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Discussione: Il Papa e l'islam

  1. #11
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    Predefinito L'arma più forte

    Monaco. (Questa non è la prima né l’ultima volta in cui celebriamo l’anniversario dell’11 settembre, ma è la più utile.
    Il fatto che il leader supremo dell’attentato sia ancora a piede libero, e che alla Casa Bianca sieda ancora lo stesso presidente, offre un’opportunità unica per riflettere.
    Purtroppo, il presidente Bush continua a insistere sul fatto che questa “guerra finirà soltanto quando noi o gli estremisti ne usciremo completamente vittoriosi”).
    Cinque anni dopo, abbiamo un presidente (lo stesso) e un Papa (nuovo).
    E sì, purtroppo, abbiamo ancora una guerra.
    Questa è effettivamente una guerra e come tale deve contemplare una strategia – sia offensiva che difensiva –che abbia come obiettivo la sconfitta del nemico. Ma il fatto che Bush continui a evocare l’immagine di un qualche “giorno della vittoria” è un segno caratteristico della miopia e impazienza specificamente americana.
    Nella guerra attuale non ci sono muri, stati sovrani o un nemico con una ben individuabile catena di comando. Si tratta di una guerra che, certo, richiede il tipo di determinazione che Bush ha imparato a esprimere nei suoi discorsi. Ma richiede anche delle idee, e purtroppo sembra che il presidente non ne abbia avuta nessuna di nuova ormai da molto tempo. E’ utile invece individuare altre e più concrete vittorie.
    Il nostro primo trionfo è stata la nostra unione all’indomani degli attentati, e il secondo è stata la ripresa relativamente rapida della discussione democratica.
    Il fatto che il presidente Bush abbia cercato di mettere in dubbio il patriottismo di chi si opponeva alle sue politiche è, in definitva, la prova di un libero dibattito. Se poi i suoi avversari politici non hanno avuto la voce (o il coraggio) per esprimere i difetti della politica di Bush, la colpa è loro e non di Bush. Ora, nelle ormai prossime elezioni di midterm, questo leader di guerra subirà quasi certamente la sua prima sconfitta. Troppo tardi, a giudizio di molti, ma è prova del fatto che la democrazia americana è solida e forte.
    La “democrazia americana”, naturalmente, non basta. E’ necessario rendersi conto che bisogna adottare – per quanto con parsimonia – metodi non democratici per sconfiggere i terroristi.
    Questo include lo spionaggio, la collaborazione con paesi non democratici, e l’uso di mezzi non violenti ma efficaci per convincere i terroristi catturati a tradire i propri compagni. Ma anche assumendo una prospettiva più nobile, è necessaria una certa chiarezza intellettuale sul vero significato di questa grande battaglia.
    Come al solito, la chiarezza tende ad arrivare da quelli che hanno le idee peggiori. (Tra gli europei, c’è la suprema sacerdotessa dell’ateismo Oriana Fallaci che invoca una crociata contro tutto l’islam, mentre il fedele cattolico Hans Kung attribuisce la diffusione del terrorismo islamico unicamente alle politiche sbagliate dell’occidente)
    .
    Ma non sappiamo bene come reagire
    Un intellettuale che ha ben chiara nella sua mente la natura di questo confronto è Papa Benedetto XVI. Per fortuna, si sta dimostrando un uomo con una visione della politica mondiale fondata sulla ragione anziché su un’ideologia superata o sulle implicite limitazioni della preghiera e delle antiche scritture.
    Purtroppo, anche il Papa, come noi, non ha ancora capito esattamente come bisogna reagire. Ieri ha fatto un altro discorso straordinario da professore ai suoi fratelli universitari in cui è chiaro che vuole affrontare l’argomento.
    Però ancora non ha trovato le parole per fare una predica al mondo. Qui in Baviera si è discusso se il Papa si riferisse specificamente all’islam quando ha parlato del timore che le popolazioni dell’Asia e dell’Africa hanno nei confronti della sempre più atea società dell’Occidente. (Le sue parole riprendono alcune idee espresse nel suo libro “Senza Radici” a proposito della visione che l’Islam ha della nostra società.)
    E in effetti, una rinnovata scoperta delle “nostre radici”, cioè della nostra fede, può essere parte integrante della strategia per combattere il nostro nemico. Ma dobbiamo fare in modo di non basare la nostra risposta sui falsi demoni dei nostri avversari, bensì sulla nostra forza. Dobbiamo ricordare la grande novità della nostra società occidentale, che ci tiene uniti contro tutti i nemici. Non si tratta dell’edonismo né della devozione della fede, ma della capacità di vivere in pace l’uno accanto all’altro. Questo è precisamente ciò che vive nel grande esperimento della democrazia americana, il vero obiettivo dell’11 settembre e l’arma più potente per ottenere la vittoria definitiva.

