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    Exclamation DESTRA: Eppur si Muove….

    Fonte: www.posizione.org

    di Vittorio Pesato

    E’ una nuova era, è la solita pensata estiva, è centrodestra o destra al centro. Da circa due mesi all’interno della destra è iniziato un “ caldo” ma importante dibattito sul futuro del secondo partito, per ordine elettorale, della CdL...


    Quattro domande agli uomini di Destra

    1) Camaldoli, Versilia, Orvieto, la destra che discute: quale deve essere la destra del futuro?

    2) Fini è l’unico leader di Desta possibile oppure esistono altre alternative?

    3) Medio – Oriente, Israele, Palestina e Libano: quale posizione deve assumere la destra?

    4) Di qualcosa di destra?


    ...Alleanza Nazionale, per voce del suo Presidente Gianfranco Fini, apre nuovi scenari: dall’entrata nel Partito Popolare Europeo ai confini della nuova destra italiana. “Ripensare il Centrodestra” è il documento che Fini pone in discussione ai suoi dirigenti, ai militanti ed ai sui simpatizzanti, con l’intento di costruire un nuovo percorso che consenta alla destra italiana non solo di avere un più ampio respiro europeo, ma di essere più centrali nel dibattito politico e nella coalizione. Partiamo dal documento, che inizialmente ha fatto scaturire un insieme di critiche di vario tipo: gli “incazzati” a prescindere lo definiscono la solita “merdata” democristianoide, i sapientoni ne hanno già capito il significato, la maggior parte ha preferito iniziare una profonda discussione ed analisi partendo dalla bozza iniziale. Noi di Posizione il documento lo abbiamo pubblicato, perché vogliamo consentire che la diffusione sia più ampia possibile. La prima lettura sicuramente non desta forti emozioni o evoca fantastici scenari, ma se viene analizzato con approccio politico, il documento fa emergere delle novità che se ben supportate e sviluppate possono mettere in moto un meccanismo di discussione sereno e costruttivo che potrà permettere alla CdL di diventare una grande Destra Europea. In un primo momento un po’ tutti abbiamo avuto la sensazione che l’afa estiva, la stanchezza e la delusione post elettorale o qualche aperitivo di troppo avesse spinto buona parte della classe dirigente della destra italiana ad una svolta centrista di natura democristiana. Francesco Storace, con il suo incontro di Camaldoli dove ha dato vita a D- Destra, ha sgomberato il campo riportando l’attenzione sulla necessità di essere prima di tutto di destra ed in tal senso il suo documento è stato utile a riaffermare la nostra identità e a trovare nuove tematiche da proporre sotto il profilo culturale e politico. Ho avuto la fortuna di ascoltare un po’ tutti, grazie all’appuntamento organizzato in Versilia da Azione Universitaria, dove Menia, Gasparri, Malgeri, Mantovano, Alemanno ed infine Fini hanno puntualizzato che non ci sarà nessuna evoluzione neocentrista. Orvieto è stato l’ultimo degli appuntamenti di luglio, dove tutti gli interventi si sono soffermati sul documento e sul futuro della destra. Infine anche Azione Giovani, con i campi estivi di Catania e Reggio Calabria ha incentrato il dibattito sul futuro della destra. Su una cosa siamo tutti d’accordo: ci sentiamo di Destra e vogliamo la Destra. In questa direzione abbiamo formulato quattro domande ad alcuni esponenti sia di partito che di Azione Giovani ed Azione Universitaria. Ci hanno risposto l’On. Gianni Alemanno, il Sen. Stefano Losurdo, il Sen Marcello Deangelis, l’Assessore della Regione Veneto Elena Donazzan, il Consigliere regionale di An in Piemonte Marco Botta, il Vice Presidente Nazionale di Azione Giovani ed attuale Capogruppo di An nel comune di Milano Carlo Fidanza ed infine il Presidente Nazionale di Azione Universitaria Giovanni Donzelli.

  2. #2
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    On. Gianni Alemanno



    1) Una destra capace di parlare a tutto l’elettorato di centrodestra, non nel senso di perdere la propria identità nei valori e nel progetto di modernizzazione, ma nel senso di usare un linguaggio e delle tematiche che possano essere comprese facilmente da tutte le persone anche lontane dalla nostra storia e dal nostro mondo. E’ una sfida necessaria perché An non si deve limitare a gestire l’ala destra dello schieramento di centro-destra, ma deve diventare una forza egemone e trainante per tutto lo schieramento risolvendo le anomalie e i problemi che gravano su di esso.

