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  1. #1
    Il Patriota
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    Predefinito "PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa

    “Domenica 7 marzo, Paolo VI ha celebrato la Messa vespertina nella chiesa di Ognissanti, in italiano” (1). In quel giorno, prima domenica di Quaresima del 1965, per la prima volta, la Messa non era più celebrata in latino, ma in lingua volgare.
    Commenta Mons. Bugnini, principale artefice della riforma liturgica: “Quel 7 marzo divenne una data storica della riforma liturgica ed una sua pietra miliare. Era un primo frutto tangibile del Concilio ancora in pieno svolgimento, l'inizio di un processo di accostamento della liturgia alle assemblee partecipanti, del suo cambiamento di aspetto, dopo secoli di intangibile uniformità” (2).
    Fu solo, quattro anni dopo, il 30 novembre 1969, prima domenica d'Avvento, che fu introdotto un nuovo rito (Novus Ordo Missæ), “impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della santa Messa” (3) per i Cardinali Ottaviani e Bacci, “ammirazione delle altre chiese e comunità cristiane”,
    per Mons. Bugnini… (4).
    Molti pensano ingenuamente che il nuovo rito, quello di Paolo VI, sia semplicemente la traduzione in lingua volgare di quello precedente.
    Si tratta in realtà di due testi quasi totalmente diversi: la Messa codificata da S. Pio V (5) è il risultato dell'evoluzione e del continuo arricchimento del rito romano, dai tempi delle catacombe fino ad oggi; il rito di Paolo VI è stato invece creato a tavolino dai liturgisti del “Consilium ad exequendam constitutionem de Sacra Liturgia” in collaborazione con i rappresentanti delle “chiese” protestanti (6), nello spirito ecumenista del Vaticano II.
    Alcuni movimenti di salvaguardia del latino e del canto gregoriano, pur perfettamente consci della diversità esistente tra rito tradizionale tradotto e rito moderno (modernista), si accontentarono di difendere l'uso della lingua latina nella liturgia, chiedendo ed ottenendo (raramente) delle Messe in
    latino, magari col nuovo rito.
    Di fronte a questa attitudine, i veri fedeli della tradizione reagirono violentemente. Fu il povero Don Bellucco, ad esempio, che, pur essendo eccellente latinista, fece notare come si potesse bestemmiare anche in latino…
    Della “Messa” di Paolo VI in latino non sappiamo cosa farcene.
    Per sottolineare vieppiù questo rifiuto e questa giusta reazione, alcuni utilizzano frasi paradossali, del genere: “preferisco la Messa di S. Pio V in bantù, che la nuova Messa in latino”. L'espressione fa il suo effetto, ma è un po' infelice; se poi si giunge a dire che non ha nessuna importanza il fatto che la Messa (e gli altri riti liturgici) siano celebrati in latino o in volgare, si va (inconsapevolmente?) contro la legge e l'insegnamento della Chiesa. Ha dichiarato, infatti, Pio XII:
    3 del seminario non abbia solo il nome e la carta intestata!). Molte vocazioni si sono perse nella Fraternità San Pio X, la quale oscilla perennemente tra l'accordo sotterraneo col modernismo (cfr. Intervista al “Il Sabato” di Don Schmidberger, 7/12/1991) e la costituzione di una chiesuola indipendente, fondata sul carismatismo lefebvriano (San Marcello fa già miracoli) ed il gallicanesimo ecclesiologico (il Papa regna... ma non governa; l'autorità viene dal popolo... tradizionalista).
    Ma lo spreco di tante vocazioni non potrà essere evitato che con la rottura del monopolio che Ecône ha sulla formazione sacerdotale.
    Per diventare sacerdoti a Ecône bisogna giurare di “riconoscere Giovanni Paolo II come Papa legittimo” e nel contempo “rifiutarsi di seguirlo”; giurare che la Messa voluta dal Papa è valida ma “intrinsecamente cattiva”... così Ecône sforna di continuo sacerdoti senza andare troppo per il sottile (bisogna far numero!), imbevuti di spirito di disobbedienza verso l'autorità e verso la Chiesa.
    Per dare una seria formazione senza aderire agli errori di Ecône, l'Istituto Mater Boni Consilii, pur nella pochezza delle sue possibilità, si sforza di assicurare a tutti i giovani veramente chiamati da Dio, la possibilità di studiare, lavorare e pregare in vista del sacerdozio.
    Aiutandoci in questo sforzo, potrete contribuire, con l'aiuto di Dio, a limitare la propagazione del male, fino a che Egli vorrà, nella Sua misericordia, farne scomparire l'origine col donarci un Successore di Pietro che, veramente, confermi i fratelli nella Fede.
    “Sarebbe tuttavia superfluo il ricordare ancora una volta che la Chiesa ha serie ragioni per conservare fermamente nel rito latino (7) l'obbligo per il sacerdote celebrante di usare la lingua latina, come pure di esigere, quando il canto gregoriano accompagna il Santo Sacrificio, che questo si eseguisca nella lingua della Chiesa” (.
    Vediamo pertanto assieme quali sono le serie ragioni di cui parla Pio XII.
    I. Necessità di una lingua sacra Non esiste religione che non distingua ciò che è sacro da ciò che è profano. Ciò che è sacro è, per l'appunto, consacrato a Dio, riservato a Lui, e sottratto, di conseguenza, all'uso profano. Nel culto divino, specialmente, vi sono luoghi sacri (le chiese), riti sacri, oggetti sacri, paramenti sacri. La lingua non fa eccezione. Già “in seno al paganesimo, gli antichi romani avevano capito l'immobilità della preghiera pubblica. Quintiliano ci informa che i versetti cantati dai sacerdoti sàlii risalivano ad una così alta antichità che li si capiva con difficoltà, e tuttavia la maestà della religione non aveva permesso che fossero cambiati.
    Abbiamo visto che gli ebrei, prima del cristianesimo, nelle loro assemblee religiose, leggevano la legge e le preghiere del culto in lingua ebraica, benché questa lingua non fosse più capita dal popolo. Non è forse rifiutare l'evidenza - conclude Dom Guéranger, abate di Solesmes - non riconoscere, in tutti questi fatti l'espressione di una legge di natura in accordo col genio della religione?” (9).
    Le religioni pagane, come la Religione rivelata dell'antico testamento, si sono comportate come farà in seguito la Chiesa Cattolica: hanno utilizzato nella liturgia una lingua sacra, ritirata dall'uso profano, immutabile.
    La storia delle chiese orientali (generalmente scismatiche) che hanno seguito piuttosto l'uso della lingua volgare nella liturgia, non smentisce la nostra affermazione ma, piuttosto, la conferma involontariamente.
    Difatti, pur non adottando, come la Chiesa di rito latino, il principio della lingua sacra, le Chiese orientali hanno subìto il medesimo, universale fenomeno della sacralizzazione della lingua liturgica. La lingua copta, l'armena, l'etiopica, la slavonica “appena hanno sentito il contatto dei misteri dell'altare, sono diventate immobili ed imperiture” (9) per cui, anche le Chiese orientali “celebrano, al pari di noi, il servizio divino in una lingua che non è più capita dal popolo” (9). Al contatto dell'altare, queste lingue si sono “sacralizzate”.
    Appare pertanto evidente che sopprimere l'uso di una lingua sacra dalla liturgia equivale a profanarla, andando in questo modo contro la natura e l'indole stessa della religione.
    II. La provvidenza ha preparato per la Chiesa tre lingue sacre
    Ma non tutte le lingue sono egualmente sacre.
    Sempre Dom Guéranger, autorità indiscussa in campo liturgico, constata, al seguito dei Padri della Chiesa e dei mistici medioevali, l'esistenza di “lingue sacre e separate dalle altre da una scelta divina, per servire da intermediario tra il Cielo e la terra” (10).
    Se è indubitabile il fatto che la Chiesa abbraccia ed accoglie tutti i popoli, è altrettanto certo che la Provvidenza ha voluto prima rivelarsi al solo popolo ebraico, per poi fissare la sede del vicario di Cristo nella città di Roma.
    Il cristianesimo, per libera scelta di Dio, è erede della tradizione ebraica, greca e latina.
    Così, pure, scriveva già nel IV secolo sant'Ilario di Poitiers “è principalmente in queste tre lingue (ebraica, greca e latina) che il mistero della volontà di Dio è manifestato; ed il ministero di Pilato fu di scrivere anticipatamente in queste tre lingue che il Signore Gesù Cristo è il Re dei Giudei” (10). Ebraico (siriaco), greco e latino sono le tre lingue dell'iscrizione della Croce; sono altresì le tre lingue della Sacra Scrittura; “sono state le sole di cui ci si sia serviti all'altare” nei primi quattro secoli (11) “il che dona loro una dignità liturgica particolarissima e conferma 4
    Padre Pio e il cardinal Bacci, due difensori del latino nella liturgia meravigliosamente il principio delle lingue sacre e non volgari nella liturgia” (11).
    Che sia il latino pertanto una “lingua sacra” è cosa così indubitabile che persino Paolo VI, il giorno stesso in cui lo eliminava dalla liturgia, lo ha esplicitamente riconosciuto (17 marzo 1965) (1). Sapeva quindi, eliminando il Sacro, di fare un'opera di profanazione.
    III. Il latino unisce alla Chiesa di Roma.
    “La lingua propria della Chiesa Romana è la latina” (S. Pio X, Tra le sollicitudini, 22/11/1903) (12)
    “Gesù Cristo scelse per sé e consacrò la sola città romana. È qui che volle restasse in perpetuo la sede del suo Vicario” (Leone XIII) (13). Non a caso, quindi, ma per “mirabile disposizione di Cristo” (Papa Gelasio) (14), san Pietro scelse Roma come sede episcopale del Principe degli Apostoli.
    La Chiesa è dunque Romana.
    La provvidenza che ha scelto Roma, ha scelto anche per la Chiesa la sua lingua, la lingua latina. “Il Signore - disse il cardinal Ottavini - ha dato un mezzo provvidenziale per mantenere la tradizione e la verità Cattolica; le ha fornito un linguaggio che è tutto speciale, la lingua latina. Il destino di Roma (…) era anche preparato con un elemento che sembrerebbe accidentale ma che è importantissimo: una lingua, la lingua latina…” (15).
    L'uso della lingua latina unisce quindi le diocesi che ne fanno uso, nel mondo intero, alla Chiesa Romana ed alla sede dell'Apostolo Pietro.
    Certo l'uso della lingua latina non è obbligatorio per tutta la Chiesa Universale, ma solo per quella occidentale: le Chiese orientali cattoliche manifestano
    altrimenti che col latino il loro legame con Roma.
    Tuttavia, vi è un fatto indiscutibile che emerge dalla storia dello scisma orientale. Le nazioni slave ove era stata adottata la lingua slava nella liturgia, seguirono quasi completamente lo scisma. Al contrario, le nazioni slave che conservarono la lingua latina, restarono unite a Roma (Cecoslovacchia, Croazia, Slavonia e, soprattutto, la Polonia). Per questo Dom Guéranger elogia l'azione di papa san Gregorio VII al proposito: « Il duca di Boemia, Vratislao, gli aveva chiesto di poter estendere ai suoi popoli, anch'essi di razza slava, la dispensa che Giovanni VII aveva accordato per la Moravia. Gregorio rifiutò con fermezza e, senza accusare il suo predecessore,
    né ritornare su di un fatto compiuto, proclamò i princìpi della Chiesa sulle lingue liturgiche: “Quanto a ciò che avete chiesto - scrisse a questo prìncipe in una lettera dell'anno 1080 - desiderando il nostro consenso per fare celebrare nel vostro paese l'ufficio divino in lingua slava, sappiate che non possiamo accedere in alcun modo alla vostra domanda.
    (…) Non è una scusa dire che alcuni uomini religiosi (S. Cirillo e S. Metodio) hanno subìto con condiscendenza i desideri di un popolo semplice, o non hanno giudicato a proposito portarvi rimedio; la Chiesa primitiva stessa ha dissimulato molte cose che i santi Padri hanno corretto dopo averle sottomesse ad un serio esame. Per cui, con l'autorità del Beato Pietro, vi proibiamo di mettere in pratica quanto ci domandano i vostri con imprudenza e, per l'onore di Dio onnipotente vi ingiungiamo di opporvi con tutte le vostre forze, a questa vana temerità”. In poche parole, san Gregorio VII enunciava con piena energia il pensiero della Chiesa, che è sempre stato quello di non esporre il mistero senza veli agli occhi del volgo; scusava la concessione fatta prima di lui e proclamava quel principio, così frequentemente applicato, che le necessità che si sono presentate agli inizi della Chiesa non possono prudentemente diventare una legge per i secoli seguenti…
    La fede cristiana regnava in Boemia; vi si era stabilita e mantenuta con la liturgia latina; introdurre in questa Chiesa l'uso della lingua volgare equivaleva a farla indietreggiare alle condizioni dell'infanzia.
    Spingendo le frontiere della lingua latina fino alla Boemia, san Gregorio VII la faceva avanzare fino alla Polonia, la quale, restando latina, veniva consacrata come baluardo cattolico dell'Europa verso l'Asia » (16).
    La pseudo-riforma protestante confermerà, come vedremo, il medesimo principio: l'abbandono della comunione con Roma coinciderà con la sostituzione, nel culto protestante, del latino con la lingua nazionale.
    IV. Una lingua universale per la Chiesa Universale
    All'argomento fondato sul fatto che la Chiesa è romana, è strettamente collegato quello fondato sull'universalità della Chiesa.