    Jeff Israely
    (traduzione di Aldo Piccato) su il Foglio

    saluti

  2. #12
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    Predefinito

    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Di Pietro come Osama: il Pontefice adesso deve chiedere scusa

    ROMA Governo e opposizione italiani sostengono il Papa. Ma con una differenza. La Cdl stigmatizza le reazioni, che giudica estreme, del mondo islamico. E il centrosinistra si limita a notare che il Papa «si è scusato» e non serve altro. «Non vi può essere alcuna polemica, il Papa ha già chiarito il senso autentico del suo pensiero», dichiara Romano Prodi, dalla Cina, senza molto enfasi. «Il dialogo religioso», si limita a sottolineare il presidente del Consiglio, «e il rispetto di ogni sede sono essenziali e la religione non giustifica la violenza. Tutte le religioni debbono perciò essere impegnate per il dialogo, la reciproca convivenza e la pace nel mondo». Ma Silvio Berlusconi è più diretto: «Le parole del Papa sono state assolutamente legittime». Anzi, «erano, se vogliamo, una apertura, una provocazione in positivo», ha proseguito l'ex premier, «e poi questo è un grande Papa. Ha grande intelligenza. Quindi non credo che si possa avere nessuna riserva da parte nostra nei confronti delle sue parole e del suo operato». Il ministro degli Esteri e vicepremier Massimo D'Alema rileva che, in merito alle polemiche sorte sul discorso pronunciato dal papa all'Università di Ratisbona, «le precisazioni della Santa Sede hanno compiutamente chiarito il senso autentico delle parole di Sua Santità Benedetto XVI». D'Alema si augura «sinceramente che ogni possibile malinteso sia dissipato». Per il titolare della Farnesina, però, le violenze fondamentaliste sono semplicemente «le reazioni emotive generatesi nel mondo islamico». Più chiare la condanna delle violenze da parte del centrodestra. «Credo che non abbia offeso l'Islam», sostiene Gianfranco Fini, di An: «Non c'è nulla di male nel dire che in alcune pagine del Corano c'è scritto che la spada può servire per affermare una religione». Il vice coordinatore nazionale di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, osserva che «la risposta di una parte del mondo islamico al discorso di Benedetto XVI è insieme imbarazzante e inquietante». E dice che ci troviamo «di fronte ad attacchi rabbiosi, a richieste di scuse, addirittura a minacce». Unica voce discordante, quella di Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori e ministro delle Infrastrutture: «In un momento delicato come questo, nessuno, nemmeno il Papa, si può permettere di lasciarsi anche solo sfuggire affermazioni che possano alimentare una situazione già esplosiva». Le parole del Papa, rileva, «hanno messo benzina sul fuoco. Ed è giusto, almeno per carità cristiana che egli si scusi e dia le spiegazioni dovute».
    "

    Shalom

  3. #13
    Non confondermi con Salvo
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    dal Corriere della Sera del 15 settembre 2006

