politico contro i relativismi morali, ma no, non voglio, voglio restare sul punto per come l’ho inteso io, preferisco rileggermi quel Tommaso D’Aquino citato da Langone secondo il quale vanno permesse “le trasgressioni più piccole per evitarne di più grandi” e stop, segue traduzione mia: la fornicazione non è poi questo gran tema, sicché, da piccola trasgressione, ridiviene consueta piattaforma per dar contro all’artificio tecno-scientifico.
    Tutte le strade portano a Zapatero o all’islam, sino al benaltrismo finale di cui ancora ringrazio Langone:
    “Sono infinitamente più numerose le eresie e le degenerazioni spiritualiste che quelle carnaliste”.
    In questa tiepida estate, ossia, abbiamo dibattuto di qualcosa di secondario, giacché la concupiscenza, peccato originale, è in realtà storicamente e fattualmente peccato veniale. Quindi, con rispetto parlando, tutto sommato chissenefrega della concupiscenza, non comporterà certo la perdita della grazia divina e meriterà al solito ogni perdono o indulgenza.
    Tesi molto originale: essendo la banalità, questa, che da un paio di millenni si racconta qualche centinaio di milioni di cattolici: secondo i quali d’accordo, sì, forse è peccato, ma non tanto, poi ci si confessa, si mente soavemente a se stessi e alla famiglia e al mondo, perché è così, i cattolici sono i più grandi mentitori della storia delle religioni mondiali, ma non certo della storia mondiale della politica: e rieccoci, riecco ossia la preferibile tutela delle citate intransigenze superiori, una civiltà intera o una famiglia, per molti è lo stesso. Capita dunque che nel proprio accidioso e irrilevante privato, al limite, ci si possa raccontare che una vera separazione tra Eros e Agape non sussista affatto mai, ciò per buona pace di questo Papa e di tanta etica perbenista femminile.
    Perdonate, su ciò, le mie risate nello spazio. E perdonate la mia tenerezza per Paola Mastrocola e per la sua parabola del sapersi frenare, del sapersi al massimo gustare un’aria di reciproca seduzione in un qualche salotto o ristorante, ma poi stop, sapersi appunto fermare, non agire, le rose che non colsi, queste cose: quante ne ho incontrate, di gozzaniane regolarmente arresesi a un giardiniere minimamente capace.
    Nel suo piccolo, divorando carne di cavallo cruda e con ciò seducendole, ne avrà incontrate tante persino Camillo Langone, che continuo a citare non solamente per sfotterlo ma perché lo ritengo tra i pochi titolati a dibattere davvero, ossia un signore per cui concupiscenza significa davvero voglia di scopare (ce l’ha onestamente dipinta in faccia) e che insomma sa di che parla: senza che per lui la concupiscenza sia mera astrazione, pulsioncina controllabile, roba da negri e portoricani, o, ancora, pretesto per deprecare “i genitori che nel weekend ospitano il ragazzo della figlia” (Mastrocola) o per sognare piuttosto “la carezza di Dio” (Luigi Amicone) o ancora per renderci edotti (Giuseppe Sermonti) circa la sessualità dei microbi e in particolare della Bonellia Viridis.
    Così non vale, suvvia. Perché può volare alto solo chi sia in grado di volare basso, può essere informale chi solo conosce le forme, potrà atteggiarsi a teologo solo chi decisamente non lo è. Non si tratta di essere vacuamente sprezzanti, né si pretende che gli astanti in toto, come in islam, diano per scontato che la vita scorra sostanzialmente sotto la cintola; però, insomma, non si può discutere più di tanto di concupiscenza con gente che nel paradiso di Allah, di fronte a un giardino di 72 vergini e al vino e alla cacciagione eccetera, chiederebbe da che parte è la biblioteca.
    Mancano i fondamentali grezzi, mi pare. C’è gente che forse ignora come la borghesia non sia che un’invenzione, tutto sommato recente, che soleva mediare tra l’asceta e il gaudente, una temperatura dove lo spirito e la carne non alzassero particolarmente la voce, per alcuni aspetti un rattrappimento degli estremi così da poterci illudere di poter tacitare i richiami insaziabili delle nostre due parti inconciliabili.
