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Discussione: La Finanziaria

  1. #1
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    Predefinito La Finanziaria

    LA FINANZIARIA: IL SOLITO BALLETTO
    Dall’ultima decade di Agosto l’argomento principe di tutti i politici, dei segretari, di Almunia (responsabile affari economici dell’UE), di Trichet (presidente della BCE), del FMI, del Financial Times, nonché di esperti economisti e politologi nostrani, è la Finanziaria. E’ un tiro incrociato al solito piccione (i conti pubblici italiani). Ognuno ha la sua ricetta, quella giusta…come quelle che ci ha propinato per cinque anni l’ispirato professor Tremonti che, nonostante le rovine lasciate, trova ancora il tempo e il coraggio di sentenziare. Basta guardare i numeri che ci ha lasciato:

    Deficit/Pil Debito/Pil Crescita Disoccup. inflazione Retribuzione
    EUROPA 2,3 63,4 2,4 7,8 2,4 2,2
    ITALIA 4,2 106,4 1,5 7,4 2,2 2,9

    Un balletto di cifre. Si è partiti da 35 mila euro; oggi siamo già a 30 mila e i partiti della cosiddetta sinistra radicale, pur avendo abbandonato il termine nutelliano di spalmare, spingono per una ulteriore riduzione grazie all’imprevisto aumento delle entrate.
    Non andrò ad ingrossare la schiera dei rigoristi né quella dei possibilisti. Farò alcune riflessioni precedute da un’amara considerazione: centro destra o centro sinistra…il teatrino è sempre lo stesso (anche gli attori, per nostra sfortuna); speriamo che alla fine del consueto iter la Finanziaria parli un po’ di sinistra e di equità tra le fasce di reddito (una volta si parlava di classi sociali).
    Dalle dichiarazione di Prodi e del ministro Padoa Schioppa sappiamo che i “tagli” riguarderanno la sanità, il pubblico impiego, la previdenza (per intenderci, le pensioni) e gli enti locali, cioè quei settori che da sempre subiscono consistenti potature, mentre i soliti noti, con la necessità di rilanciare la produttività (giustamente) godranno, come sempre (speriamo che questa volta il sacrificio andrà a buon fine …ma sugli industriali italiani occorrerebbe aprire un serio dibattito…), di benefici e di agevolazioni.
    La SANITA’ è un vortice che ingoia soldi a non finire. I cittadini, allora, intervengono per chiuderlo: è sempre stato così e ci si accorge che il buco non ha fondo.
    Bisogna colpire gli sprechi: ecco i ticket sui ricoveri o sul ricorso al pronto soccorso.
    Quale spreco elimina, di grazia, il ticket? Se ci rende tutti più sani, che ben venga!
    Non è sicuramente una punizione per chi si ammala. Infatti, sarà esteso ai redditi alti (quanto alti? e si terrà conto di impegni già presi dalle famiglie, come mutui o prestiti o altre spese programmate?).
    Si elimineranno i posti letto in più in alcune regioni, ma saranno aumentati nelle regioni in cui scarseggiano? Non ci è dato saperlo.
    Saranno diminuiti i prezzi dei farmaci. Quelli a carico della sanità o quelli a carico dell’ammalato?
    I veri sprechi, quelli che i politici conoscono bene, sui quali intervenire vanno dall’acquisto di costosi macchinari mai utilizzati alle continue prescrizioni di analisi e visite specialistiche non sempre necessarie, col ricorso massiccio a strutture private che depotenziano le pubbliche.
    Ma la perfidia sta nel prevedere che le regioni che sforano aumentino l’IRPEF e l’IRAP, con una ricaduta immediata e generalizzata sui cittadini, ancora una volta visti come limoni da spremere per colpe imputabili ad altri (responsabilità politica e amministrativa).
    E’ importante saper che i soldi che il governo stanzia per la sanità rappresentano il 6,6 del PIL (qualche esempio: Germania 8,8; Svezia 8,6; Francia 8,1; Danimarca 7,9; Inghilterra 7,2…).
