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Discussione: Nessun nemico a destra

  1. #21
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Quella che io chiamo Destra, e che nel linguaggio politico è ritenuta essere tale, nasce in opposizione alla Rivoluzione Francese e alla rottura culturale e politica da essa comportata.

    La Rivoluzione francese rappresentò un consapevole attacco alla struttura della società occidentale tradizionale, portando alle estreme conseguenze i principi dissolutori che covavano già durante l'Assolutismo. Lo Stato accentratore "democratco" prende il posto della comunità organica e gerarchica. Il razionalismo scientista denuncia le tradizioni civili e religiose come superstizione.


    Il processo rivoluzionario della Sinistra sembrerebbe constare di

    - una prima fase radicale, anticlericale e borghese

    - una seconda fase socialista, antiborghese e internazionalista

    - una terza fase comunista, proletaria e antifascista

    - una quarta fase anarchica, egualitaria e antimperialista


    Dal canto suo la Destra avrebbe "reagito" allo sviluppo delle idee avversarie con

    - una prima fase controrivoluzionaria, nobile e antiborghese

    - una seconda fase conservatrice, elitaria e borghese

    - una terza fase nazionalista, sociale e interclassista

    - una quarta fase populista, liberale e antitotalitaria


    Delineata succintamente l'evoluzione del pensiero di sinistra e di destra, resta da individuare il "filo rosso" che ha portato quest'ultima - in maniera certo non lineare - dalla fase controrivoluzionaria a quella, attuale, populista-liberale.

    A mio avviso ciò che rende la Destra sempre uguale a se stessa è il principio di conservazione. Mentre infatti la sinistra sarà portata ad avanzare sul fronte dei diritti individuali, incurante delle fratture sociali da questi provocati, la destra cercherà di opporvi i doveri comunitari.

    Sul piano culturale, le forze di destra hanno enfatizzato la tradizione e la libertà (diseguale), in opposizione al materialismo e all'egualitarismo delle sinistre.

    Per cui proporrei di identificare nel complesso la Destra con il trittico:

    Conservazione - Tradizione - Libertà (diseguale)
    Ultima modifica di Florian; 02-02-10 alle 18:13

  2. #22
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Tratto dal forum "Conservatorismo":


    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    un po' come per le famiglie, litigiose in tutto ma che sono pronte a unirsi nelle occasioni importanti e nei momenti di difficoltà per affrontare le situzioni.
    Nel centrosinistra questo sentimento è scattato mentre nel centrodestra no, per molti motivi: inimicizie personali, smania di protagonismo di alcuni, voglia di prevalere di altri, un quadretto sconfortante
    Hai centrato il punto. Perchè tutta la sinistra è corsa dietro a Cabraizinho (un liberale laicista) e Malandrina (sinistra girotondina), mentre la destra ha sfoderato il suo straordinario "poker d'assi"?

    Perchè la sinistra, come la giri e come la volti, è Scalfari, Bonino, Veronesi... è quella gente lì, non molto distante dai Vattimo, Rossanda, Parlato.

    Mentre la destra cos'è? Berlusconi? Mussolini? Reagan? Padre Pio? Cercare di capire come mettere insieme queste capre e questi cavoli per fare un'insalata decente è lo scopo di questo specifico thread.

    Ribadisco comunque che il riferimento alle elezioni di POL è solo un pretesto per affrontare un discorso più generale e più serio.

  3. #23
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Partirò anch'io dalla definizione 'romualdiana' di Destra:

    “Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto ‘a ciascuno il suo’ non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e – in nome di questa spiritualità e dei suoi valori – accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa”.

    Adriano Romualdi


    Questa, a mio avviso, è l'accezione originaria di Destra.
    La Destra nasce come opposizione alla sovversione della sinistra rivoluzionaria.
    Simbolo di essa sono le rivolte di Vandea, il pensiero di De Bonald e De Maistre, la gioventù dorata, i moscardini, i controrivoluzionari che tanti colpi di Stato tentarono per rovesciare la situazione dopo il terrore giacobino, il legittimismo reazionario di Carlo X e lo 'squadrismo' ante literram degli ultras.