    Nel mondo ufficiale e per così dire normale, laddove la scienza è scienza e la religione è religione (io vivo in quel mondo, voi invece siete quelli che mandano Giulio Meotti a occuparsi di creazionismo) il vero contraltare del teologo, per orrore che possa farvi, resta l’etologo, meglio ancora il biologo: colui, ossia, che tenti di spiegarci la misura fredda (il calore è vostro) in cui fummo e restiamo animali e dunque seguitiamo a rispondere a istinti animali in ossequio a faccende di neurotrasmettitori e istinti e ghiandole, sicché le donne hanno periodi di calore residui, gli uomini un residuale istinto della conservazione del branco e della famiglia, eccetera, giacché il caso volle (lo volle Dio, se preferite) che a un certo punto abbia preso a evolversi una specie unica e intelligente che col tempo annacquò via via il proprio istinto animale con una sorta di istinto spirituale.
    Da allora, una sorta di legge dei vasi comunicanti regola l’asceta e il gaudente siti in ciascuno noi: un’arcana e per alcuni divina deviazione che l’umanità sconta da sempre, pressoché uguale a se stessa e per ora (per ora) assolutamente impossibilitata ad ammazzare il porco senza suicidarsi a sua volta: e salutatemi Scruton.
    Statue di sale lo siamo già, e già siamo nel paradiso terrestre, forse da intrusi. Ma su questo, sui miei penosi panismi o panteismi privati, ecco appunto: sono privati, e però vorrei che potessero restarlo senza ch’io debba per forza rinunciare anche al diritto a una sorta di doppia morale: perché d’altra parte, in concreto, in pratica, io sono e resto qui, con voi, pronto a pugnare per la mia civiltà, più forte e coraggioso di tanti baciapile e pacifisti del cazzo.
    Ma senza raccontarmela, se non vi dispiace.
    Lottiamo, divertiamoci: ma brutture, iniquità e tragedie sessuali continueranno frattanto a contristarci. Non riesco a non intravedere, in un futuro più o meno remoto, la chiusura di un cerchio che proprio la Genesi cristiana ma anche pagana ebbero ad aprire.
    Nella prima, Dio creò l’uomo maschio e femmina, e da qui, forse, ogni ragione di iniquità: maschio e femmina intesi come creatori della forza e della tenerezza, entità necessarie all’evoluzione dell’essere completo; la loro separazione è dunque genesi di ogni ingiustizia e disuguaglianza, perché l’amore esige la coincidenza, l’incontro perpetuo, l’unità che è irrimediabilmente mancante e irraggiungibile: è la contraddizione originaria della vita, quella per cui ciascuno ha bisogno dell’altro da sé, dell’antitesi, degli altri.
    Nella versione pagana i sessi erano addirittura tre: primeggiavano una sorta di uomini-femmina che erano terribili per forza e vigore, tanto che giunsero ad assalire gli Dei sinché Giove decise di spartirli ciascuno in due; da allora viviamo alla ricerca del contrassegno di noi stessi, fummo interi e Platone a questo desiderio di riunificazione diede appunto il nome di amore.
    Millenni dopo l’assalto agli Dei è forse ricominciato.
    La donna occidentale, trattenuta e dominata fin qui dalla paura dell’uomo, lascia ancor oggi che il suo compagno, libero da impegni biologici in quanto non può dare la vita, seguiti a badare ai ninnoli propri e dunque al teatrino della Storia e del potere, rappresentazione di un gioco di vita di morte che gli è fisiologicamente precluso. Inchinati come siamo al totem tecnologico, le famose tecno-scienze tuttavia si avviano a ricomporre gli uomini-femmina già cari all’era pagana, due sessi furono e ne resterà uno solo.
    A quel punto anche le esequie divine saranno state celebrate da un pezzo, per figliare basteranno macchine e per la concupiscenza inventeranno qualche diavoleria, le prime pillole per scongiurare questa arcaica patologia, e non è uno scherzo, sono già state annunciate.
    L’umanità, si perdoni il linguaggio da trivio, si sarà concupita una volta per sempre.
    Ma tanto noi non ci saremo.