    Nel PUBBLICO IMPIEGO si preannunciano interventi sul personale con l’introduzione del turn over e sulla scuola.
    Diciamo che il turn over non è del tutto negativo se applicato in quei settori dove i lavoratori che andranno in pensione non verranno integrati in quanto il loro numero pur superiore alle necessità non ha aumentato la produttività.
    Diverso è il discorso sulla scuola dove si prevede una riduzione degli insegnanti di sostegno e un aumento di alunni per classe con conseguente riduzione del numero dei docenti. Non ci sono parole!
    Ancora una volta i più deboli e i più bisognosi verranno penalizzati. Mi riferisco agli alunni portatoti di handicap o, come si dice ora, diversamente abili. Si edulcora la terminologia ma si tagliano le risorse (brutalmente: meno ore per i bambini comunque svantaggiati).
    Sarà aumentato il numero degli alunni per classe perché al di sotto della media europea. Di conseguenza diminuiranno il numero delle classi e degli insegnanti. I nostri politici dimenticano la conformazione fisica dell’Italia che determina molte comunità montane e molte isole abitate, per cui si avranno classi affollate nelle solite città e nei soliti paesi della penisola con grave pregiudizio dell’insegnamento. Ma la media europea è salva!
    Saranno ridotti di 1,8 miliardi di euro i trasferimenti agli ENTI LOCALI. E’ ovvio che ciò avrà delle ripercussioni sul numero e sulla qualità dei servizi al cittadino o un aumento delle tariffe (sembra di leggere la finanziaria di Tremonti!)
    Ma il fiore, il colpo di genio è l’introduzione della “tassa di scopo”, che servirà a finanziare interventi specifici dell’Ente Locale. E così il cittadino, dopo aver pagato i ticket sanitari, pagherà anche la “tassa di scopo”! A che scopo? Allo scopo di realizzare lo scopo di questo o quell’assessore…Mi farei una grassa risata se il problema non fosse così serio.
    Quasi tutti i Comuni ricorreranno alla tassa. Si tratterà di vedere chi la pagherà, quali fasce di reddito od ognuno in funzione del guadagno reale o quello che emerge dal 730…una commedia pirandelliana certamente.
    Mi sembra più interessante la proposta di ridurre del 30 per cento il numero delle province. Sono troppe e rappresentano un carrozzone clientelare, un enorme spreco di soldi. Mi sono sempre chiesto se le loro funzioni non possano essere espletate dal singolo comune o da un consorzio egli stessi per non parlare delle aree metropolitane. E’ ora di abolirle tutte, ecco una riforma strutturale!
    Parlare di PREVIDENZA è parlare di pensioni.
    Si vogliono chiudere due finestre nel 2007 e aumentare l’età pensionabile perché è aumentata l’attesa di vita e di legarla a un sistema di incentivi e di disincentivi (penalizzazioni).
    Non sono un tecnico, ma penso che ci sono altri modi d’intervento e non sempre sui soliti soggetti.
    Si parla di un contributo di solidarietà delle pensioni d’oro. Non sarebbe meglio (riforma strutturale) stabilire dei parametri che trasformino le pensioni d’oro in pensioni d’argento?
    Le pensioni d’oro sono un’offesa per chi con la pensione non riesce a vivere. Cosa avranno fatto mai i pensionati d’oro? Quali responsabilità hanno avuto? Avranno diretto la Banca d’Italia, l’ENI, l’Alitalia, le FF.SS., l’INPS….Ma lasciamo perdere…i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Il mondo della previdenza va riassettato con una legge ad hoc, tenendo conto non solo dell’età ma anche dei lavori usuranti, livellando i contributi pensionistici degli autonomi (14%) e dei dipendenti (32,7%) e, soprattutto, che al di un certo tetto le pensioni non vanno.
    Si leggeva sui muri di Roma, appena liberata dagli americani: “cambia il c. ma il culo è sempre lo stesso”. Mi scuso della volgarità. Ma quando questo Paese diventerà un Paese europeo?
    Ciceruacchio