    2) Bisogna smettere di considerare le leadership come fondate solo su se stesse, le leadership sono in funzione di un progetto e sicuramente Fini è il naturale leader di un progetto di una destra che si apre e parla a tutto il centrodestra.Questo però deve essere bilanciato da una pari attenzione nei confronti del partito quindi, probabilmente, la soluzione migliore sarebbe quella di rilanciare e rafforzare la leadership di Fini rivolgendola a tutto il centrodestra, ma avendo una figura magari eletta dal congresso che si occupi specificatamente dell’organizzazione e della struttura del partito.

    3) La destra deve essere fortemente attiva e determinata nel chiedere l’intervento di una forza di interposizione che abbia dei connotati molto precisi, io sarei favorevole ad una forza propriamente europea che sia una forza di interposizione che faccia da garante prima del cessate il fuoco, poi del processo di pace che si deve creare tra palestinesi e israeliani.

    4) Identità, Identità, Identità: identità delle persone, identità delle comunità e identità nazionale.

  3. #3
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    Sen. Stefano Losurdo



    1)Non può essere individuata solo attraverso i documenti, sia pur fondamentali ed indispensabili. La destra a mio avviso ha bisogno di una rifondazione che sappia meglio interpretare i tempi che cambiano, ma sappia soprattutto creare il nuovo tipo umano del politico di destra che oggi a volte appare uno stereotipo. Come tutti sappiamo le idee sono importanti indispensabili, senza indirizzi politici chiari è difficile essere efficaci nell’azione politica. Gli indirizzi politici vengono pur sempre elaborati da uomini e devono essere messi in pratica dagli uomini stessi. Ritengo necessario dopo decenni di militanza politica-testimonianza che si delinei un preciso tipo umano di destra. Un cambiamento nella psicologia e nel modus operandi. E, se è possibile, di chi oggi opera politicamente a destra. Vi sono 3 qualità che l’uomo di destra deve dimostrare di possedere. Qualità antiche che caratterizzarono tanti esponenti della destra storica nell’800, ma sono sempre attuali specie in un momento in cui la confusione dei tempi scolorisce le identità che rendono credibili non solo un progetto politico, ma anche gli uomini che lo perseguono. Sono per l’uomo di destra la passione, la competenza nelle materie che va a trattare e l’onestà impermeabile ad ogni tentazione.

    2)Oggi non mi sembrano esistere politici che abbiano la credibilità e lo spessore tali da renderli degni di sostituire Gianfranco Fini.

    3)Credo che non si possano portare avanti linee pur rispettabili di suggestioni e di ascendenza evoliana. Israele è un pezzo d’occidente, con i suoi pregi e i suoi difetti che si trova collocata, dopo la seconda guerra mondiale, nell’indiscutibile terra degli avi. Ogni attacco ad Israele è un attacco all’occidente, ai suoi interessi ed alla sua storia. Per quanto riguarda il mondo ebraico affermo che esso fa parte della tradizione giudaico-cristiana così come è riconosciuto da Papa Giovanni Paolo II e da gran parte del parlamento europeo che ha tentato di redigere una condivisa costituzione europea. Gli ebrei sono parte integrante della storia e della cultura dell’Europa e solo questo fatto dovrebbe indurre tutta la destra, specie quella giovanile, ad avere un approccio non solo più realistico ma più ortodosso sulla vexata questio d’Israele, della sua difesa e del mondo ebraico nella sua indiscutibile appartenenza all’Europa e dei suoi popoli.

    4)Riscopriamo noi stessi e la validità eterna dei principi naturali sui quali si deve fondare ogni politica rettamente intesa. Il resto è solo contorno che nella migliore delle ipotesi dura due secoli come l’illuminismo giacobino o un secolo come il marxismo rivoluzionario.

  4. #4
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    Sen. Marcello Deangelis



    1) Coniugare la tradizione e l’identità di un popolo con le sfide che la società impone. Quando la destra non fa questo, tradisce il suo ruolo. Essere all’altezza delle attuali situazioni economiche che cambiano continuamente e rapidamente. Per cui niente nostalgismo ma nessuna fuga in avanti.

