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Discussione: Venezia

  1. #81
    NO all Multietnico
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    ragazzini non mi sembravano propio visto l'eta comunque non era un esercito mi sembrava di piu una truppa irregolare comunque si son fatti vivi', vedere anche se in pochi ma cerano daltronde anche il tempo non era favorevole quindi in tanti non sono venuti

  2. #82
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Citazione Originariamente Scritto da Beli Mawyr Visualizza Messaggio
    Concediamogli magari ancora un pò di tempo, quantomeno, per iniziare il lungo (anzi, per lui, lunghissimo) 'cammino del risveglio'; sì perchè certi suoi messaggi alla lunga diventano insopportabili e sono un oltraggio al buon senso.

    Diversamente, se non trasparirà il minimo segno di resipiscenza, il destino di questi 'contributi' mi pare segnato.

    certo si intaccherebbe la "biodiversità" del forum, ma è anche vero che di pattume a valore aggiunto zero non se ne sente proprio il bisogno...

  3. #83
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    Citazione Originariamente Scritto da Shito Visualizza Messaggio
    Non esageriamo, da come scrivi sembravate dei poveri tapini tartassati dai cattivi padani. Peccato che sul traghetto per la stazione FS eravate in mezzo ai noi tutti tranquilli a fare commenti pesanti su LEGA, Salvini e sul Conte e nessuno vi ha detto niente, anzi ignorati. Guarda che nessun giovane voleva farvi il bagno perché nel bene o nel male non esiste rancore o odio verso il FIP da parte della maggioranza dei SOM che non vi vede come nemici ma semplicmente come una (nel senso buono) scheggia impazzita del movimento. Scimmie e dentisti e pugliesi a parte rimanete tutti dei compatrioti che a vostro modo (per me sbagliato) state contestando e lottando contro ciò che c'è di marcio nel Movimento Lega Nord. Da qui i numerosi saluti e la cordialità: i nemici sono altri, non chi lotta per la sua Terra (anche se nel modo - a mio avviso - sbagliato. Appro anch'io mi complimento con Voi per non aver fatto pagliacciate ma iniziato una lotta seria per la Padania, priva di inutili scenate e prese di posizione anti Lega!
    Quel minus habens di Adami, pare vicecoordinatore del sedicente MGP Veneto, aveva preannunciato bagni per noi sulla ML dei Giovani Gadani ( a proposito auguri per i vostri tre nuovi simboli Benedetto XVI, Oriana e Bossi- Grimoldi dixit). Bene per tutti che non ci siano stati incidenti inutili e dannosi. Ovviamente riteniamo la tua scelta di restare con gli itagliani altrettanto sbagliata ma non sarà questo che cambierà le cose. Sono i fatti che fanno maturare le decisioni, non le parole.

    Un saluto

    Luca
    Comunità Antagonista Padana

    ps: le uniche pagliacciate che abbiamo visto erano sul palco, compresa l'intervento finale del capo-comico.

  4. #84
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    A proposito di gente che mancava...ma i due milioni di lavoratori da portare a Roma di cui parla la Rosy dov'erano, dove sono? Facciamo un'inserzione sulla Padagna?

  5. #85
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    Citazione Originariamente Scritto da khmer Visualizza Messaggio
    A proposito di gente che mancava...ma i due milioni di lavoratori da portare a Roma di cui parla la Rosy dov'erano, dove sono? Facciamo un'inserzione sulla Padagna?
    erano i milioni di extracomunitari clandestini da regolarizzare , i nuovi padagni
    che la lega nodde vedrà di tutelare , dai tempo al tempo

  6. #86
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    Predefinito c'era poca gente perchè pioveva?

    no questa è grossa davvero. Non mi ricordo più che anno era, forse il 1992 o 1993 chi se la ricorda la Pontida con il fango fino alle natiche? pioveva a dirotto un freddo cane e fango dappertutto...eravamo in 50.ooo forse di più. Ecco è qui che gira il discorso. Ieri la pioggia ha frenato? No non è stata la pioggia ma qualcosa d'altro, continuate pure a cercare scuse alla scarsa affluenza certo certo...
    Ora manca il capo, manca Bossi. Forse se non l'avesse colpito la malattia, oggi non saremmo qui a scrivere queste cose. Sicuramente gli eventi sarebbero andati diversamente ma con lui presente (furbo e attento come un lupo) noi non saremmo qui a scrivere ste cose, me compreso.

