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Risultati da 1 a 10 di 60

Discussione: precariato

  1. #1
    civis_romanus
    Ospite

    Predefinito precariato

    Da repubblica.it

    La via che dovrebbe portare i giovani verso un posto stabile si è andata complicando ancor di più. Fino a qualche anno fa si faceva un po' di gavetta, si accettava un po' di flessibilità, e dopo un paio di anni si poteva ad approdare a qualcosa di certo. Ora però il numero di quelli che riescono nell'impresa è sempre più basso. "Tra il 2003 e il 2005 la quota dei contratti a termine degli 'under' che si è trasformata in contratti a tempo indeterminato - ci ha detto Marco Centra, responsabile Isfol per l'analisi e valutazione delle politiche per l'occupazione - è diminuita in maniera preoccupante. Due anni fa era il 40 per cento. Ora invece viene stabilizzato solo il venticinque per cento dei giovani. "Se si guarda ai contratti di collaborazione ci si accorge che la quota degli 'under 25' che riesce a passare a un contratto permanente è pari a un misero undici per cento.


    Al Sud nel 2005, secondo i dati della ricerca presentata in questi giorni dalla Svimez, un ragazzo su cinque non cerca lavoro e non studia: in tutto 824mila giovani. Lo scorso anno, dicono gli esperti Svimez, il Mezzogiorno ha assistito ad un calo degli occupati tra i 15 e i 34 anni pari a 221mila unità. Tre giovani su quattro hanno visto peggiorare la propria posizione professionale e solo il 19,6 per cento dei giovani è riuscito a vincere la sua personale lotteria: vedere trasformato il contratto atipico in uno a tempo indeterminato.

    Ma cosa è successo? Quali sono le ragioni? "Alle imprese - spiega Centra - non conviene più assumere i giovani perché non hanno più gli incentivi economici previsti per il contratto di formazione e lavoro mentre il 'nuovo' apprendistato è praticamente bloccato." Il fenomeno sembra ancora più acuto proprio in uno dei più importanti mercati del lavoro. Nel Nord Ovest le "speranze" dei giovani si scontrano con una realtà quasi paradossale: solo il 26,2 dei contratti dei temporanei si trasforma in contratti stabili mentre succede lo stesso al 33,2% per la media totale . I giovani ormai paiono condividere lo stesso destino dei loro colleghi più maturi. E la stabilizzazione arriva sempre più tardi: nel 1998 si raggiungeva a 36 anni mentre ora si riesce a conquistarla solo a 38 anni.

  2. #2
    civis_romanus
    Ospite

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    Questo è un tema su cui vale la pena battere e su cui approfondire il discorso a mio parere, altro che spade dell'islam ....

  3. #3
    alfredoibba
    Ospite

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    Stavolta ti dico bravo, con sincerità.
    Veniamo all' argomento: quando agli imprenditori è concesso fare ciò che vogliono, specialmente in un contesto di mercato globale, in cui sono esposti a rischi, questi imprenditori, cercano tutte le vie possibili, per massimizzare i guadagni e ridurre i costi. il lavoratore diventa un oggetto da assumere, usare quanto si vuole e da scaricare al suo destino, quando non serve più.
    Qunado si è molto goivani, il precariato può non dare fastidio, perchè si vuole un pò sperimentare, data l' età, ma quando si diventa più grandi, emergono altre esigenze, tra cui la stabilità, e il farsi una famiglia, e con un precariato permanente, questa incertezza legalizzata, che progetti si possono fare? Nessuno.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da civis_romanus Visualizza Messaggio
    Questo è un tema su cui vale la pena battere e su cui approfondire il discorso a mio parere, altro che spade dell'islam ....
    STRAQUOTO!
    La situazione inerente al mondo del lavoro è in continuo degrado ed è nostro dovere far sentire la nostra voce.
    Contratto a tempo indeterminato...mai visto uno.Come sono fatti?
    Siamo in una situazione tragica. Per mettere insieme la giornata lavorativa la mia cooperativa nell'arco di 4 giorni mi ha mandato in 2 fabbriche,1 cantiere e in un appartamento a fare scasamenti... Lavori massacranti (le fabbriche solitamente danno l'appalto alle coop facchini per i lavori che gli operai giustamente non fanno) e non riuscire a prendere 1000 euro al mese. Non avere la certezza del lavoro neanche adattandosi a tutto (ad agosto non ho fatto che 96 ore...). Vedere ragazzi costretti a fare 150-200 Km al giorno per lavorare in una fogna di zuccherificio perchè nella loro zona c'è il nulla... Beh non bisogna farsi prendere dallo sconforto ci si può sempre consolare parlando di Leone IX e Saladino.