  2. #2
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    FINANZIARIA: MUSI (ULIVO), CAPIRE SE SCELTE SARANNO UTILI AL PAESE =



    Roma 28 set.(Adnkronos) - ''Attorno alla finanziaria ci sono

    troppi protagonismi che si inseguono pur di apparire e troppi vogliono

    testimoniare la loro esistenza anziche' preoccuparsi del Paese''. Lo

    dichiara Adriano Musi deputato dell'Ulivo e presidente dei

    Repubblicani Europei che aggiunge: ''il problema non e' votare o non

    votare la finanziaria, e' leggerla, conoscerne le scelte e capire se

    queste siano utili a restituire fiducia all'economia nell'interesse

    del Paese, dei Cittadini e del loro futuro''.



    ''La preoccupazione - conclude Musi- e' che troppi stiano

    operando per giustificare le loro ricollocazioni in politica e non per

    affrontare seriamente e responsabilmente l'eredita' negativa del

    precedente governo''.
    Ciceruacchio

  3. #3
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    FINANZIARIA: AMATO A SINDACATI POLIZIA, SALVEREMO 1.300 AUSILIARI =

    IPOTESI SERVIZIO ANTICENDIO VIGILI FUOCO A PAGAMENTO



    Roma, 29 set. - (Adnkronos) - Il ministro dell'Interno Giuliano

    Amato, nel corso dell'incontro di questa mattina a Palazzo Chigi con i

    sindacati di polizia, ha manifestato l' intenzione di sciogliere le

    direzioni interregionali della Polizia di Stato allo scopo di

    contenere i costi. Sempre per ottenere maggiore liquidita' da

    destinare al corpo dei Vigili del Fuoco, il Governo starebbe studiando

    l'ipotesi di far pagare il servizio anti-incendio pro quota agli

    utenti per avere le risorse necessarie per i miglioramenti strutturali

    e tecnologici.Lo riferisce il portale del network radiofonico della

    sicurezza GrNews.it.



    Il ministro ha inoltre previsto un impegno di 41,7 mln di euro

    per l'inserimento dei 1.323 agenti ausiliari della polizia (63° e 64°

    corso) che rischiano di rimanere fuori dopo il 31 dicembre, e di 25

    mln per il 2007 per il potenziamento del parco macchine e tecnologie

    della Ps, che potrebbero diventare 50 mln con il rifinanziamento della

    legge 217/06 per la programmazione degli investimenti. Secondo

    GrNews.it, Amato si e' detto contrario al blocco del turn over che

    comporterebbe il mancato inserimento di 1.100 dipendenti che

    diventerebbero 2.400 se non si riuscisse a reinserire gli ausiliari.

    Per il rinnovo del contratto delle forze di polizia la cifra che

    circola in queste a Palazzo Chigi va dai 20 ai 28 euro.



    (Res/Zn/Adnkronos)

    29-SET-06 134
    Ciceruacchio

  4. #4
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    FINANZIARIA: MUSI, BENE PRINCIPI MA NORME DA RISCRIVERE =



    Roma 2 ott.(Adnkronos) -I principi della Finanziaria ''possono

    essere validi ma credo che le norme siano da rileggere e valutare

    attentamente e ove necessario da riscrivere''. Lo afferma Adriano Musi

    dell'Ulivo e presidente dei repubblicani europei che aggiunge: ''il

    testo e' frutto di una giornata concitata e di intensa di mediazione

    avvenuta all'interno del governo in cui a principi condivisibili fanno

    riscontro nel testo degli articoli che evidenziano le contraddizioni.

    Lo si nota -precisa Musi- per il mezzogiorno dove pur a seguito della

    limitatezza delle risorse destinate non si colgono le priorita'

    strategiche''.