    "
    «La verità della storia»

    di Magdi Allam


    È desolante e preoccupante l'immagine dei musulmani che hanno dato vita a un fronte internazionale unitario per attaccare il Papa e esigere delle scuse pubbliche. Da Bin Laden ai Fratelli Musulmani, dal Pakistan alla Turchia, da Al Jazeera a Al Arabiya, si è riesumata quell'alleanza trasversale e universale già emersa in occasione della vicenda delle vignette su Maometto. E che attesta, in modo inequivoco, che la radice del male è una cieca ideologia dell'odio imperante tra i musulmani che violenta la fede e ottenebra la mente. Perché mai i musulmani, soprattutto i cosiddetti moderati, non si sollevano con tale e tanta foga contro i veri ed eterni profanatori dell'islam, i terroristi islamici che massacrano gli stessi musulmani nel nome del medesimo Dio, gli estremisti islamici che legittimano la distruzione di Israele e inculcano la fede nel cosiddetto "martirio" islamico, mentre ora si sentono in dovere di promuovere una sorta di "guerra santa" islamica contro il capo della Chiesa cattolica che legittimamente esprime le sue valutazioni sull'islam, con rispetto ma altrettanta chiarezza della diversità che naturalmente esiste tra le due religioni? Le considerazioni riferite dal Papa, citando l'imperatore bizantino Manuele II Paleologo, sulla diffusione dell'islam tramite la spada, sia da parte di Maometto all'interno della Penisola Arabica sia da parte dei suoi successori nel resto del mondo (con talune eccezioni), sono un fatto storico incontrovertibile. Lo attesta lo stesso Corano e la realtà del passaggio all'islam dell'insieme dell'impero bizantino a est e a sud del Mediterraneo, più la successiva espansione a nord in Europa e a est in Asia. Negare la realtà storica è semplicemente folle e non può che generare follia. Ricordo che uno dei più insigni islamologi contemporanei, l'egiziano Mohammad Said El Eshmawi, mi disse nella metà degli anni Novanta che lui non condivideva affatto la conquista militare attuata dalle tribù arabe dei Paesi cristiani del Mediterraneo e che avrebbe preferito che l'islam si fosse diffuso pacificamente così come avvenne nel sud-est asiatico. Ebbene il Papa viene messo alla gogna e minacciato per aver detto ciò che ogni musulmano onesto e raziocinante dovrebbe accettare: la realtà storica. La lezione da trarre è che l'Occidente e la cristianità la smettano di considerarsi la causa di tutto ciò che succede, nel bene e nel male, in seno all'islam e nel resto del mondo. L'ideologia dell'odio è una realtà ancestrale che esiste in seno all'islam sin dai suoi esordi, per il rifiuto di riconoscere e di rispettare la pluralità delle comunità religiose che sono fisiologiche data la soggettività del rapporto tra il fedele e Dio e l'assenza di un unico referente spirituale che incarna l'assolutezza dei dogmi della fede. Ed è una realtà che, a partire dalla sconfitta degli eserciti arabi nella guerra del 5 giugno 1967, ha registrato un'inarrestabile impennata parallelamente alla crescita del potere degli estremisti islamici dall'Iran all'Indonesia. Fino a sfociare nella deriva del terrorismo islamico globalizzato, che ha trasformato l'Occidente stesso in una «fabbrica di kamikaze». Questa è la tragica realtà dell'ideologia dell'odio che riesce a coagulare il consenso tra tutti i musulmani obnubilati dall'antiamericanesimo, dall'antioccidentalismo e dall'ostilità pregiudiziale al diritto di Israele all'esistenza. I pretesti che possono scatenare la loro furia mutano, dall'occupazione israeliana alla guerra americana, dalle vignette su Maometto alle dichiarazioni del Papa. Ma il problema è tutt'interno a un islam trasformato dagli estremisti da una fede in Dio in un'ideologia tesa a imporre un potere teocratico e totalitario su tutti coloro che non sono a loro immagine e somiglianza. E mi spaventa constatare che anche i cosiddetti musulmani moderati hanno rinunciato al senno della ragione e si siano allineati alla "guerra santa" di cui loro saranno le principali vittime."

    Saluti liberali
    mi associo alle parole di Magdi Allam, e condanno inequivocabilmente le proteste che si sono levate contro il Papa.
    Intendo esprimere tutta la mia solidarietà al Pontefice, associandovi il rammarico nel vedere come tanti musulmani moderati, e persino certa stampa occidentale, si siano associati alle proteste ingiustificate nei suoi confronti e all'assurda richiesta di scuse che ritengo assolutamente immotivate.