  7. #87
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    Il Gazzettino Lunedì, 18 Settembre 2006
    IL DOPO UMBERTO
    Il Senatur viene esposto come un’icona alla venerazione dei militanti ma il Grande Capo sembra al tramonto del suo ruolo politico
    Il congedo del condottiero sofferente
    Venezia
    Lo chiamano ancora il Grande Capo, lo magnificano come la Mente capace di capire in anticipo dove va la politica, lo turibolano come il Timoniere infallibile che saprà traghettare la Lega anche in questa stagione grigia come il cielo piovoso di Venezia. Ma quando alle 13.33 Umberto Bossi sale sul palco ancorato davanti a Riva Sette Martiri, con il fazzoletto verde al collo, un impermeabilino che lo ripara dalla pioggia, la mano sinistra inerte lungo il corpo, una vaga somiglianza con Woody Allen, illeader appare a tutti per quello che ormai è, un anno e mezzo dopo l'ictus che lo risparmiò per un miracolo. È un piccolo uomo sofferente, un condottiero che viene tenuto legato in sella, un'icona vivente esibita per il tripudio commosso del suo popolo che in lui riconosce quello che è stato e forse non sarà mai più. È una voce che non c'è, una bocca che si apre nel grido che incita, ma non trova il fiato per articolare niente di più che qualche singulto. È un pensiero che si sforza di analizzare gli eventi, ma non riesce a tradurre le connessioni logiche nelle graffianti parole che in un tempo lontano seppero infiammare il Nord, vagheggiando una liberazione possibile. È il tramonto di una vita umana e politica simbolicamente coincidenti, che si mostra pubblicamente, senza pudori, senza difese, senza la finzione di negare il proprio declino, anzi esibendolo in quello che appare come l'addio che Umberto Bossi ha voluto dare alla sua gente, in mezzo ad essa.
    Nel decimo anniversario della pomposa dichiarazione d'indipendenza padana, la Lega affronta il momento dei bilanci - la secessione mancata e ladevolution bocciata dagli italiani - ripiegando sul federalismo, un piccolo topolino partorito da una lunga lotta. Ma sul futuro grava un'ombra capace di oscurare ogni prospettiva. C'è un domani per la Lega senza Bossi? Domanda a suo modo provocatoria che facciamo rimbalzare sul palco dellanomenklaturapadana e che rieccheggia - senza mai essere esplicitata - negli interventi pubblici.
    «Non mi risulta che esista un problema del dopo-Bossi, almeno a breve - replica secca Manuela Dal Lago, presidente della Provincia di Vicenza - casomai esiste una questione di strategia per il federalismo». «Umberto è lucidissimo» taglia corto Stefano Stefani, rsponsabile dei media padani, dopo aver navigato sabato con lui sul Po da Ostiglia a Porto Viro, prima del passaggio in auto fino a Chioggia. E sentenzia: «La Lega è Bossi, Bossi è la Lega». Venisse meno il capo, verrebbe meno anche la seconda... «Potrebbe anche essere, ma lui sta preparando qualcosa e finchè c'è lui nessuno tira fuori la testa». L'impressione è questa, cauti, allineati e coperti, perchè il Senatùr dimezzato è comunque l'uomo che comanda.
    Non si possono leggere altrimenti gli interventi dal palco di tutti quelli che nella Lega contano. Bossi è come il papa difensore della cristianità dall'Islam, Bossi è il salvatore della patria-padana, Bossi è più acuto della stessa Oriana Fallaci. Giampaolo Gobbo, segretario nazionale della Liga Veneta: «Chi capisce la situazione è solo lui, Bossi ha la soluzione per questa battaglia. Grazie Umberto, perchè hai capito che noi vogliamo la libertà». Mario Borghezio, capodelegazione al Parlamento Europeo: «Bossi ha sempre ragione». Roberto Castelli, l'ex ministro che ha ancor oggi una scorta chilometrica: «Bossi verrà a dirci cosa fare: "Padania sempre" questa è la via che abbiamo trovato assieme».
    La domanda sul dopo-Bossi senza-Bossi deve apparire un po' eretica, al punto che il cronista viene sbattuto fuori dalsancta sanctorum, in mezzo al popolo che invoca il suo capo. A Pontida non si è più rivisto, dopo la malattia, a Venezia ha parlato per tre minuti l'anno scorso e sembrava un fantasma. Oggi è il grande giorno del ritorno politico. Ma quando appare, dopo l'iniziale tripudio, tutti capiscono che oggi è anche il giorno di un personalissimo congedo, una specie di testamento sentimental-spirituale che vuole lasciare ai suoi. Parla per dieci minuti, arrochito, con difficoltà, non sempre riuscendo a farsi capire. Si aggrappa con la mano destra al microfono, come un naufrago ad una zattera. Ricorda il «fango di Pontida», le battaglie, i progetti e i rimpianti, la sfida a muso duro con lo Stato italiano. Procede per sintesi, non più per analisi.
    «Oggi vi portiamo l'avvio del federalismo dentro le istituzioni», questo ha ottenuto e lo ammette senza negare che lo zoccolo duro si attendeva di più, mostrando sul proprio corpo le conseguenze di quelle fatiche. A tratti sembra di vedere Karol Wojtyla, già malato e tremante, che parlava e scherzava con i giovani di tutto il mondo. Bossi si rivolge con amore ai suoi: «Vi mando un abbraccio di cuore». Pare che voglia salutarli. «Sarò sempre con voi fino alla fine». C'è un'ossessione nello scandire, più con le labbra che con la voce, «Pa-da-nia li-bera! Pa-da-nia li-bera». Lo ripete all'infinito, con il pugno teso. C'è una voglia di andare oltre se stesso quando ammette: «Ormai io sono vecchio, mando avanti i giovani». E con dolcezza parla dei figli, il futuro, le generazioni che potranno fare quello che lui sente di non avere ormai più la forza di realizzare. «Un giorno vedremo un nostro ragazzo che vince le Olimpiadi e farà il giro di pista con la bandiera della Padania». Non vuole andarsene, a dispetto della fatica. Per tre volte riprende il microfono e sembra voler riannodare il filo di un ragionamento lasciato sospeso. Due anni fa avrebbe parlato per ore, di politica e di massimi sistemi. Adesso si limita a dire che «sono i figli che danno un senso alla vita», mentre versa in laguna l'acqua del Po contenuta nell'ampolla. «La mia allegria è che ci stiamo riuscendo» dice della Padania. Ma c'è solo una grande tristezza. Piange il popolo della Padania. Forse capisce. E forse no. Giuseppe Pietrobelli

