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Discussione: Transnistria

  1. #11
    motan
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da daniil
    La cosiddetta lingua moldava è una pura invenzione di origine sovietica. Nei testi antichi elaborati nel principato di Moldavia si utilizzava indifferentemente le formule “limba romanesca” o “limba moldoveasca”.
    In tutte le regioni storiche che formano la Romania esistono dei vernacoli con le proprie specificità fonetiche, lessicali e, più raramente, morfologiche, ciò però non li rende delle lingue a sé stanti, ma semplici varianti regionali della lingua letteraria. Più o meno la stessa cosa accade in Italia con le varianti regionali dell’italiano (da non confondersi con i cosiddetti dialetti). In ogni caso la parlata moldava non credo sia nemmeno la più “distante” dal romeno letterario, il vernacolo del Banato ad esempio sembra avere dei tratti ancor più specifici.
    Per quanto riguarda l’uso di termini specifici alla “lingua moldava”, in primo luogo va ricordato che questi, in parte, si utilizzano anche nella Moldavia romena (sulla riva destra del Prut), secondariamente i “russismi” specifici alla “lingua moldava” non riguardano il vocabolario di base che è rimane identico a quello romeno.
    Non metto in dubbio la tua analisi, sicuramente più precisa. Ho sottolineato comunque che il moldavo è una parlata romena.
    Ho studiato (poco) la lingua romena per comunicare con persone moldave e a volte mi sono trovato in difficoltà perchè non capivano quello che dicevo.. Sarò stato scalognato io, probabilmente usavo troppi termini che da loro vengo sostituiti da quelli di origine russa..

  2. #12
    daniil
    Ospite

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    Il Sole 24 ore 2 settembre 2006
    Il referendum della Transnistria, Stato fantasma tra Russia e Occidente
    di Gianluigi Torchiani


    Il prossimo 17 settembre i cittadini della Transnistria saranno chiamati alle urne per rispondere ai due seguenti quesiti referendari:

    1- Lei considera come priorità lo sviluppo dei rapporti con la Federazione Russa?
    2- Lei considera possibile l'entrata della Transnistria nella composizione della Repubblica Moldava?

    Non si tratta dell'attacco di un saggio di fantapolitica, la Transnistria, piccola repubblica ribelle a est della Moldova, ex Urss, esiste sul serio, anche se dimenticata dalle cartine geografiche europee perchè non riconosciuta da nessuno stato (Russia a parte). La Transnistria proclamò infatti la sua indipendenza il 2 settembre 1990, in piena perestroika gorbacioviana, per sottrarsi alle crescenti spinte autonomiste Moldave, e fu difesa dai 2.000 uomini dall'ex 14° corpo d'armata dell'Urss, che ancora oggi sono là come soldati della Russia di Putin. Da allora la Transnistria è l'ultimo lembo rimasto in vita di quello che fu una volta il grande impero sovietico, un paese ancora governato dal Partito Comunista e con un Soviet supremo al posto del parlamento, e presieduto dalla sua indipendenza dallo stesso presidente, Igor Smirnov, ex metalmeccanico siberiano. Smirnov, considerato dalle cancellerie occidentali come un piccolo despota, è anche padre di Vladimir, che è a sua volta a capo della Sheriff, la multinazionale di famiglia che controlla l'economia della piccola enclave. Perchè la Transnistria non è solo l'ultimo santuario del comunismo, come ci spiega Mihaela Iordache, collaboratrice dell'Ossrvatorio dei balcani: «La Transnistria è un vero e proprio Eldorado del contrabbando e degli affari illeciti, con una forza presenza di mafie e anche di organizzazioni terroristiche. Un problema che potrebbe riguardare sempre più da vicino anche l'Europa». Nel 2007 infatti l'Ue dovrebbe accogliere nei suoi confini anche la Romania, che confina direttamente con la Moldova, che tra l'altro spera anch'essa prima o poi nell'ingresso. Oltre ai problemi legati alla criminalità si sono aggiunti recentemente quelli geopolitici, che hanno fatta innalzare la tensione nell'area dopo anni di relativa calma e di tentativi di negoziati.