    ''Lo si nota - prosegue- nella politica fiscale ove ad una

    corretta rimodulazione dei sei miliardi del secondo modulo fiscale del

    passato governo non si coglie la destinazione del cuneo fiscale di

    pertinenza dei lavoratori dipendenti ed ancora - aggiunge Musi - lo si

    coglie nella previdenza complementare dove si destina il tfr a un non

    meglio definito fondo per gli investimenti, intervenendo anche sulla

    contribuzione previdenziale obbligatoria. Ed infine - conclude- lo si

    coglie nella sanita' dove la quantita' non fa comprendere il disegno

    della qualita'. Ed e' solo una prima lettura''.
    Ciceruacchio

  5. #5
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    Dal Riformista del 2 ottobre 2006

    Et voilà la finanziaria tutta entrate (vere e mascherate)

    di Tonia Mastrobuoni

    Martedì la Finanziaria approderà alla Camera. Romano Prodi, intanto, deve essersi convinto che governerà a lungo. Che quattro anni basteranno a far dimenticare questa sua prima volta sulla Finanziaria, tutta imperniata su misure fiscali. Del resto, l’ex presidente della Commissione europea aveva definito “stupido” il vecchio Patto di stabilità e sa bene che quello nuovo impone di fare riforme strutturali e di attenersi ai vincoli di bilancio proprio nei periodi come questo, di congiuntura economica favorevole. Ma c’è modo e modo di rispettare questi obiettivi. Anche senza elezioni a breve (sul calendario), quello che rende perplessi della Finanziaria 2007, sono gli strumenti per raggiungere questi primi, condivisibili risultati.

    Con il documento appena approvato dal Consiglio dei ministri il deficit si attesterà dal 4,8% del 2006 a meno del 3% nel 2007. Il debito, che nell'ultimo scorcio di legislatura del precedente governo aveva ripreso a salire, invertirà il trend scendendo al 106,9% dal precedente 107,5. Ma è sufficiente dare un'occhiata al dettaglio degli interventi da 33,4 miliardi di euro per capire che tra tasse e contributi Via XX Settembre ha partorito una manovra quasi interamente basata su nuove entrate. Il resto del “danno", rischiano di farlo poi comuni, regioni e ammmistrazioni locali, cui è stata riconosciuta di nuovo, dopo anni di blocchi, la libertà di aumentare le addizionali e l'ICI.

    Anzitutto, dalla ripartizione ufficiale delle quote di entrate e di risparmi sulla spesa esplicitata dal governo, è utile richiamare alcuni dati: 13 miliardi di entrate, oltre venti miliardi di presunti tagli alla spesa pubblica nei quattro grandi comparti della pubblica amministrazione e «altre entrate». Tradotto: aumenti di contributi, ticket e altri balzelli. Prendiamo l'annoso capitolo delle pensioni: doveva essere il piatto forte da consegnare alla Commissione europea. Ebbene, dopo le barricate dei sindacati e dell'ala radicale del governo è stata rimandata la revisione dello “scalone" della riforma Tremonti, quella dei coefficienti di trasformazione della Dini e non ci sarà alcuna chiusura delle finestre per andare in pensione nel 2007 (come annunciato ieri dal ministro del Lavoro Damiano). I soldi del capitolo previdenza verranno rimediati attraverso un prelievo sulle “pensioni d'oro", un aumento dei contributi degli autonomi e dei parasubordinati e altre misure spot. E sembra confermato il piano da 5 miliardi di euro di trasferimento di una quota del TFR all'INPS che ha fatto infuriare la Confindustria nei giorni scorsi.

