che i repubblicani siano vivi può essere,ma vegeti...e con un'anima...mah...penso che persino il dottor fatuzzo,segretario del partito pensionati,si senta segretario di un partito di massa al loro confronto...


che i repubblicani siano vivi può essere,ma vegeti...e con un'anima...mah...penso che persino il dottor fatuzzo,segretario del partito pensionati,si senta segretario di un partito di massa al loro confronto...




Documento della Dn del Pri
La Direzione nazionale del PRI riunita a Roma, martedì 17 ottobre, ha esaminato la legge Finanziaria del governo Prodi.
Per la Direzione nazionale del PRI l'impostazione stessa della legge Finanziaria è errata e incide negativamente sul miglioramento finanziario indotto della ripresa economica, invertendo il clima di fiducia dei cittadini che aveva portato a maggiori entrate fiscali spontanee per un valore di oltre 18,5 miliardi di euro, che avevano consentito di abbattere radicalmente il saldo netto da finanziare dai 34 miliardi del 2005 ai 4 del 2006.
La Direzione nazione del PRI ritiene la scelta di aumentare l'imposizione fiscale e al contempo aumentare le spese dello Stato determinando un peggioramento del saldo netto da finanziare nel 2007 di oltre 26 miliardi di euro, perniciosa ai fini della ripresa economica e tale da gravare sulla crescita economica dell'Italia per molto a lungo e negativamente.
La DN del PRI altresì rivolge un appello agli esponenti della sinistra italiana che si richiamano con convinzione al riformismo di rifiutarsi di avallare una politica di mera imposizione fiscale, che deprime il reddito delle famiglie e non rilancia i salari dei lavoratori. In proposito deve essere rilanciato il tavolo dei volenterosi promosso dal Partito Radicale e dal PRI, i cui obiettivi devono andare oltre l'attuale finanziaria.
La DN del PRI ritiene inoltre che il malcontento esplicito dei principali soggetti economici e le riserve di importanti istituzioni, nei confronti della legge Finanziaria, consentano un ampio margine di manovra politica per correzioni ed emendamenti nel corso dell'iter parlamentare, in maniera da evitare che l'approvazione dell'attuale legge Finanziaria metta definitivamente in ginocchio le energie del paese.
La Direzione Nazionale del PRI ha infine esaminato il disegno di legge di riforma del sistema radiotelevisivo approvato dal governo, ritenendolo inadeguato ai fini del pluralismo e della concorrenza e punivo nei confronti di Mediaset.
Per la DN del PRI il solo modo per un reale pluralismo e per aprire il mercato a nuovi soggetti, è quello di smantellare il servizio pubblico, privatizzando integralmente la Rai, come i cittadini italiani hanno già chiesto con un referendum.
Roma, 17 ottobre 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it