  8. #88
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    Lunedì, 18 Settembre 2006
    GIÙ DAL PALCO
    Zaia: è una grande novità, Roma stavolta sia saggia
    Venezia «Una delle più riuscite manifestazioni della nostra storia. Un Bossi in gran forma, e soprattutto una cosa: ho visto che Bossi dal palco chiamava il suo popolo e la piazza rispondeva in modo compatto». Il vicegovernatore veneto Luca Zaia esce più che confortato dall'acqua veneziana assieme allo stato maggiore (assente, giustificato, Giancarlo Gentilini). Nelle prossime settimane a lui e alla pattuglia leghista in Regione il lavoro non mancherà. Il federalismo dal basso, nuova parola d'ordine del Carroccio, chiama alle armi, in prima linea, le Regioni. Ieri dal palco il presidente del Consiglio lombardo, Albertoni, ha fatto il primo della classe annunciando che venerdì scorso è stato approvato il progetto per l'attuazione degli articoli 116 e 119 della Costituzione. Obiettivo: trattare con lo Stato maggiori competenze. Dopo la Lombardia, ha detto Bossi, toccherà all'«amico Galan».«Ma veramente il Veneto ha già approvato il 21 marzo scorso una sua proposta, in perfetta sintonia con la linea Bossi-Berlusconi, per una Regione sempre più autonoma - precisa Zaia - Ora ci sono spazi per un nuovo progetto e in ogni caso dovremo avere il placet del nostro Consiglio. Veneti e lombardi dovranno trovare un momento organizzativo comune. La contrattazione va portata avanti di pari passo. E comunque la novità è forte: da oggi Roma sa che esistono dei progetti autonomisti precisi. Se volesse potrebbe anche non aspettare. Al governo di centrosinistra chiederei un po' di lungimiranza. Se vuole può convocarci anche domani per aprire un tavolo, recepire le proposte e mandarle avanti a livello parlamentare. Risparmieremmo tutti tempo, soldi e fatica». Positivo, per il vicegovernatore il ritorno del Parlamento del Nord: «È una risposta alle presunte crisi d'identità, a chi chiedeva novità, agli scettici, a chi è arrivato a Venezia pensando di tornare a casa con un passaporto nuovo. Con il 3,9\% raccolto alle elezioni..via..ma si rendono conto che serve consenso per fare le cose? Sono d'accordo con chi non vuole una Mantova-bis (la prima edizione del Parlamento del Nord). Qui serve una struttura snella, dalla doppia valenza. Assemblea politica da un lato, momento di sintesi per il movimento dall'altro». Magari presieduta da un veneto. Entusiasta della resurrezione del Parlamento del Nord è Flavio Tosi, assessore alla sanità: «Un laboratorio di idee, anche un organismo tecnico che può fare proposte e raccogliere quelle della base». Applausi pure da Giampaolo Gobbo, segretario della Lega in Veneto: «Mai come adesso sarebbe sbagliatissimo mollare. Non dimentichiamo che i comunisti sono arrivati al potere solo dopo 50 anni di battaglie». Pa.Fra.