    A rompere l'equilibrio nella regione è stata l'ascesa al potere a Kiev del leader arancione filo occidentale Vladimir Yuschenko, che ha preso subito di mira la questione Transnistria. Il 3 marzo 2006 le autorità doganali ucraine, con l'obiettivo ufficiale della guerra al contrabbando, hanno infatti imposto che per le merci provenienti dalla Transnistria siano necessari i bolli di dogana dalla Repubblica Moldova, negando validità ai documenti transnistriani. Il provvedimento, appoggiato dall'Ocse, si è trasformato di fatto in un vero e prorio embargo per la repubblica ribelle, con l'obiettivo neanche tanto celato (come conferma l'ultimo rapporto dell'International crisis group) di incoraggiare il malcontento in Transnistria. Il blocco ha provocato la reazione di Mosca, assolutamente decisa a non concedere altro spazio all'occidente dopo l'Ucraina e la Georgia, che ha emesso un bando contro l'importazione del ricercato vino moldavo. Smirnov, dal canto suo, ha provato ad organizzare un controblocco, presto ritirato, e ha poi minacciato di usare l'arma dell'energia elettrica, dal momento che le centrali che alimentano la Moldova sono quasi tutte in Transnistria.

    Altri fatti strani negli ultimi mesi hanno contribuito all'innalzamento della tensione: il 6 luglio a Tiraspol, capitale della Trasnistria, una bomba ha provocato sette vittime. «Nel regime di Smirnov - spiega la Iordache - alcuni hanno puntato il dito contro il governo moldavo, accusandolo di voler destabilizzare il paese. Altri invece hanno ammesso che l'episodio potrebbe essere ricondotto a un regolamento di conti tra le mafie locali». Fatto sta che l'attentato ha contribuito a rendere ancora più inarrestabile la marcia di Tiraspol verso il referendum. «Il ministro degli esteri moldavo - racconta la collaboratrice dell'Osservatorio dei Balcani - ha già negato ogni validità a questo referendum, perchè non condotto con regole democratiche. Putin dal canto suo ha già avvertito che 'i desideri dei popoli devono essere rispettati'. Insomma è molto verosimile che dopo il 17 settembre, dando per scontata al referendum una vittoria prorussa, Smirnov e i suoi possano chiedere l'annessione del territorio alla Federazione Russa».

    Uno scenario sicuramente incandescente, che creerebbe nuove tensioni tra Occidente e Russia, in un momento in cui le riserve pretrolifere siberiane appaiono sempre più indispensabili al Vecchio Continente. « L'unica soluzione - commenta la Iordache - è quella di riprendere i negoziati con la presenza dell'Ue. La Moldova non è in grado di risolvere da sola un problema così grande Il leader moldavo, Voronin, è volato poche settimane a Mosca ma non ha ottenuto nulla da Putin, e in patria questa sua visita è stata vista addirittura come un cedimento». Ma un'eventuale ripresa delle trattative rimane difficile, a causa della rinnovata politica estera di Mosca (che un tempo aveva promesso il ritiro delle sue truppe dalla Transnistria), come dimostra anche la forte tensione di questi mesi con la Georgia per la presenza di soldati russi in Abkhazia, regione reclamata da Tbilisi.

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da daniil
    Il Sole 24 ore 2 settembre 2006
    Il referendum della Transnistria, Stato fantasma tra Russia e Occidente
    di Gianluigi Torchiani


    Il prossimo 17 settembre i cittadini della Transnistria saranno chiamati alle urne per rispondere ai due seguenti quesiti referendari:

    1- Lei considera come priorità lo sviluppo dei rapporti con la Federazione Russa?
    2- Lei considera possibile l'entrata della Transnistria nella composizione della Repubblica Moldava?

    Non si tratta dell'attacco di un saggio di fantapolitica, la Transnistria, piccola repubblica ribelle a est della Moldova, ex Urss, esiste sul serio, anche se dimenticata dalle cartine geografiche europee perchè non riconosciuta da nessuno stato (Russia a parte). La Transnistria proclamò infatti la sua indipendenza il 2 settembre 1990, in piena perestroika gorbacioviana, per sottrarsi alle crescenti spinte autonomiste Moldave, e fu difesa dai 2.000 uomini dall'ex 14° corpo d'armata dell'Urss, che ancora oggi sono là come soldati della Russia di Putin. Da allora la Transnistria è l'ultimo lembo rimasto in vita di quello che fu una volta il grande impero sovietico, un paese ancora governato dal Partito Comunista e con un Soviet supremo al posto del parlamento, e presieduto dalla sua indipendenza dallo stesso presidente, Igor Smirnov, ex metalmeccanico siberiano. Smirnov, considerato dalle cancellerie occidentali come un piccolo despota, è anche padre di Vladimir, che è a sua volta a capo della Sheriff, la multinazionale di famiglia che controlla l'economia della piccola enclave. Perchè la Transnistria non è solo l'ultimo santuario del comunismo, come ci spiega Mihaela Iordache, collaboratrice dell'Ossrvatorio dei balcani: «La Transnistria è un vero e proprio Eldorado del contrabbando e degli affari illeciti, con una forza presenza di mafie e anche di organizzazioni terroristiche. Un problema che potrebbe riguardare sempre più da vicino anche l'Europa». Nel 2007 infatti l'Ue dovrebbe accogliere nei suoi confini anche la Romania, che confina direttamente con la Moldova, che tra l'altro spera anch'essa prima o poi nell'ingresso. Oltre ai problemi legati alla criminalità si sono aggiunti recentemente quelli geopolitici, che hanno fatta innalzare la tensione nell'area dopo anni di relativa calma e di tentativi di negoziati.