  5. #5
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    In regime di libero mercato il lavoro è una merce, e la trattano come tale. Bisogna cambiare regime economico, anche per questo l' unione è di un ipocrisia senza precedenti dato che dice di voler difendere i lavoratori e le fasce più deboli e poi mette all' economia padoa schioppa e alla finanza bersani, più liberal di loro...

  6. #6
    Massimiliano71
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    Citazione Originariamente Scritto da civis_romanus Visualizza Messaggio
    Questo è un tema su cui vale la pena battere e su cui approfondire il discorso a mio parere, altro che spade dell'islam ....
    Sono anni che lo dico.
    Bravo, condivido pienamente.

  7. #7
    Massimiliano71
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    P.s. mi riservo di intervenire domani.

  8. #8
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    ^
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  9. #9
    Massimiliano71
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    Citazione Originariamente Scritto da civis_romanus Visualizza Messaggio
    Da repubblica.it

    La via che dovrebbe portare i giovani verso un posto stabile si è andata complicando ancor di più. Fino a qualche anno fa si faceva un po' di gavetta, si accettava un po' di flessibilità, e dopo un paio di anni si poteva ad approdare a qualcosa di certo. Ora però il numero di quelli che riescono nell'impresa è sempre più basso. "Tra il 2003 e il 2005 la quota dei contratti a termine degli 'under' che si è trasformata in contratti a tempo indeterminato - ci ha detto Marco Centra, responsabile Isfol per l'analisi e valutazione delle politiche per l'occupazione - è diminuita in maniera preoccupante. Due anni fa era il 40 per cento. Ora invece viene stabilizzato solo il venticinque per cento dei giovani. "Se si guarda ai contratti di collaborazione ci si accorge che la quota degli 'under 25' che riesce a passare a un contratto permanente è pari a un misero undici per cento.


    Al Sud nel 2005, secondo i dati della ricerca presentata in questi giorni dalla Svimez, un ragazzo su cinque non cerca lavoro e non studia: in tutto 824mila giovani. Lo scorso anno, dicono gli esperti Svimez, il Mezzogiorno ha assistito ad un calo degli occupati tra i 15 e i 34 anni pari a 221mila unità. Tre giovani su quattro hanno visto peggiorare la propria posizione professionale e solo il 19,6 per cento dei giovani è riuscito a vincere la sua personale lotteria: vedere trasformato il contratto atipico in uno a tempo indeterminato.

