
Originariamente Scritto da
daniil
Il Sole 24 ore 2 settembre 2006
Il referendum della Transnistria, Stato fantasma tra Russia e Occidente
di Gianluigi Torchiani
Il prossimo 17 settembre i cittadini della Transnistria saranno chiamati alle urne per rispondere ai due seguenti quesiti referendari:
1- Lei considera come priorità lo sviluppo dei rapporti con la Federazione Russa?
2- Lei considera possibile l'entrata della Transnistria nella composizione della Repubblica Moldava?
Non si tratta dell'attacco di un saggio di fantapolitica, la Transnistria, piccola repubblica ribelle a est della Moldova, ex Urss, esiste sul serio, anche se dimenticata dalle cartine geografiche europee perchè non riconosciuta da nessuno stato (Russia a parte). La Transnistria proclamò infatti la sua indipendenza il 2 settembre 1990, in piena perestroika gorbacioviana, per sottrarsi alle crescenti spinte autonomiste Moldave, e fu difesa dai 2.000 uomini dall'ex 14° corpo d'armata dell'Urss, che ancora oggi sono là come soldati della Russia di Putin. Da allora la Transnistria è l'ultimo lembo rimasto in vita di quello che fu una volta il grande impero sovietico, un paese ancora governato dal Partito Comunista e con un Soviet supremo al posto del parlamento, e presieduto dalla sua indipendenza dallo stesso presidente, Igor Smirnov, ex metalmeccanico siberiano. Smirnov, considerato dalle cancellerie occidentali come un piccolo despota, è anche padre di Vladimir, che è a sua volta a capo della Sheriff, la multinazionale di famiglia che controlla l'economia della piccola enclave. Perchè la Transnistria non è solo l'ultimo santuario del comunismo, come ci spiega Mihaela Iordache, collaboratrice dell'Ossrvatorio dei balcani: «La Transnistria è un vero e proprio Eldorado del contrabbando e degli affari illeciti, con una forza presenza di mafie e anche di organizzazioni terroristiche. Un problema che potrebbe riguardare sempre più da vicino anche l'Europa». Nel 2007 infatti l'Ue dovrebbe accogliere nei suoi confini anche la Romania, che confina direttamente con la Moldova, che tra l'altro spera anch'essa prima o poi nell'ingresso. Oltre ai problemi legati alla criminalità si sono aggiunti recentemente quelli geopolitici, che hanno fatta innalzare la tensione nell'area dopo anni di relativa calma e di tentativi di negoziati.
A rompere l'equilibrio nella regione è stata l'ascesa al potere a Kiev del leader arancione filo occidentale Vladimir Yuschenko, che ha preso subito di mira la questione Transnistria. Il 3 marzo 2006 le autorità doganali ucraine, con l'obiettivo ufficiale della guerra al contrabbando, hanno infatti imposto che per le merci provenienti dalla Transnistria siano necessari i bolli di dogana dalla Repubblica Moldova, negando validità ai documenti transnistriani. Il provvedimento, appoggiato dall'Ocse, si è trasformato di fatto in un vero e prorio embargo per la repubblica ribelle, con l'obiettivo neanche tanto celato (come conferma l'ultimo rapporto dell'International crisis group) di incoraggiare il malcontento in Transnistria. Il blocco ha provocato la reazione di Mosca, assolutamente decisa a non concedere altro spazio all'occidente dopo l'Ucraina e la Georgia, che ha emesso un bando contro l'importazione del ricercato vino moldavo. Smirnov, dal canto suo, ha provato ad organizzare un controblocco, presto ritirato, e ha poi minacciato di usare l'arma dell'energia elettrica, dal momento che le centrali che alimentano la Moldova sono quasi tutte in Transnistria.
Altri fatti strani negli ultimi mesi hanno contribuito all'innalzamento della tensione: il 6 luglio a Tiraspol, capitale della Trasnistria, una bomba ha provocato sette vittime. «Nel regime di Smirnov - spiega la Iordache - alcuni hanno puntato il dito contro il governo moldavo, accusandolo di voler destabilizzare il paese. Altri invece hanno ammesso che l'episodio potrebbe essere ricondotto a un regolamento di conti tra le mafie locali». Fatto sta che l'attentato ha contribuito a rendere ancora più inarrestabile la marcia di Tiraspol verso il referendum. «Il ministro degli esteri moldavo - racconta la collaboratrice dell'Osservatorio dei Balcani - ha già negato ogni validità a questo referendum, perchè non condotto con regole democratiche. Putin dal canto suo ha già avvertito che 'i desideri dei popoli devono essere rispettati'. Insomma è molto verosimile che dopo il 17 settembre, dando per scontata al referendum una vittoria prorussa, Smirnov e i suoi possano chiedere l'annessione del territorio alla Federazione Russa».
Uno scenario sicuramente incandescente, che creerebbe nuove tensioni tra Occidente e Russia, in un momento in cui le riserve pretrolifere siberiane appaiono sempre più indispensabili al Vecchio Continente. « L'unica soluzione - commenta la Iordache - è quella di riprendere i negoziati con la presenza dell'Ue. La Moldova non è in grado di risolvere da sola un problema così grande Il leader moldavo, Voronin, è volato poche settimane a Mosca ma non ha ottenuto nulla da Putin, e in patria questa sua visita è stata vista addirittura come un cedimento». Ma un'eventuale ripresa delle trattative rimane difficile, a causa della rinnovata politica estera di Mosca (che un tempo aveva promesso il ritiro delle sue truppe dalla Transnistria), come dimostra anche la forte tensione di questi mesi con la Georgia per la presenza di soldati russi in Abkhazia, regione reclamata da Tbilisi.