    Scrive Romano Amerio: “In primo luogo adunque la Chiesa è universale, e l'universalità sua non è puramente geografica né consiste, come si dice nel nuovo canone, nell'essere diffusa su tutta la terra. È un'universalità derivante dalla vocazione, tutti gli uomini essendo vocati, e del suo nesso col Cristo che stringe e aduna in sé tutto il genere umano.
    (…) Essa (…) non può accettare l'idioma di una gente particolare, sfavorendo le altre” (17).
    “La Chiesa - scrisse Pio XI – abbracciando nel suo seno tutte le nazioni (…) esige per la sua stessa natura una lingua universale…” (Ep. Ap. Officiorum Omnium, 1 agosto 1922. AAS. 14, 1922, 452).
    Per questo la lingua latina può essere veramente chiamata “cattolica” (che vuol dire universale) secondo l'espressione dello stesso Pio XI nel documento citato (AAS. 14, 1922, 452).
    Al contrario, lo scisma orientale e la pseudo-riforma protestante, rompendo l'unità cattolica, hanno creato “chiese” autocefale e nazionali. E come la Chiesa Cattolica esige “per sua natura” una lingua universale, così le “chiese” nazionali, per propria natura, adottano la lingua nazionale, come si constata presso gli “ortodossi”, i protestanti ed i settari del Vaticano II.
    V. Una lingua “una” per una Chiesa “una”
    La Chiesa è una: “Et unam, Sanctam, Catholicam, et apostolicam Ecclesiam”. La sua unità è strettamente collegata alla sua universalità (“cattolica”), ed il centro di questa unità è la sede di Pietro, Vescovo di Roma.
    La lingua latina, universale e romana, è pertanto vincolo di unità. Lo attesta Pio XII: “L'uso della lingua latina, come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità” (Enciclica Mediator Dei, 20/XI/ 1947) (1. Al contrario, l'adozione della lingua nazionale nella liturgia è spesso fonte di scontro e di divisione tra i popoli; è l'elemento disgregatore non solo a livello religioso ma anche a livello civile. Basti pensare a quei paesi divisi da conflitti etnici, nei quali i fedeli cattolici un tempo tutti uniti intorno all'altare, assistono al culto in chiese diverse, secondo la lingua che è utilizzata.
    Un caso recentissimo è quello di Trieste, ove alcuni hanno protestato contro l'introduzione dello slavo a fianco dell'italiano nel culto presieduto da Giovanni Paolo II durante la visita a questa città. L'altare univa, il tavolo (liturgico) divide. Se così è nella società civile, il fenomeno è più grave in quella religiosa.
    Non solo la pseudo-riforma protestante ha fatto nascere delle “chiese nazionali” divise tra loro nel dogma e nella disciplina come nella lingua liturgica: anche la pseudoriforma del Vaticano II ha intaccato la mirabile unità dogmatica, disciplinare e liturgica propria alla vera Chiesa Cattolica.
    Ogni paese stretto intorno alla propria conferenza episcopale (spesso riottosa nei confronti del “centro”), celebra ormai la liturgia in una lingua estranea a quella degli altri paesi e a quella di Roma stessa.
    In molti di questi paesi, in Africa, in America latina, in Asia, “l'inculturazione” voluta dal Vaticano II ha immesso nel culto elementi pagani che la predicazione del Vangelo aveva fatto scomparire. Ovunque, anche a livello liturgico, si assiste al medesimo fenomeno di disgregazione dell'unità che
    caratterizza sempre lo scisma e l'eresia.
    L'abolizione del latino è certo stata “una pietra miliare” (Bugnini) verso questo processo di disgregazione dell'unità. La confusione delle lingue decretata da Dio per punire l'orgoglio degli uomini nel costruire la torre di Babele, era come sanata dall'uso del latino, la “lingua cattolica”, nella Chiesa di Cristo. Oggi, l'orgoglio della “chiesa conciliare” che ha proclamato “il culto dell'uomo” (Paolo VI) è stato castigato nuovamente (anche) con la confusione delle lingue, confusione che, parafrasando Pio XII, potremmo chiamare “mirabile segno di disunità”.
    VI. Una lingua immutabile per una Chiesa immutabile
    Riprendiamo la citazione di Pio XI: “difatti la Chiesa abbracciando nel suo seno tutte le nazioni, ed essendo destinata a durare sino alla fine dei secoli, esige per la sua stessa natura una lingua universale, immutabile, non popolare” (Officiorum Omnium). Commenta Romano Amerio: “In secondo luogo la Chiesa è, nella sua sostanza, immutabile e perciò essa si esprime con una lingua in
    qualche modo immutabile, sottratta (relativamente, e più di ogni altra) all'alterazione delle lingue usuali, alterazione così celere che tutti gli idiomi europei oggi parlati hanno bisogno di glossari per poter intendere le opere letterarie dei propri primordi. La Chiesa ha bisogno invece di una lingua che risponda alla sua condizione intemporale e sia priva di dimensione diacronica…” (17).
    Il latino, specialmente liturgico, è per l'appunto una lingua, per quanto possibile immutabile. Risponde così alle esigenze di una lingua sacra (vedi quanto detto precedentemente). Di più è segno dell'eternità partecipata della Chiesa e della irreformabilità del suo insegnamento. Ha infine, un duplice vantaggio pratico: il primo, segnalato dall'Amerio, è quello di sfuggire alle continue revisioni indispensabili per le lingue vive, le quali, dopo qualche decennio diventano se non incomprensibili, almeno antiquate.
    Il secondo, ben più importante, è segnalato ancora da Pio XII: “L'uso della lingua latina (…) - egli dice - è… un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina” (1. Il proverbio stesso lo ricorda: “traduttore, traditore”.
    Anche involontariamente, una traduzione deforma più o meno il testo tradotto. Quanto più se il traduttore è animato dall'intenzione di deformare.
    J. Renié (Missale Romanum et missel romain, Paris 1975), Romano Amerio (Iota unum, Milano - Napoli 1985. nn. 280-282, pp.520-525) e molti altri, hanno provato che il “nuovo messale” nelle lingue volgari deforma il già eterodosso “Missale romanum” riformato da Paolo VI, fino ad alterare la stessa formula di consacrazione (“pro multis” che diventa “per tutti”) (18 bis).
    VII. La lingua nobile ed eletta Pio XI (ripreso punto per punto da Giovanni XXIII nella Cost. Ap. Veterum sapientia, del 23 febbraio 1962) (19) afferma infine che “la Chiesa… esige per sua natura una lingua… non popolare (non volgare)” (Ep. Ap. Officiorum Omnium). “Siccome poi la Chiesa Cattolica, perché fondata da Cristo Signore supera di gran lunga in dignità tutte le società umane, è giusto che non si serva di una lingua popolare, bensì nobile ed augusta” (Giovanni XXIII, ibid.). Vi è una lingua per ogni luogo e situazione: il lessico famigliare non è il linguaggio giuridico, il gergo di un gruppo sociale o il colorito dialetto non è usato in riunioni accademiche… non si vede perché solo il rito sacro per eccellenza non abbia diritto ad una lingua sua propria che, per l'eccellenza divina dei misteri che si celebrano, deve essere nobile e regale, quale la lingua latina e quale il canto gregoriano, impraticabile senza questa medesima lingua.
    VIII. Le obiezioni confermano la tesi: l'altare ed il pulpito
    Si obietta: “Se la Messa è detta in latino, il
    popolo non capisce. È molto meglio adesso, che si capisce tutto”.
    È il pretesto invocato dagli autori della riforma liturgica per eliminare l'uso del latino non solo dalla liturgia della Messa, ma persino dalla recita privata o corale dell'ufficio divino. Analogamente, sono state soppresse dalla liturgia della Messa le rubriche che imponevano la recita a voce bassa delle parti più importanti della liturgia, come l'Offertorio ed il Canone, incluse le formule della Consacrazione (20). Tutto deve essere udibile (no alle preghiere segrete) tutto deve essere comprensibile (no alle preghiere in latino). In realtà il problema non consiste nel dilemma: udire - non udire, capire – non capire (tanto più che i messalini, traduzioni ecc. ovviano abbondantemente al “problema”) ma, piuttosto, nella diversa concezione della Messa che è sottintesa dal nuovo e dall'antico “Ordo Missæ”.
    Nessuno ignora che, nella concezione protestante, il culto è essenzialmente predicazione, insegnamento, lettura della Scrittura.
    È evidente, pertanto, l'esigenza di parole udibili e facilmente comprensibili.
    Per la Chiesa Cattolica invece, la Messa, pur non mancando di un'aspetto istruttivo, è essenzialmente il Santo Sacrificio offerto a Dio sull'altare. Offerto a Dio, esso non necessita, come il culto protestante, di essere sempre ed innanzitutto, pienamente udibile e comprensibile dai fedeli.
    Per questo il Concilio di Trento insegna che la Messa non deve essere celebrata in
    volgare, ma che quanto si è letto in essa deve essere spiegato ai fedeli nella predicazione,
    specialmente la domenica e nei giorni festivi (cfr. Sess. XXII, Cap. VIII). Commenta Dom Guéranger: “È necessario, a questo punto, fare una distinzione capitale: la distinzione tra il pulpito e l'altare.
    Sul pulpito, la lingua volgare è indispensabile; sull'altare se ne può fare a meno, anche agli inizi di una cristianità, come è comprovato da fatti innumerevoli” (21). «Il protestantesimo ha distrutto la religione abolendo il sacrificio, per esso l'altare non esiste più; non c'è più che una tavola; il suo
    cristianesimo si è conservato unicamente nel pulpito.
    La Chiesa Cattolica, senza dubbio, si gloria della Cattedra di verità, poiché “la fede viene dall'udito” (Rom. X, 17). Dall'alto di questa Cattedra essa proclama la dottrina immutabile e vittoriosa, nella lingua del popolo che l'ascolta; ma la sua missione non è unicamente d'istruire questo popolo. Se gli rivela le verità divine, è per unirlo a Dio mediante i misteri dell'altare; dopo aver illuminato la sua fede, lo mette in comunicazione con Dio mediante l'amore.
    Quando ha fatto nascere in lui il desiderio del bene infinito, in presenza del quale non c'è né saggio né ignorante, risale, come Mosè, sulla Montagna, e la sua voce cessa di farsi udire dalle orecchie, per non risuonare più che nei cuori” (22)».
    IX. Le obiezioni confermano la tesi: le letture bibliche in lingua volgare
    Almeno, si dice, bisognerebbe leggere sempre le letture bibliche (Epistola, Vangelo) in lingua volgare; esse fanno parte, difatti, della parte della Messa dedicata all'istruzione dei fedeli.
    Questo argomento fa breccia persino tra i tradizionalisti: sono moltissime le Messe durante le quali le letture sono fatte esclusivamente in lingua volgare, adottando in questo la riforma di Paolo VI, ed io stesso ricordo le pressioni e le insistenze di Mons. Lefebvre perché anche in Italia adottassimo questo uso. Dom Guéranger, fedele difensore della liturgia cattolica, non era del medesimo parere: per lui, uno degli inconvenienti della recita a voce alta del canone era quello di aprire le porte alla lettura in volgare della Bibbia: “se si leggeva il canone a voce alta, il popolo avrebbe chiesto che lo [si] leggesse in francese; se la liturgia e la Sacra Scrittura si leggevano in lingua volgare, il popolo sarebbe diventato giudice dell'insegnamento della Fede sulle questioni controverse…” (23).
    Le parole di Dom Guéranger possono stupire o, peggio ancora scandalizzare, solo il cattolico ignaro della propria religione.
    L'abate di Solesmes, infatti non fa che ripetere la dottrina della Chiesa in proposito.
    Infatti la quarta regola dell'Indice dei libri proibiti, pubblicata su ordine del Concilio di Trento, recita: “Poiché è evidente con l'esperienza, che se si permette la Sacra Bibbia in lingua volgare senza le debite precauzioni, essa diventa, a causa della temerarietà degli uomini, più dannosa che
    utile; ci si attenga, a questo proposito, al giudizio del Vescovo o dell'Inquisitore, in modo tale che si possa concedere, col consiglio del parroco o del confessore, la lettura della Bibbia tradotta in volgare da dei cattolici, solo a coloro i quali saranno riconosciuti capaci di ricevere da questa lettura
    un aumento della Fede e della devozione, e non un danno, e questo permesso deve essere messo per iscritto.
    Chi invece presumesse tenere presso di sè o leggere [la Bibbia in volgare] senza questa facoltà, non potrà essere assolto dai peccati se prima non ha consegnato la Bibbia all'ordinario…”.
    Sono queste precauzioni del Concilio di Trento che provocarono le tesi dell'oratoriano Quesnel (1634-1719), settatore dell'eresia giansenista. Ecco la tesi del Quesnel sulla lettura della Bibbia, condannate da papa Clemente XI nella Costituzione dogmatica “Unigenitus” (8 sett. 1713):
    «79° tesi: È utile e necessario in tutti i tempi, in ogni luogo e per ogni genere di persona, studiare e conoscere lo spirito, la pietà ed i misteri della Sacra Scrittura.
    80°: La lettura della Sacra Scrittura è per tutti.
    81°: L'oscurità santa della parola di Dio non è un motivo per i laici per dispensarsi dalla sua lettura.
    82°: La domenica deve essere santificata dai cristiani con le letture di devozione e soprattutto della Sacra Scrittura. È dannoso volere ritrarre il cristiano da questa lettura.