    Le reazioni che si sono verificate nel mondo islamico sono del tutto sproporzionate e meritano una condanna ben peggiore di quella che il Papa è stato costretto a subire senza peraltro essere mai stato nel torto.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Pieffebi Visualizza Messaggio
    dal quotidiano LIBERO di oggi

    "Di Pietro come Osama: il Pontefice adesso deve chiedere scusa

    ROMA Governo e opposizione italiani sostengono il Papa. Ma con una differenza. La Cdl stigmatizza le reazioni, che giudica estreme, del mondo islamico. E il centrosinistra si limita a notare che il Papa «si è scusato» e non serve altro. «Non vi può essere alcuna polemica, il Papa ha già chiarito il senso autentico del suo pensiero», dichiara Romano Prodi, dalla Cina, senza molto enfasi. «Il dialogo religioso», si limita a sottolineare il presidente del Consiglio, «e il rispetto di ogni sede sono essenziali e la religione non giustifica la violenza. Tutte le religioni debbono perciò essere impegnate per il dialogo, la reciproca convivenza e la pace nel mondo». Ma Silvio Berlusconi è più diretto: «Le parole del Papa sono state assolutamente legittime». Anzi, «erano, se vogliamo, una apertura, una provocazione in positivo», ha proseguito l'ex premier, «e poi questo è un grande Papa. Ha grande intelligenza. Quindi non credo che si possa avere nessuna riserva da parte nostra nei confronti delle sue parole e del suo operato». Il ministro degli Esteri e vicepremier Massimo D'Alema rileva che, in merito alle polemiche sorte sul discorso pronunciato dal papa all'Università di Ratisbona, «le precisazioni della Santa Sede hanno compiutamente chiarito il senso autentico delle parole di Sua Santità Benedetto XVI». D'Alema si augura «sinceramente che ogni possibile malinteso sia dissipato». Per il titolare della Farnesina, però, le violenze fondamentaliste sono semplicemente «le reazioni emotive generatesi nel mondo islamico». Più chiare la condanna delle violenze da parte del centrodestra. «Credo che non abbia offeso l'Islam», sostiene Gianfranco Fini, di An: «Non c'è nulla di male nel dire che in alcune pagine del Corano c'è scritto che la spada può servire per affermare una religione». Il vice coordinatore nazionale di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, osserva che «la risposta di una parte del mondo islamico al discorso di Benedetto XVI è insieme imbarazzante e inquietante». E dice che ci troviamo «di fronte ad attacchi rabbiosi, a richieste di scuse, addirittura a minacce». Unica voce discordante, quella di Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori e ministro delle Infrastrutture: «In un momento delicato come questo, nessuno, nemmeno il Papa, si può permettere di lasciarsi anche solo sfuggire affermazioni che possano alimentare una situazione già esplosiva». Le parole del Papa, rileva, «hanno messo benzina sul fuoco. Ed è giusto, almeno per carità cristiana che egli si scusi e dia le spiegazioni dovute».
    "

    Shalom
    Se attaccano il Vaticano,dobbiamo reagire con le stesse armi!
    Marino

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Blue Jay Visualizza Messaggio
    Benedetto XVI ha pienamente ragione e deve tener duro.
    Le furenti reazioni di alcuni religiosi islamisti, con tanto di aperte istigazioni perfino ad assassinare il papa, confermano quanto - dato lo status quo - sia veramente impossibile intrattenere un autentico e sano spirito di dialogo interreligioso.
    Bisogna prenderne atto e cominciare a mutare profondamente le nostre dinamiche di gestione del flusso migratorio verso l'Italia.

    Inoltre ci vuole reciprocità: fin tanto che sarà impossibile edificare liberamente delle chiese nella Penisola Arabica, allo stesso modo bisognerebbe vietare la presenza di moschee sulla Penisola Italiana.
    Altrimenti saremmo unicamente dei passivi novantagradisti incalliti!
    blue jay,
    dobbiamo preoccuparci di tanto odio islamico che supera il mio,nostro disprezzo per la loro concezione dell'esistenza; riguardo alla reciprocità non pretendiamo nulla dall'Islam perchè nulla ci può dare che ci migliori nè culturalmente nè spiritualmente. Gli islamici che contano intanto non sanno se esiste una moderazione nell'Islam;osano provocare l'occidente e ne misurano le rezioni per colpire ancora più duro.
    La nostra debolezza paradossalmente è dovuta alla nostra superiorità scientifica ed economica che alcune forze islamiche si dànno da fare per atterrare.

