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Discussione: Torna Mazzini

  1. #421
    INSORGERE E' GIUSTO!
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    Citazione Originariamente Scritto da Orazio Coclite Visualizza Messaggio
    Caro legione muti, purtroppo se ne devono veramente leggere di tutti i colori, ma siamo in Italia 2006 e la cosa, tutto sommato, ritengo rientri nella trista normalità.
    E' sgradevole dover leggere di chi riesce solamente a fare autolesionismo gratuito ogni volta che gliene si presenta l'occasione. E gli italiani sono tutti traditori, e dove c'è il Tricolore ci sono i massoni, e gli italiani tradiscono in tutte le guerre e se finiscono una guerra da una parte vuole dire che hanno cambiato fronte due volte, e l'Italia non è la mia patria io sono padano/duosiciliano/nazionalista frascatano/indipendentista toscano e via delirando.

    Basta!

    Sì, basta! L'opera di revisione culturale da farsi dentro e fuori dall'area è ad oggi una necessità primaria proprio per contrastare l'instupidimento a cui hanno portato anni e anni di riferimenti culturali errati, interessati o comunque de-contestualizzati.
    Per il resto, ripeto, chi non si sente italiano può benissimo confluire nella Lega o in altre formazioni anti-italiane, ma non pretenda di potersi fregiare dell'appellativo di camerata con chi come il sottoscritto ha sempre posto il suo essere italiano e patriota al di sopra di ogni altra cosa.
    Totul pentru Tsara, no?

    Saluti.
    alcune precisazioni: Non ho mai detto "gli italiani sono tutti traditori", nè mai lo penso.
    Ribadisco altresi che il tricolore nasce come simbolo massonico. Dato che non mi impedisce di onorare chi in quella bandiera ha visto ideali superiori e che in molti casi condivido.
    La frase "....se i Savoia avessero terminato una guerra al fianco di quelli con cui la hanno iniziata, questo significha una sola cosa, che hanno tradito almeno due volte" Non è mia ma dello storico Smit. Ed è OVVIAMENTE riferita ai Savoia e non agli Italiani. Tale frase ad escusione del primo Savoia è TOTALMENTE VERITIERA.
    Altro chiarimento. Non ho mai detto o scritto che l'Italia non è la mia patria, ma come sosteneva qualcuno bisogna chiarire cosa si intende per patria. Se il nazionalismo giacobino vuol far coincidere , tendente all'uniformità all'interno di un territorio, cultura, etnia e stato........ io non ci stò, E semplicemente affermo che la mia Napoletanità, la mia Italianità, ed il mio Europeismo, vanno vissuti contemporaneamente. Questo esclude il giacobinismo. Se per sentirmi Italiano devo continuare a sostenere (così come mi hanno insegnato a scuola) che i miei antenati erano tutti dei peones e che quando combatterono per la loro patria in realtà erano solo banditio (briganti) , mi indigno, come quando a scuola mi indignavo ad ascoltare gli sprolocui sui fascisti che erano tutti criminali. Questo non può , a prescindere, evitare che esprima giudizi di valore su quello che è giusto o sbagliato.

    La seconda parte del tuo scritto , ritengo non sia dovuta ai miei interventi , in quando (tranne la parte sul termine camerata) lo condivido.

  2. #422
    Gaeta resiste ancora!
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    GRAZIE FRATELLI D'ITALIA, COME VOI MAI "NESSUN BARBARO" QUI NELL'AFFRICA ITALIANA SI COMPORTO' !
    **********


    "BRIGANTESSA" Michelina De Cesare compagna di Guerra originaria di Caspoli


    Guerrigliera e donna di Francesco Guerra fu tanto impavida quanto bella, con il suo formidabile intuito riuscì più volte a prevenire attacchi ed imboscate dei piemontesi. Il 30 agosto 1868 la banda Guerra fu massacrata e Michelina ne seguì la stessa sorte. Morta a causa delle atroci sevizie subite, fu spogliata ed esposta nella piazza del paese come monito alle popolazioni "liberate". Ma l'effetto sulla gente inorridita dall'efferata vendetta fu opposto a quanto sperato dalle truppe d'occupazione: infatti l'accaduto generò nuovi risentimenti che rivitalizzarono l'affievolita reazione armata antiunitaria.
    da "BRIGANTAGGIO SUL MATESE 1860-1880" Edizione Museo del Sannio (BN) e da: "BRIGANTI & PARTIGIANI" - a cura di: Barone, Ciano, Pagano, Romano - Edizione Campania Bella

  3. #423
    Gaeta resiste ancora!
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    Spiegatemi come mai in Francia hanno fatto i conti col proprio passato rivalutando i vandeani, lo stesso è avennuto negli Usa nei confronti dei sudisti. Per quale nobile tricoloratio motivo, ciò non può avvenire in Italia ?

