La "proprietà dei mezzi di produzione" non è una teoria politica, quanto un problema che le diverse teorie politiche (comunismo, fascismo, liberalismo, socialismo, eccetera) hanno affrontato, ognuna proponendo proprie soluzioni nonché un proprio discorso che giustificava la soluzione auspicata.
Parlare di "proprietà di mezzi di produzione" potrà non essere "cool" o di moda attualmente, ma il problema permane che se ne parli come che non se ne parli, sia che sia avvertito come esistente dalle persone, sia che non sia avvertito come tale. Fin dall'antichità si parla della morte... se ora un bel giorno dicessimo basta parlarne, se ne è parlato fin troppo, non è per questo che il problema morte scompare; da sempre nutrirsi è un bisogno dell'uomo... e tale rimarrà indipendentemente che in un contesto gli individui si chiedano come sopravvivere giorno per giorno, o che in un altro contesto non se lo chiedono disponendo essi di che sopravvivere.
Il fatto che non si parli più della proprietà dei mezzi di produzione non è dovuto al fatto che non sussista più il problema (in ogni contesto essi a qualcuno dovranno appartenere), ma al contrario è un effetto propriamente voluto da chi oggi ne detiene la maggior parte, così che, facendo passare il discorso ideologico che "sia un argomento vecchio e decrepito", essi nel frattempo continuano a controllarne la proprietà esclusiva.
In un quadro più vasto e generale il discorso si inserisce nell'attitudine che va per la maggiore oggi a considerare le leggi dell'economia come "leggi di natura" non suscettibili di cambiamenti se non minimi ed in un preciso quadro di compatibilità... anch'io pensavo un tempo che tale concezione fosse propria del positivismo ottocentesco e che nessuno ne avrebbe più parlato, ma di fronte all'evidenza degli ultimi anni devo ammettere che mi ero profondamente sbagliato.





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.....quoto!