    83°: È un'illusione persuadersi che la conoscenza dei misteri della religione non debba essere comunicata alle donne con la lettura dei libri sacri. L'abuso delle Scritture e le eresie non sono nati dalla semplicità delle donne ma dalla scienza orgogliosa degli uomini.
    84°: Togliere dalle mani dei cristiani il Nuovo Testamento o tenerglielo chiuso, togliendo loro il modo di capirlo [a causa del latino] vuol dire chiudere la bocca a Cristo.
    85°: Vietare ai cristiani la lettura della Sacra Scrittura, specialmente del Vangelo, vuol dire vietare l'uso della luce ai figli della luce e far che patiscano una certa qual sorta di scomunica » (Denz. 1429-1435).
    Questo semplice ricordo della dottrina cattolica (negata da queste sette tesi di Quesnel) ci fa capire quanta strada (verso il protestantesimo) è stata compiuta col Vaticano II.
    Scrive l'Amerio: “Il Concilio [Vaticano II] infatti superò i decreti antigiansenistici e le prescrizioni
    di PioVI. Contro la popolarizzazione protestantica e giansenistica della Scrittura Pio VI stabiliva che la lettura della Bibbia non è necessaria né conveniente a tutti (Denz. 1507 e 1429). Il Concilio invece (DV, 25) [Dei Verbum] raccomanda caldissimamente a tutti i fedeli la frequente lezione della Bibbia” (24).
    Si vede subito come, a meno di accettare l'ottica giansenista e protestante, non si possa leggere indiscriminatamente la Sacra Scrittura in volgare al popolo. Chi dice che durante la Messa almeno le letture devono essere fatte in volgare e non in latino, non sa quel che dice… Leggere in volgare (dopo la lettura in latino) è possibile solo se il sacerdote spiega, in seguito, il significato esatto di quanto si è letto. Questo solo argomento, sarebbe quindi sufficiente a rifiutare l'introduzione del volgare nella liturgia.
    X. La liturgia in lingua volgare è stata sempre voluta dagli eretici
    Stiamo esponendo le “gravi ragioni” per le quali la Chiesa rifiuta l'introduzione del volgare nella liturgia, con la conseguente pratica abolizione del latino.
    Non è da trascurare quest'ultimo argomento: chi propugna l'introduzione delle lingue popolari nella liturgia, si trova in compagnia di tutti gli eretici.
    Ricordava dom Guéranger nel 1878 come ottavo punto “dell'eresia antiliturgica”:
    “Poiché la riforma liturgica ha come uno dei suoi scopi principali l'abolizione degli atti e delle formule mistiche, ne segue necessariamente che i suoi autori dovevano rivendicare l'uso della lingua volgare nel servizio divino. È questo uno dei punti più importanti agli occhi dei settari. Il culto, dicono, non è una cosa segreta. Bisogna che il popolo capisca ciò che canta. L'odio della lingua latina è innato nel cuore di tutti i nemici di Roma. Vedono in essa il bene dei cattolici nel mondo intero, l'arsenale dell'ortodossia contro tutte le sottilità dello spirito di setta, l'arma più potente del Papato” (25).
    Furono favorevoli alla lingua volgare nella liturgia gli scismatici orientali. Lo furono nel XII secolo i Valdesi ed i Catari: “Questi settari, ricorda Dom Guéranger, che pretesero per primi la libera interpretazione della Bibbia, furono anche i primi a protestare contro la lingua liturgica ed a celebrare i misteri ed i sacramenti in lingua volgare. Fecero di questa pratica uno degli articoli fondamentali della loro setta…” (26). Dopo di loro vennero Wiclef in Inghilterra, e Huss in Boemia.
    Erasmo da Rotterdam fu censurato dall'università della Sorbona per aver giudicato “cosa sconveniente e ridicola” vedere gli ignoranti pregare “senza capire ciò che pronunciano” (27). “Questa proposizione - secondo i teologi della Sorbona - (…) è empia, erronea ed apre la strada all'errore dei Boemi che hanno voluto celebrare l'ufficio ecclesiastico in lingua volgare…” (26).
    Tutti conoscono la posizione di Lutero e degli altri protestanti al riguardo che, anche a questo proposito, furono condannati dal Concilio di Trento (Denz. 956). Il pastore protestante Rilliet, parlando dello schema conciliare (del Vaticano II, ovviamente) sulla liturgia, scrisse: “L'adozione nella liturgia
    della lingua popolare è conforme ai nostri proprii princìpi” (27).
    I giansenisti non furono da meno. Pasquier-Quesnel fu condannato per aver sostenuto che “togliere al popolo semplice [con l'uso del latino nella liturgia, n.d.a.] questa consolazione di unire la propria voce con quella di tutta la Chiesa è un uso contrario alla prassi apostolica ed all'intenzione di Dio” (Proposizione 86, Denz. 1436). Il conciliabolo di Pistoia, voluto dal Vescovo giansenista Scipione de' Ricci, aveva auspicato “una maggiore semplicità dei riti, esponendoli in lingua volgare e proferendoli ad alta voce” poiché l'uso contrario della Chiesa veniva, secondo il sinodo, dalla dimenticanza dei princìpi della liturgia. Papa Pio VI condannò questa pretesa come “temeraria , offensiva delle orecchie pie, ingiuriosa per la Chiesa, favorevole agli schiamazzi degli eretici contro di essa” (Denz. 1533). La stessa bolla “Auctorem fidei” di Pio VI condannò altresì un'altra proposizione del sinodo di Pistoia che riprendeva l'errore di Quesnel.
    Dicevano i giansenisti essere “contrario alla pratica degli Apostoli ed ai disegni di Dio di non fornire al popolo il mezzo più facile di unire la propria voce a quella di tutta la Chiesa”. Questa affermazione, scrive Pio VI,
    L'abbandono del latino era solo il primo passo… “Messa” di un sacerdote salesiano in Cambogia “intesa nel senso di introdurre l'uso della lingua volgare nelle preghiere liturgiche è falsa, temeraria, perturbativa delle regole prescritte per la celebrazione dei misteri, facile causa di moltissimi mali” (Denz. 1566).
    Un cattolico, che ama istintivamente tutto quanto viene dalla Chiesa, e fugge altrettanto spontaneamente tutto quanto ricorda l'eresia, non può desiderare ciò che la Chiesa ha sempre avversato e gli eretici hanno sempre voluto: la sostituzione del latino con le lingue volgari nella liturgia.
    XI. Abolizione del latino nella riforma conciliare: le sue tappe.
    Abbiamo analizzato due posizioni coerenti nei secoli: quella cattolica, in favore del latino; quella degli eretici, sempre contraria.
    In quale dei due filoni s'inseriscono le riforme conciliari e postconciliari? Evidentemente, come su temi ben più importanti, in quello non cattolico.
    La Costituzione conciliare “Sacrosantum Concilium” sulla Sacra Liturgia, approvata il 4 dicembre 1963, fu il primo documento del Vaticano II, e la questione liturgica fu la prima ad essere trattata nell'aula conciliare.
    Già in sede di preparazione degli schemi conciliari, i cattolici ed i riformisti si diedero battaglia sulla liturgia. Padre Wiltgen s.v.d. riferisce il dramma del Cardinale Gaetano Cicognani, fratello del Card. Amleto, segretario di stato di Giovanni XXIII.
    Presidente della commissione preconciliare sulla liturgia, il Card. Gaetano Cicognani, in accordo con la Congregazione dei riti, si rifiutava di firmare lo schema preparatorio.
    Ora, la sua firma era indispensabile, e Giovanni XXIII, con Bugnini, volevano che sottoscrivesse il rivoluzionario documento.
    « Giovanni XXIII chiamò il suo segretario di stato e lo pregò di andare a trovare il fratello, e di non tornare che con lo schema debitamente firmato. Il 1 febbraio 1962 il segretario di stato andò quindi a trovare suo fratello nel suo ufficio; vi trova Mons. Felici ed il P. Bugnini nel corridoio, e informò suo fratello del desiderio del Sommo Pontefice. Più tardi, un esperto della commissione preconciliare sulla liturgia affermò che il vecchio Cardinale tratteneva a stento le lacrime, e che agitava il documento dicendo: “Mi vogliono far firmare questo, non so che fare”. Poi posò il testo sulla scrivania, prese una penna e firmò. Quattro giorni più tardi era morto » (2.
    Lo schema arrivò in Concilio, passando sul cadavere di Cicognani, e venne discusso a partire dal 22 ottobre 1962, per essere approvato complessivamente nel novembre.
    Fin dalle prime battute si affrontarono i Vescovi “romani” (fedeli al latino) e quelli “antiromani”, contrari. Da un lato Dante, Bacci, Staffa, Parente, Ottaviani, dall'altro Zauner, Frings, Maximos IV, Montini (29). Fu in questa occasione che il Cardinale olandese Alfrink, applaudito dai Padri conciliari, tolse la parola, staccando il microfono, al semicieco Cardinale Ottaviani (30 ottobre 1962) (30). Uno dei Padri della costituzione conciliare, Mons. Zauner, Vescovo di Linz, espose i
    quattro grandi princìpi del documento: 1° « “Il culto divino deve essere un'azione comunitaria; vale a dire che il Sacerdote deve fare tutto ciò che fa con la partecipazione attiva del popolo e mai solo”. Secondo lui, l'uso della lingua volgare era la condizione necessaria di tale partecipazione ».
    2° “I fedeli devono essere direttamente arricchiti dalla Sacra Scrittura…”.
    3° “Il culto liturgico non doveva unicamente aiutare i fedeli a pregare, ma anche ad insegnare…”.
    4° “Laddove i costumi tribali non conportano elementi superstiziosi, possono ormai essere introdotti nella liturgia” (31).
    « Mons. Zauner aggiunse poi che era “estremamente soddisfatto” della Costituzione sulla liturgia e che non aveva mai osato sperare “che si potesse andare così lontano” »
    (31). In effetti, i princìpi elencati ricalcano pari pari le tesi condannate dei protestanti e dei giansenisti.
    La Costituzione conciliare si occupa di latino e lingue volgari al n. 36 per la liturgia in genere, ed al n. 54 per quella della Messa.
    Si prescrive la conservazione della lingua latina (n. 36 § 1) nei riti latini, ma si tratta di indorare la pillola… Il n. 36 § 2 prevede già “una parte più ampia” per il volgare, per poi dilagare “nell'ammissione ed estensione della lingua volgare” a richiesta dei Vescovi (36
    § 3). Il volgare, di fatto, è voluto in tutte le parti della liturgia “spettanti al popolo” (36
    § 2; 54) salvo “un uso più ampio” (n. 54), che lascia la porta aperta al seguito.
    Il seguito non tarda a venire. Istituito il “Consilium” per l'applicazione della Costituzione conciliare sulla liturgia (29/2/1964) vengono date le prime norme con la istruzione “Inter OEcumenici” del 26 settembre 1964, compleanno di Paolo VI, mentre il Concilio è ancora in pieno svolgimento.
    Restano in piedi, a quella data, il Prefazio ed il Canone, ancora in latino.
    Il Prefazio in latino cade il 27 aprile 1965; il Canone il 4 maggio 1967, con l'Istruzione “Tres abhinc annos”. In 3 anni, appunto, del
    § 1 del n. 36 della “Sacrosantum Concilium” non resta più niente, ma ciò in conformità ai princìpi che espone lo stesso documento conciliare.
    Chi si appoggia sul Concilio per difendere il latino, si sostiene… sulle sabbie mobili!
    Il solenne funerale del latino, infine, è celebrato da Paolo VI nel discorso del 27 novembre 1969, quando il “Novus Ordo Missæ” (la “nuova messa”) corona l'opera iniziata dal Concilio (32).
    XII. Abolizione del latino nella rivoluzione liturgica conciliare: giudizio.
    La riforma conciliare e post-conciliare (attuata dagli organi vaticani competenti, ma sotto il controllo di Paolo VI e con la sua approvazione), ha rotto con una disciplina più che millenaria della Chiesa Cattolica, ribadita per “gravi ragioni” (Pio XII), dal concilio di Trento, da Clemente XI, Pio VI, S. Pio X, Pio XI, Pio XII e, seppur contraddittoriamente, da Giovanni XXIII.
    Il motivo avanzato dal Concilio e da Paolo VI per questa progressiva ma decisa rottura (la partecipazione attiva dei fedeli impedita dal latino) (34) non differisce da quello, di ispirazione protestante, adottato da Quesnel e Scipione de' Ricci, e già riprovato dalla Chiesa. Se non cade sotto l'anatema del Concilio di Trento contro chi afferma che la Messa deve essere detta in volgare (Sessione XII, canone IX) mi sembra almeno (pur essendo questo giudizio la mera opinione personale di chi scrive), che non sia azzardato qualificare la rottura operata di fatto anche
    in questa questione “secondaria” (in rapporto ad altre più gravi) col giudizio già manifestato in precedenza dalla Chiesa. Questa rottura, cioè, può essere qualificata come temeraria, offensiva, ingiuriosa per la Chiesa, favorevole agli schiamazzi degli eretici contro di essa, perturbatrice delle regole prescritte per la celebrazione dei misteri, facile causa di moltissimi mali.
    La certezza che Paolo VI non era formalmente l'autorità (33), e che il Vaticano II non viene dalla Chiesa, certezza dovuta a ben più gravi decisioni di entrambi, ci mette al riparo dal gravissimo gesto, che avremmo compiuto altrimenti, di giudicare l'Autorità legittima della Chiesa.
    XIII. Perché diciamo la Messa in latino?
    Rispondo pertanto a chi ci potrebbe chiedere: “Perché dite la Messa in latino?”.
    Semplicemente perché così lo vuole la Chiesa Cattolica, nelle sue rubriche liturgiche e nelle sue leggi canoniche (can. 819 e 1257). Semplicemente, perché siamo Sacerdoti cattolici di rito latino.