    Il divenire storico ha esposto la 'Destra' e la sinistra ad una contaminazione - sul piano politico concreto - quasi inevitabile.
    L'ingresso nella storia delle masse operaie e l'avvento dei socialismi in tutta Europa ha portato ad un riposizionamento a destra di parte del liberalismo europeo.
    Lo stesso avvenne, seppur in modalità differenti e con minor tormento, in Inghilterra, dove pure già esisteva la divisione fra conservatori - tories - e liberali - whigs - corrispondente grosso modo al 'destra/sinistra' originario che troveremo nelle aule parlamentari della Francia dell'ultimo decennio del '700 e del primo trentennio - ma non solo - dell'Ottocento.
    Ciò non tolse, però, che il liberalismo di per sè fosse in realtà un qualcosa di sinistra rispetto alla 'Destra primigenia' e ciò valeva nonostante il riposizionamento a destra di una parte di esso.
    Infatti, ribadisco: tale 'cambiamento' fu dovuto ad una mancanza di spazio al centro e a sinistra, non ad una reale conversione ai principi reazionari della Destra aristocratica.
    La stessa componente borghese della destra è - in realtà - la conseguenza dell'avvento del socialismo: una borghesia, un ceto medio, che vede minacciate le proprie posizioni sociali da un lato dall'alta borghesia e dagli industriali e dall'altro dalle masse operaie non può fare altro che porsi su posizioni difensive, che vedono con favore soluzioni politiche autoritarie, repressive, decisioniste e conservatrici sia politicamente che socialmente.
    Non c'è una rivalutazione del ruolo sociale e politico dell'aristocrazia, ma semplicemente si ha paura del nuovo che avanza.
    Certo, è pur sempre vero che fra gli intellettuali di destra d'estrazione borghese incominciano a diffondersi le teorie sulla circolazione delle élites, idee che auspicano l'avvento di un'aristocrazia dello spirito formata da combattenti o da guerrieri o da superuomini, ecc.
    Ma si tratta appunto di un voler restaurare un qualcosa che si dà per decaduto, per non più esistente, per spento. Questa però fu solo una fra le tante tendenze.
    E' qui che hanno origine le divisioni all'interno della destra politica, a livello storico.
    E' per questo che, ad esempio, un reazionario o un fascista a volte si scannano di più con il liberale conservatore piuttosto che col comunista o con l'anarchico.
    E' questa 'confusione', dovuta al già citato riposizionamento liberale, ad aver reso le categorie destra/sinistra/centro meno rigide di quello che erano all'inizio.
    Ed infatti la storia vide paradossi incredibili come quello di un Sorel e di un Maurras, che si trovarono sulla stessa 'barricata' politica, o come quello di un figlio di un fabbro socialista romagnolo che fondò un movimento di 'reazione nazionale' all'avanzata delle sinistre e alla decadenza dello stato liberale.
    Io intendo le categorie destra/sinistra nell'accezione originaria e ragiono spesso in base a quelle, ma se devo calarmi nel contesto politico contingente, soprattutto quello attuale, noto come esse siano non superate ma comunque parecchio 'flessibili'. Parlo ovviamente di un piano estremamente concreto, della pratica insomma. L'ideale e la teoria sono un'altra cosa.