La Rai-Tv pubblica ... mi ricorda il Duce Mussolini ed i suoi proclami da Piazza Venezia ...
... Manfr, eccoti alcune mie brevi considerazioni sul servizio pubblico radiotelevisivo: Lo Stato, secondo me, deve "garantire" pluralismo nell'informazione e nello spettacolo ... e questo lo si puo' assolvere semplicemente facendo delle buone leggi ... ma per quanto riguarda l'essere direttamente "produttore" di informazioni e di spettacolo ... a me sembra una grande bischerata ... e lo si vede chiaramente da quanto sta succedendo in questi giorni.
Piu' che pensare al "pluralismo" ... chi detiene il potere ... pensa solo ad occupare posizioni di previlegio per avere poi la possibilita' di veicolare in modo fazioso solo le proprie idee e quelle degli amici ... cioe' proprio il contrario di quello che deve essere una garanzia di pluralismo.
Allora diventa pressante la necessita' che lo Stato dismetta la Rai e la ceda a privati ... e in giro per l'Italia ce ne sono di bravi e che sanno fare bene il loro mestiere ... tra l'altro senza nemmeno fare pagare un centesimo agli utenti.
Una Res Publica che pretenda di continuare a propinarci le sue veline serali non assomiglia per nulla alla Res Publica idealizzata da chi ha una sana coscenza Repubblicana.
L'interesse generale sta nell'essere garantiti che tutti possano accedere nei vari campi della vita sociale ... non sta certamente nell'invasione dello Stato in campi che non siano strategici ed indispensabili al bene comune.
La presenza dello Stato e' stata necessaria negli anni 50 per lo sviluppo di quel tipo di tecnologia radio-televisiva che altrimenti non avrebbe avuto modo di decollare ... ma ora ... a distanza di oltre 50 anni dalla nascita dell'italica Tv ... c'e tutto un mercato capace di camminare con le proprie gambe.
Mi torna a mente quando Ugo La Malfa si opponeva alla nascita della Tv a colori ... non era certamente un oscurantista ... ma un vero Repubblicano che pensava ad utilizzare meglio i notevoli capitali che sarebbero occorsi ... che di cose piu' necessarie il Paese aveva bisogno ... infrastrutture, ad esempio, di cui ancora oggi siamo privi ... e vaticinava che senza risolvere i problemi infrastrutturali ... ci saremmo avvicinati sempre di piu' alla sponda africana ...
Ecco ... io la penso cosi' ... che lo Stato faccia lo Stato ... e che gli spettacoli (buon ultimo quello penoso di Prodi sulla Telecom) ... li lasci fare a chi e' del mestiere ... magari con cio' facendo ... favorirebbe anche una miglior concorrenza tra i privati che gia' ci sono ... dando cosi' anche un (reale) contributo ... a superare i conflitti di interesse che sminuiscono di importanza solo in presenza di un "mercato" piu' ampio e piu' trasparente ...
Mi intristisce molto il fatto che un partito come quello repubblicano sia finito così in basso...una tradizione politica di prim'ordine buttata al vento da una dirigenza scabrosa.






Televisioni e non solo
Le scelte personali del premier mettono a rischio la democrazia
Forse non è da sottovalutare il timore che Augusto Minzolini attribuisce a Silvio Berlusconi dopo il ddl Gentiloni: "Il Caimano" esiste davvero, ma non è il padrone di Mediaset. Berlusconi pensa al magnate australiano Rupert Murdoch, che di soppiatto sta dilagando nel satellitare televisivo senza che il governo mostri preoccupazione alcuna, anzi incoraggiandolo.
Bisogna essere dunque amici di Prodi per poter avere accesso alle risorse di questo Paese? Ce lo chiediamo dopo la questione del rifiuto della fusione Albertis - Autostrade italiane e soprattutto dopo il caso Telecom.
La suprema indifferenza con la quale il premier ha liquidato l'affare Rovati è qualcosa di inaccettabile per uno Stato democratico, e questo coincide con la parzialità della visione nelle questioni finanziarie che riguardano il Paese, da cui non si evince una strategia che prescinda dalle simpatie del presidente del Consiglio, dalle sue idee sulla "riforma del capitalismo", dal suo desiderio di mettere nell'angolo eventuali oppositori. Inclusi coloro che fanno parte della sua stessa maggioranza.
Il segretario del Pri denunciò a suo tempo un asse fra il Professore e Bertinotti. Non sappiamo quanto convenga alla sinistra radicale contrastare il potere di Berlusconi nell'analogico per trovarsi poi un Murdoch dominante nel satellitare, che tra l'altro rappresenta il settore futuro di sviluppo della televisione.
Ma capiamo bene che vi siano ambienti della maggioranza preoccupati da questi segnali - non certo ultimo l'ipotesi di porre la fiducia sulla Finanziaria - che comportano un problema effettivo per la vita democratica del Paese, visto che il presidente del Consiglio non risponde del suo operato a nessuno e considera come un vincolo estremo alla sua leadership di governo l'esistenza stessa della maggioranza.
Come abbiamo trovato un'intesa sugli aspetti economici con una personalità quale Nicola Rossi, crediamo di poter trovare modo di intenderci con molti altri settori della coalizione: ed il nostro appello, a loro rivolto, è quello di venire allo scoperto. E' vero che vi è un problema relativo allo sviluppo del Paese e alle sue prospettive economiche, ma andando avanti di questo passo si mette a rischio l'intero sistema democratico. E ci sembra che anche dalla minoranza del Pri vi sia una testimonianza di sensibilità verso tale pericolo.
Roma, 18 ottobre 2006
tratto dal sito del Partito Repubblicano
http://www.pri.it