Il mese scorso, una ex del mio coinquilino è mancata, per un tumore, a 27 anni. Lui, che senza essere particolarmente profondo è comunque una persona molto sensibile, è rimasto abbastanza colpito dall'avvenimento.
Non avendo un background religioso a cui appoggiarsi per poter accettare la morte, ed essendo - come tutti noi scettici siamo - inorriditi dal mistero del trapasso, dall'horror vacui dell'abbandono del mondo, ha deciso di arrendere il suo scetticismo, far prevalere il bisogno di allontanare l'orrore, e rivolgersi a una qualche dottrina preconfezionata.
Da qualche settimana, quindi, gira tra la sua stanza ed il salotto questo libro, intitolato "The Tibetan Book of Death", in cui un qualche autore dispensa pillole new-age riguardanti vita, morte, aldilà e via discorrendo, ispirandosi a dubbie filosofie buddhiste-sincretiste.
Il mio coinquilino - che ha già passato i 30 - sembra molto fiero dell'acquisto e delle scoperte che sta facendo, e di tanto in tanto, quando ha senso nel contesto, cerca di inserire il libro e i suoi argomenti nel discorso.
Un paio di settimane fa passeggiavo in mattinata nel mio quartiere sul lungomare. Mentre ero ancora vicino a casa, mi sono imbattuto in questo piccolo gruppo di una dozzina di vecchine, riunite attorno a 2-3 banchetti improvvisati su cui erano poggiate immagini sacre di esotiche divinità orientali, candele accese, libri - che non sono riuscito a identificare - oltre che bibite, torte fatte in casa e pasticcini vari. Le vecchine erano silenziose e compite, e stavano rivolte verso l'oceano e verso il sole ancora basso (che ovviamente, sulla costa est, si alza dallo stesso lato dell'oceano). Tornando indietro dopo una ventina di minuti, le vecchine erano ancora lì, e questa volta, senza il tono ieratico di poco prima, facevano quello che ci si aspetterebbe che delle vecchine facessero in un salotto inglese: si versavano da bere, facevano due tre chiacchiere ridacchiando e così via.
Una vecchina cercò allora di arrembarmi, chiedendomi se volevo qualcosa da mangiare e - dopo avere rifiutato senza dimenticare di ringraziare - parlando con lei scoprii che si erano riunite in preghiera per celebrare l'International Peace Day.
Umberto Eco in una Bustina riportava questa citazione, di cui onestamente non ricordo l'autore:
"Quando la gente non crede più in Dio, non è che non crede più a nulla. Crede a tutto."
Mi piacerebbe vedere se qualcun altro ha avuto esperienza di queste forme fai-da-te di spiritualità, che per quanto onnipresenti in occidente nelle società anglosassoni assumono forme particolarmente infantili.




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