    Sapete cosa accadde nel 1861 a Casalduni ?
    Ci siete mai stati ?
    Come mai non c'è alcuna targa che ricordo l'eccidio degli inermi cittadini di Casalduni ?
    Perchè a Napoli c'è un solo monumento (che se ne cade a pezzi) che ricorda la marcia trionfale del cardinale Ruffo e centanaia di busti e statue che ricordano quei porci infami che vennero a colonizzarci, che ci hanno buttati nel baratro ?

    Spiegatemelo, sono tutti orecchi !!!

    ps
    esiste un solo tricolore, quello francese, gli altri sono "scimiottature", vd giudizio sprezzante di Tommasi di Lampedusa nel Gattopardo. Noi Napolitani non abbiamo bisogno di "scimmiottarre" nessuno, dato che siamo uomini e non scimmie !!!

    ps
    c'è un sito di destra italiano, che dice di ispirarsi al De Sivo, ovviamente costoro non hanno letto La Tragicommedia e non sanno che per il De Sivo il tricolore era il simbolo della CAMORRA !

  4. #424
    legione muti
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    Citazione Originariamente Scritto da nando- Visualizza Messaggio
    Mi scuso con gli amici del forum se allargando il discorso , sono uscito fuori dal seminato mazziniano, ma ritengo oltre al dovere di associarmi agli elogi per i fascisti repubblichini e per l'idealismo mazziniano, riaffermare l'unicità della strategia liberale, condotta ANCHE, attraverso la massoneria (alcuna massoneria), iniziata prima del risorgimento, DURANTE, e nostro malgrado sino ai giorni nostri. Che poi il tutto, per nostra fortuna, non è andato come da loro prefissato (bhe) , meglio cosi.
    Gli imperi a cui mi "ispiro" li uso come riferimento, in quanto pur non immuni dal liberismo e i suoi gangli massonici, non pemisero a questi ultimi una azione orizzontale politica pienamente conforme alla loro "visione del mondo"


    Ecco appunto, ti fai onore riconoscere l'alta presenza massonica negli Imperi Centrali e borbonici ai quali Ti ispiri. Mazzini non solo non era massone, ma non era nemmeno liberale....parlava di "democrazia" ma come ne parlavano allora tutti i patrioti del Risorgimento per distanziarsi dai difensori di monarchie imperiali varie. Però, a quanto vedo continui a parlare di "fascisti repubblichini"...si dice FASCISTI REPUBBLICANI!

  5. #425
    legione muti
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    Predefinito Per il partenopeo citeriore

    Nessuno ha mai messo in dubbio che ci furono atti di grande valore ed eroismo tra coloro che si continuavano a battere per i colonizzatori borbonici.
    Ci furono anche atti di coraggio - indubbiamente - tra i partigiani che si battevano, tra il 43 ed il 45, per i colonizzatori angloamericani.
    Io preferisco, nel primo caso, i patrioti italici della Repubblica Romana innanzitutto, i garibaldini poi. Nel secondo caso preferisco i patrioti delle Brigate Nere e comunque della RSI. Ma non ti voglio convincere del contrario....ma come diceva il Duce: "Un popolo che non è capace di portare le proprie armi, deve portare le armi degli altri"....tra borbonici ed angloamericani la differenza c'è, ma continuo a preferire le DUE Repubbliche...

  6. #426
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    Mi ero allontanato da questa discussione, in cui ero entrato solo per delle precisazioni personali prima e per segnalare uno scritto francese poi, quindi ero riapparso sul forum solo per celebrare - poiché amo e rispetto da sempre i ribelli ed i vinti di qualsiasi causa, anche da me lontana, contrariamente a quanto qualcuno può credere – Omar al Mukhtar. Però Daudokos, nel momento in cui è apparsa la parola “patria”, mi ha richiamato dicendo che mi aspettava qui, in campo neutro e ad armi pari.

    Ma che cosa dovrei dire che lui già non sappia? Io ho già detto tutto quel che volevo e dovevo dire su certe “questioni risorgimentali”. Ad ogni modo, qui di seguito trascriverò alcuni passaggi del mio saggio sul Risorgimento apparso su “Politica Romana” nn. 4, 5 e 6 riguardanti problematiche relative al Sud tra il 1799 e il 1870 che sono state qui evocate, anche se - e mi scuso quindi con chi vorrebbe rimanere a parlare di Mazzini – non esattamente in rapporto con la discussione iniziale.
    NB - I forumisti meridionali devono sapere che sono meridionale ed orgoglioso di esserlo (e come tale non posso che omaggiare il coraggio dei "lazzari" che nel 99 si fanno massacrare per il loro re - che non lo meritava: se ne fuggi con oro e soldi dello stato su una nave inglese, e poi si viene a dire - altra discussione - che i Borbone non fuggirono mai come i (uno: uno solo!) Savoia...; i soldati di Messina e di Civitella; ma questo prescinde dal giudizio storico-politico su un Regno, nato bene e presto degenerato, e che non sarebbe caduto come una pera cotta se fosse stato così straordinariamente organizzato e felice come si racconta nelle... favole).