    Su altri due comparti della pubblica amministrazione, sanità e amministrazioni locali il risultato, sulla carta, sembra ottimo: rispettivamente 3 e 4,3 miliardi di risparmi. Tuttavia, è chiaro che concedendo ai sindaci e ai governatori libertà impositiva il Patto di Stabilità interno e i vincoli sui loro bilanci rischiano di essere obiettivi puramente politici (l'unico deterrente è cioè che dovranno vedersela con gli elettori, se aumenteranno le tasse per far fronte alle spese in eccesso). I soldi in più che i cittadini si ritroveranno eventualmente in busta paga grazie alla cancellazione della riforma Tremonti (se sono cosiddetti ceti medi o bassi, secondo Visco e Prodi, cioè se guadagnano meno di 40mila euro) e grazie alla riduzione del cuneo fiscale, rischiano di essere vanificati dalle addizionali regionali, comunali o dalle imposte in più che si pagheranno sui Bot, sulle case o sulle sigarette. Un gioco che rischia di essere a somma zero, nelle migliore delle ipotesi, altrimenti a svantaggio dei portafogli dei contribuenti, oltretutto in un anno che sarà molto meno positivo dal punto di vista della crescita economica (nelle stime è l'l,6% nel 2006 e l’1,3% l'anno prossimo).

    Risparmi veri sembrano previsti invece sul quarto capitolo della spesa pubblica, l'amministrazione pubblica, ma si tratta di miseri 2,8 miliardi. Però la sensazione, non solo tra i rigoristi della maggioranza, ma nello stesso ministero dell'Economia, è che sul versante dei risparmi sulla spesa si potesse fare di più. A fine agosto le cifre che circolavano nei corridoi erano molto ambiziose: si parlava di 8 miliardi di nuove entrate e 22 miliardi di tagli alla spesa pubblica. Questo rapporto, nel giro di un mese, si è rovesciato: la Finanziaria approvata venerdì è composta per circa due terzi da nuove entrate e per un terzo di risparmio sulla spesa. Certo, ci sono state le levate di scudi dei ministeri di spesa, del PRC, dei sindacati. Ma non basta a spiegare questo squilibrio. E' evidente che c'è un problema nello stesso ministero ad individuare le voci di spesa in eccesso, ad entrare nelle pieghe dei bilanci dei singoli settori della amministrazione pubblica: un mare magnum che fa capo non direttamente al ministro Padoa Schioppa, ma un gradino sotto di lui, alla Ragioneria Generale dello Stato. Anche se il ministro ha rinnovato recentemente la fiducia sia a Mario Canzio che al suo predecessore, il direttore generale del Tesoro Vittono Grilli, non è sfuggita la nuova norma inserita in Finanziaria che prevede uno spoil system molto discrezionale su tutti i dirigenti pubblici. Con una manovra così sbilanciata sul versante delle entrate e le prevedibili polemiche infuocate dei prossimi giorni, autorevoli fonti governative non escludono che le pressioni possano aumentare parecchio sui due "guardiani dei conti" sopravvissuti all'era Tremonti.

  6. #6
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    Da www.lavoce.info

    01-10-2006
    Un rientro dal lato sbagliato Tito Boeri
    Pietro Garibaldi


    I numeri della manovra
    In attesa che vengano resi pubblici la nota di variazione al DPEF e la Relazione Previsionale e Programmatica, proviamo a riassumere, sulla base delle informazioni disponibili, gli effetti macroeconomici della manovra.
    Al Governo servivano 14,8 miliardi di euro di aggiustamento netto per riportare il deficit tendenziale nel 2007 dal 4 al 2,8 percento, rispettando gli impegni presi con l’Unione Europea. La manovra è molto più consistente (33,4 miliardi) perché altri 18,6 miliardi servono a finanziare scelte discrezionali di politica economica. Si tratta di un insieme di misure – definite col termine equivoco "politiche a sostegno dello sviluppo" – tra le quali rientrano sia il taglio del cuneo fiscale che semplici iniziative di spesa, come il rifinanziamento dei cantieri e delle ferrovie dello Stato, il rinnovo del contratto del pubblico impiego, nuovi finanziamenti alle Poste, la missione in Libano nonchè dotazioni a vari "fondi" pubblici a disposizione dei singoli ministeri, come il fondo infrastrutture, il fondo per la famiglia, quello dell’occupazione, etc.. Il Governo raccoglie queste risorse senza ricorrere ad una tantum. Ma utilizza misure di finanza creativa, come il trasferimento all’INPS dei flussi di TFR che i lavoratori non dirotteranno ai fondi pensione. Discutibile inoltre l’inserimento nella manovra di entrate (per più di 7 miliardi) da misure anti-evasione e anti-elusione, per loro natura difficili da quantificare.