  6. #16
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    Gli estremisti islamici aspettano la più futile delle scuse per scatenare un putiferio. Una persona accorta come Papa Razinger doveva e deve stare attento a ciò che dice. Stiamo facendo un can can sulle dichiarazioni di Prodi e non vediamo quanto poco prudente si sta rivelando l'azione del Santo Padre.
    Non mi è piaciuto nemmeno il comunicato di scuse; si parla di rammarico. E' una parola che aveva già usato Berlusconi in una delle tante gaffes internazionali (non ricordo se quella sulla superiorità dell'occidente nei confronti dell'Islam o quella del Kapò).
    Rammarico non significa affatto scusa. Significa che sono rimasto male per come è stata presa la mia dichiarazione.
    Un Papa deve avere il coraggio dell'umiltà.
    Ricordiamo l'appello di Paolo sesto alle Brigate rosse, le implorazioni alla pace di Giovanni Paolo secondo e soprattutto l'esempio altissimo di Papa Giovanni.
    Il papa giusto per questi nostri tempi così amari

  7. #17
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    Quelli che il Papa lo vogliono in ginocchio davanti all'islam

    Errore reiterato o faziosità congenita? Dopo essersi inventato le scuse di Ratzinger attraverso il cardinal Bertone, il mainstream dei media italiani insiste e fa sapere al mondo che stavolta il papa in persona ha chiesto scusa all'islam. Nientemeno che prima della recita domenicale dell'Angelus. La versione online del Corriere titola "Il Papa chiede scusa ai musulmani", e taglia e cuce il discorso di Ratzinger in modo che ne esca fuori l'immagine di un Papa goffo, che cerca di mettere una pezza al gravissimo errore commesso prostrandosi e riconoscendo urbi et orbi le ragioni dei musulmani. Stessa cosa fanno Repubblica che, giocando sull'equivoco scuse-rammarico, parla addirittura di un gesto senza precedenti «nella storia bimillenaria della Chiesa» (mostrando peraltro una certa ignoranza) e, per quanto conta, l'Unità. E non c'è dubbio che proprio questo, purtroppo, sarà il messaggio che passerà alla stragrande maggioranza delle persone.

    Chi, invece, vuole capire davvero ciò che il papa ha detto nell'occasione della recita dell'Angelus, in attesa che il testo integrale sia pubblicato sul sito ufficiale della Santa Sede, può leggerne la cronaca su Asia News, l'agenzia stampa di padre Bernardo Cervellera. Un estratto: «Benedetto XVI, come ci si aspettava, ha parlato, prima della recita dell’Angelus, delle reazioni del mondo musulmano alle sue parole, ha chiarito che l’ormai famosa citazione contro Maometto non esprime il suo pensiero (il che è peraltro chiaro dal contesto), ha rinviato alla dichiarazione di ieri del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ma non ha chiesto scusa. Farlo, come chiedono governi e folle islamici, avrebbe avuto il senso di un’ammissione di colpa, dando in pratica ragione a chi contesta, laddove Benedetto XVI e il Vaticano insistono sul fatto che il discorso non è stato compreso e che esso non contiene un attacco all’Islam».

    Dal Sito A Conservative Mind

  8. #18
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    Predefinito Il Dio di Maometto e….