    E' possibile un minimo comune denominatore? Forse deluderà un po' la mia risposta, ma non lo so. Purtroppo, nella pratica, è tutto vincolato alle contingenze storiche e politiche.
    Io personalmente ho sempre creduto ad una possibile unità delle destre contro le forze della sovversione.
    Ma se si vuole fare uno schieramento organico, è necessario avere delle basi 'ideali' comuni. Il che però significa che qualcuno ne potrebbe restare fuori, perchè se ci si confronta sulle idee o si buttano fuori i più 'moderati' o si buttano fuori i più 'radicali'.
    A meno che - appunto - non sorga l'uomo forte, autorevole, deciso, il cui carisma e le cui qualità uniscono componenti ideali che in teoria si scontrerebbero ma che in pratica si sentono rappresentante dalla figura del capo, del condottiero, del 'Cesare'.
    Questo perchè? Perchè in realtà, consapevolmente o meno, la Destra politica è orfana del katechon.
    Ebbene sì: qua dobbiamo fare nostra - totalmente nostra - la lezione di Donoso Cortes e Carl Schmitt.
    Le rivoluzioni varie hanno portato alla decadenza e all'inattualità dell'istituto monarchico concepito in senso legittimista.
    Ciò che rimane è la figura del 'dittatore coronato', che rappresenta un suo sostituto in attesa che nella storia sorgano nuovamente uomini degni di essere riconosciuti come Re o Imperatori.
    E' questa figura autoritaria, per la destra reazionaria di metà Ottocento, a rappresentare il katechon a fronte dell'avanzata inarrestabile della sovversione.
    Al di là dell'adesione o meno della varie correnti politiche e più o meno ideologiche o spirituali della destra politica europea alle tesi di Donoso Cortes, la storia dimostra inequivocabilmente come solo di fronte ad una figura carismatica e forte la destra è riuscita a ricompattarsi.
    Qual è allora la soluzione? Sembrerà banale, ma lo ripeto: la Destra o le destre che dir si voglia devono trovare nuovamente qualcuno o qualcosa che incarni storicamente il katechon.
    Ultima modifica di Giò; 02-02-10 alle 19:30

  4. #24
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Conservazione - Tradizione - Libertà (diseguale)
    Sarei d'accordo con te.
    Solo che, allo stato presente, qualche dubbio sulla "conservazione" ce lo avrei.
    Ovviamente se è intesa come aspirazione ad un ordine stabile, è tutt'un altro discorso.
    L'arte di essere P.A.

  5. #25
    Bello e dannato
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Citazione Originariamente Scritto da Candido Visualizza Messaggio
    comunque ci tengo a precisare che per quanto mi riguarda chi predica l'intolleranza di qualsiasi tipo, l'esclusione, per motivi razziali o di origine della persona per me è un nemico, a prescindere dal fatto che sia di destra o sinistra.
    Un conto è combattere l'immigrazione clandestina, sono d'accordissimo, e anche rendere restrittiva la cittadinanza, come fanno Francia e ancor piu' Svizzera, un altro conto è impedire a una famiglia perbene, ben impiantata con figli che pagheranno le nostre pensioni, di vivere come tutti gli altri
    Che scrupoli progressisti... per fortuna che si diceva "nessun nemico a destra".
    L'arte di essere P.A.

  6. #26
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Citazione Originariamente Scritto da Pieralvise Visualizza Messaggio
    Che scrupoli progressisti... per fortuna che si diceva "nessun nemico a destra".
    Ecco, ad esempio, per me quello è un problema.
    L'anti-razzismo è un male, è l'ideologia politicamente corretta della sinistra per eccellenza.
    Ultima modifica di Giò; 02-02-10 alle 20:01

  7. #27
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    Partirò anch'io dalla definizione 'romualdiana' di Destra:

    “Essere di Destra significa, in primo luogo, riconoscere il carattere sovvertitore dei movimenti scaturiti dalla rivoluzione francese, siano essi il liberalismo, o la democrazia o il socialismo. Essere di Destra significa, in secondo luogo, vedere la natura decadente dei miti razionalistici, progressistici, materialistici che preparano l’avvento della civiltà plebea, il regno della quantità, la tirannia delle masse anonime e mostruose. Essere di Destra significa in terzo luogo concepire lo Stato come una totalità organica dove i valori politici predominano sulle strutture economiche e dove il detto ‘a ciascuno il suo’ non significa uguaglianza, ma equa disuguaglianza qualitativa. Infine, essere di Destra significa accettare come propria quella spiritualità aristocratica, religiosa e guerriera che ha improntato di sé la civiltà europea, e – in nome di questa spiritualità e dei suoi valori – accettare la lotta contro la decadenza dell’Europa”.

    Adriano Romualdi


    .

    Questa è anche la mia idea di Destra, anche se non identifico il termine "religiosa" con i valori del cattolicesimo, ma lo sostituirei con il termine "spirituale".