    2) Non credo nel leaderismo ma nel partito. In un partito sano il leader lo può fare chiunque, quando la macchina funziona basta che l’autista abbia la patente.

    3) La destra italiana deve favorire l’interesse nazionale ed in funzione di questo che l’Italia deve esigere una pace duratura nel mediterraneo che è la sua area di influenza naturale. L’Italia ha un ruolo di primo piano e deve quindi imporre con qualsiasi mezzo, mediante sanzioni, forze ONU, ricattare i governi in questione, che in mediterraneo torni la pace e la tranquillità.

    4)Sono fiero di essere italiano!

  5. #5
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    Elena Donazzan



    1)Ben vengano le discussioni dentro il partito, ben vengano in particolare i “luoghi” della discussione politica, anche e soprattutto fisici, dove ci si possa incontrare, mettere a patrimonio comune le esperienze, le storie, la crescita che questo nostro partito ha avuto e sta avendo. L’esperienza di governo ci ha ridotti troppo spesso a governativi, abbiamo troppo spesso abdicato alla nostra capacità critica e analitica, abbiamo preferito comodamente un assenso indistinto anziché una posizione chiara e distintiva.

    Soprattutto abbiamo abdicato al ruolo di laboratorio politico in un continuo rapporto con il territorio, con i propri quadri intermedi, con il proprio elettorato (sempre meno distinto) che un partito come il nostro deve avere. Perché specifico che si tratta di un compito che in particolare Alleanza Nazionale deve ricoprire: perché è un partito visto come nuovo, nonostante le sue profonde radici e quindi sottoposto a continue valutazioni, perché è ritenuto ancora credibile, nonostante qualche caduta di tono, perché è il riferimento di un ceto medio, che non è una determinata classe sociale ma un sentire largamente diffuso in Italia che fa riferimento a valori comportamentali, culturali e identitari precisi, vorrei dire nazionali.

    Per il futuro, due cose su tutto. La prima, credo che in Italia ci sia la necessità, per la destra, di finirla per davvero con i complessi di inferiorità. Alleanza Nazionale deve comprendere che non è con un atteggiamento remissivo, che viene ritenuta un soggetto politico centrale ( per evitare confusioni specifico: determinante, di riferimento), ma al contrario con posizioni chiare, argomentate, ferme, ma non rigide, che si guida il dibattito politico ed il cambiamento, che si determina il proprio protagonismo politico. Nessun complesso di inferiorità quando si hanno le idee chiare sul proprio progetto politico, sulle istanze sociali che si rappresentano, sugli obiettivi e sulle priorità da cogliere in nome dell’interesse nazionale, della dignità della politica, che a destra deve tornare a significare ricerca del bene comune per il proprio popolo, per la propria nazione, lontano da interessi di parte, privati o di partito. E per questo che non mi appassiona la definizione centrodestra, con o senza trattino. Mi interessa molto di più come la gente ci percepisce, cosa si aspetta da noi e credo che sia privo di contenuto il dibattito sulle parole o sulle definizioni. Attenzione che il bipolarismo vuole due schieramenti, ma il centro sta diventando il non-luogo del dibattito politico, con il rischio che tutto si riduca ad un moderatismo indistinto, quando l’Italia, spaccata a metà ha deciso di schierarsi. Paradossalmente pareva più schierato Berlusconi di noi su molte posizioni e questo non ha significato dare spazi alla destra più a destra. Agli elettori non interessa la definizione, vogliono un partito di destra perché vogliono un partito che sappia prendere e tenere le proprie posizioni. La seconda: maggiore libertà di confronto, di dibattito, di espressione.