    ....il nostro profeta

    Milano. “I cattolici hanno così paura di essere gli ultimi cattolici che si troveranno a essere gli ultimi marxisti, diceva il filosofo francese Maurice Clavel.
    Mutati i termini del contesto – che non è più il marxismo – bisogna riconoscere che c’è stato spesso nella cultura cattolica un tentativo di inseguire la ‘modernità’, di mettersi tra parentesi in nome del ‘dialogo’.
    Prima si cedeva al marxismo, oggi magari all’idea che il cristianesimo sia solo una ‘opzione’ morale, quindi relativa.
    Su questo, credo che le parole del Papa siano un richiamo molto forte”. Chi parla è una voce autorevole della filosofia cattolica italiana, il professor Michele Lenoci, ordinario di Storia della filosofia contemporanea all’Università Cattolica di Milano e preside a Scienze della formazione. Dall’Islinger Feld di Ratisbona, la gran lezione di Benedetto XVI non poteva che rimbalzare come una salutare frustata nei chioschi bramanteschi dell’Ateneo dei cattolici italiani. Dove, tradizionalmente, si respira un’atmosfera ovattata e si preferisce tenere distinte le autonomie accademiche dalle questioni ecclesiali o, peggio, dal dibattit politico.
    Ma dove non manca la consapevolezza che negli ultimi anni sono cambiate molte cose per la chiesa, dalla sfida bioetica all’emergenza islamica, e la lezione di Ratisbona suona come un ulteriore invito a prenderne atto.
    Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali a Scienze politiche ed editorialista, ritiene ad esempio indubbio che in questi anni sia iniziata a cambiare, da parte della chiesa, la percezione del suo rapporto con l’islam.
    Ma il cuore del discorso del Papa, anche su questo aspetto, non è secondo Parsi geopolitico: “E’ un discorso molto profondo sul rapporto tra fede e ragione. Che marca con forza la diversità tra cristianesimo e islam, così come marca quella tra il cristianesimo e un certo tipo di occidente”.
    La chiesa di Giovanni Paolo II, con la sua energia anche profetica, ha segnato grandi aperture al dialogo interreligioso, c’è stata la visita alla moschea di Damasco, le parole di Benedetto XVI sull’islam segnano un cambiamento di rotta?
    “Quei gesti di Papa Wojtyla corrispondevano anche alle esigenze del contesto, il bisogno di superare fratture antichissime, e il suo successore non li sconfessa: ma ha l’esigenza di sottolineare anche altro”.
    Forse di fissare dei confini?
    “Il Papa ha parlato di Dio e della ragione, non di politica. Quello che mi ha maggiormente colpito è la chiarezza con cui Benedetto XVI individua che il dialogo non può essere il diritto di uno di parlare contrapposto all’obbligo dell’altro di ascoltare”.
    Non solo islam, però. Negli ambienti cattolici italiani si preferisce riflettere su se stessi.
    Del resto, su Avvenire, ieri un altro nome pregiato della Cattolica, il professore di Filosofia morale Francesco Botturi, insisteva nell’editoriale di prima pagina piuttosto sulla “saccenteria un po’ appartata” degli intellettuali cattolici che “creano una marginalità critica nella vita della chiesa”.

    Le riduzioni sentimentali della fede
    Così, secondo Lenoci “per capire la portata che il discorso del Papa può avere sulla cultura cattolica bisogna capirne anche il contesto. E’ significativo che sia una lezione tenuta nell’università in cui ha insegnato.
    Negli anni 70 in Germania era molto forte una scuola di pensiero impegnata in un tentativo di de-ellenizzare il cristianesimo. In sintesi, questi teologi dicevano: ‘Il cristianesimo non è una sola cultura, per poterlo portare a tutti i popoli dobbiamo riportarlo alla sua presunta ‘essenza’. Benedetto XVI sa benissimo quanto questa riduzione o solo sentimentale – Dio è amore – o solo metafisica - un Dio così trascendente da diventare arbitrario - abbia influito anche anche da noi.
    E sa che ne è nata una visione debole, perché in fondo irrazionale, della fede.
    Perciò risponde che il Logos, la razionalità del pensiero greco è elemento che il cristianesimo assume come suo elemento intrinseco”.
    L’altro elemento su cui, secondo Lenoci, serve un esame di coscienza è un’idea malintesa di cattolicesimo come un grande abbrassons-nous.
    “E’ quello che ha portato tanti a valorizzare solo certe cose di Giovanni Paolo II: le richieste di perdono, le preghiere ecumeniche, il dialogo interreligioso. Ci si è cullati nell’idea dell’Onu delle religioni”. Frustata, ma anche positivo incoraggiamento su una strada che i cattolici italiani, hanno in parte già intrapreso.
    La vede così Luciano Eusebi, docente di Diritto penale ma anche membro del Comitato nazionale di bioetica. Eusebi coglie “l’importanza del discorso di Ratzinger nella affermazione che Dio non è estraneo all’umano. E nel richiamo alla ragione affinché sia veramente tale, cioè non escluda Dio, le domande ultime, dal suo campo d’azione, o dal campo d’azione della scienza. Ma questo è proprio il punto centrale del lavoro che i cattolici stanno facendo sui temi bioetici: la chiesa non è per la difesa dei ‘suoi’ valori morali, è per la difesa dell’uomo attraverso il rispetto della sua ragione e della sua dimensione religiosa, irriducibile. Il Papa lo proclama con chiarezza, e i cattolici lo stanno seguendo”.