    0) CONSIDERAZIONI SULLA PATRIA (: ITALIA) VISTA DA ILLUSTRI APPARTENENTI ALLA “NAZIONE NAPOLETANA” (1700)

    “Genovesi non è solo colui che nel 1734 saluta la nuova dinastia borbonica come un «principato domestico», speranza di «vera libertà e grandezza», «perché niun popolo può dirsi veramente libero, il quale non abbia un principato domestico, e niente è più noto per la storia umana quanto che ogni provincia è schiava». Genovesi è colui che chiaramente individua nella libertà di Napoli, certamente condizionata dall’italianizzarsi della nuova dinastia, la premessa per l’unità e l’indipendenza dell’Italia tutta, di cui egli fu uno dei primi seri, autentici assertori. L’Italia, «comune madre nostra», egli la dice avvilita perché «in tante e sì piccole parti smembrata». La teoria dantesca del popolo romano come atto ad imperandum è da lui ripresa: «A voler considerare l’Italia e dalla parte del suo sito e in quella degl’ingegni, e per quel che ella altre volte ha fatto e fa eziando, tuttoché divisa e come dilacerata, si converrà di leggieri ch’ella fra tutte le nazioni d’Europa si è fatta a dominare». Il problema è che deve «in qualche forma di concordia e di unità ridursi»”.

    “[Francesco Caracciolo] Già nel 1756 il nobile napoletano aveva apprezzato lo Stato sabaudo perché «le truppe erano belle» e «composte di nazionali», anziché di mercenari, il Paese divenendo pertanto «totalmente militare di sua costituzione, da che procede la sorgente principale della vera forza e la potenza di uno stato». Il male d’Italia, osservava sulla scia di Genovesi, è il rimanere «divisa e spezzata in piccole dinastie, di cui ve ne sono alcune disarmate e senza alcuna forza e vigore». «Il re e lo stato - concludeva - hanno bisogno di soldati». E’ il sogno di Machiavelli: l’Italia una, armata, libera e spretata. Condiviso da Filangieri, per il quale «l’Italia è imprigionata nel particolare di ‘tanti piccoli stati’ dove ‘la sovranità è spezzata in tante piccole sovranità’, in ‘cattivi piccoli stati ai quali tutto è lecito’ e che si presentano come ‘feudi finanziari’ » Lo studioso, «innamorato di Sparta», ne La scienza della legislazione enuncia il progetto: realizzare «i vantaggi che avevano gli antichi popoli su i moderni, combinati con quelli che i moderni han sugli antichi; l’energia dei piccoli stati, comunicata alle grandi nazioni; la virtù della repubblica introdotta nella monarchia»




    1) CONSIDERAZIONI SUL ’99.

    “Quanto al sentimento nazionale, si ricordi che l’Italia allora era percorsa da due eserciti stranieri come nel 1943-45: da una parte quello francese e dall’altro quello degli “Alleati”: gli Austro-Russi più la flotta inglese. Gli “insorgenti” non furono che i marocchini dei Suvorov e dei Nelson e non combatterono che per ricreare un’Italia debole e divisa entro cui gli stranieri sarebbero potuti in ogni momento rientrare a saccheggiare le loro case e i loro campi (cosa che gli Austro-Russi, ad es., facevano non meno dei Francesi). Di contro, tra i “giacobini” vi erano uomini come il salernitano Matteo Galdi che già nell’estate del 1796 parlava «a difesa dell’integrale unità della Penisola» e pensava alla colonizzazione del Nord Africa e al Mediterraneo come «un immenso lago latino» da cui «espellere gli Inglesi e i Russi» che vi imperversavano (cfr. R. Soriga, L’avvenire mediterraneo d’Italia secondo la mente di un ‘patriota’ del 1796, in “Rass, storica del Risorg.”, a. 1930, fasc. IX, pp. 88-90). E allora suona come un monito ai patrioti italiani che Nelson, dopo aver promesso di trattare Napoli «come un villaggio irlandese in egual ribellione» (cfr. V. Sani, La Repubblica napoletana del 1799, Inserto di “Storia e Dossier”, n. 115, aprile 1997, p. 53), abbia riservato l’antenna della fregata Minerva all’impiccagione dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, mentre, abbattuti i fasci repubblicani (cfr. le belle monete della Partenopea), al servo borbonico veniva concesso di sollazzarsi con lo scempio di Piazza Mercato, che anticipava di un secolo e mezzo le «feste della liberazione” di Piazzale Loreto”.

