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Discussione: Torna Mazzini

  1. #271
    legione muti
    Ospite

    Predefinito Dante e Mazzini

    Ci tengo a riportare un breve passo, molto chiaro e sintetico, del rapporto Dante-Mazzini.

    Per Mazzini "Dante era stato "il profeta della nazione" e il suo "apostolo religioso". Il profeta: perchè prendendo le distanze dal Papato e dall'Impero aveva preconizzato l'avvento di un Veltro che doveva interpretarsi come la realizzazione, quasi messianica, dell'unificazione politica della nazione italiana...Ma Dante era anche l'apostolo dell'Italia: perchè nella sua profonda spiritualità aveva abbozzato le linee di una religione laica e civile della Nazione, completamente diversa, altra, dalla religione cattolica tradizionale, legata invece al Papato e alla Chiesa come istituzione...".

    Erminia Irace Itale glorie


    Onore a Giuseppe Mazzini!

  2. #272
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    Citazione Originariamente Scritto da legione muti Visualizza Messaggio
    Concordo Cristiano ma alcuni passi delle opere di Sorel, non solo le "Riflessioni sulla violenza", ma anche articoli sparsi, lettere a Croce ed a Missiroli, pongono Sorel su un piano di puro avanguardismo rivoluzionario che forse mancava ai nazionalisti....
    Certamente, non volevo mettere sullo stesso piano in questo senso Sorel e Maurras

  3. #273
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Il punto di partenza l'hai centrato in pieno. E' quasi sicuro che la critica di Marx sia stata scritta sotto l'influsso di Constant.

    Io separerei nazionalsocialismo e fascismo dal comunismo, in quanto nei primi c'è un effettivo tentativo di riaggancio che manca al comunismo. Ma la questione, affascinante, è davvero enorme.

    Inoltre, e credo sia fondamentale, nel tuo elenco mancano forse i riferimenti politici più importanti alla tradizione repubblicana: la rivoluzione inglese e la guerra d'indipendenza americana.
    La guerra d'indipendenza americana, Philadelphia, Cincinnaty, il Campidoglio,...Washington che afferma, a chi voleva dargli la corona: "HO lottato per la libertà, non per diventare re"...Ti riferisci a questo?
    La rivoluzione inglese la conosco pochissimo (ma anche quella americana neppure tanto).
    Di palo in frasca: sono convinto che l'eredità del paganesimo non sia il tradizionalismo pagano, le restaurazioni neopagane (anche quella di Giuliano mi lascia perplessa, così come il neoplatonismo), ma siano Umanesimo, Razionalismo, Voltaire, ovviamente non nell'aspetto dell'ateismo, ma nella ricerca di una verità divina che fosse la perfezione dell'uomo ed il bando alle tenebre delle menzogne e delle false fedi imposte, dei miracoli popolari...

    A proposito: ma allora, quale libertà, quella dei moderni, o quella degli antichi?
    E' possibile una libertà degli antichi al di fuori di una ristretta e piccola polis? In una civiltà complessa e di massa?

    Comunque sempre viva ed onore a Mazzini...

  4. #274
    Paul Atreides
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da legione muti Visualizza Messaggio
    Un aspetto interessante, Caro Paul, è che Sorel rigetta il giacobinismo già dal suo periodo marxista...la sua teoria della "violenza" come levatrice della storia rafforzerà la sua antitesi al giacobinismo. Svilupperà una analisi molto interessante nelle "considerazioni sulla violenza": il giacobinismo è il terrorismo di stato legalizzato, ma non moralmente legittimo (secondo Sorel continuerà pari pari nel fenomeno napoleonico), la "violenza" dei sindacalisti rivoluzionari, viceversa, è l'azione diretta moralmente legittima che distrugge creativamente l'astratta legalità borghese. Che cosa stabilisce la differenza qualitativa? Il Mito, i sindacalisti rivoluzionari (dal 1906) ed i nazionalisti (dal 1911) devono per il pensatore francese essere capaci di immettere il MIto nell'immanenza storica. Non è teoreticamente il punto più alto del processo di "sacralizzazione della politica" di cui parlavamo?
    Io credo sia proprio il contesto asd essere differente. Cioè, Sorel ha ben presente la società capitalistico-borghese in cui vive e il suo mito è genuinamente politico perché Sorel era consapevole della realtà in cui andava calato. Il giacobinismo, invece, utilizza un mito illusorio, come ben capiva Marx, perché voleva, appunto illusoriamente, trasformare quella che era in realtà la più pura rivoluzione borghese mai esistita in un ritorno a Sparta.