    Ma è un'idea utopica: recessiva, inattuale, antimoderna, reazionaria. Perciò inaccettabile oggi che ogni libertà è divenuta inalienabile licenza e pretesa progressista.

    I concetti stessi di "aristocrazia", "elite"," nobiltà ed elevazione" sono irrisi e visti come parrucconerie passatiste...non direte di no.

    E a livello politico poi...c'è solo da piangere. Non esistono personalità carismatiche...c'è solo mediocrità senza speranza.

    Ergo....io sono del tutto pessimista...sia in senso teorico che pratico.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  8. #28
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Questa è anche la mia idea di Destra, anche se non identifico il termine "religiosa" con i valori del cattolicesimo, ma lo sostituirei con il termine "spirituale".

    Ma è un'idea utopica: recessiva, inattuale, antimoderna, reazionaria. Perciò inaccettabile oggi che ogni libertà è divenuta inalienabile licenza e pretesa progressista.

    I concetti stessi di "aristocrazia", "elite"," nobiltà ed elevazione" sono irrisi e visti come parrucconerie passatiste...non direte di no.

    E a livello politico poi...c'è solo da piangere. Non esistono personalità carismatiche...c'è solo mediocrità senza speranza.

    Ergo....io sono del tutto pessimista...sia in senso teorico che pratico.
    come ho detto nel thread dell'altro forum forse l'unica cosa che genera un vero leader è la sofferenza, Mussolini ha conosciuto la galera prima di diventare direttore di giornale
    Nella società moderna e ancor meno in quella comunista la sofferenza non esiste o meglio esiste ma non è fisica, è piu' di ordine morale

  9. #29
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Ringrazio Giò per il suo pregevole intervento che ho trovato molto interessante. Farò alcuni appunti che spero alimenteranno ancor più il dibattito.


    Citazione Originariamente Scritto da Giò91 Visualizza Messaggio
    lo 'squadrismo' ante literram degli ultras.
    Licenza poetica...

    Il divenire storico ha esposto la 'Destra' e la sinistra ad una contaminazione - sul piano politico concreto - quasi inevitabile.
    L'ingresso nella storia delle masse operaie e l'avvento dei socialismi in tutta Europa ha portato ad un riposizionamento a destra di parte del liberalismo europeo.
    Lo stesso avvenne, seppur in modalità differenti e con minor tormento, in Inghilterra, dove pure già esisteva la divisione fra conservatori - tories - e liberali - whigs - corrispondente grosso modo al 'destra/sinistra' originario che troveremo nelle aule parlamentari della Francia dell'ultimo decennio del '700 e del primo trentennio - ma non solo - dell'Ottocento.
    Ciò non tolse, però, che il liberalismo di per sè fosse in realtà un qualcosa di sinistra rispetto alla 'Destra primigenia' e ciò valeva nonostante il riposizionamento a destra di una parte di esso.
    Infatti, ribadisco: tale 'cambiamento' fu dovuto ad una mancanza di spazio al centro e a sinistra, non ad una reale conversione ai principi reazionari della Destra aristocratica.
    Qui ho delle considerazioni da fare. Non è vero che tra tories e whigs vi fosse lo stesso rapporto che divideva conservatori e liberali europei. Difatti Burke, capostipite della controrivoluzione europea, era un (Old) Whig, ed è riconosciuto che gli Old Whigs fossero più aristocratici dei tories. In realtà ciò che identificava i tories dell'epoca era la loro stretta relazione con il Re e la Chiesa Anglicana. Tuttavia una sinistra in senso europeo nacque allorchè il vecchio partito Whig si spaccò sulla Rivoluzione francese e i New Whigs andarono a formare più tardi con i radicali il Partito Liberale. Ciò non toglie che un'antica forma di liberalismo aristocratico era preesistente in Inghilterra al Partito liberale e sarà questo "antico liberalismo" immune dal virus egualitario e anticlericale dei giacobini roussoiani a riversarsi fruttuosamente in America.
    Diversamente da questo "old whiggism", il liberalismo orleanista di cui tu parli fu realmente una sinistra convertitasi a destra col perpetrarsi del fenomeno rivoluzionario. Ed è per questo che l'attuale destra sarkozysta è "repubblicana" e celebra il mito progressista della presa della Bastiglia, mentre la destra reaganiana e bushiana è a suo modo "tradizionalista" e fortemente religiosa.