    2) CONSIDERAZIONI SUL LEALISMO BORBONICO NEL 1860 (E SULLA FEDELTA' AL RE E LA FEDELTA' ALLA “PATRIA”)

    “E’ bene chiarire che la rivendicazione del significato tradizionale dell’impresa dei Mille, e quindi dell’abbattimento del Regno delle Due Sicilie, nulla toglie al rispetto per quei militari borbonici che ritennero di doversi battere fino all’ultimo per la dinastia. I garibaldini, contrariamente a quel che si dice “in partibus guelforum”, ebbero essi stessi questo rispetto, avendo un alto senso dell’onore militare. Va poi detto che molti ufficiali borbonici combatterono per Francesco II per ragioni di lealismo dinastico e non perché cattolici reazionari. Quando Alberto Mario si reca a colloquio col difensore di Reggio, il generale Briganti, questi sta sì recitando il rosario, ma gli dice: “Alfiere sotto il re Murat, militai anch’io per l’indipendenza d’Italia sul Po. Ora la mia fede di soldato è legata a Francesco II, e non la romperò. Del resto ammiro il vostro valore e m’è simpatica la causa che sostenete.” E Mario: “Generale, onore a chi serba la data fede! [...] Ma la fede al vostro re vi rende infedele alla patria e vi fa spargere sangue fraterno per mantenerla schiava. La prima fede all’Italia. Voi dovete ricomparire generale sul Po nel 1860, ove foste alfiere nel 1815, contro lo stesso nemico. Ivi l’onore va in compagnia con la gloria” (Da Camicia Rossa, in Antologia di scrittori garibaldini, cit., p. 479). Lo stesso D’Annunzio, cantore in Elettra di Garibaldi e dei garibaldini, non manca di rendere omaggio ne Le vergini delle rocce al giovanile eroismo della regina Sofia, mentre poco sensibile si mostra verso la figura di Francesco II”.

    3) CONSIDERAZIONI SUL RUOLO DEGLI INGLESI NEL RISORGIMENTO

    “Non estraneo aIla coltivazione della “teoria del complotto” fu anche il filosofo Del Noce, di cui la rivista di A.N. «Area» - che poi non si capisce come faccia a onorare la memoria di Berto Ricci e di altri fascisti filomazziniani e filogaribaldini - tempo fa si compiaceva di ricordare l’opinione secondo cui il Risorgimento non sarebbe stato altro che “un capitolo della storia dell’imperialismo inglese” (L. Copertino, Cattolici romani, quindi nazionalisti, in «Area», giugno 1996, pp. 84-85). E su questo, bastano poche parole. Nel “triennio giacobino”, lo si è visto, i patrioti italiani sono per gli Inglesi dei nemici. Nell’età napoleonica, invece, l’Italia è percorsa da dei Lawrence d’Arabia ante litteram come Lord Bentinck e il generale Mac Farlane che promettono agli Italiani l’indipendenza in cambio dell’appoggio contro i Francesi. A Milano gli “Italici puri” di Confalonieri scatenano la rivolta di piazza contro Eugenio Beauharnais, ma al momento del dunque, Congressi di Parigi e Vienna (1814-15), si dà il benservito a Confalonieri e gli stessi generali inglesi filoitaliani “furono messi a tacere. Altre erano le necessità quando si lavorava per la guerra e la vittoria - così scrisse Castlereagh - altre ora che si vuole assestare l’Europa secondo il principio di legittimità ed equilibrio” (G. Volpe, L’Italia del Risorgimento e l’Europa, cit., p. 303). Nell’età della Restaurazione i nostri esuli avranno ospitalità in Inghilterra e qui sorgerà anche, parallelamente a quello filo-ellenico, un movimento d’opinione filo-italiano, cui si deve guardare con riconoscenza. Ma nel ’21 il governo inglese non mosse un dito per salvare la Napoli costituzionale e nel ’48 fu favorevole alla sola rivoluzione siciliana in quanto prevalentemente autonomista: era interesse britannico una Sicilia “dipendenza” di Londra (un tale interesse si riaffacciò alla fine della Seconda guerra mondiale). In tutti i modi l’Inghilterra tentò di evitare che Carlo Alberto scendesse in campo contro l’Austria e sperò così di isolare i moti lombardo-veneti, anche se fu poi favorevole ad un ingrandimento del Regno sabaudo in funzione antifrancese (cfr. O. Barié, L’Inghilterra e il problema italiano nel 1848-49, Milano 1965). In effetti, e sempre per la stessa ragione, solo nel 1859-60 la Gran Bretagna volle decisamente l’unità d’Italia, e se questo era un interesse dell’imperialismo inglese ciò non toglie che fosse ancor più un interesse del nazionalismo italiano. Sarà bene ricordare, poi, di fronte all’insistenza con cui si ricorda con fini malevoli la copertura data dalle navi inglesi allo sbarco garibaldino a Marsala, che sui campi di battaglia gli Inglesi non c’erano: “Ma la vittoria delle Camicie Rosse fu italiana soltanto - purtroppo contro altri Italiani [...] Von Moltke, capo del formidabile Stato Maggiore prussiano, che di queste cose se ne intendeva, ebbe a dire che la battaglia del Volturno era stata condotta in maniera tattica esemplare” (G. Di Vita, loc. cit., p. 381). E l’autorevolissima opinione di Moltke valga anche a tacitare storici e pseudostorici che vogliono fare del “revisionismo storico” persino sulle qualità guerriere di Garibaldi. Sulla “questione inglese” il neo e il postfascismo italiani farebbero poi bene a ripescare la stampa della R.S.I.: cfr. G. L. Gatti, L’Inghilterra contro il Risorgimento e l’unità d’Italia, in «Libro e moschetto», 5 ag. 1944; A. Nacci, L’Italia e gli Alleati, in «Avanguardia», 27 genn. 1945 (il secondo era il giornale delle SS italiane, anch’esso su posizioni del tutto filorisorgimentali)”.