    2) Oggi è certamente il leader con maggiore visibilità e credibilità nel panorama politico a destra, ma non solo, ed è un leader che può aspirare ad essere il leader dell’intero centrodestra. Certamente oggi è l’unico leader del “ PartitodiFini”, così come è percepita Alleanza Nazionale. Ritengo comunque che un partito a Destra, rappresentativo di quel sentire comune nazionale, sociale e identitario, sia necessario e per tanto, se non un leader solo, certamente una serie di riferimenti capaci di interpretare le sensibilità o le diverse categorie economiche e sociali devono farsi spazio. Esiste una classe dirigente che a torto è ritenuta vassalla del presidente Fini, molto spesso identificata con il titolo di “colonnelli”, usato in tono spregiativo, in particolare da certi opinionisti, per dare l’idea di un’Alleanza Nazionale formata da gente rozza, impresentabile e priva di capacità politica personale che deve necessariamente superare il suo limite, cioè se stessa. Ecco il complesso di inferiorità di cui sopra, mentre invece esistono figure che, in particolare in questi anni di governo e quindi di visibilità hanno saputo costruirsi una propria credibilità politica. Su tutti Gianni Alemanno per completezza di pensiero politico, ma anche Alfredo Mantovano per la sua coerenza nell’essere riferimento al pensiero culturale cattolico, Adolfo Urso per come ha interpretato il suo ruolo nei confronti delle categorie economiche, Francesco Storace per la capacità intuitiva e la sua capacità di comunicare , Maurizio Gasparri per il suo radicamento nel partito, Carmelo Briguglio per il coraggio nel prendere posizioni non sempre comode. Insomma un partito con questa classe dirigente non avrebbe bisogno di leaderismi se però sapesse superare sterili e artefatte divisioni.

    3) Quella del rispetto del principio sacrosanto che ogni popolo possa avere la propria terra e la dignità di essere sovrano in casa propria. Unitamente a questo principio, anche a proposito del conflitto in medio-oriente, deve esserci la risposta ad una domanda che dovrebbe guidare sempre il nostro agire politico: in che modo tutelo l’interesse del mio popolo e della mia terra? Quale posizione è rispettosa dell’interesse dell’Italia? Certamente troveremo risposte dettate da argomentazioni diverse, ma credo che, sviscerate a fondo, possano dare una posizione. Oggi come ieri il problema è la convivenza dei popoli in terra di Palestina. Faccio mie le parole di Benetto XVI che ha ribadito ancora una volta che, per smettere di combattere in medio-oriente, c’è bisogno di garantire tre diritti fondamentali: “il diritto dei libanesi all’integrità e sovranità del loro paese, il diritto degli israeliani a vivere in pace nel loro stato e il diritto dei palestinesi ad avere una Patria libera e sovrana”, ed anche quelle di Giulio Andreotti sul fatto che “ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant’anni nessuna prospettiva da dare ai figli sarebbe un terrorista “, “ nel nostro vocabolario abbiamo la parola “equidistanza” ma non esiste la parola “equivicinanza”. Ecco che se vivi nell’odio non puoi che provare odio, se la tua vita è fatta di umiliazioni la reazione è spontanea e durissima, ma per rispondere al principio sopra enunciato e alle domande che mi sono posta, ritengo che l’Italia possa essere, per ragioni storiche e culturali, ponte tra le diversissime ragioni delle parti contrapposte , possa immaginare, come aveva fatto Berlusconi all’inizio del suo mandato, che per la Palestina ci debba essere un piano di aiuti europei ed una presenza che distolga dalla contrapposizione oriente-occidente. Oggi sta accadendo qualcosa di gravissimo e di incontrollabile, ma interesse dell’Italia è che i conflitti terminino e che si sia piu’ sicuri all’interno e all’esterno dei confini nazionali, ormai barriere facilmente superabili. Essere intransigenti con il terrorismo internazionale non può significare bombardare un popolo e le sue città, non può significare distruggere ciò che è vivere quotidiano per gettare nella disperazione dello straordinario stato di guerra. Temo che il solo risultato potrà essere un odio ancora piu’ forte per l’occidente e la conseguente pericolosità per casa nostra.