    Fine

    saluti

  2. #42
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    Predefinito Tutte le concupiscenze che....

    ....non avete potuto leggere

    Tutte le concupiscenze che abbiamo censurato.
    Non ha scritto chi pratica e, in genere, ci s’è orientati così: “Cu futti, futti. Dio poi perdona tutti”. Ma censurata a prescindere è stata Marina Valensise, calabrisella piccante.
    Censurato anche Peppino Sottile, vastaso palermitano e censurati dunque i siciliani in specie: soliti ingravidabalconi.
    Hanno potuto scrivere solo quelli che la pigliavano larga con citazioni che spaziavano da sant’Agostino a Spinoza per arrivare all’ultimo degli iettatori, con contorno di tutte le comparse bibliche più incredibili.
    “Bello sforzo a farsi le pippe con le foto di Vanessa del Rio, fatevela con la radice culturale europea la vostra sega”.
    Così ha scritto Roger Scruton e il Foglio s’è dovuto adeguare.
    Stefano Di Michele, scoperto con un poster di Tina Pica, ha rischiato il licenziamento, fucilazione invece per Giuseppe Sermonti scoperto con una foto
    autografa ma in posa discinta di Cita, la scimmia di Tarzan.
    Tutte le concupiscenze non hanno avuto luogo a procedere. Nessuno poi tra i firmatari del breviario della buona concupiscenza che però andasse al nocciolo della quistione, l’unico: “Cu havi minchia, considera”.
    Conclusa dunque la fogliata sul tema della mela delle voluttà, Nove Colonne (che è pur sempre una quinta colonna del Saraceno), non poteva non intervenire sul tema e, in denudatio penis d’eccellenza, da par suo, svela oggi
    tutte le censure cui sono state sottoposte le grandi firme che si sono esibite sul tema del pelo. Fior di seduttori costretti a far la figura dei tiepidi quando invece gli opinion leader del Foglio sono dei grandi chiavittieri.

    Tante sono le concupiscenze che abbiamo censurato.
    Con grave nocumento della loro onorabilità, tanta bella famiglia di autori è
    apparsa al lettore quale schiera di non praticanti la nobile arte di Venere e Cupido. E’ sembrata gente che ha parlato solo per sentito dire, di inimici dell’Oscura Meraviglia perfino, di tiepide lattughine infine, tante sono state le giuste spalmate di sesso cancellate in nome della prudenza bacchettona. Perfino Giampiero Mughini, pontefice massimo in tema di natiche, è stato privato di quella fondamentale massima etnea che fa dell’erotismo la scienza del sisma dei Don Giovanni: “Cazzu arrittatu, non guarda parentatu”.
    E’ stato censurato Lanfranco Pace quando, nel bel mezzo di un suo amarcord francese, ha raccontato di aver solato tutto il burro di Marlon Brando per farsi i suoi Ultimi Tanghi a Parigi: “Con due panetti ci ho fatto spalmatura,
    lisciatura e stiratura”. Ecco, giusto sulla stiratura, lo sventurato è stato tagliato.

    Tutte le concupiscenze che abbiamo censurato.
    Fatta premessa che chi pratica non scrive, pur non praticando non ha scritto
    Pierluigi Diaco adducendo comunque un’ottima motivazione: “Non ho l’età”. Non ha scritto neppure Carlo Rossella, adducendo anche lui un’ottima giustificazione: “A Miami non fa chic”.
    Con rispetto parlando non ha scritto neppure Marcello Pera ma la mannaia sulla proposizione teoretica di base, il filosofo prestato alle Crociate, l’avrebbe
    avuta di sicuro: “Se scopo lo chiedo al Papa”.
    Aveva preparato un suo intervento pure Magdi Allam, in chiave va da sé, molto occidentale:
    “No, niente scopa, solo col Mocio perché io l’amo l’Italia, ma gli italiani?”. Censurato l’agente Betulla: “Nei miei sogni di concupiscenza vedo Antonio Socci trafitto dalle frecce, novello san Sebastiano”.
    Però sono tutti grandi chiavittieri gli opinion leader del Foglio. Il lettore poteva incorrere nell’equivoco e pensare di avere a che fare con un fazzoletto di disconoscenti la bella susina, ma tutta questione di censura fu.
    Altro che Edmond Rostand, altro che Cyrano de Bergerac, alla fine, perso tra l’Eden e un talk show, pure Roger Scruton è stato censurato, quando congedandosi dal nostro Giulio Meotti gli diceva: “Con la banalissima scusa di sodomizzarla, gli diedi un castissimo bacio”.
    Ecco un’altra concupiscenza che abbiamo censurato.

    saluti

 

 
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