    A rompere l'equilibrio nella regione è stata l'ascesa al potere a Kiev del leader arancione filo occidentale Vladimir Yuschenko, che ha preso subito di mira la questione Transnistria. Il 3 marzo 2006 le autorità doganali ucraine, con l'obiettivo ufficiale della guerra al contrabbando, hanno infatti imposto che per le merci provenienti dalla Transnistria siano necessari i bolli di dogana dalla Repubblica Moldova, negando validità ai documenti transnistriani. Il provvedimento, appoggiato dall'Ocse, si è trasformato di fatto in un vero e prorio embargo per la repubblica ribelle, con l'obiettivo neanche tanto celato (come conferma l'ultimo rapporto dell'International crisis group) di incoraggiare il malcontento in Transnistria. Il blocco ha provocato la reazione di Mosca, assolutamente decisa a non concedere altro spazio all'occidente dopo l'Ucraina e la Georgia, che ha emesso un bando contro l'importazione del ricercato vino moldavo. Smirnov, dal canto suo, ha provato ad organizzare un controblocco, presto ritirato, e ha poi minacciato di usare l'arma dell'energia elettrica, dal momento che le centrali che alimentano la Moldova sono quasi tutte in Transnistria.

    Altri fatti strani negli ultimi mesi hanno contribuito all'innalzamento della tensione: il 6 luglio a Tiraspol, capitale della Trasnistria, una bomba ha provocato sette vittime. «Nel regime di Smirnov - spiega la Iordache - alcuni hanno puntato il dito contro il governo moldavo, accusandolo di voler destabilizzare il paese. Altri invece hanno ammesso che l'episodio potrebbe essere ricondotto a un regolamento di conti tra le mafie locali». Fatto sta che l'attentato ha contribuito a rendere ancora più inarrestabile la marcia di Tiraspol verso il referendum. «Il ministro degli esteri moldavo - racconta la collaboratrice dell'Osservatorio dei Balcani - ha già negato ogni validità a questo referendum, perchè non condotto con regole democratiche. Putin dal canto suo ha già avvertito che 'i desideri dei popoli devono essere rispettati'. Insomma è molto verosimile che dopo il 17 settembre, dando per scontata al referendum una vittoria prorussa, Smirnov e i suoi possano chiedere l'annessione del territorio alla Federazione Russa».

    Uno scenario sicuramente incandescente, che creerebbe nuove tensioni tra Occidente e Russia, in un momento in cui le riserve pretrolifere siberiane appaiono sempre più indispensabili al Vecchio Continente. « L'unica soluzione - commenta la Iordache - è quella di riprendere i negoziati con la presenza dell'Ue. La Moldova non è in grado di risolvere da sola un problema così grande Il leader moldavo, Voronin, è volato poche settimane a Mosca ma non ha ottenuto nulla da Putin, e in patria questa sua visita è stata vista addirittura come un cedimento». Ma un'eventuale ripresa delle trattative rimane difficile, a causa della rinnovata politica estera di Mosca (che un tempo aveva promesso il ritiro delle sue truppe dalla Transnistria), come dimostra anche la forte tensione di questi mesi con la Georgia per la presenza di soldati russi in Abkhazia, regione reclamata da Tbilisi.
    Ma che valora ha questo referendum???
    Chi lo ha indetto???
    E poi comunque tale regione non confina con la Federazione Russa...