    4)Libertà! Come dice William Wallace in Braveheart. ..non pietà, ma libertà. Wallace avrebbe dovuto dire “pietà” nei confronti di quanti lo stavano torturando fino alla morte, ma ha scelto di gridare “libertà”: A destra dobbiamo smetterla definitivamente di avere complessi di inferiorità, o vivere di sconfittismo e trovare la dignità e il coraggio della nostra identità, che è piu’ apprezzata di quanto non ci rendiamo conto. Abbiamo vinto molte battaglie! Forse quelle piu’ difficili. Quella culturale: e ancora troppo spesso ci costringiamo a seguire i ritmi, i tempi e i contenuti nonché i desiderata del “politically correct” ( come direbbe Urso e mi raccomando l’accento…) di chi è stato sconfitto dalla storia o di chi ci vuole tutti omologati al pensiero unico. C’è tanta destra diffusa, in parte catalogata nel geniale libro di Angelo Mellone “Dì qualcosa di destra. Da Caterina va in città a Paolo di Canio” o di chi legge lo splendido romanzo, oggi in gara per il Campiello 2006, “Le uova del drago” di Pietrangelo Buttafuoco, o di chi compra gli straveduti libri di Pansa sui fatti negati della guerra civile italiana, di cui noi tutti siamo figli o nipoti, anche coloro che la negano. Sostenere questi “fenomeni” significa dare concretezza al passaggio del documento di AN “Ripensare il centrodestra…” quando richiama la necessità di aprire a “quella parte del ceto intellettuale che non ha paura di contaminarsi a destra, poco considerato nella fase di governo…”. O la battaglia di costume: inteso come sentire comune e condiviso di chi sente di appartenere ad un “comune destino”come si dice in un altro passaggio del documento. Tratti che sfuggono ad un consenso organizzato, ma sono segnali straordinari di questa destra diffusa che ha bisogno di trovare simboli e voci di richiamo capaci di uscire da una dimensione individuale, da una condotta edonistica o consumistica, per ritrovarsi in una dimensione comunitaria di popolo.

    Appartenenza è: il tricolore per i ragazzi di Nassirya, la difesa del made in Italy, le partite vinte prima ancora di giocarle come è successo ai mondiali con la nostra squadra e tutti i tifosi a cantare l’inno nazionale, la difesa dell’artigiano panettiere dall’aggressione delle multinazionali (così come accadrà grazie al decreto Bersani), comprare italiano per difendere il lavoro italiano, parlare italiano (magari bene…) senza farsi affascinare dall’ esterofilia (anche se so parlare l’inglese), stare con Vale Rossi che indossa la maglia di Materazzi, mangiare la pizza invece che andare da MacDonald’s, scegliere il chinotto invece della Coca Cola, chiedersi perché la Gioconda di Leonardo sia ancora al Louvre o perché tutte le opere di Canova siano a San Pietroburgo o a New York, indignarsi perché l’obelisco di Assum sia stato dato a chi non lo apprezza, andare in ferie in Italia anziché Sharm el- Sheik (spero si scriva così…), chiamare i propri figli Elena, Fabrizia, Giovanna o Nicola anziché Samantha, Debora( con l’acca) Ilary, Kevin…

    Certo esiste un terreno piu’solido su cui ragionare di Patria, di appartenenza e di valori nazionali, ma la nostra società è un cuore che batte anche se noi non ce ne accorgiamo e quindi anche questi fatti di costume rispondono al bisogno primario di sentirsi comunità e di appartenere ad un qualche cosa che sia un tantino piu’ elevato della propria individualità. E’ la destra diffusa, sono i fili da riannodare ad una memoria e ad un presente per poi essere letti, soprattutto da chi fa politica, per saper dire qualcosa di destra.

    Unica nota: per poter fare tutto questo dobbiamo sentirci veramente liberi di pensare, proporre, agire, rappresentare….oggi questo partito il cui rispetto delle regole un po’ a singhiozzo è un freno alla libertà di far emergere la destra diffusa.

  6. #6
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    Marco Botta



    1) La Destra del futuro deve essere una Destra consapevole di rappresentare dal 12 al 15 per cento degli italiani, e potenzialmente la Destra diffusa arriva al 20 per cento. C’è un patrimonio importante da preservare non inducendo in confusione alcuni milioni di elettori che in gran parte già votano Destra. C’è altresì un numero massiccio di persone che ci guardano con simpatia, per cui è importante continuare a lanciare progetti, programmi concreti e a tenere comportamenti in linea con le nostre tradizioni e con le loro aspettative. Tutto ciò evidentemente significa cercare di allargare le possibilità che la Destra ampli il proprio potenziale di consensi, di simpatia e di adesioni evidenziando ancora di più quelle caratteristiche proprie della Destra politica italiana che oggi vengono recepite dalla Destra europea. Mi riferisco in particolare alla socialità,alla partecipazione,all’identità e al com’unitarismo,che da sempre rappresentano i punti distintivi della Destra italiana e che oggi – rendiamocene conto dell’importanza di ciò- diventano tratti peculiari e forme concrete della stessa Destra europea.