    Note
    (1) Itinéraires n.93 mai 1965, p.154.
    (2) ANNIBALE BUGNINI, La riforma liturgica (1948-1975), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 1983, p. 109.
    (3) Lettera dei Cardinali Ottaviani e Bacci.
    (4) In Notitiæ 92, aprile 1974, p.126. Citato da CELIER, La dimension oecumenique de la Reforme liturgique, Fideliter 1987 p.7.
    (5) Dall'introduzione del “Novus Ordo Missæ” (1969) sono state usate le espressioni più disparate per designare il Messale precedente: Messa di sempre, di S. Pio V, Tridentina, antica, in latino, ecc. A rigor di termini una sola espressione è corretta: Messale Romano, Rito romano. Infatti, per la Chiesa, la “nuova messa” il “nuovo messale” non esistono, in quanto atti nulli di chi non era (più) formalmente Papa. Tuttavia anche noi utilizziamo i termini sopra menzionati, anche se scorretti, per farci capire dai lettori.
    (6) La collaborazione attiva, voluta da Paolo VI, di osservatori non cattolici (cioè eretici) alla riforma liturgica è ampiamente documentata da: GREGOIRE CELIER, La dimension oecumenique de la Reforme liturgique, ed. Fideliter 1987, pp. 26-30.
    (7) Nell'unica Chiesa Cattolica
    difatti si distinguono la Chiesa Latina e la Chiesa Orientale, che hanno riti e leggi diversi (cfr. Codice di diritto canonico, can.1).
    ( Pio XII, Discorso: Vous nous avez demandé, ai partecipanti del primo Congresso di liturgia pastorale, 22 sett. 1956. INSEGNAMENTI PONTIFICI - La liturgia, ed. Paoline 1959, n. 821 (13, 1.
    (9) DOM PROSPER GUÉRANGER, Institutions Liturgiques (1840-1851) - Extraits établis par Jean Vaquié, DPF. Chiré-en-Montreuil, 1977, pp. 249-250.
    (10) GUÉRANGER, op. cit. p. 241.
    (11) GUÉRANGER, op. cit. p. 240.
    Dom Guéranger ammette, ovviamente, che nei primi secoli siriaco, latino e greco erano lingue vive, e pertanto intellegibili dal popolo. “Solo il tempo - fa notare - può fare di una lingua volgare una lingua sacra: l'uomo non inventa le lingue a priori...” (p. 248).
    Tuttavia “molti popoli, durante questi tre secoli, furono chiamati alla luce del Vangelo; ma poiché bisogna ammettere che non possedessero una traduzione della Sacra Scrittura nelle proprie lingue,
    sosteniamo che neppure celebrarono la liturgia in lingua volgare...” (p. 248)… Fin dal principio, quindi, queste tre lingue sono considerate diverse dalle altre, come “consacrate” a Dio.
    (12) INSEGNAMENTI PONTIFICI, op. cit. p. 229 (1.
    (13) A. A. S., 31 (1899) 645.
    (14) IOACHIM SALAVERRI S.J., De Ecclesia Christi, n. 446; in “Sacræ Theologiæ Summa” vol. I, B.A.C., Madrid 1962.
    (15) Omelia tenuta il giorno 13-IV-1969 nella Chiesa di S. Girolamo della Carità in Roma. Documenti di “Una Voce” n.1 a cura di “Una Voce”, c.so Vittorio Emanuele II, 21 Roma.
    (16) DOM GUÉRANGER, op. cit. pp. 254-255.
    (17) ROMANO AMERIO, Iota Unum, Riccardo Ricciardi Editore 1985, pp. 517-518.
    (1 INSEGNAMENTI PONTIFICI, op. cit. p. 547.
    (18 bis) Per una denuncia recente di gravi alterazioni dogmatiche nelle traduzioni liturgiche, si veda la rivista ‘30 Giorni’ (n. 5/maggio 1992, pp. 36-42), che alla questione dedica anche la copertina.
    (19) Dell'autorità di Giovanni XXIII e delle circostanze che portarono alla promulgazione della “Veterum Sapientia”, puntualmente disattesa dallo stesso Giovanni XXIII, si parlerà nei prossimi numeri di ‘Sodalitium’ dedicati al “Papa del Concilio”.
    (20) Recita “l'Institutio generalis” del nuovo Messale: “La natura delle parti presidenziali esige che esse siano pronunciate a voce alta ed intellegibile, ed ascoltate da tutti con attenzione…” (n. 12).
    Commenta Arnaldo Xavier da Silveira (La nouvelle Messe de Paul VI: qu'en penser?, DPF. Chiré-en-Montreuil 1975, pp. 32-33): «Quindi le parole della consacrazione devono, anch'esse, essere pronunciate in questo modo. Il che insinua, ancora una volta, che in questo momento il sacerdote agisce specificamente come delegato del popolo.
    Inoltre, questo articolo dell'“Institutio” contiene in maniera evidente un'importante contraddizione con la rubrica dell'“Ordo” tradizionale secondo la quale il canone non è pronunciato a voce alta ed intellegibile”.
    Questo fatto merita un'attenzione particolare, a causa dell'anatema seguente promulgato dal Concilio di Trento: “Se qualcuno dice che il rito della Chiesa romana col quale una parte del canone e le parole della consacrazione sono pronunciate a voce bassa, debba essere condannato (...) che sia anatèma” (Denz. Sch. 1759).
    Dichiarando che è la natura delle parti “presidenziali” (quindi della preghiera eucaristica e delle parole della consacrazione) che esige che siano pronunciate a voce alta ed intellegibile, l'“Institutio” pone un principio valido in ogni epoca, ed afferma in conseguenza implicitamente che il Concilio di Trento si è sbagliato su questo punto”».
    Da Silveira non nega la possibilità di recitare a voce alta delle preghiere che prima erano recitate a voce bassa.
    Egli nega l'affermazione secondo la quale dette preghiere esigono per loro natura, ai tempi del Concilio di Trento come del Vaticano II, di essere recitate a voce alta.
    Difatti, chi lo afferma, cade sotto la condanna del Concilio di Trento. Ora, è Paolo VI che ha promulgato l'“Institutio generalis” del “Novus Ordo Missae”, che lo afferma.
    Questo solo fatto, apparentemente insignificante, basta per constatare che la “Nuova Messa” non può venire dalla Chiesa e che Paolo VI non era, allora, l'Autorità.
    (21) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 260.
    (22) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 247 - 248.
    (23) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 146.
    (24) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 539.
    La disciplina della Chiesa che proibisce in certi casi la lettura della Bibbia in volgare non ha bisogno di giustificazioni, poiché si giustifica da se stessa. Se mai ce ne fosse bisogno, l'Amerio ricorda le parole stesse della Scrittura. San Pietro, parlando delle epistole di San Paolo, scrive infatti: “...come fa in tutte le lettere, ove parla di queste cose, nelle quali vi sono alcuni punti difficili ad intendersi e che degli ignoranti e i poco stabili stravolgono - come anche le altre Scritture - per loro perdizione” (2 Pt. III, 16). “Peraltro - aggiunge l'Amerio - la prova perentoria che la Scrittura è difficile e non universalmente divulgabile, è data paradossalmente dalla presente riforma medesima. Essa invero ha fatto nei testi biblici quello che fu fatto per i classici latini nelle edizioni espurgate ad usum Delphini, ma che non fu mai osato per il sacro testo. La riforma ha infatti stralciato dai Salmi cosiddetti imprecatorii i versicoli che sembravano incompatibili colle vedute ireniche del Concilio, mutilando il sacro testo e sottraendolo per così dire furtivamente alla cognizione di tutti, chierici e laici. Ha inoltre espunto interi versicoli dai testi del Vangelo nelle Messe in 22 punti che toccano il giudizio finale, la condanna del mondo, il peccato” (op. cit. pp. 538-539).
    (25) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 110. Negli estratti che cito manca l'ultimo membro di frase: ”L'arma più potente del papato”. La ricavo dalla citazione che il “Cardinal” Alfonso Stickler ne fa nel suo articolo: “A 25 anni dalla Costituzione Apostolica Veterum Sapientia di Giovanni XXIII” in Salesianum 2 (1988) 36377. Stickler però non cita la prima parte della frase riguardante non l'odio del latino, ma la rivendicazione del volgare nella liturgia. Forse, sarebbe stata una denuncia troppo esplicita di colui che tale rivendicazione soddisfò pienamente, vale a dire Paolo VI.
    (26) DOM GUÉRANGER, op. cit. pp. 255-256-257.
    (27) J. RILLIET, Vatican II, échec ou réussite.
    Editions générales S.A. 1964, pp.57-58, cit. in CELIER. La dimension oecumenique de la Riforme Liturgique. Fideliter, 1987, p.15.
    (2 RALPH M. WILTGEN S.V.D., Le Rhin se jette dans le Tibre, ed. americ. 1967. Ed. du Cèdre (ed. francese) 1976, p. 139.
    (29) Ibidem pp. 25-28; 39-42; 135-139.
    (30) Ibidem p. 28.
    (31) Ibidem pp. 36-37.
    (32) Tutti i dettagli dell'opera di demolizione nello scritto del suo autore principale agli ordini di Paolo VI, MONS. ANNIBALE BUGNINI: La riforma liturgica (1948-1975). CLV - Ed. liturgiche - Roma 1983. Specialmente: pp. 109-121.
    (33) Certezza provata, è vero, a partire dall'8 dic. 1965. Ma fin dal principio del Pontificato l'autorità di Paolo VI può e deve essere messa in discussione, per motivi analoghi a quelli che ce la fanno negare a partire dal 1965.
    (34) Rarissimi permessi di usare il volgare nella liturgia di rito latino furono accordati solo in certi paesi di missione, nelle giovani Chiese, per favorire le conversioni, e non senza ripensamenti. Si può dire, anzi, che quasi sempre Roma ha negato, e quasi mai concesso, le domandate autorizzazioni.
    Per gli Slavi, fu concesso il volgare (parzialmente) da Adriano II (870) proibito da Giovanni VIII (873, 879) e poi dallo stesso permesso (880) ed infine del tutto vietato da Stefano V (885-887).
    Per i Cinesi fu permesso da Paolo V (1615) ma senza applicare tale facoltà, poi sempre e ripetutamente negata (1661, 1667, 1673, 1676-78, 1681-88, 1695-9.
    Per gli Ungheresi, fu vietato da San Pio X [AAS, 4 (1912) pp. 430,433] cfr. Enc. Cattolica, vol. VII, col. 1379-1381, voce Lingua Liturgica.