  9. #89
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    Citazione Originariamente Scritto da rumela Visualizza Messaggio
    . Forse se non l'avesse colpito la malattia, oggi non saremmo qui a scrivere queste cose. Sicuramente gli eventi sarebbero andati diversamente ma con lui presente (furbo e attento come un lupo) noi non saremmo qui a scrivere ste cose, me compreso.

    infatti dici bene .....ugolupo , lupoalberto e il più furbo di tutti Umbertolupon[/quote]lupi , solo lupi, mai che arrivi un cacciatore a impallinarli

  10. #90
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    Lunedì, 18 Settembre 2006
    TRA I MILITANTIPioggia sopra la città, pioggia incessante sul popolo del Carroccio, camuffato da variopinte mantelline, ombrelli e più o meno improvvisati stivali per l'acqua alta. Pioggia scrosciante sui militanti rassegnati, consolati dal fatto che se diluvia così tanto allora significa che il Governo non solo è ladro, ma è proprio delinquente.E chi potrebbe contraddire questi pochi ma stoici leghisti che inneggiano a Bossi, che sventolano bandiere gocciolanti e fazzoletti verdi al collo. Il tempo è un'altra volta ingeneroso con loro, grondanti dai capelli ai piedi, alla ricerca di un illusorio riparo sotto i gazebo allestiti lungo Riva dei Schiavoni e Riva Sette Martiri, dove si rifugiano anche i poliziotti di turno. Iniziano ad arrivare in laguna sin dalle prime ore del mattino: girano per il centro storico, cercano le segnalazioni per piazza San Marco. Qualcuno si perde, qualcuno chiede informazioni. "Per San Marco?". "Di là, sempre dritti signori". Insomma, dopo dieci anni di riti e di acqua travasata dall'ampolla alla laguna c'è chi si perde ancora fra calli e campielli. E si confonde con i turisti, sempre presenti. E come i turisti, qualche leghista arriva a togliersi scarpe e calzini per camminare a piedi scalzi sui masegni di Venezia. La pioggia continua a scendere. E allora il popolo si disperde, si ferma sotto i portici, fa sosta nei bar per bere qualcosa di caldo e cercare di asciugarsi.A Venezia si prevedeva arrivassero in cinquantamila, ma basta poco per capire che si è ben lontani dalla cifra preventivata, o meglio auspicata. Anche il Movimento dei giovani padani lo conferma. "L'aspettativa era di avere almeno 1000 o 1500 giovani - afferma Mirco Bertoldo - ma con questo tempo è tanto se riusciamo a fare il corteo". Il corteo lo fanno, ma meno nutrito. Non arrivano nemmeno a 200, ma non fa niente, l'importante è esserci. Bagnati fradici, cantano e inneggiano a Bossi. "Siamo giovani padani" intonano. "Viva Bossi". Procedono fieri sostenendo uno striscione che recita "no alla cittadinanza facile per gli extracomunitari". Intanto, il cono ottico non percepisce altro che acqua. Sopra la testa, davanti agli occhi. Mentre dalla Riva scompare quasi la visione dell'orizzonte e i vaporetti faticano a continuare la loro corsa. Passa un altro striscione, quello delle donne che ribadiscono a gran voce, e a buon diritto, "no alla violenza sulle donne". Il capannello di persone si forma sotto gli spalti. Da lì partono cori da stadio e applausi. Per il resto, i leghisti preferiscono ascoltare i discorsi dei leader dai 70 gazebo sparsi lungo le rive, dove si possono trovare materiali informativi, esposizione di artigianato, panini, bibite, maglie e orologi. Rigorosamente e severamente padani. Perfino il caffè. Quello vero. Quello padano doc.Tutto procede come da copione, l'unica nota stonata si verifica quando appare uno striscione del comitato di CredieuroNord, subito fatto sparire dallo stesso servizio di sicurezza della Lega. Il Comitato chiedeva la restituzione totale delle somme investite dai soci di CredieuroNord "attraverso versamenti volontari da parte degli esponenti della Lega Nord e di chiunque avesse a cuore le sorti della Padania". Ma la scritta si volatilizza nel giro di pochi minuti, lasciando l'amaro in bocca ai promotori dell'iniziativa.Per il resto, Venezia non risente del passaggio della Lega. Il centro storico sembra non curarsi della manifestazione che, anche a causa della pioggia, risulta meno impattante e sotto tono. In ogni caso, sui davanzali non ci sono bandiere esposte nè gonfaloni. Resiste solo la signora Lucia, con l'immancabile tricolore e i colori della pace. Una bandiera, quest'ultima, che per una volta mette finalmente d'accordo tutti.Manuela Lamberti

 

 
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