    La vera sfida

    Come non avevamo mancato di rimarcare su questo sito, la vera sfida della Finanziaria era quella sulla qualità dell’aggiustamento, la sua composizione tra maggiori entrate e minori spese. Temevamo un leggero sbilanciamento dell’aggiustamento a favore delle entrate. Ci siamo sbagliati. Lo sbilanciamento a favore delle entrate non è leggero: si va ben oltre il 50% paventato qualche giorno fa. E solo in rari casi si sono attivati meccanismi virtuosi che porteranno a risparmi crescenti nei prossimi anni. Quindi si è fatto pochissimo per riprendere controllo della spesa pubblica.
    La tabella qui sotto cerca di riassumere i dati sulla composizione della manovra, sulla base delle informazioni disponibili. Non è possibile quantificare il contributo delle entrate con precisione dato che parte di queste (o dei risparmi) non dipende dal Governo, ma da come gli enti locali utilizzeranno i maggiori margini di autonomia impositiva loro concessi. Nel caso in cui gli enti locali rispettassero i vincoli imposti dal Patto di Stabilità interno e dall’accordo sul contenimento della spesa sanitaria per metà con tagli di spesa e per metà con incrementi delle tasse (facendo, dunque, molto meglio delle amministrazioni centrali dello stato) le entrate contribuirebbero per ben 24 miliardi alla manovra, limitando i tagli alla spesa a soli 9 miliardi. Ciò significa un contributo delle entrate superiore al 70 percento della manovra complessiva e, comunque, mai inferiore al 64%. Ma la percentuale potrebbe essere anche più alta, arrivare fino all’84%.


    Questo sbilanciamento dal lato delle entrate si deve al contributo delle amministrazioni centrali dello stato alla manovra: almeno 7 miliardi provengono dagli studi di settore e da inasprimenti dei controlli fiscali, mentre la manovra sulla previdenza consiste pressoché interamente nel trasferimento del TFR all’INPS (5,3 miliardi, di cui discutiamo sotto) e nell’aumento dei contributi previdenziali, volto a riallineare aliquote di computo ed aliquote effettive, coerentemente con il metodo contributivo adottato nel 1996. Per il pubblico impiego sono state accantonate generose risorse per il rinnovo dei contratti, in cambio di una generica promessa sindacale a "riformare il comparto".
    L’operazione sul cuneo fiscale agisce sull’IRAP e non sui contributi previdenziali. Si tratta di una scelta condivisibile. Più discutibile invece la distribuzione temporale dello sgravio. Immediato per i cittadini e diluito nel tempo per le imprese.
    Torneremo sugli effetti distributivi della riforma dell’IRPEF. Sembra favorevole agli individui con redditi inferiori ai 40.000 euro. Più complesso valutare il suo effetto sui bilanci delle famiglie.