    Fonte: Sodalitium, N° 30
    di don Francesco Ricossa

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    Lightbulb Re: "PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa

    5 MAGGIO 2019: SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE; SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA, “DOMENICA DEL BUON PASTORE”…



    «SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA. Domenica del Buon Pastore.»
    Guéranger, L'anno liturgico - Seconda Domenica dopo Pasqua
    http://www.unavoce-ve.it/pg-pasqua-dom2.htm


    «5 MAGGIO SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE»
    Dom Guéranger, L'anno liturgico - San Pio V, papa e confessore
    http://www.unavoce-ve.it/pg-5mag.htm


    «UNA VOCE ITALIA - La Costituzione apostolica "Quo primum tempore" di san Pio V (uvn n° 11-12, 1972)»
    UNA VOCE ITALIA - La Costituzione apostolica "Quo primum tempore" di san Pio V (uvn n° 11-12, 1972)
    http://www.unavoce-ve.it/unavoce-ita...rimum_1972.htm



    «Bolla Quo primum tempore»
    Bolla Quo primum tempore
    http://www.unavox.it/doc15.htm





    "Maggio mese di Maria: 5° giorno - Il giudizio di Dio."
    Maggio mese di Maria: 5° giorno ? Stellamatutina.eu ? Sito di cultura cattolica in piena e totale obbedienza al Magistero Petrino.
    http://www.stellamatutina.eu/maggio-...aria-5-giorno/





    “5 maggio (30 aprile) - S. Pio V Papa.”
    https://forum.termometropolitico.it/...io-v-papa.html
    “Oggi è San Pio V: il Papa di Lepanto!”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-lepanto.html
    https://forum.termometropolitico.it/...san-pio-v.html
    “Lepanto, la Crociata di San Pio V.”
    https://forum.termometropolitico.it/...san-pio-v.html
    “I 500 anni del Papa di Lepanto.”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-lepanto.html
    “Lepanto: San Pio V salva l’Europa.”
    https://forum.termometropolitico.it/...-l-europa.html
    “Due sono i nodi di discussione per i nemici di Cristo: Pio XII e la Messa di S. Pio V.”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-s-pio-v.html
    «"PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa. Fonte: Sodalitium, N° 30.»
    https://forum.termometropolitico.it/...o-ricossa.html






    San Pio V - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-pio-v/
    «5 maggio, San Pio V, Papa e Confessore (Bosco Marengo, 17 gennaio 1504 – Roma, 1º maggio 1572).
    “San Pio quinto, dell’Ordine dei Predicatori, Papa e Confessore, che si riposò in Dio nel primo giorno di questo mese.”