    4) CONSIDERAZIONI SUL “BRIGANTAGGIO”

    “Sul brigantaggio occorre essere chiari. Questo era un fenomeno endemico nel Regno di Napoli e da sempre se ne registrava un incremento nei passaggi di regime. Vero è però che tra il ’60 e il ’65 (con strascichi fino al ’70), il Sud conobbe una vera e propria guerriglia antiunitaria, che si può continuare a chiamare brigantaggio per la buona ragione che ad iniziarla e a terminarla vi furono anche personalità del mondo arcaico-rurale meridionale che già prima del ’60 erano dei malviventi a tutti gli effetti (tale il famigerato Carmine Crocco, il quale nel ’60 aveva partecipato all’insurrezione antiborbonica della Lucania sperando di averne dei vantaggi dal nuovo regime). Negli anni della ribellione generalizzata costoro, Crocco, Nanco ecc., divennero il polo di attrazione “militare” di ogni sorta di scontenti: dai soldati borbonici non integrati nell’esercito italiano agli ex galeotti usciti a fiumi dalle carceri borboniche, per finire ai contadini ulteriormente immiseriti dall’appropriazione borghese delle terre demaniali ed ecclesiastiche. Ma è significativo che l’esplosione del fenomeno coincida con la volontà cavourriana di sottrarre a Garibaldi e alla sinistra meridionale il controllo del Sud, procedendo sbrigativamente all’annessione e dando il via alla “dissennata politica dei proconsoli piemontesi [...] che della situazione locale non capivano nulla, anche perché i ‘galantuomini’ loro alleati non avevano nessun interesse a fargliela capire” (I. Montanelli, op. cit., p. 86). Ad approfittarne furono Pio IX e Francesco II, che da Roma inviarono subito come loro agenti i mercenari del legittimismo internazionale, con tanto di incoraggiamento “del comando francese, rappresentato da uno strano e misterioso avventuriero bretone, Langlois, di cui non si è mai riusciti a ricostruire i precedenti e la figura” (ibid., p. 89). Il clero del Sud, spesso più ragguardevole per il sudiciume morale che per la pietà evangelica, fornì ovviamente ampio appoggio propagandistico e logistico al brigantaggio, che non a caso ebbe un forte riflusso allorché con la Luogotenenza del generale Cialdini si strinse un ferreo cordone sanitario lungo la frontiera con lo Stato della Chiesa, dunque si inasprì sì la repressione nelle province meridionali, ma senza nemmeno più riguardi per vescovi, preti, frati e nobiltà legittimista. Il che rende corretta l’inserzione di tutta questa triste vicenda - di cui certamente vanno comprese le profonde ragioni “oggettive” - entro la storia della cospirazione clerico-legittimista contro il Regno d’Italia. Se ho accennato con Montanelli alle effettive colpe dei Piemontesi, un limite va però posto alla fin troppo facile immagine degli ufficiali subalpini quali “belve colonialiste” ed anche all’idilliaca immagine del “partigiano” o del “pio contadino” che i vari fronti dell’Antirisorgimento divulgano per dignificare oltre il dovuto il brigantaggio. Uno dei primi resoconti sul fenomeno fu il saggio su Il brigantaggio alla frontiera pontificia dal 1860 al 1863 (Milano, 1864), dedicato al generale Govone, uno degli artefici della repressione e più tardi ministro della Guerra, dall’ufficiale dello Stato Maggiore Alessandro Bianco di Saint-Jorioz (sì, il figlio del teorico della “guerra per bande”!). Ebbene, in questo saggio scritto “a caldo”, se si ha perfettamente cognizione dell’importanza degli intrighi borbonico-papalini, si mostra pure una notevole comprensione delle cause economiche, sociali e culturali della guerriglia meridionale e si