    Il Foglio del 14 sett.

  9. #19
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    Predefinito La battaglia della ragione

    New York. Il manifesto dell’identità ellenistica, cristiana ed ebraica, quindi occidentale, elaborato da Papa Ratzinger con il suo discorso di Ratisbona pubblicato ieri dal Foglio, è stato raccontato agli americani da Ian Fisher, con un lungo articolo sul New York Times centrato sul razionale richiamo papale al divorzio tra l’occidente e la sua fede.
    Il teologo conservatore George Weigel, biografo di Karol Wojtyla e autore di “La Cattedrale e il Cubo” (Rubbettino), dice al Foglio che Papa Benedetto XVI “ha dato un importante contributo all’intera riflessione occidentale sulla questione decisiva del nostro tempo, che è questa: l’occidente ha le idee e l’impegno morale necessari a difendere la sua civiltà?”.
    Secondo Weigel, papa Ratzinger ha affrontato il nodo centrale delle due guerre culturali che l’Europa sta affrontando, ovvero “la battaglia per difendere la ragione, il realismo morale, il bene comune e la battaglia contro l’islam jihadista”.
    Il teologo americano, valutando l’importanza delle parole di Ratzinger, si augura che il discorso “venga letto in modo accurato – oltre che preso a cuore – sia dentro la curia romana sia tra i potenti del mondo”.
    L’approccio di William Galston, studioso della Brookings Institution ed ex capo delle politiche interne alla Casa Bianca di Bill Clinton, è più critico, anche se riconosce che “il Papa è certamente nel giusto quando sostiene che la civiltà occidentale e il dialogo interreligioso procedono più facilmente se la ragione torna a essere il punto centrale del concetto di Dio”. Il punto, spiega Galston, è che “su questo non c’è un accordo dentro l’islam, il giudaismo e lo stesso cristianesimo, tanto che Ratzinger ha l’onestà intellettuale di ammetterlo”.
    Lo studioso liberal dice al Foglio che “una concezione di Dio basata sulla libertà piuttosto che sulla ragione non è affatto estranea alla Bibbia” e ricorda quanto “Mosè Maimonide si sia impegnato a trovare le ragioni divine dei comandamenti, eppure anche lui – e a maggior ragione la tradizione rabbinica da cui ha attinto – è stato costretto ad ammettere la sconfitta”. Secondo Galston, “si potrebbe dire che Dio non ha creato l’universo contro la ragione, ma anche che la ragione non gli è servita a creare l’universo”. Il consulente di Clinton non crede che “la prospettiva di una discussione seria con i teologi musulmani possa migliorare se si comincia a presentare, come ha fatto il Papa, una concezione di Dio e della relazione tra fede e ragione che la gran parte dei musulmani non può accettare. Sostenere che ci sia ‘un intrinseco avvicinamento tra la fede biblica e l’interrogarsi filosofico greco’ è un nobile ed ottimistico atto di fede, piuttosto che la conclusione di una logica filosofica o il prodotto di una ricerca storica”.