    “Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo, implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale stato ha ridotto quasi l’intera cristianità il dilagare dell’errore. Per far fronte a tutti i nemici che l’assediano, la Chiesa non ha più che le promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti assieme; non le restano più che i meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano l’Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l’errore per la verità, le tenebre per la luce. In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell’albero che non può perire, affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza, in mezzo a questo dilagare dell’errore che minaccia di tutto asportare. Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti”.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...-1-204x300.jpg






    http://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/30.pdf
    « Sodalitium, N° 30. Perché diciamo la Messa in latino pag. 3
    PERCHÉ DICIAMO LA MESSA IN LATINO, di don Francesco Ricossa.»


    "San Pio V. Intervista a don Ugolino Giugni - Sodalitium"
    San Pio V - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-pio-v/
    http://www.sodalitiumshop.it/WebRoot...F2/CoppioV.jpg


    "San Pio V. Il Papa della S. Messa e di Lepanto - e-commerce di Sodalitium"
    http://www.sodalitiumshop.it/San-Pio...a-e-di-Lepanto


    "SAN PIO V, IL PAPA DELLA SANTA MESSA E DI LEPANTO - Intervista a Don Ugolino Giugni."
    https://gloria.tv/video/iHakHNv3ax4A3zDqVkPHymWkg


    La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/l...o-di-paolo-vi/

    https://www.agerecontra.it/2019/01/l...o-di-paolo-vi/


    Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/calendario...a-nuova-messa/
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...MBC2018cop.jpg




    SANTE MESSE "NON UNA CUM" CELEBRATE DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DA DON FLORIANO IN TUTTA ITALIA:


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    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/potenza/

    "Roma - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/roma/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    II Domenica dopo Pasqua (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=71aZwW6lBYU
    II Domenica dopo Pasqua - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=BuGlDuSs0LQ
    Domenica in Albis (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=UG870mk5GHo
    Domenica in Albis (Omelia)
    Lunedì Pasqua - dell' Angelo (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=wPkpeDbQdo8
    Santa Pasqua (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=G-lviMz3pWY
    Santa Pasqua 2019 - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=lwCe33a3TUo
    Sabato Santo (Veglia Pasquale)
    https://www.youtube.com/watch?v=jphVO0FHUMw
    Venerdì Santo
    https://www.youtube.com/watch?v=6v8gLX5hNW0
    Giovedi Santo
    https://www.youtube.com/watch?v=80W3peGsC9I
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    SANTA MESSA - domusmarcellefebvre110815
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».








    http://www.radiospada.org
    http://www.edizioniradiospada.com
    https://www.facebook.com/radiospadasocial/

    https://www.radiospada.org/wp-conten...-di-Fatima.pdf
    “13 Maggio Beata Vergine Maria di Fatima.
    Novena di preparazione DA RECITARSI DAL 4 AL 12 MAGGIO. Ogni giorno si termina con un’Ave Maria e l’invocazione Madonna del Rosario di Fatima, prega per noi.”


    “5 maggio 2019: SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA. Domenica del Buon Pastore.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...1d&oe=5D6504E6





    “Il 5 maggio 1045 Papa Gregorio VI Graziani viene esaltato al Sommo Pontificato.”


    “5 MAGGIO 2019: SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...cd&oe=5D29513D





    https://www.radiospada.org/2019/05/d...-di-san-pio-v/
    «Dieci miracoli di San Pio V di Redazione RS il 5 Maggio 2019
    a cura di Giuliano Zoroddu.
    San Pio V è conosciuto per essere stato il Papa santo della Controriforma, della Inquisizione, della Messa, di Lepanto. Ma, in quanto Santo operò anche portentosi miracoli, in vita ed in morte. Per diffondere la gloria di questa grande e santo Sommo Pontefice e sollecitarne la devozione, abbiamo voluto quindi estrarne qualcuno dalla Vita di san Pio V Sommo Pontefice scritta da Paolo Alessandro Maffei in occasione della canonizzazione (22 maggio 1712) e basata sugli atti dei processi canonici.»
    https://www.radiospada.org/2015/03/d...ssa-in-latino/
    “PERCHÉ DICIAMO LA MESSA IN LATINO, di don Francesco Ricossa.”
    https://www.radiospada.org/tag/don-f...-abrahamowicz/
    https://www.radiospada.org/tag/san-pio-v/
    https://www.radiospada.org/2018/03/latino-prima-lingua/
    https://www.radiospada.org/tag/novus-ordo/
    https://www.radiospada.org/tag/santa-messa/







    “Disponibile il numero 159 di Sursum Corda – 5×1000
    https://www.agerecontra.it/2019/05/d...-corda-5x1000/
    Sul sito è disponibile il numero 159 (del giorno 5 maggio 2019) di Sursum Corda®.
    Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori
    Comunicato numero 159. Gesù all’ultima Festa della Dedicazione;
    [VIDEO] Che cos’è la vera umiltà? Dai Tesori di Cornelio ALapide;
    [VIDEO] Complotto contro la Chiesa e la società civile – La Massoneria e l’Alta Vendita Suprema;
    Ti adoro, o Croce Santa;
    Dizionario di teologia dommatica. La Risurrezione dei corpi;
    Dizionario di teologia dommatica. La Santità della Chiesa;
    Dizionario di teologia dommatica. La Santità di N. S. Gesù Cristo;
    Il contadino portato in Paradiso da San Francesco di Sales;
    Vita e detti dei Padri del deserto: Giovanni il Persiano (parte 2 ed ultima).
    FONTE – https://www.sursumcorda.cloud/tags/numero-159.html



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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda.
    Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.

    Eterno Padre, intendo onorare san Pio quinto, dell’Ordine dei Predicatori, Papa e Confessore, che si riposò in Dio nel primo giorno di questo mese. Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima, per i meriti di questo santo Papa, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Pio quinto possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia. »

    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    5 maggio. San Pio V. Illuminate i ciechi, confondete i perversi; ottenete che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce. Ricordatevi, o Pio, che siete stato il Padre del popolo cristiano, e seguitate ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della vostra potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti.»

    «Dal numero 159 di SVRSVM CORDA® del 5 maggio 2019.
    Indice dei contenuti:
    - Comunicato numero 159. Gesù all’ultima Festa della Dedicazione;
    - Ti adoro, o Croce Santa;
    - Dizionario di teologia dommatica. La Risurrezione dei corpi;
    - Dizionario di teologia dommatica. La Santità della Chiesa;
    - Dizionario di teologia dommatica. La Santità di N. S. Gesù Cristo;
    - Il contadino portato in Paradiso da San Francesco di Sales;
    - Vita e detti dei Padri del deserto: Giovanni il Persiano (parte 2 ed ultima).»
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    “Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore. Così sia.”
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    https://www.sursumcorda.cloud/sostienici/libri.html
    “Per affrontare, con dati oggettivi e senza compromessi, il problema del Vaticano Secondo e dei modernisti che occupano la maggior parte delle nostre chiese --> La questione del cosiddetto "papa eretico" ed il problema dell'autorità nella Chiesa -->
    Appunti sulla questione del cosiddetto «papa eretico»”
    https://www.sursumcorda.cloud/massim...a-eretico.html
    “Raccolta di preghiere non contaminate dall'eresia dell'ecumenismo. Diceva Sant'Alfonso: "Chi prega si salva, chi non prega si danna" ->”
    https://www.sursumcorda.cloud/preghiere.html

    "La vera umiltà---> https://youtu.be/n9mF_GM9unc "
    https://www.sursumcorda.cloud/sostie...no-detail.html
    “Padre Gabriele Maria Roschini, Chi è Maria? Catechismo mariano, Sursum Corda, Potenza 2017.

    Catechismo mariano composto da 235 articoli, semplici ma eruditi. Un’esposizione chiara, ordinata e sintetica di tutto ciò che riguarda la storia, il dogma ed il culto mariano, secondo la forma classica di domande e risposte.”
    https://www.sursumcorda.cloud/images...ini-fronte.jpg
    https://www.sursumcorda.cloud/images...hini-retro.jpg
    https://www.sursumcorda.cloud/artico...il-fedele.html

    «Preghiera di San Pio X per i Sacerdoti.»
    https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/




    https://www.facebook.com/MisaTridentinaenRosario/







    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
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    http://tradidiaccepi.blogspot.com/

    https://sardiniatridentina.blogspot....ssore.html?m=0
    “San Pio V, Papa e Confessore.