    La stessa componente borghese della destra è - in realtà - la conseguenza dell'avvento del socialismo: una borghesia, un ceto medio, che vede minacciate le proprie posizioni sociali da un lato dall'alta borghesia e dagli industriali e dall'altro dalle masse operaie non può fare altro che porsi su posizioni difensive, che vedono con favore soluzioni politiche autoritarie, repressive, decisioniste e conservatrici sia politicamente che socialmente.
    Non c'è una rivalutazione del ruolo sociale e politico dell'aristocrazia, ma semplicemente si ha paura del nuovo che avanza.
    Tutto vero. Ma non dimenticare che in Germania, con Bismarck, si formò una stretta alleanza tra il nuovo ceto liberale e borghese e l'aristocrazia Junker. Infatti nella seconda metà dell'Ottocento la vecchia destra controrivoluzionaria si spacca, con la maggioranza che mirerà ad un accordo con le forze nazional-liberali, e una minoranza senza più peso politico.

    Certo, è pur sempre vero che fra gli intellettuali di destra d'estrazione borghese incominciano a diffondersi le teorie sulla circolazione delle élites, idee che auspicano l'avvento di un'aristocrazia dello spirito formata da combattenti o da guerrieri o da superuomini, ecc.
    Ma si tratta appunto di un voler restaurare un qualcosa che si dà per decaduto, per non più esistente, per spento. Questa però fu solo una fra le tante tendenze.
    E' qui che hanno origine le divisioni all'interno della destra politica, a livello storico.
    E' per questo che, ad esempio, un reazionario o un fascista a volte si scannano di più con il liberale conservatore piuttosto che col comunista o con l'anarchico.
    E' questa 'confusione', dovuta al già citato riposizionamento liberale, ad aver reso le categorie destra/sinistra/centro meno rigide di quello che erano all'inizio.
    Ed infatti la storia vide paradossi incredibili come quello di un Sorel e di un Maurras, che si trovarono sulla stessa 'barricata' politica, o come quello di un figlio di un fabbro socialista romagnolo che fondò un movimento di 'reazione nazionale' all'avanzata delle sinistre e alla decadenza dello stato liberale.
    Maurras era un reazionario che però sviò verso il positivismo e questo lo mise in condizione di intercettare quelle componenti eretiche del socialismo che erano diventate nazionaliste. Tuttavia non mi sembra che nel primo Novecento vi fosse un particolare dissidio a destra tra nazionalisti e liberali. In realtà il nuovo movimento fascista riuscì abilmente ad occupare tutto lo spazio a destra fagocitando al proprio interno le varie componenti liberali e moderate. Gentile si definì sempre liberale. Croce, liberale, aderì in un primo momento al fascismo.

    E' possibile un minimo comune denominatore? Forse deluderà un po' la mia risposta, ma non lo so. Purtroppo, nella pratica, è tutto vincolato alle contingenze storiche e politiche.
    Io personalmente ho sempre creduto ad una possibile unità delle destre contro le forze della sovversione.
    Ma se si vuole fare uno schieramento organico, è necessario avere delle basi 'ideali' comuni. Il che però significa che qualcuno ne potrebbe restare fuori, perchè se ci si confronta sulle idee o si buttano fuori i più 'moderati' o si buttano fuori i più 'radicali'.
    La differenza tra moderatismo e radicalismo è una differenza quantitativa e non qualitativa. In Inghilterra "radicali" si consideravano infatti i liberali più "puri". Il tuo discorso invece sembra porre all'attenzione una differenza "qualitativa", come se i soggetti in gioco non fossero sommabili.