  4. #14
    daniil
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    Il referendum formalmente è stato indetto dal Soviet Supremo della pseudorepubblica.
    Qualcuno mormora che la Russia finanzierà l’evento e forse invierà degli osservatori.
    Il “presidente” Igor Smirnov e i 42 deputati del Soviet supremo dichiarano che in Transnistria si applica un modello di proclamazione d’indipendenza ormai accettato anche per altri paesi (vedi Montenegro e forse – speriamo di no – Kosovo).
    In realtà con l’eccezione di Mosca nessun paese e nessuna autorità internazionale intende prendere in considerazione l’iniziativa dello pseudo parlamento di Tiraspol che con quella di settembre arriverà alla sesta consultazione referendaria organizzata in Transnistria dopo il 1989. Ecco l’elenco delle precedenti votazioni:
    Il primo “referendum” ha riguardato la costituzione della Repubblica Moldava Sovietica Socialista Transnistriana e si è svolto nella suddetta regione per circa un anno (!!!) - dal dicembre 1989 fino al novembre 1990. Il 95,8% dei votanti si è detto favorevole alla formazione della repubblica.
    Un anno più tardi, il 7 marzo 1991, più del 90% dei votanti della Trasnistria con un altro referendum ha chiesto che la regione rimanesse unita all’URSS (che di li a poco si sarebbe sciolta).
    Il primo 1 dicembre 1991, venne organizzato un referendum per sancire l’indipendenza della neo proclamata Repubblica Moldava Nistriana. Il “sì” ottiene il 97,7% dei consensi. Ancora una volta il referendum (come anche l’elezione del soviet supremo locale e del presidente) non ottiene alcun riconoscimento internazionale.
    Quattro anni dopo, il 26 marzo 1995 si vota per decidere sulla presenza della quattordicesima armata dell’esercito russo sul territorio della regione: il “sì” ottiene più del 90% dei consensi.
    Il 24 dicembre 1995 si chiede ai transnistriani di esprimersi su due quesiti: l’adozione della nuova costituzione della RMN (approvata con l’81,8% dei voti) e l’adesione della stessa alla CSI (90,6% "sì").
    Nell’aprile 2003, si tiene un referendum sul problema dell’introduzione della proprietà privata sui terreni (avete letto bene). La consultazione è annullata per mancato raggiungimento del quorum, in ogni caso i voti espressi segnarono una vittoria dei “no”.
    l'organizzazione di questo ennesimo referendum va interpretata come un messaggio diretto a Ucraina, Moldavia e Romania per chiarire che in ogni caso la Russia è sempre ben presente in zona.

  5. #15
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    Transnistria e' l'esempio tipico dell'imperialismo russo.

  6. #16
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    Perchè nessun altro stato vuole immischiarsi nella faccenda???

  7. #17
    daniil
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    In realtà l'OSCE è impegnata a risolvere la disputa creata da Tiraspol, ma per assicurare una soluzione decente (tipo una larga autonomia per la Transnistria all'interno dello stato moldavo un po' come viene concesso ai gagauzi) prima bisognerebbe che i militari russi lasciaserro il paese.

  8. #18
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    Non vedono l'ora...

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da daniil
    In realtà l'OSCE è impegnata a risolvere la disputa creata da Tiraspol, ma per assicurare una soluzione decente (tipo una larga autonomia per la Transnistria all'interno dello stato moldavo un po' come viene concesso ai gagauzi) prima bisognerebbe che i militari russi lasciaserro il paese.
    Chi sono i signori "gagauzi"???

  10. #20
    daniil
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    I gagauzi sono una popolazione di origine turca insediatasi nel sud Moldavia tra la fine del settecento e la prima metà dell’800. Dopo la disgregazione dell’Unione Sovietica nel 1990 i gagauzi dichiarano l’indipendenza dalla Moldavia. Nel 1994 le aspirazioni separatistiche sono risolte con la creazione di una regione autonoma all'interno della Repubblica di Moldova la cosiddetta Gagauz Yeri (Gagauziya), con capitale Comrat.
    L'area autonoma della Gagauzia: non corrisponde a un territorio geograficamente compatto, in sostanza è composta dal distretto di Comrat e dalle enclave di Ceadir Lunga e di Vulcanesti (all'estremità meridionale della Moldova), più qualche comunità rurale isolata. In Gagauzia vivono 182,500 persone, il 78,7% è di etnia. gagauza etnici. Una tra le cose più interessanti della comunità gagauza è che si tratta dell’unico gruppo etnico di origine turca ma di religione cristiana, anzi cristiano ortodossa. La Gagauzia dunque è curiosamente l’unica repubblica turco-cristiana del mondo.

 

 
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