    Da questo punto di vista è il giacobinismo ad essere un'eccezione nella storia della rivoluzione francese, come scriveva già Constant in risposta a Lezay-Marnesia.

  5. #275
    legione muti
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Io credo sia proprio il contesto asd essere differente. Cioè, Sorel ha ben presente la società capitalistico-borghese in cui vive e il suo mito è genuinamente politico perché Sorel era consapevole della realtà in cui andava calato. Il giacobinismo, invece, utilizza un mito illusorio, come ben capiva Marx, perché voleva, appunto illusoriamente, trasformare quella che era in realtà la più pura rivoluzione borghese mai esistita in un ritorno a Sparta.

    Da questo punto di vista è il giacobinismo ad essere un'eccezione nella storia della rivoluzione francese, come scriveva già Constant in risposta a Lezay-Marnesia.

    Indubbio quanto dici. Mi colpisce comunque, rimane impressa la "violenza" anche interpretativa sorelliana, la veggenza in un certo senso, se mi consenti, provendendo lui dal marxismo, di leggere la storia in base al Mito. Questa visione, per me, non è contestualizzabile. E'archetipica. Fa moltissimi riferimenti storico-metastorici, se così si può dire.... E' il pessisismo eroico che produce il pensiero mitico: l'ottimismo razionalistico, secondo Sorel, lo annienta, lo deturpa. Ecco: lui pone il giacobinismo come forza di negazione dell'autentico Mito, come illusione, hai usato il termine giusto...Significativo il paragone che fa con l'Inquisizione, la continuità tra l'Ancient Regime e Robespierre...E' un discorso affascinante, e peraltro non ci stiamo allontanado dal tread perchè anche in Mazzini il mito suscita la vera azione....comunque grazie della conversazione, difficile trovare persone come te che spaziano...ciao

  6. #276
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    Io credo sia proprio il contesto asd essere differente. Cioè, Sorel ha ben presente la società capitalistico-borghese in cui vive e il suo mito è genuinamente politico perché Sorel era consapevole della realtà in cui andava calato. Il giacobinismo, invece, utilizza un mito illusorio, come ben capiva Marx, perché voleva, appunto illusoriamente, trasformare quella che era in realtà la più pura rivoluzione borghese mai esistita in un ritorno a Sparta.

    Da questo punto di vista è il giacobinismo ad essere un'eccezione nella storia della rivoluzione francese, come scriveva già Constant in risposta a Lezay-Marnesia.
    Tuttavia penso che Robespierre fosse in totale buona fede ed avesse capito la natura borghese di quella rivoluzione che lo vedeva ad un certo punto protagonista. Tanto è vero che fa ghigliottinare Danton, il vero borghese.
    Il sindacalismo rivoluzionario resta ad un piano più terreno del giacobinismo: è azione diretta, sciopero generale, boicottaggio, sabotaggio, antielezionismo ed antiparlamentarismo. Vuole i padroni duri ed odia lo stato sociale, perchè solo le difficoltà possono qualificare la lotta del proletariato o del lavoratore.
    Il sindacato come strumento per giungere all'uomo disalienato prefigurato da Marx.

  7. #277
    legione muti
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    Predefinito sindacalismo rivoluzionario

    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Tuttavia penso che Robespierre fosse in totale buona fede ed avesse capito la natura borghese di quella rivoluzione che lo vedeva ad un certo punto protagonista. Tanto è vero che fa ghigliottinare Danton, il vero borghese.
    Il sindacalismo rivoluzionario resta ad un piano più terreno del giacobinismo: è azione diretta, sciopero generale, boicottaggio, sabotaggio, antielezionismo ed antiparlamentarismo. Vuole i padroni duri ed odia lo stato sociale, perchè solo le difficoltà possono qualificare la lotta del proletariato o del lavoratore.
    Il sindacato come strumento per giungere all'uomo disalienato prefigurato da Marx.