    San Pio quinto, dell'Ordine dei Predicatori, è il santo Papa della Controriforma. Uomo di apostolici costumi, già a capo del Sant’Offizio dell’Inquisizione Romana e Universale, eletto al Soglio Petrino nel 1566, attese valorosamente e con felice successo a ristabilire la disciplina ecclesiastica, ad estirpare le eresie e ad abbattere i nemici del nome Cristiano, governò la Chiesa cattolica con santa vita e con sante leggi. Passò al Signore il 1° maggio 1572. Fu beatificato nel 1672 da papa Clemente X e canonizzato il 22 maggio 1712 da papa Clemente XI. Il suo corpo riposa a santa Maria Maggiore.
    INTROITUS
    Ioannes 21:15-17- Si díligis me, Simon Petre, pasce agnos meos, pasce oves meas. Allelúia, allelúia ~~ Ps 29:2- Exaltábo te, Dómine, quóniam suscepísti me, nec delectásti inimícos meos super me. ~~ Glória ~~ Si díligis me, Simon Petre, pasce agnos meos, pasce oves meas. Allelúia, allelúia
    Ioannes 21:15-17- Se mi ami, Simone Pietro, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Alleluia, alleluia ~~ Ps 29:2- Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i nemici. ~~ Gloria ~~ Se mi ami, Simone Pietro, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Alleluia, alleluia
    Gloria
    ORATIO
    Orémus.
    Deus, qui, ad conteréndos Ecclésiæ tuæ hostes et ad divínum cultum reparándum, beátum Pium Pontíficem Máximum elígere dignátus es: fac nos ipsíus deféndi præsídiis et ita tuis inhærére obséquiis; ut, ómnium hóstium superátis insídiis, perpétua pace lætémur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    O Dio, per abbattere i nemici della tua Chiesa e per restaurare il culto divino, ti sei degnato di eleggere il beato Pio Pontefice Massimo; concedici di essere difesi dalla sua protezione e di attendere al tuo divino servizio così da meritare di essere liberati dalle insidie dei nemici e di godere perpetua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    LECTIO
    Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli.
    l Pet 5:1-4; 5:10-11.
    Caríssimi: Senióres, qui in vobis sunt, obsécro consénior et testis Christi passiónum, qui et eius, quæ in futúro revelánda est, glóriæ communicátor: páscite qui in vobis est gregem Dei, providéntes non coácte, sed spontánee secúndum Deum, neque turpis lucri grátia, sed voluntárie; neque ut dominántes in cleris, sed forma facti gregis ex ánimo. Et, cum appáruerit princeps pastórum, percipiétis immarcescíbilem glóriæ corónam. Deus autem omnis grátiæ, qui vocávit nos in ætérnam suam glóriam in Christo Iesu, módicum passos ipse perfíciet, confirmábit solidabítque. Ipsi glória et impérium in saecula sæculórum. Amen.
    Carissimi, esorto i sacerdoti che sono tra voi, quale sacerdote come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la gloria e l’impero nei secoli. Così sia!
    ALLELUIA
    Allelúia, allelúia
    Matt 16:18
    Tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam
    Ps 44:17-18.
    Constítues eos príncipes super omnem terram: mémores erunt nóminis tui, Dómine. Allelúia.
    Alleluia, alleluia.
    Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, Alleluia
    Li farai principi di tutta la terra: faranno ricordare il tuo nome, Signore
    EVANGELIUM
    Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
    Matt 16:13-19
    In illo témpore: Venit Iesus in partes Cæsaréæ Philíppi, et interrogábat discípulos suos, dicens: Quem dicunt hómines esse Fílium hóminis? At illi dixérunt: Alii Ioánnem Baptístam, alii autem Elíam, alii vero Ieremíam aut unum ex prophétis. Dicit illis Iesus: Vos autem quem me esse dícitis? Respóndens Simon Petrus, dixit: Tu es Christus, Fílius Dei vivi. Respóndens autem Iesus, dixit ei: Beátus es, Simon Bar Iona: quia caro et sanguis non revelávit tibi, sed Pater meus, qui in coelis est. Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam. Et tibi dabo claves regni coelórum. Et quodcúmque ligáveris super terram, erit ligátum et in coelis: et quodcúmque sólveris super terram, erit solútum et in coelis.
    In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    OFFERTORIUM
    Ier 1:9-10
    Ecce, dedi verba mea in ore tuo: ecce, constítui te super gentes et super regna, ut evéllas et destruas, et ædífices et plantes. Allelúia.
    Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire,per distruggere e abbattere, per edificare e piantare. Alleluia.
    SECRETA
    Oblatis muneribus, quaesumus, Domine, Ecclesiam tuam benignus illumina: ut et gregis tui proficiat ubique successus, et grati fiant nomini tuo, te gubernante, pastores. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Per i doni che ti offriamo, o Signore, illumina benigno la tua Chiesa, affinché ovunque il tuo gregge progredisca e, docili alla tua guida, i pastori siano graditi al tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    COMMUNIO
    Matt 16:18
    Tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam. Allelúia.
    Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Alleluia.
    POSTCOMMUNIO
    Orémus.
    Refectione sancta enutritam guberna, quaesumus, Domine, tuam placatus Ecclesiam: ut, potenti moderatione directa, et incrementa libertatis accipiat et in religionis integritate persistat. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    Guida benevolmente, o Signore, la tua Chiesa, nutrita con questo santo ristoro: diretta dal tuo potente governo, essa goda di una crescente libertà e mantenga integra la sua Fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”
    https://2.bp.blogspot.com/-p1-jwTa-R...36379146_n.jpg





    https://sardiniatridentina.blogspot....asqua.html?m=0
    “Seconda Domenica dopo Pasqua o "del Buon Pastore".

    La seconda Domenica dopo Pasqua è la Domenica del Buon Pastore a motivo delle lezioni della Messa. Gesù Cristo nella sua infinita misericordia ci ha tratti dal potere di Satana e ci ha collocati nel suo regno: noi siamo le pecorelle che lui Pastore buono nutre, protegge e santifica nel suo ovile che è la Santa Chiesa Cattolica. L’ovile del Signore è oggi affidato a coloro che lo Spirito Santo ha costituti Pastori e Vescovi della Chiesa: il Papa, Vicario del Cristo Principe dei Pastori, i Vescovi con lui in comunione e a lui soggetti, i Sacerdoti. Il laicato ha il dovere di onorare il Sacerdozio e di aiutarlo nell’opera di apostolato perché tutte le pecorelle tornino a Gesù e si faccia un solo ovile con a capo un solo pastore.
    INTROITUS
    Ps 32.5-6.- Misericórdia Dómini plena est terra, allelúia: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúia, allelúia. ~~ Ps 32:1.- Exsultáte, iusti, in Dómino: rectos decet collaudátio. ~~ Glória ~~ Misericórdia Dómini plena est terra, allelúia: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúia, allelúia.
    Ps 32.5-6.- Della misericordia del Signore è piena la terra, allelúia: la parola del Signore creò i cieli, alleluia, alleluia. ~~ Ps 32:1.- Esultate, o giusti, nel Signore: ai buoni si addice il lodarlo. ~~ Gloria ~~ Della misericordia del Signore è piena la terra, alleluia: la parola del Signore creò i cieli, alleluia, alleluia.
    Gloria
    ORATIO
    Orémus.
    Deus, qui in Filii tui humilitate iacéntem mundum erexísti: fidelibus tuis perpétuam concéde lætítiam; ut, quos perpétuæ mortis eripuísti casibus, gaudiis fácias perfrui sempitérnis. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    O Dio, che per mezzo dell’umiltà del tuo Figlio rialzasti il mondo caduto, concedi ai tuoi fedeli perpetua letizia, e coloro che strappasti al pericolo di una morte eterna fa che fruiscano dei gaudii sempiterni. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figliuolo, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    LECTIO
    Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli.
    1 Petri 2:21-25
    Caríssimi: Christus passus est pro nobis, vobis relínquens exémplum, ut sequámini vestígia eius. Qui peccátum non fecit, nec invéntus est dolus in ore eius: qui cum male dicerétur, non maledicébat: cum paterétur, non comminabátur: tradébat autem iudicánti se iniúste: qui peccáta nostra ipse pértulit in córpore suo super lignum: ut, peccátis mórtui, iustítiæ vivámus: cuius livóre sanáti estis. Erátis enim sicut oves errántes, sed convérsi estis nunc ad pastórem et epíscopum animárum vestrárum.
    Carissimi: Cristo ha sofferto per noi, lasciandovi un esempio, acciocché camminiate sulle sue tracce. Infatti Egli mai commise peccato e sulla sua bocca non fu trovata giammai frode: maledetto non malediceva, maltrattato non minacciava, ma si abbandonava nelle mani di chi ingiustamente lo giudicava; egli nel suo corpo ha portato sulla croce i nostri peccati, affinché, morti al peccato, viviamo per la giustizia. Mediante le sue piaghe voi siete stati sanati. Poiché eravate come pecore disperse, ma adesso siete ritornati al Pastore e al Vescovo delle anime vostre.
    ALLELUIA
    Allelúia, allelúia
    Luc 24.35.
    Cognovérunt discípuli Dóminum Iesum in fractióne panis. Allelúia
    Ioannes 10:14.
    Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meæ. Allelúia.
    Alleluia, alleluia
    I discepoli riconobbero il Signore Gesù alla frazione del pane. Alleluia.
    Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.Alleluia.
    EVANGELIUM
    Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Ioánnem.
    Ioann 10:11-16.
    In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis: Ego sum pastor bonus. Bonus pastor ánimam suam dat pro óvibus suis. Mercennárius autem et qui non est pastor, cuius non sunt oves própriæ, videt lupum veniéntem, et dimíttit oves et fugit: et lupus rapit et dispérgit oves: mercennárius autem fugit, quia mercennárius est et non pértinet ad eum de óvibus. Ego sum pastor bonus: et cognósco meas et cognóscunt me meæ. Sicut novit me Pater, et ego agnósco Patrem, et ánimam meam pono pro óvibus meis. Et alias oves hábeo, quæ non sunt ex hoc ovili: et illas opórtet me addúcere, et vocem meam áudient, et fiet unum ovíle et unus pastor.
    In quel tempo: Gesù disse ai Farisei: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore. Il mercenario invece, e chi non è pastore, cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, e lascia le pecore, e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore: il mercenario fugge perché è mercenario, e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e queste conoscono me, come il Padre conosce me, ed io il Padre. Io do la vita per le mie pecore. E ho delle altre pecore, le quali non sono di quest’ovile: anche quelle occorre che io raduni, e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo ovile e un solo pastore.
    Credo
    OFFERTORIUM
    Ps 62:2; 62.5
    Deus, Deus meus, ad te de luce vígilo: et in nómine tuo levábo manus meas, allelúia.
    Dio, Dio mio, fin dall’aurora ti cerco ansiosamente: e nel tuo nome alzerò le mie mani, alleluia.
    SECRETA
    Benedictiónem nobis, Dómine, cónferat salutárem sacra semper oblátio: ut, quod agit mystério, virtúte perfíciat.Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    O Signore, questa sacra offerta ci ottenga sempre una salutare benedizione, affinché quanto essa misticamente compie, effettivamente lo produca. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    PRÆFATIO PASCHALIS
    Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre: Te quidem, Dómine, omni témpore, sed in hoc potíssimum gloriósius prædicáre, cum Pascha nostrum immolátus est Christus. Ipse enim verus est Agnus, qui ábstulit peccáta mundi. Qui mortem nostram moriéndo destrúxit et vitam resurgéndo reparávit. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus cumque omni milítia coeléstis exércitus hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes
    È veramente degno e giusto, conveniente e salutare: Che Te, o Signore, esaltiamo in ogni tempo, ma ancor più gloriosamente in questo tempo in cui, nostro Agnello pasquale, si è immolato il Cristo. Egli infatti è il vero Agnello, che tolse i peccati del mondo. Che morendo distrusse la nostra morte, e risorgendo ristabilì la vita. E perciò con gli Angeli e gli Arcangeli, con i Troni e le Dominazioni, e con tutta la milizia dell’esercito celeste, cantiamo l’inno della tua gloria, dicendo senza fine
    COMMUNIO
    Ioannes 10:14.
    Ego sum pastor bonus, allelúia: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meæ, allelúia, allelúia.
    Io sono il buon pastore, alleluia: conosco le mie pecore ed esse conoscono me,alleluia, alleluia.
    POSTCOMMUNIO
    Orémus.
    Præsta nobis, quaesumus, omnípotens Deus: ut, vivificatiónis tuæ grátiam consequéntes, in tuo semper múnere gloriémur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    Concedici, o Dio onnipotente, che avendo noi conseguito la grazia del tuo alimento vivificante, ci gloriamo sempre del tuo dono. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”
    https://1.bp.blogspot.com/-Vydom7l-x...12372961_n.jpg