punta il dito tanto sulla durezza del dominio di classe dei “galantuomini” che sull’errore del “piemontesismo” (ibid., p. 377 sgg.). Né vi è nel piemontese Bianco il livore antimeridionale di un Farini, ché anzi egli trova nella gente del Sud “intelligenza pronta e fervida, docilità somma, e molto buon volere”, vedendovi un popolo rovinato da tre secoli di tirannide politico-religiosa, ma destinato a divenire “una parte eletta d’Italia” per il riconosciuto primato della sua più alta tradizione culturale (ibid., pp. 324-325). Ecco, se devo scegliermi un “eroe”, non mi scelgo né il Che Guevara legittimista José Borjès né il brigante Crocco di cui è recente l’agiografia del regista di A.N. Pasquale Squitieri, ma proprio il soldato Bianco, che è innanzitutto un eroe dell’intelligenza e rappresenta un’Italia unita capace di guardare i propri errori e andare avanti, in una mutua comprensione tra Nord e Sud e in una volontà riformistica guidata dalla tradizione nazionale. Purtroppo però attorno a me vedo perdurare i guasti provocati dai capanniani “formidabili” anni ’60-70, in cui il brigantaggio cominciò ad essere rivalutato astoricamente dall’Antirisorgimento di destra e di sinistra. Lo storiografo “ufficiale” dell’estrema sinistra, Renzo Del Carria, nel suo vendutissimo Proletari senza rivoluzione (v. vol. I, III ed., Roma 1976) volle sminuire, senza peraltro negarlo, l’elemento borbonico-clericale del brigantaggio, esaltando questo come espressione di una “informe coscienza di classe” portante all’attacco rivoluzionario “contro lo Stato borghese-capitalista” (ibid., p. 65). A destra, specialmente al Sud, lo si è celebrato e lo si celebra come “rivolta contro il mondo moderno” dei contadini, del clero e della nobiltà “tradizionali” contro la borghesia “massonico-giacobina”. Di fronte alle contraddizioni intime di un fenomeno tanto complesso e tanto specificamente meridionale, a sinistra fa comodo dimenticare le parole del valoroso legittimista spagnolo Borjès sui “vietcong” meridionali: “Andavo a dire al re Francesco II che non vi hanno che miserabili e scellerati per difenderlo, che Crocco è un Sacripante e Langlois [anche lui!] un Bruto”. A destra si sorvola sulle parole del brigante La Gala ad un notabile suo prigioniero sulle idealità dei “pii difensori del Trono e dell’Altare”: “Tu hai studiato, sei avvocato, e credi che noi fatichiamo per Francesco II?” Del Carria (ibid., pp. 103 e 102 n. 28), almeno, ammetteva che dopo il ’65 la sua “guerriglia partigiana” era divenuta via via sempre più “malandrinaggio” che non si arrestò neanche di fronte all’uccisione degli stessi contadini e allo stupro delle loro donne. I “vandeani” di casa nostra, come l’Adolfo Morganti esaltante l’“opposizione [...] armata” del popolo contro la “catechesi sociale liberale e massonica” (Le convergenze parallele. Su Evola e il cattolicesimo, in AA. VV., Julius Evola. Mito, azione, civiltà, Rimini 1996, p. 76), dovrebbero chiedersi perché codesto ultimo “malandrinaggio” che finì per disgustare gli stessi “cafoni” cessò solo nel ’70, quando chi si ostinava a foraggiarlo perse il suo ignobile staterello... Da ultimo, una curiosità: l’editore di Proletari senza rivoluzione era Giulio Savelli, figlio scapestrato di una grande famiglia della “nobiltà nera” di Roma, divenuto poi per breve tempo l’uomo di Bossi nella Capitale, poi un deputato di Forza Italia (corrente iperliberal-liberista), quindi dell’UDR per legarsi infine al CCD. Quanto al maoista Del Carria, è oggi militante della Lega Nord. Ogni commento è superfluo”.

