Qualche domanda al premier spiato
di GIUSEPPE D'AVANZO
In qualsiasi altro - appena decente - Paese dell'Occidente, che un premier sia spiato da una grande azienda privata di telecomunicazioni sarebbe una notizia coi fiocchi.
"Terrebbe" la prima pagina per settimane.
Scatenerebbe la curiosità preoccupata dell'opinione pubblica.
Costringerebbe i cronisti a rimboccarsi le maniche per afferrare qualche briciolo di notizia autentica.
Solleciterebbe il Parlamento a interrogarsi.
Magari convincerebbe quelle distratte aule vocianti a istituire addirittura una commissione d'inchiesta. In un qualsiasi altro Paese dell'Occidente accadrebbe di tutto tranne che la notizia coi fiocchi diventasse una notiziuccia presto seppellita da una coltre di silenzio. E dunque Prodi ha ragione a dolersene con El Pais. È vero: "È avvenuto un abuso molto grave". Anche se sprofondato in un flusso verbale che frulla confusamente i conti pubblici, la Telecom, la mozzarella, qualche imprudente inesattezza, l'avventata mossa di Rovati, sorprendenti riflessioni sull'equivalenza tra verità e menzogna, lo sconfortato rammarico del presidente del Consiglio non può essere abbandonato come una lettera morta.
Chi tace e perché, dunque?
(segue)




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