    2) Fini è oggi l’indiscusso e l’indiscutibile leader di An ed in prospettiva dell’intera area dei Movimenti facenti capo al Polo delle Libertà.

    Ciò non significa che la Destra italiana non sappia però esprimere altre personalità di grande spessore politico, come la recente esperienza ministeriale ha saputo ben raffigurare.

    La Destra, pur essendo un ambiente in cui la figura del leader è assai importante, ha saputo andare oltre i personaggi -da De Marsanich a Michelini, da Almirante a Rauti e infine Fini - proprio perché dispone,forse in misura maggiore rispetto agli altri partiti, di un gruppo dirigente di vertice capace e motivato e perché siamo un partito strutturato non esclusivamente sulla figura del “Capo”.

    3) La posizione della Destra va ribadita: due popoli,due patrie. Per un tema così complesso e vasto, però, non basta però l’impegno della Destra politica italiana ma necessaria la piena condivisione della Destra europea nel suo complesso,tale per cui si riuscisse ad estirpare da una parte laminaccia terroristica dall’area mediorientale, dall’altra offrendo a chi ha vissuto un’intera esistenza senza libertà e senza patria una prospettiva certa di cambiamento, e rassicurando sul fatto che le sovranità degli Stati vanno fatte sempre rispettare,aiutandole,se del caso, a rafforzarsi.

    La Destra italiana e la Destra europea,quindi,dovrebbero farsi garanti del ruolo dell’Unione europea in un’area,quella del Mediterraneo, che dovrebbe vederci più protagonisti anche con un’assunzione di responsabilità non solo politica,ma anche economica,culturale e militare,che trova il suo fondamento e la sua spiegazione nel riconoscimento che in quell’area ci sono le radici profonde della civiltà occidentale. Nello specifico di questi ultimi giorni,da amico e frequentatore non casuale del Libano, sono addolorato profondamente per ciò che sta vivendo questo bellissimo Paese, del quale la Destra italiana è stata amica e concreta sostenitrice,condividendone le aspirazioni alla libertà e all’indipendenza anche nei momenti più bui. Agli amici libanesi, a cui mi lega una ridda di ricordi, va il mio pensiero più profondo e la mia solidarietà più autentica, certo che il rafforzamento dello Stato libanese non possa che essere un elemento di positività per la soluzione dei problemi mediorientali.

    4) Meno chiacchiere, più azioni concrete e maggiore severità nello stile di vita!

  7. #7
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    Carlo Fidanza



    1) La destra del futuro deve riprendere e svolgere fino in fondo il cammino intrapreso a Fiuggi. Deve saper intercettare quella “destra diffusa” che oggi rappresenta in Italia un elettorato ben più consistente rispetto ai limiti elettorali di An ma che in questi anni, per una serie di ragioni, non abbiamo saputo rappresentare. La destra deve liberarsi definitivamente dai complessi di legittimazione indotta, proseguendo nella sua evoluzione senza che questa sia più influenzata da interlocutori esterni interessati unicamente alla nostra destrutturazione ideale e al nostro snaturamento. Finalmente stiamo riconoscendo a noi stessi che il problema non è privarsi a più riprese di pezzi di identità ma dispiegare fino in fondo quell’identità, verso una destra autenticamente nazionale e popolare, fortemente ancorata a una visione europea e alla cultura comunitaria.

    2) Il superamento dei complessi di legittimazione indotta comporta anche affermare con serenità che può esistere un’Alleanza Nazionale senza Fini. An ha visto crescere negli anni una classe dirigente di livello su buona parte del territorio nazionale, ha una classe dirigente di giovani che scalpitano per essere protagonisti di questa nuova fase. Sta a questa classe dirigente dimostrare di sapersi aprire ed accogliere selettivamente nuove energie in An. Se Fini si dimostrerà capace di guidare questo processo con una linearità politica e ideale condivisa non c’è motivo di sostituire Fini; diversamente siamo un partito radicato, maturo e abituato al dibattito interno: la leadership non può essere un tabù.

