

Ultima modifica di José Frasquelo; 02-02-10 alle 12:17


penso che il confronto faccia parte della natura umana: io sono piu' alto di te, faccio questo e quello meglio di te... è un gioco inutile ma che non fa nemmeno malaccio se aiuta le persone a riflettere e recepire delle idee, a farsi delle opinioni.
Se si tratta di muro contro muro e nemici da abbattere condivido con te, meglio i videogiochi




Quello che proponi è un altro discorso, che una sua plausibilità, ma che a me non interessa. Un generico cartello d'opposizione alle sinistre in Italia c'è già, ed è il PDL. A me interessa invece instaurare un dialogo costruttivo con chi si sente parte integrante del percorso della "Destra". Amici come prima.![]()
Ultima modifica di Florian; 02-02-10 alle 13:58




Per quanto ci riguarda, il concetto di destra è stato perfettamente illustrato nel libro "Contro l'illuminismo".
Per cui, la destra o l'antisinistra, è assolutamente valida. Magari un pò meno nel panorama politico.
Inoltre siamo sempre stati per il dialogo con i Conservatori di POL, che pur avendo una impostazione geopolitica troppo atlantista che si ricollega facendone un'apologia alla tradizione conservatrice anglosassone del duo Reagan-Thatcher in lotta con il comunismo, sono sempre conservatori.
Infatti si poteva benissimo stare insieme e condividere molto non fosse stato per certi che non avevano di meglio da fare che provocare gli altri (in un certo qual modo, anche te Florian hai avuto le tue colpe).
carlomartello
Ultima modifica di carlomartello; 02-02-10 alle 14:26


Lasciamo stare ciò che è stato e guardiamo avanti. Ho letto anch'io il libro di Sternhell a cui fai riferimento che pone da un lato (sinistro) gli illuministi (specificatamente "franco-kantiani") e dall'altro lato (destro) gli anti-illuministi (sempre nell'accezione indicata). Tuttavia Sternhell è fazioso nello scegliere cosa prendere (Tocqueville) e cosa buttare (Berlin).
Ad ogni modo, mi farebbe piacere partire da zero senza dare per scontato che si siano letti certi libri o che si segua una certa linea di pensiero.
Il dibattito è esplicitamente rivolto a chi si "sente" di destra per qualsiasi ragione. A chi la parola "destra" non dice nulla, o per ragioni sue gli sta pure antipatica, questa discussione non deve interessare.
Vorrei invece capire, tra noi "destri" consapevoli (non conservatori, reazionari, fascisti, cattolici, etc..., ma innanzitutto "destri"), se è possibile riconoscerci in un embrione di pensiero che comunque legittimi una storia, una cultura e una politica che attraverso varie diramazioni perdura dal 1789 ad oggi.
E' un discorso che altri hanno già affrontato e su cui si sono stampati pure libri, ma senza molto costrutto se è vero che la nostra area politica è ancora frammentata e che su POL la distanza che ci separa culturalmente è a volte molto netta.
Dunque non è un discorso "ozioso" come ad alcuni potrebbe sembrare.hefico:
Ultima modifica di Florian; 02-02-10 alle 15:05




Intanto ribadisco:
“Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto ‘a ciascuno il suo’ non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e – in nome di questa spiritualità e dei suoi valori – accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa”.
Adriano Romualdi
Ultima modifica di Orco Bisorco; 02-02-10 alle 16:57


Condivido in linea di principio.
Anch'io riconosco "il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo ("radicale"), o la democrazia o il socialismo" (aggiungerei anche comunismo e anarchismo).
Anch'io rifiuto i "miti razionalistici, progressistici, materialistici" della società di massa.
Riguardo il terzo punto parlerei, anzichè di Stato (illuminista e giacobino), di società organica in cui "i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto ‘a ciascuno il suo’ non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa".
E per ultimo, accetto anch'io - sulla scia di Burke e degli autori controrivoluzionari - il lascito del Medioevo cristiano, ovvero "quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea" e su questa base mi muovo per contrastare la decadenza non solo dell’Europa ma dell'Occidente intero.
Non perchè siano idee proprie del Romualdi, ma perchè rappresentano una sintesi del pensiero di destra dalle origini settecentesche fino a qualche decennio fa. E possono ancora tornar utili se opportunamente adattati alla realtà odierna.![]()
Ultima modifica di Florian; 02-02-10 alle 17:39