La destra non mi appartiene.
Saluti.


La destra non mi appartiene.
Saluti.


Bene, allora si ripropone la questione se un certo patrimonio dottrinario sia sufficiente a definire i parametri tattici della 'battaglia' oltre alla necessità-giustezza della battaglia ; se cioè oltre alla certezza di 'comabattere bene' possa dare anche le coordinate per combattere dalla parte giusta. Detto altrimenti : è "la buona guerra che santifica la causa" ?


Talune ricette, ritenute valide possono essere spiegate con la persistenza di determinate immagini che sopravvivono per l' inerzia della cornice cognitiva condivisa anche quando tale immagine non è più rinvigorita da nuove prove. Mi riferisco appunto a presunte ricette che partono dal presupposto che il detentore del potere di "eslusione" - potere che definisce la "sovranità" - sia, ancora, lo "Stato-nazione". Sono fermamente convinto che le cause dell' esclusione siano di mera ragione economica, che si escluda cioè il 'povero', il 'consumatore difettoso', e che di conseguenza i reali detentori del potere di esclusione non siano assolutamente gli "Stati-nazione", che al massimo sono chiamati a "ratificare" una decisione presa in altro loco.


Molti sono gli effetti paradossali della 'globalizzazione', inestricabile è l' unità delle spinte, a volte apertamente contrastanti, che il concetto unilateralmente inteso di 'globalizzazione' invece oscura. Molti sociologi e studiosi della politica mettono in evidenza ad esempio come ad una indiscutibile erosione del principio di 'sovranità nazionale' abbia corrisposto un proliferare di "nuovi stati indipendenti" (la cui presunta "sovranità" è stata loro concessa pur in palese mancanza di quei criteri che definiscono appunto lo "stato sovrano").La strategia del 'rifiuto incondizionato' oltre che discutibile presenta la particolarità d' essere impossibile. A mio avviso risponde invece, e lo fa benissimo, ad una esigenza di 'spettacolarizzazione' (che è tutt' altra cosa rispetto all' efficacia) della "industria della sicurazza", industria alimentata da un altro genere di "insicurezza" contro la quale nessun potere politico può e vuole fare nulla.


D'accordo nella sostanza con te.
Ovvio che siano cambiate moltissime cose nel postcapitalismo o postturbocapitalismo, come lo chiama abbastanza propriamente Murelli, e sono quindi cambiati anche gli "stati" della povertà, spostandosi da posizioni propriamente inopiche a stadi interiormente inopi, per quanto riguarda l'europa.
Vero che nel mondo invece la fame uccide ancora troppo; ma è un altro discorso, ben noto e di livello planetario e che riguarda gli interessi di Bilderberg, Aspen e Trilateral in primis.
Ritornando a noi, e superando (non sempre, ma molto più spesso che in passato) la fame fisica, i nuovi poveri sono coloro che invece che comprendere contro chi lottare sono stati nel tempo depauperati della capacità critica, inglobati senza possibilità di uscita in un sistema spersonalizzante ed individualizzante.
Quando cambiamento delle condizioni di vita in molte parti del mondo non può non avere ripercussioni su ciò in cui la gente crede e sulla politica in generale.
L'individualismo sempre più accentuato, classico del "divide et impera", attuato attraverso l'uso improprio e frenetico di internet e della cosiddetta ed abusata "virtualità" genera la scomparsa frequente della necessità di socializzare e di amare degli individui generando altre aspettative ed altre necessità.
Riproporre pertanto schemi indietro anche di venti/trenta anni è assolutamente inutile, a mio modo di vedere. L'unico rimedio, per me, è costringere gli uomini a stare insieme, a riprendere la forza della socialità, quel "fare quadrato" che il buon Natow riprende spesso.
Molto frequentemente servono all'uomo cose semplici e meno filosofia.
Saluti.


.....Le cose col senno del poi, vengono indubbiamente meglio ! Ora, però riguardo a questo specifico punto - correggimi se sbaglio - Evola affermò anche che il bolscevismo rappresentava una sorta di passo ulteriore nella "Decadenza" in ossequio al principio della "Regressione delle caste", per cui l' avvento di un regime comunista sarebbe significato il passaggio dal Terzo al Quarto stato, passaggio quindi da scongiurare. A questo si aggiungevano ovvie considerazioni d' ordine 'pratico' legate alla sopravvivenza fisica ...
In quest'epoca non esistono tesi più o meno autorevoli. Esistono tesi. La tua e una fra le tante e vale quanto la mia. Una tesi che per altro nenanche voglio discutere, e non per sufficienza o mancanza di rispetto. È del tutto evidente che parliamo due linguaggi diversi e quindi non siamo destinati a capirci. E a di là di questo, io ho semplicemente difeso la mia storia. In questo mondo ad un certo momento ha abitato un tipo umano che si è definito di "destra Radicale". Ciò che egli intendeva per "destra radicale" non è quel che intendi tu e, sopra tutto, non è quello di cui hanno detto alcuni parlandone con disprezzo e sufficienza. Io ho fatto parte di quel mondo. Là dove io sono stato, quanto meno, al di là delle tesi, dei progetti e delle teorie futuribili è esistita una certa tension etica che si è riflessa nello stile comportamentale. C'era un comune sentire che ci ha fatto star bene anche tra le revolverate, i morti e il carcere. Quella storia io l'ho difesa, io la difendo.
Se Evola ha funzionato più di Spirito presso i reduci della Repubblica Sociale Italiana e in quelli che sono venuti immediatamente dopo significa che c'era corrispondenza sul piano della visione del mondo e della concezione dell'uomo. C'era corrispondenza nei valori. Con il senno di poi, prescindendo da contingenze e riverberi dell'anima tutto può essere riconsiderato. A mio parere Evola ha meglio compreso di Spirito il tempo che viviamo e come un certo tipo umano poteva viverci bene dentro. Sarà una questione di affinità.La vera differenza tra Evola e Spirito - più o meno della stessa età, più o meno ugualmente in odore di eresia durante il regime, più o meno entrambi rimasti soli nel panorama del dopoguerra italiano - è che gli orientamenti del primo, per "radicali" che fossero, si prestavano più direttamente ad un discorso d'area che in un modo o nell'altro contenesse anche la strategia appunto di "destra" del MSI, il secondo per lungo tempo no. Questo probabilmente giustifica la sovraesposizione del primo rispetto al secondo, ed anche i retaggi "emiplegici" che effettivamente si sono tirati dietro persino ambienti che alla dialettica "destra" e "sinistra" avrebbero voluto sfuggire.
Per il resto le cose sono andate come dovevano andare e se non fosse esistito Evola e fosse esistito soltanto Spirito, oggi l'"area" sarebbe più o meno nelle stese condizioni. Se i "discepoli" non funzionano non è colpa dei maestri e delle loro dottrine.
Sul potere e sulla microfisica del potere, in altri luogi e con parole diverse - e sottoscrivendo quanto esposto e studiato da altri - ho detto cose che, se ho ben capito quel che dici, gli assomigliano.
Il potere non ha più un "Palazzo d'Inverno". In Italia e in quel che resta di ogni altro "Stato-nazione" ad avere "sovranità" (sic) sono i mezzadri, cioè coloro che amministrano per conto terzi.
Ed è proprio l'attuale natura del potere (poco indagata dagli appartenenti a questa "area") che invalida in partenza lo strumento partito e fa di molte bandiere arditamente sventolate delle icone romantiche.
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