    Il laicismo, sindrome del cristianesimo
    Il direttore del Weekly Standard, Bill Kristol, non ha avuto modo di leggere il testo papale nella sua interezza, ma è convinto che “la guerra santa sia una minaccia reale che deve essere combattuta”, sicché per affrontarla “c’è bisogno di conoscenza e di capire le molteplici forme dell’islam, compreso il perverso mix tra islam e nichilismo che ha prodotto il terrorismo jihadista”. Secondo Kristol, “dobbiamo capire anche noi stessi, ecco perché l’insegnamento del Papa può essere molto utile in questa battaglia”.
    Uno dei decani del movimento neoconservatore, Norman Podhoretz, è più tiepido di Kristol: “Sono certamente d’accordo con l’idea che molti laicisti non sono capaci di comprendere la natura e la realtà della fede religiosa, ma mi viene da aggiungere che ci sono anche molte persone di fede che hanno grandi difficoltà a capire le altre religioni”.
    Christopher Caldwell, editorialista del Financial Times e autore di un saggio di prossima pubblicazione sulle comunità islamiche in Europa, sostiene che “Giovanni Paolo II era convinto che la grande divisione del mondo fosse quella tra religione e miscredenza, pensava cioè che cristiani, musulmani e buddisti praticanti avessero più cose in comune rispetto ai non credenti”. Secondo Caldwell, è questo il motivo per cui ha centrato il suo pontificato sul dialogo interreligioso, mentre “Benedetto XVI sembra pensare che credere sia la condizione naturale di tutti gli uomini e che il laicismo sia un problema specifico del cristianesimo, addirittura quasi una forma di cristianesimo”. Sono molti, dice l’opinionista americano, “i pensatori francesi che spiegano come il cristianesimo abbia creato il laicismo in un modo che nessuna altra religioni ha fatto, da Rémi Brague a Pierre Manent, ed è per questo che Ratzinger si impegna così tanto nel dialogo intrareligioso, conversando con pensatori e filosofi laici da Paolo Flores d’Arcais a Jürgen Habermas”.
    Secondo Caldwell, “piuttosto che convincerli a credere, il Papa sembra voglia provare a convincerli che sono già cristiani, perché per lui la grande divisione è tra la sfera della cristianità, che include l’ala laico-atea-agnostica, e la sfera delle altre religioni”.

    Dallo stesso numero de il Foglio

    saluti

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    Mah, faccenda strana...
    Che Ratzinger non sapesse che cosa andava a scatenare non lo penso. Sarebbe uno sprovveduto al limite dell'idiozia, e per quella che è la sua carriera nelle istituzioni vaticane, tutt'altro che cristiane , lo escluderei a priori.
    Che abbia voluto testare le capacità di risposta dei suoi "avversari politici", i cosiddetti islamisti moderati ed il mondo della scienza, però, mi deprime.
    Forse il suo messaggio è di "sveglia" per quei cattolici che stanno alla porta, indecisi se saltare sul carro di Pera o su quello di Capezzone...

    Certo che anche in questo caso trovo davvero inutile una tale protervia.
    Si parla molto delle reazioni degli islamici, la suora assassinata, le minacce di "marce su roma" di Osama e compagnia pregante... non si aprla delle reazioni, limitate per quanto ne so ad un bel pezzo sul Washington Post di J. Codd, al suo inusitato attacco alla comunità scientifica.
    Noto micorbiologo genetista scozzese, ed al tempo stesso alto commissario UNESCO, Codd, in un pezzo spiritoso "Credevamo fosse arrivato un pastore tedesco, invece era un rottweiler" ricorda al Papa che se è vero che i relativisti, ma ancora più i materialisti, limitano il progresso scientifico, è anche vero che questi, molto più dei sognatori e delle menti libere, sono stati negli anni usati dalla Chiesa Romana, per oscurare il progresso.
    Che gli stessi sono combattuti dalla comunità scientifica, e che comunque il danno da loro provocato è molto minore di quello provocato da atteggiamenti tribali figli degli usi imposti da religioni di varia stravaganza.

    Ma il mondo scientifico non è l'Islam, e anche Ratzinger deve avere il diritto di esprimere le sue, seppur povere, idee.

    Il fatto che si parli invece di Islam, di Maometto e del resto è rilassante. Si sentono grandi interlocutori prendere posizione, a partire dal deficiente che governa l'Iran ("il mio dio è più bello, più alto e se vuole esce a cena con Paris Hilton!"), fino al buon Magdi Allam ("noi, ops, voi mussulmani siete stupidi e rozzi, e non verrete mai a cena dalla Palombelli"), riportato sopra da Pieffebi.

    Concluderei il mio pezzo intonando, col buon Ratzi:

    Deutschland, deutschland uber alles...

 

 
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