Le dimissioni di Marco Tronchetti Provera - travolto dall'insuccesso della sua gestione e da un piano di riassetto di Telecom pensato più per le esigenze degli azionisti di controllo che nell'interesse della società - rischiano di personalizzare ancor più una crisi che va invece analizzata nei suoi aspetti oggettivi. Già nei giorni scorsi, nell'affrontare il caso Telecom il dibattito politico ed i commenti dei media si erano infatti concentrati sulla forma (chi ha detto cosa, quando e a chi) ignorando la sostanza del prolema. È invece importante iniziare a porsi alcune questioni di fondo:
1) È innanzitutto legittimo che un governo sia interessato a conoscere le scelte strategiche di una società privata e quotata quale è oggi Telecom? Le grandi utilities, e in particolare le telecomunicazioni costituiscono il sistema nervoso di un paese e sono un aspetto fondamentale della sua futura competitività. Difficile dunque negare la legittimità che un governo si preoccupi che esigenze legate all'assetto proprietario della nostra principale società di telecomunicazioni non ne condizionino e pregiudichino le scelte strategiche. Al di là della forma, l'interessamento del governo Prodi è stato dunque non solo legittimo ma doveroso.
2) Poco più di un anno fa Tronchetti Provera decise la fusione di Tim in Telecom, in ciò seguendo quanto hanno fatto o vanno facendo tutte le principali società di telecomunicazioni del mondo. Cosa ha spinto oggi il CdA di Telecom a tornare sui propri passi a così breve distanza? Certo non considerazioni di politica industriale, che non mutano in così breve tempo. Né il pur ingente debito di Telecom; non superiore e anzi inferiore ad altre grandi società di telecomunicazioni, ma piuttosto il gravosissimo indebitamento dei piani alti della sua catena di controllo (Olimpia, Pirelli, etc.). Come non pensare che lo scorporo di Tim non preluda a una sua vendita e alla distribuzione da parte di Telecom di un consistente dividendo straordinario per portare sollievo ai debiti degli azionisti di controllo? Ma è questo nell'interesse di Telecom? E soprattutto, è nell'interesse del nostro sistema di telecomunicazioni, e quindi in ultima analisi della competitività del nostro Paese? E non è giusto che di questo si preoccupi il governo?
3) Il management di Telecom ha nel corso degli ultimi anni deciso numerose vendite di assets della società senza che questo abbia peraltro modificato significativamente la situazione di indebitamento sopra descritta, che deriva dal prezzo eccessivo pagato all'origine dagli azionisti che ne hanno acquisito il controllo. Un errore di valutazione iniziale cui non si deve però cercare di portare rimedio con ulteriori errori. Anche se tra emolumenti e stock options il più pagato d'Italia, il management di Telecom non ha dunque un record di affidabilità tale da consentire di approvarne acriticamente le decisioni, come invece sembrava sino a ieri aver fatto il CdA della società rovesciando la propria precedente decisione di accorpare Tim e Telecom.
4) Contrariamente a quanto avvenuto nel caso di Enel, nella privatizzazione di Telecom non fu previsto lo scorporo della rete, trasformando così l'ex monopolista in un incumbent dotato di un significativo vantaggio iniziale. Appare difficilmente contestabile che una separazione tra società di servizi e gestori delle reti possa nel caso delle utilities massimizzare la concorrenza e il beneficio per i consumatori. Nel caso di Telecom, procedere allo scorporo della rete anziché di Tim avrebbe dunque il vantaggio di servire non tanto l'interesse privato degli azionisti di controllo quanto anche l'interesse pubblico, mantenendo inoltre a Telecom il consistente cash-flow di Tim. Indipendentemente dalla forma in cui esso è stato reso noto (con l'invio al Corriere della Sera e a 24Ore) il piano ipotizzato da Rovati merita dunque di essere preso in seria considerazione dal nuovo vertice della società.
5)È singolare che dopo aver disposto su richiesta della società la sospensione della trattazione delle azioni Telecom, la Consob non abbia ritenuto che la società dovesse procedere ad un immediato chiarimento circa le sue future intenzioni relative a Tim. La situazione di Telecom potrebbe suggerire molte altre questioni. Ma credo che sarebbe già utile che quanti sono interessati alla competitività del nostro sistema produttivo e ad un trasparente assetto dei nostri mercati finanziari si concentrassero sugli interrogativi suindicati anziché indulgere in una polemica politica contro il governo più attenta al gossip e ai propri interessi di parte che alla sostanza del problema.
di S.Passigli




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