    Ma cosa è successo? Quali sono le ragioni? "Alle imprese - spiega Centra - non conviene più assumere i giovani perché non hanno più gli incentivi economici previsti per il contratto di formazione e lavoro mentre il 'nuovo' apprendistato è praticamente bloccato." Il fenomeno sembra ancora più acuto proprio in uno dei più importanti mercati del lavoro. Nel Nord Ovest le "speranze" dei giovani si scontrano con una realtà quasi paradossale: solo il 26,2 dei contratti dei temporanei si trasforma in contratti stabili mentre succede lo stesso al 33,2% per la media totale . I giovani ormai paiono condividere lo stesso destino dei loro colleghi più maturi. E la stabilizzazione arriva sempre più tardi: nel 1998 si raggiungeva a 36 anni mentre ora si riesce a conquistarla solo a 38 anni.
    La questione del precariato è solo la punta dell'iceberg di una situazione che di giorno in giorno va a peggiorare.
    Cerchiamo di inquadrarla tutta, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo:
    - il preceriato sarebbe, e ripeto il condizionale sarebbe, la soluzione per competere con le economia del terzo mondo nelle quali lo sfruttamento della manodopera è all'ordine del giorno. Invece di imporre a certi Paesi (est europa, sud america ed Asia) migliori condizioni per i lavoratori si preferisce scendere al loro livello togliendo ai dipendenti quelle garanzie ottenute in anni ed anni di battaglie sindacali.
    - la situazione di cui al punto precedente comporta tutta una serie di problemi pratici: i contratti atipici non prevedono trattamento fine rapporto, malattie, ferie e ciò comporta la completa alienazione del dipendente il quale vivrà in una sorta di limbo, sempre sull'orlo del licenziamento, con una forza contrattuale pari a quella di un'arsella. A ciò aggiungiamo anche il fatto che senza un contratto a tempo indeterminato quella persona non potrà richiedere non dico un mutuo ma nenache un piccolo prestito personale per comprarsi un motorino o un computer! Così si trovano quarantenni ancora in casa con i genitori perchè l'acquisto della casa è un sogno e tale resterà per tutta la vita.
    - se guardiamo alla previdenza allora c'è da ridere: un precario che lavorasse con contratti atipici per tutta la vita (poniamo 35 anni), supponendo uno stipendio costante di 1.000 euro (al valore di oggi) andrà a prendere (sempre al valore di oggi) una pensione che si aggirerà sui 300 euro. Di certo non andrà meglio ad un dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato (o comunque con contratto di lavoro tipico): a parità di cifre ed anni prenderà 450 euro al mese. Se vuole qualcosa di più dovrà rinunciare al TFR per avere circa 100-150 euro di integrazione (sempre che il fondo pensione al quale era iscritto abbia avuto rendimenti buoni collegati all'andamento borsistico). E qui arriva il paradosso dei "santoni" del libero mercato: pretenderebbero che i giovani spendessero e spandessero facendo finto di non sapere che quando saranno vecchi diventereanno dei morti di fame: senza casa, con l'assistenza sanitaria ridotta al minimo, con una pensione da fame. I "santoni" si meravigliano perchè l'indice di fiducia dei giovani non sale...e cosa cazzo pretenderebbero?! Che i trentenni di oggi siano felici di sapere che non potranno comprarsi casa, che non potranno fare figli perchè non sanno se domani avranno il lavoro per assicurar loro un futuro, che faranno la fame da vecchi?

    E il nostro ambiente che fa? Niente...nulla....nada de nada....non denunciamo questa situazione, non diciamo che gli italiani sono stati derubati delle loro pensioni per farle confluire nel mercato borsistico, non denunciamo i casi di sfruttamento di giovani laureati come nel caso di call center, non facciamo sentire la nostra solidarietà, non assicuriamo un servizio legale che soppianti quei venduti dei sindacati, non proponiamo niente di alternativo....noi abbiamo altro a cui pensare come se quel futuro che ho disegnato sopra non fosse anche il nostro futuro.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da civis_romanus Visualizza Messaggio
    Questo è un tema su cui vale la pena battere e su cui approfondire il discorso a mio parere, altro che spade dell'islam ....
    ...o affini crociate...Il tema della 'precarietà' è centrale per inquadrare l' epoca, in quanto ha prodotto un' incertezza radicale di tipo assolutamente nuovo di cui la flessibilità del lavoro è solo l' aspetto più eclatante, maggiormente visibile. Z. Bauman parla di "vita liquida" di una vita cioè dove le strategie esistenziali invecchiano più rapidamente di quanto occorra per apprenderle e questo avviene drammaticamente in tutti gli ambiti. Molti sociologi contemporanei insistono sul fatto che l' incertezza ha oggi acquisito caratteristiche nuove, mai sperimentate prima ; l' istabilità è considerata normale. ...La "pesantezza" della "gabbia di ferro" weberiana si è dissolta, o meglio ancora liquefatta e se non lo si comprende si fà fantapolitica, qualche cosa che non ha alcun aggancio con la realtà..

 

 
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