    Su questo punto penso tu non abbia tutti i torti. E' evidente che nella destra vi sia qualche componente spuria. Laddove mi sembra tu commetti una forzatura è nell'associare il fascismo alla controrivoluzione relegando un generico "liberalismo" alla sinistra. Come ho fatto notare prima, i rapporti delle forze monarchiche e aristocratiche sono state assai più inclini a collaborare coi liberali che con i fascisti, in quanto i secondi erano più populisti e in alcuni casi borderline con la sinistra.
    Dunque, come si dovrebbe a mio avviso parlare di liberalismo (aristocratico) e liberalismo (democratico), si dovrebbe distinguere fascismo (autoritario) e fascismo (socialista). Una volta spurgato il campo da questi elementi imbarazzanti la nostra Destra assumerà una fisionomia più regolare.

    A meno che - appunto - non sorga l'uomo forte, autorevole, deciso, il cui carisma e le cui qualità uniscono componenti ideali che in teoria si scontrerebbero ma che in pratica si sentono rappresentante dalla figura del capo, del condottiero, del 'Cesare'.
    Questo perchè? Perchè in realtà, consapevolmente o meno, la Destra politica è orfana del katechon.
    Ebbene sì: qua dobbiamo fare nostra - totalmente nostra - la lezione di Donoso Cortes e Carl Schmitt.
    Le rivoluzioni varie hanno portato alla decadenza e all'inattualità dell'istituto monarchico concepito in senso legittimista.
    Ciò che rimane è la figura del 'dittatore coronato', che rappresenta un suo sostituto in attesa che nella storia sorgano nuovamente uomini degni di essere riconosciuti come Re o Imperatori.
    E' questa figura autoritaria, per la destra reazionaria di metà Ottocento, a rappresentare il katechon a fronte dell'avanzata inarrestabile della sovversione.
    Al di là dell'adesione o meno della varie correnti politiche e più o meno ideologiche o spirituali della destra politica europea alle tesi di Donoso Cortes, la storia dimostra inequivocabilmente come solo di fronte ad una figura carismatica e forte la destra è riuscita a ricompattarsi.
    Qual è allora la soluzione? Sembrerà banale, ma lo ripeto: la Destra o le destre che dir si voglia devono trovare nuovamente qualcuno o qualcosa che incarni storicamente il katechon.
    Sull'importanza fondamentale del katechon per la Destra concordo con te, con una sottolineatura: non è necessario che suddetta figura debba assumere necessariamente i tratti del dittatore. L'importanza è che freni l'"avanzata inarrestabile della sovversione". In questo caso mi stupisce che non riconosci quale ultimo katechon Ronald Reagan, il quale pur in un contesto fondamentalmente "democratico" (le virgolette sono d'obbligo in quanto la democrazia americana è assai distante da quella europea) ha sconfitto il comunismo e iniziato quel processo di "reazione" della società americana che è sotto gli occhi di tutti e i cui benefici stanno interessando oggi anche l'Europa.
    Tra l'altro, sull'importanza del movimento conservatore USA in chiave "controrivoluzionaria" si è espresso chiaramente Plinio Correa de Oliveira, la cui TFP è sempre stata una fedele alleata della destra statunitense.

    Allora, e chiudo, se oggi la controrivoluzione passa per certo liberalismo "non radicale", proponendo all'attenzione un'inedita ma suggestiva forma di "conservatorismo tradizionalista" il nostro cerchio in qualche modo si chiude. Ti pongo quale ulteriore spunto di riflessione due casi che a qualcuno sembreranno singolari:

    - i neocons e il "liberale" Berlin accomunati dallo storico di sinistra Zeev Sternhell nel pantheon degli anti-illuministi insieme a Vico, Burke e Spengler;

    - la scelta di Sarah Palin, una fondamentalista protestante, quale riferimento internazionale del nostro cattolicissimo reazionario Camillo Langone.

    Non sarà mica che alcuni "disturbi" a destra siano di natura più psicosomatica che reale?
    Ultima modifica di Florian; 02-02-10 alle 20:56

  10. #30
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    Predefinito Rif: Nessun nemico a destra

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio

    I concetti stessi di "aristocrazia", "elite"," nobiltà ed elevazione" sono irrisi e visti come parrucconerie passatiste...non direte di no.
    Non solo sono irrisi, ma sono anche degradati dalla maggior parte delle persone che pretendono di incarnarli.
    L'arte di essere P.A.

 

 
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