  7. #427
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    Bellissimo, grazie davvero. Fortuna che esiste gente che studia e non crede alle baggianate.
    Su Savelli integro: prima di diventare uomo di Bossi a Roma, anche se per poco, era stato in gioventù un confuso trotzskista editore di "Porci con le ali".
    Alla fine ha fatto il deputato per Forza Italia, così ora si prende la pensione...

  8. #428
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    Ecco appunto, ti fai onore riconoscere l'alta presenza massonica negli Imperi Centrali e borbonici ai quali Ti ispiri. Mazzini non solo non era massone, ma non era nemmeno liberale....parlava di "democrazia" ma come ne parlavano allora tutti i patrioti del Risorgimento per distanziarsi dai difensori di monarchie imperiali varie. Però, a quanto vedo continui a parlare di "fascisti repubblichini"...si dice FASCISTI REPUBBLICANI!

    Non vedo quale onore puoi attribuirmi, nel solo constatare , che chi fu nemico delle tradizioni europee, in alcuni popoli non riusci sino in fondo ad agire. Onore a chi se ne rese conto e non gli permise di perseguirne l'ideologia criminale.

  9. #429
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Nando "ignora" alcune cose, è evidente che le sue proposizioni sono generate dal sentimento, da una scelta di campo di valore (secondo il suo schema di valori). Infatti:
    1. La politica estera inglese è sempre stata ispirata dalla concretezza contingente e dal tentativo di far sì che in Europa nessuna potenza potesse prevalere sugli altri. Ma quale massoneria...ma quali sette? Ma presentatevi ad un convegno di un centro studi giustificando la politica inglese con la massoneria e vedete che figura di merda ci si fa...Gli ho portato ad evidenza che fu Orazion Nelson ad affiancare dal mare la riscossa dei sanfedisti borbonici di Ruffo contro i "giacobini". L'ammiraglio Caracciolo fu impiccato dagli Inglesi...Ed ancora i briganti furono riforniti tramite armi che arrivavano e venivano smistate da Malta. Il riconoscimento dell'annessione del Regno delle Due Sicilie all'Italia, è posteriore al 1861.
    2. L'intervento militare francese del 1849, teso a reprimere la Repubblica Romana, intervento del tutto incredibilmente simile a quello americano in Iraq o meglio in Afghanistan ("ristabilire l'ordine a Roma..."), certo ambiguo in quanto anticipa gli Austriaci (che si fermano in Umbria) e Spagnoli e Borbonici (che invece si spingono fino a Velletri e Palestrina), è frutto di una mozione parlamentare "Luigibonapartista" con un compromesso storico: monarchici legittimisti e rivoluzionari del 1848, la prima rivoluzione in cui compaiono le bandiere rosse..., votano l'intervento. Ergo, Pio IX viene salvato dai postgiacobini e dai monarchici costituzionali francesi, nonchè dagli austro-spagnoli-borbonici. Ma si sa, per la chiesa, il fine...giustifica i mezzi.
    Ignoro molte cose, ed è per questo che cerco di confrontarmi con chi ha visioni diverse dalla mia. Sempre pronto ad imparare se lo ritengo giusto, sempre pronto ad acquisire tesi avverse , se queste ultime potranno essermi utile al fine di una azione orizzontale. Vero ho fatto una scelta di campo in base alla convinzione che lo spartiacque del futuro sarà Globalizzazione contro territorialità e uniformità contro identità, ma non ho dogmi ideologici preconfezionati e come scrive un mio amico prediligo le "innate società" alle "simulate società". Questi nuovi "limes" della politica futura, spaccheranno e stanno gia spaccando i vecchi schemi ottocentesci della politica. Il confronto via virtuale è molto veloce e forse sarebbe meglio far sedimentare molte cose, ma ritengo opportuno non sottrarmi al confronto in quanto lo ritengo fonte di arricchimento. Ancor di più tale confronto genera Cultura quanto più sono “sentite” le tesi esposte.