    Non capisco cosa intendi quando dici che il sindacalismo rivoluzionario resti su un piano più terreno del "giacobinismo"; io ritengo che la forza di rottura del sindacalismo rivoluzionario, anche rispetto al giacobinismo, debba essere percepita proprio nel tentativo di incarnare un pensiero mitico che superi ed annienti la decadenza razionalistica del modello rivoluzionario borghese, nel quale rientra - secondo Sorel - lo stesso Robespierre, che proprio per questo non considera un autentico rivoluzionario.

  8. #278
    Paul Atreides
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    La guerra d'indipendenza americana, Philadelphia, Cincinnaty, il Campidoglio,...Washington che afferma, a chi voleva dargli la corona: "HO lottato per la libertà, non per diventare re"...Ti riferisci a questo?
    La rivoluzione inglese la conosco pochissimo (ma anche quella americana neppure tanto).
    Di palo in frasca: sono convinto che l'eredità del paganesimo non sia il tradizionalismo pagano, le restaurazioni neopagane (anche quella di Giuliano mi lascia perplessa, così come il neoplatonismo), ma siano Umanesimo, Razionalismo, Voltaire, ovviamente non nell'aspetto dell'ateismo, ma nella ricerca di una verità divina che fosse la perfezione dell'uomo ed il bando alle tenebre delle menzogne e delle false fedi imposte, dei miracoli popolari...

    A proposito: ma allora, quale libertà, quella dei moderni, o quella degli antichi?
    E' possibile una libertà degli antichi al di fuori di una ristretta e piccola polis? In una civiltà complessa e di massa?

    Comunque sempre viva ed onore a Mazzini...
    No, io parlo di tutta la tradizione repubblicana che dai Comuni medievali passa a Machiavelli e poi ai rivoluzionari inglesi [come Harrington e Sidney] e da questi agli indipendentisti americani. Una tradizione definita non a caso dagli studiosi contemporanei "neo-romana".

    L'Umanesimo è comprensibile senza il neoplatonismo? Assolutamente no. E parlo anche di gente come Erasmo e Tommaso Moro, il cui platonismo deriva direttamente dal neoplatonismo fiorentino.

    L'illuminismo è altra cosa.

    Rousseau, nonostante la sua predilezione per le piccole comunità [ma poi imparò a sue spese che la stessa Ginevra era in fondo un'oligarchia], scrisse un progetto costituzionale per la Polonia. La democrazia partecipativa è ancora praticabile, a mio avviso. Ma il discorso è effettivamente molto complesso e le facili risposte inutili.

  9. #279
    email non funzionante
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    QUESTA MUSICA E' SOLO PER COMBATTERE,NON PER FARTI LE SEGHE,NON PER ESITARE,REGOLARE TUTTI I CONTI IN MISSIONE SOLITARIA E SENZA PIETA'...SE LA VITA COMPORTA DELLE DIFFICOLTA' LA RENDERAI UN INFERNO A CHI TI OSTACOLERA'...
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    Onore a Giuseppe Mazzini!

    più che alle cose che diceva e scriveva, si dovrebbe guardare a quello che ha fatto a quello che è stato.

  10. #280
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da Paul Atreides Visualizza Messaggio
    No, io parlo di tutta la tradizione repubblicana che dai Comuni medievali passa a Machiavelli e poi ai rivoluzionari inglesi [come Harrington e Sidney] e da questi agli indipendentisti americani. Una tradizione definita non a caso dagli studiosi contemporanei "neo-romana".

    L'Umanesimo è comprensibile senza il neoplatonismo? Assolutamente no. E parlo anche di gente come Erasmo e Tommaso Moro, il cui platonismo deriva direttamente dal neoplatonismo fiorentino.

    L'illuminismo è altra cosa.

    Rousseau, nonostante la sua predilezione per le piccole comunità [ma poi imparò a sue spese che la stessa Ginevra era in fondo un'oligarchia], scrisse un progetto costituzionale per la Polonia. La democrazia partecipativa è ancora praticabile, a mio avviso. Ma il discorso è effettivamente molto complesso e le facili risposte inutili.

    Non a caso, secondo taluni studiosi (in parte anche Del Noce), Gentile si riallaccia più ai pensatori del Rinascimento italiano con la mediazione mazziniana che all'hegelismo tedesco...infatti, è molto bello il saggio di Gentile sui filosofi del Rinascimento italiano come precursori dell'immanentismo radicale...
    Ma anche qui il discorso si farebbe sterminato... Ciao

 

 
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