    TFR: i debiti sono debiti

    Il lato più inquietante della manovra, quello che la avvicina di più alle tante operazioni di finanza creativa varate nella scorsa legislatura, consiste nel trasferimento all’INPS (e poi ad un fondo per il finanziamento delle infrastrutture) della parte di trattamento di fine rapporto (TFR) accumulato dagli individui ogni anno, e non dirottato ai fondi pensione. Si tratta, in altre parole, di un prestito forzoso per finanziare spese infrastrutturali ottenuto trasferendo dalle imprese allo stato un debito nei confronti dei lavoratori dipendenti che non eserciteranno l’opzione di trasferire il TFR ai fondi pensione.
    Come discusso altrove questa misura rischia di diventare la pietra tombale sulla speranza di creare dei fondi pensione in Italia perché indurrà questo Governo e quelli successivi ad ostacolare in tutti i modi i flussi verso i fondi pensione (significa meno entrate per lo Stato). Dunque è un’operazione che va a svantaggio dei lavoratori più giovani, quelli che hanno maggiormente bisogno di previdenza integrativa per garantirsi un reddito adeguato quando andranno in pensione.
    L’operazione porta un beneficio temporaneo per i conti pubblici (perché inizialmente vi sono solo entrate, vale a dire i flussi di TFR), ma crea un debito crescente dello Stato nei confronti dei lavoratori, scaricando i costi sulle gestioni future. Le liquidazioni, infatti, prima o poi dovranno essere pagate offrendo un rendimento che oggi è solo lievemente più basso di quello offerto da titoli pubblici relativamente liquidi, come i BOT. Sul piano dei conti pubblici, si otterrebbe perciò una riduzione dell'indebitamento, ma non necessariamente del debito pubblico. Infatti, è difficile che il debito associato al TFR possa essere considerato come debito implicito, soprattutto perché è esigibile dal lavoratore. Le imprese iscrivono il TFR come passività nello stato patrimoniale. Perché non dovrebbe lo stato fare altrettanto? I debiti sono debiti. Speriamo che Bruxelles, come in passato, bocci questa operazione di finanza creativa.

  7. #7
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    Non sono un fan di Monti, ma lo ritengo comunque una persona seria e preparata ( molto meglio di Giavazzi ed altre neo star con cognomi dalle rime imbarazzanti o meno) e in questa critica severa , ma equilibrrata alla poltica economica del governo il miglior commissario europeo italiano degli ultimi decenni dà il meglio di se.
    Tra l' altro , ma non certo esclusimamente, quella osservazione sulla promesse elettorale in tema fiscale ( che ho evidenziato), è un condensato di etica pubblica e istituzionale repubblicana.