    3) La Destra italiana non può che ribadire il ruolo di ponte tra civiltà che l’Italia storicamente ha avuto e deve continuare ad avere nei confronti delle civiltà che si affacciano sul Mediterraneo. Nel contempo la Destra deve coltivare il diritto all’autodeterminazione dei popoli. Ne consegue che, pur rifuggendo gli ideologismi, la Destra debba sostenere con forza la necessità di uno Stato palestinese secondo la formula dei “due popoli in due stati”, anche come antidoto ad ogni forma di terrorismo.

    Di contro è necessario ribadire che il diritto internazionale non può essere invocato ad intermittenza e che, se ha un senso, deve essere fatto rispettare da tutti, Israele compreso. Anche qui dobbiamo uscire dai complessi: una Destra che sostiene queste posizioni non può più essere tacciata di antisemitismo, i nostri esami sono finiti da tempo. Non possiamo essere sempre più filo-israeliani degli israeliani.

    4) Credo nei valori del radicamento, della identità e della libertà, nei valori che nascono dalla tutela della libertà personale. Sono convinto che la vita non può ridursi allo scambio, alla produzione, o al mercato, ma necessita di dimensioni più alte e diverse. Penso che l'apertura al sacro e al bello non siano solo problemi individuali. Credo in una dimensione etica della vita che si riassume nel senso dell'onore, nel rispetto fondamentale verso se stessi, nel rifiuto del compromesso sistematico e nella certezza che esistono beni superiori alla vita e alla libertà per i quali, a volte, è giusto sacrificare la vita e la libertà. Firmato: Marzio Tremaglia.

  8. #8
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    Giovanni Donzelli



    1) La Destra del futuro deve essere quella forza politica capace di rappresentare le buon ragioni di tutti gli italiani onesti che amano la propria Patria e rispettano le aspirazioni spirituali individuali. Dobbiamo creare un contenitore nuovo, capace di entusiasmare almeno la metà degli italiani con i nostri contenuti. Dobbiamo far sognare ogni italiano che ci ascolta.

    2) Non è assolutamente l'unico, probabilmente è il migliore, il più capace, ma non è certamente l'unico.
    Se oltre Fini non esistessero validissimi dirigenti capaci in caso di necessità di sostituirlo egregiamente, il fallimento sarebbe proprio dello stesso Fini. Ma così non è, Fini è bravo e intorno a lui c'è un'altrettanto valida classe dirigente.

    3) Anni fa la Destra era con il cuore a fianco del Libano di Bashir Gemayel, oggi il nostro cuore deve essere per la pace e la difesa dell'occidente. Innegabile che Israele è l'avamposto dell'occidente in una regione dominata da fanatismi anti-occidentali.

    4) Prima l'Italia, poi l'Italia e poi ancora l'Italia

  9. #9
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    Condivido in toto De Angelis, e poi mi sono piaciuti Alemanno ed Elena. Losurdo e Donzelli no comment.

  10. #10
    Cuore Nero
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    mi permetto di dire la mia visto che da settembre lavorerò a fianco dei ragazzi di Ag e di An.
    Dal punto di vista della questione mediorientale mi sono piaciuti per la concretezza e l'equlibrio gli interventi di Elena Donazzan e di Marco Botta...sopratutto perchè scevri di quell'ansia di legittimazione che spinge per esempio un Losurdo a esibirsi in autentiche esaltazioni propagandistiche e inutili di Israele quale fantomatico avamposto d'occidente. Buono anche Fidanza da questo punto di vista sopratutto nella critica alla foga di voler superare gli esamini imposti da Israele e sulla necessità di dare uno stato ai palestinesi.
    Dal punto di vista della futura azione politica di An pienamente condivisibili gli interventi di Alemanno e De Angelis sul fatto che An può con la nuova svolta sancita dal documento di Fini divenire forza trainante di tutta la coalizione e trasmettere maggiore responsabilità, credibilità e una più forte identità (identità che solo la destra può trasmettere per la sua storia, il suo legame con la storia della nostra patria e i suoi valori immortali di riferimento) a tutto il centrodestra. E' importante che questo documento venga utilizzato nel modo giusto..ampliando l'orizzonte elettorale a cui rivolgersi ribadendo una forte identità e un modus operandi di Destra...cercando di trasmettere più destra alla CDL.
    Secondo me..il documento "Ripensare il centrodestra" è sicuramente un passo avanti rispetto a Fiuggi e può dare lo slancio giusto al partito.

 

 
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