    ma scendiamo nel merito:
    1) Chi ha sostenuto che le lobby non sono e non possono essere pragmatiche?
    Chiaro ed evidente che l'inghilterra ha applicato il dividi ed imperia sui popoli europei per conservare il suo primato. ma mi sembra che non sia chiaro che attraverso questo suo primato ha diffuso di "liberazione" in "liberazione" le tesi liberali in tutto il mondo. Che il pragmatismo inglese , coincidesse con gran parte delle intenzioni liberali e massoniche e stato sostenuto anche dal giacobinissimo Marotta al Centro Studi Filosofici di Napoli in un convegno sul rapporto Inghilterra-risorgimento. Ma ha più valore (borghese) chi le analisi le fa con amore (intendendo il termine in maniera nicciana o alla dante) o chi lo fa per mestiere dietro titoli accademici e lodate prebende economiche? lascio cadere i termini da te usati (figura di merd...), in quando non è mia intenzione offendere nessuno, e le figuracce se servono a crescere ben vengano. Ma ti assicuro che fior fiore di cattedratici in quel convegno hanno sostenuto tesi similari alle mie, ma restano cattedratici prezzolati dal regime e preferisco lo “scontro” con chi ha animo puro, al conformismo della convenienza. Il Ruffo era contrario all'impiccagione del Caracciolo proprio perché non voleva cadere dalla padella giacobina alla brace inglese. Ma per ritornare al tema (c’è continuità nell’opera liberale attraverso la massoneria nel perseguire finalità ideologiche avverse alle comunità popolari Europee) quanto nel “potere” inglese si deve alla scelta di Guglielmo di applicare\concedere per la prima volta nella storia il signoraggio alla banca Inglese? Vero o non vero che l’inghilterra in ogni modo possibile “fiancheggio” ed impose l’esportazione del signoraggio privato in Europa? Vero o non vero che la priorità europeistica dei liberali e stata la Banca d'Europa? E permettimi di fare "dietrologia" vero o non vero che il word la parola signoraggio non la prevede nel dizionario?(è una battuta –vera- ma una battuta)

    2) argomento che condivido in gran parte, con le differenze gia discusse in altri post , che credo sia inutile ripetere. Tengo a sottolineare che non ho mai sostenuto che i Borbone rappresentassero il paradiso in terra.

  10. #430
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    Citazione Originariamente Scritto da Gaio Mario Visualizza Messaggio
    Oltre a ribadire il legame profondo fra RSI e Mazzini, fra RSI e patrioti risorgimentali, scopo di questo thread come magari di altri che si dovrebbero aprire è farla finita una volta per tutte con le panzane dei complotti ed arrivare a diffondere una cultura di una storia che si fa con i dati, con l'economia, con la geografia, con la demografia, con la cultura e la scienza, la filosofia e le idee, le guerre e non con i pettegolezzi da confessionale ed i rapporti e le confessioni di "barbe finte" di terza scelta o giornalisti polemici, o ancora le fiction televisive o i films.
    Scelga la "comunità quel che preferisce: se l'impegno serio ed equilibrato o le favolette fuorvianti.

    Caro Gaio, non sono un “complottista” incallito, e quindi ritengo, come te, che la storia sia altro . ma io non sono uno storico e più del come, sono interessato ai perché. Resto dell’opinione che una linea di continuità NEL TEMPO leghi in modo evidente l’agire di determinate forze in campo. Ma come hai ben espresso siamo su questo di opinioni differenti. Quello che mi risulta strano e il tono di sufficienza. Il forum è un luogo di discussione? Ogni tanto c’è una discussione che invece di fare propaganda (al fine di che non capisco) suscita approfondimento?
    Bene approfondiamo. Se dobbiamo semplicemente quotare o disapprovare nessuno cresce, ed allo stesso tempo nessuno si mette in discussione. Quanti “cattivi maestri” si celano dietro l’arroganza del “quello che dico io è la verita!”.? Tanti, purtroppo tanti.
    Ritieni davvero che le tesi che io sostengo siano frutto di amor per le telenovelle? Per la fantasy o frutto di perverse elucubrazioni mentali? Ritieni che non sarei in grado di riversare nel post centinaia di autori, testi e uomini che hanno idee similari alle mie? Ma che senso avrebbe? Io voglio dialogare con persone intelligenti, su temi che considero utili alla costruzione di qualcosa di reale , nella costruzione di un alternativa al conformismo dilagante. Noi a Napoli ci proviamo da tempo e qualche cosina siamo riuscita a farla, proprio perchè pur favorevoli all’idea di una continuità dei nostri nemici nel tempo (complottismo?) non applichiamo il complotto fra di noi. Siamo seri ed equilibrati? Quello che realizzeremo lo dimostrerà. Per adesso ORA a Napoli ci sono ben tre sedi operanti sull’identitarismo, sul tradizionalismo, e sul meridionalismo (non faccio nomi di sigle perché come detto prima non sono qui per fare nessuna forma di proselitismo), una rivista identitaria, è una bella comunità militante , e questo da almeno 2 anni e mezzo. Oltre questo a Napoli (città intendo , in provincia non so) come sedi e strutture, alternative al sistema NON C’è NESSUNO, (ad esclusione dei centri sociali e dei loro orchetti, e della casa editrice di vecchia data che ben conoscerai, che di tanto in tanto lancia qualche messaggio). Ho ritenuto te e gli altri amici del forum gente degna e preparata per discutere con cognizione di causa e senza “sufficienza”, se ciò non è reciproco, non fa nulla, dovevo provarci lo stesso.

 

 
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