    Un bilancio non all'altezza
    di
    Mario Monti


    La Legge finanziaria ha ricevuto critiche ingiustificate, ma il bilancio della politica economica del governo non è all'altezza delle aspettative. La Finanziaria opera una correzione rilevante nei conti pubblici, per il rispetto dei vincoli europei. Il ministro dell'Economia vigilerà affinché il Parlamento non accresca il disavanzo. E' un'esigenza imperativa, tanto più che la migliore congiuntura avrebbe se mai suggerito un percorso di rientro più veloce. Eccessive appaiono le critiche mosse alla parte tributaria. La lotta all' evasione è essenziale in un'economia di mercato: mira ad eliminare iniquità, ma anche distorsioni della concorrenza. E non dispiace un certo recupero della dignità dello Stato, dopo una stagione di promesse sul fisco del tipo: «Eleggete noi e sarete ricompensati dallo Stato (minori tasse) e dai Comuni (abolizione dell' Ici)». Né è improprio che la politica fiscale abbia una finalità di redistribuzione, anche per rendere accettato e rispettato il ruolo-chiave del mercato. Luigi Einaudi, che non apparteneva alla sinistra radicale, lo spiegava spesso da queste colonne. Ma il bilancio di questi cinque mesi non è incoraggiante, e proprio perché il governo non è stato coerente con i suoi programmi per quanto riguarda il mercato e il rapporto tra Stato e mercato. Questi aspetti, più ancora che la pressione fiscale o il cuneo fiscale, sono determinanti per la competitività e lo sviluppo. Rispetto ai propositi annunciati, il contenimento del disavanzo è affidato dalla Finanziaria più a maggiori entrate che a minori spese. Sono limitati i provvedimenti di carattere strutturale. Nessuno sottovaluta la difficoltà di questi interventi ma, come ha sintetizzato Luigi Spaventa, «il bilancio è magro».
    L'inefficienza dell'apparato pubblico e la sua pesantezza sull'economia non sembrano avviate a riduzione. Per ora sono modesti anche gli interventi strutturali sull'economia. Avevamo salutato con entusiasmo le liberalizzazioni decise a luglio, presentate come l'inizio di una nuova politica economica, orientata ai consumatori e non più alla tutela conservatrice degli interessi dei produttori. Speravamo che questa linea si estendesse a categorie più vicine alla base sociale della maggioranza, inclusi i lavoratori dipendenti, anche del settore pubblico. Nell'interesse, soprattutto, dei giovani e dei disoccupati. Da allora, i segnali non sono stati incoraggianti. Mentre il nuovo corso della Banca d'Italia sta già dimostrando che l'apertura al mercato dà frutti, nel governo riappaiono disegni dirigistici di politica industriale, che presuppongono una visione strategica e capacità amministrative non facilmente rinvenibili neppure in Francia. L'economia ha disperato bisogno di infrastrutture, ma prevalgono logiche che le bloccano. Alcuni casi di rapporti opachi — se è consentito un understatement — tra politica e imprese penalizzano l'immagine dell'Italia. Il provvedimento della Finanziaria sul Tfr — forse elusivo delle norme europee sulla contabilità pubblica, certo contrario nello spirito a quelle contro il finanziamento forzoso degli Stati — allontana la prospettiva di un sistema previdenziale e di un mercato dei capitali moderni. La ownership di questa politica economica, che certo ha una sua dignità, viene rivendicata con civile coerenza dalla sinistra radicale e dal sindacato. Ma difficilmente eviterà il declino dell'economia italiana.
    08 ottobre 2006

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    FINANZIARIA: MUSI (ULIVO - MRE) SU TFR TROPPE IPOTESI DI FANTASIA. IL TFR E’
    DEI LAVORATORI.
    Roma 10.10.06 : “Siamo all’inizio dell’iter parlamentare della finanziaria e
    fioccano le ipotesi di fantasia sull’impiego del Tfr che, voglio ricordare
    ancora una volta, è e deve restare dei lavoratori e, sulla base di una loro
    libera scelta, essere indirizzato verso una propria convenienza che oggi è
    rappresentata dal livello di dignità di una previdenza che gli viene
    riconosciuta nel momento in cui lasciano il lavoro attivo” dichiara l’on
    Adriano Musi dell’Ulivo e presidente dei Repubblicani Europei che aggiunge
    “Sul Tfr non potremo accettare nessuna ipotesi che non preveda la libera
    scelta del lavoratore”.
    Ciceruacchio

  9. #9
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    FINANZIARIA: MUSI, VA RISCRITTA NORMA CONDONO LAVORO NERO =



    Roma, 11 ott. - (Adnkronos) - ''Difendo la ratio della norma per

    la positivita' che sta nella lotta al fenomeno del sommerso, ma va

    riscritta, precisandola meglio. Evitando, per esempio, che chiare

    irregolarita' o inadempimenti per la salute e la sicurezza dei

    lavoratori vengano condonate''. Lo annuncia Adriano Musi, esponente

    dell'Ulivo in commissione Bilancio della Camera, ''L'esperienza

    passata del Governo Berlusconi - aggiunge- dimostra l'assoluta

    incapacita' di regolarizzare e dare risposte credibili ai lavoratori

    in nero''.
    Ciceruacchio

  10. #10
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    Predefinito sogno o son desto - 3?

    la finanziaria, più la scorri, e più si trovano cose orripilanti.

    qui, si nega la possibilità di riproduzione di articoli, anche se non a fini di lucro...
    addio rassegne stampa, discussioni, dibattiti, libera circolazione delle idee...

    http://www.perlarosanelpugno.it/in-f...vp465.html#465

 

 
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