    “L'ANGOLO PATRISTICO
    • Sermone di san Leone Papa.
    Sermone 1 sull'Ascensione del Signore, dopo il principio.

    Carissimi, i giorni che sono trascorsi fra la risurrezione e l'ascensione del Signore non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati dei grandi sacramenti, e rivelati dei grandi misteri. In essi ci è stato tolto il timore d'una morte funesta, e non solo l'immortalità dell'anima, ma anche la risurrezione della carne ci è stata manifestata. In essi, mediante il soffio del Signore, lo Spirito Santo s'è diffuso in tutti gli Apostoli: e il beato Apostolo Pietro, innalzato su tutti, s'è visto affidare, dopo le chiavi del regno, la cura della greggia del Signore.
    In questi giorni il Signore si aggiunge come terzo compagno ai due discepoli per istrada e, a dissipare tutte le tenebre dei nostri dubbi, rimprovera a loro timorosi e trepidanti la lentezza a credere. I loro cuori, allora rischiarati, cominciano a sentire la fiamma della fede: e di tiepidi ch'essi erano, divengono pieni d'ardore, mentre il Signore scopre loro il senso delle Scritture. Mentre sono a tavola, allo spezzare del pane, si aprono anche i loro occhi: quanto più felicemente si aprirono allora gli occhi di costoro per vedere nella sua persona la glorificazione della loro propria natura, che quelli dei nostri progenitori per sentire la confusione che avevano meritata colla propria disobbedienza.
    Tuttavia nonostante questi fatti e altri miracoli, i discepoli rimanevano agitati da pensieri di timore, benché il Signore fosse apparso in mezzo a loro, ed avesse detto: «Pace a voi»: e perché non penetrasse nel loro spirito il dubbio che sorgeva nei loro cuori - perché credevano di vedere uno spirito, e non un corpo - egli mostra la falsità di questi pensieri sì poco conformi a verità: mette sotto gli occhi di essi che dubitavano ancora, i segni della sua crocifissione rimasti nelle sue mani e nei suoi piedi; e li invita ad osservarli attentamente e a toccarli. Le cicatrici delle ferite fatte dalla lancia e dai chiodi erano conservate per guarire le piaghe dei cuori infedeli: e perché si credesse non con fede vacillante, ma come oggetto d'una conoscenza certissima che questa stessa natura, che era stata deposta nel sepolcro, doveva assidersi col Figlio di Dio sul trono del Padre suo.
    • Omelia di san Gregorio Papa.
    Omelia 14 sui Vangeli.

    Avete udito, fratelli carissimi, dalla lettura del Vangelo un insegnamento che vi riguarda, e avete appreso ancora a quale prova noi pastori siamo sottoposti. Ecco, colui che è buono non per una grazia accidentale, ma per essenza, dice: «Io sono il buon pastore». E nel darci il modello di questa stessa bontà da imitare, aggiunge: «Il buon pastore dà la sua vita per le sue pecorelle». Egli ha fatto ciò che ha insegnato: ci ha dato l'esempio di ciò che ha comandato. Il buon pastore ha dato la sua vita per le sue pecore, al fine di convertire in nutrimento nel nostro sacramento, il suo corpo e il suo sangue, e di saziare con l'alimento della sua carne le pecore che aveva redento.
    La via che dobbiamo seguire, ad onta della morte, ci è stata mostrata; l'esempio al quale dobbiamo conformarci, ci è stato messo sott'occhio. Nostro primo dovere si è di impiegare caritatevolmente i nostri beni esteriori a favore delle pecore di lui: e poi, se sarà necessario, dare ancora la nostra vita per esse. Da questo primo grado di sacrificio, che è il più piccolo, si arriva fino all'ultimo ch'è il più grande. Ma siccome la vita è incomparabilmente più eccellente dei beni terreni, che ci sono esteriori: colui che non dà i suoi beni per le sue pecore, darà egli mai per esse la propria vita?
    E ci sono di quelli che amando più i beni della terra che le loro pecore, non meritano più il nome di pastore: e di questi subito si soggiunge: «Il mercenario invece, e chi non è pastore e padrone delle sue pecore, se vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge». Non pastore, ma mercenario vien chiamato chi pasce le pecore del Signore non per motivo di amore sincero, ma per vantaggi temporali. È un mercenario colui che tiene il luogo di pastore, ma non cerca il bene delle anime: colui che appetisce con avidità le comodità della vita presente, che si compiace dell'onore che è unito alla sua carica, si nutre di guadagni temporali e si rallegra dei riguardi che gli usano gli uomini.
    • Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno papa.
    (Om. 14, 3-6; PL 76, 1129-1130)
    Cristo, buon Pastore.

    «Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv. 10:14). Come a dire apertamente: corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore della verità.
    Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1Gv. 2:4).
    Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore» (Gv. 10:15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con cui muoio per le pecore.
    Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv. 10:14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv. 10:9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
    Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita.
    Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.
    Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...4e&oe=5D3136B3










    «Le origini apostolico-patristiche della Messa tridentina »
    https://gloria.tv/article/2dwpBSwHp8BTCvFV4edbMyNgW
    «La Messa “tridentina” non è stata inventata da san Pio V né dal Concilio di Trento, ma risale ai tempi apostolici. La Liturgia, infatti, non è l’espressione d’un sentimento del fedele, ma è “la” preghiera ufficiale della Chiesa; è Dogma pregato. Essa racchiude qualcosa di eterno non costruito da mano umana. «Ecce ego vobiscum sum», dice Cristo alla sua Chiesa (Mt 28,20).»
    https://image-media.gloria.tv/bonifa...vn5ebfz7zs.jpg


    Come rispondere a chi obietta che anche la Messa Tridentina fu una Messa ?nuova?? ? Il Cammino dei Tre Sentieri

    «Come rispondere a chi obietta che anche la Messa Tridentina fu una Messa “nuova”?
    C’è chi dice che la Messa Tridentina sarebbe stata una “novità”, per cui, novità per novità, perché non accettare anche la “novità” del Novus Ordo?
    In realtà la Messa Tridentina non fu una “novità”, quindi non è appropriato definirla “tridentina”. Da qui la preferenza per definizioni come “Rito Romano Antico” o “Rito Gregoriano”. Infatti, ciò che il Concilio di Trento e san Pio V (1504-1572) si limitarono a fare fu una piccola riforma di un rito che aveva origini apostoliche. Insomma, san Pio V non inventò nulla. Questi promulgò sì un messale a seguito del Concilio di Trento, ma in realtà non fece altro che fissare e circoscrivere sapientemente un rito già in uso nel contesto cattolico da secoli e secoli. Un rito che risaliva almeno (è bene sottolineare “almeno") da mille anni, precisamente da papa Gregorio Magno (540-604). Ed ecco perché la definizione precisa è: Rito Romano Antico o Rito Gregoriano.
    San Pio V con il suo messale guardò in un certo senso indietro. Egli abolì tutti i riti liturgici che non potevano vantare più di due secoli di antichità, a causa del fatto che da tempo serpeggiavano errori dottrinali nella Chiesa; errori che avevano portato all’avvento dell’eresia protestante. Vi era, insomma, il serio sospetto che le novità introdotte nel rito della Messa a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento fossero segnate, almeno implicitamente, dal pericolo di eresia.
    Così san Pio V salvò tutti i riti più antichi (Ambrosiano, Mozarabico, Cartusiano, Domenicano) e restituì alla Chiesa latina, nella sua purezza di Tradizione Apostolica, il Messale Romano, il cui Canone, per attestazione di tutti risale all’apostolo Pietro.»


    “La Messa di sempre”
    :: Corsia dei Servi :: La Messa di sempre
    http://www.corsiadeiservi.it/it/defa...sp?page_id=183


    https://www.sanpiox.it/archivio/imag..._sempre_cp.jpg




    http://www.effedieffe.com/
    https://www.effedieffeshop.com/produ...+Signore~.html
    «Come Cristo ha celebrato la prima Messa (o l’Ultima Cena del Signore).

    Un’opera capace di ridonare al pensiero cattolico la sua perfetta fisionomia storica.
    Come Cristo ha celebrato la Prima Messa mostra come le tradizioni cattoliche — in particolare quelle liturgiche — risalgano fino ad Adamo. Si tratta di uno dei libri più informativi, ispirati e sorprendenti che il lettore potrà mai incontrare su tale argomento. L’autore dimostra come la Messa tradizionale riassuma l’intero culto del Vecchio Testamento iniziato da prima del diluvio, con Adamo ed Abele, e termini con l’Ultima Cena, e come anche i più minuti dettagli della nostra Messa cattolica tradizionale siano stati utilizzati da Cristo nella prima Messa celebrata nel Cenacolo, e come siano giunti ai nostri giorni con lo stesso significato simbolico che ebbero in origine. Padre Meagher approfondisce la storia e la tradizione di ogni aspetto del culto ebraico, mostrando chiaramente come il Signore abbia tutto ripreso, innalzato e completato nella bella liturgia che noi chiamiamo “Messa”.
    Il testo è ricolmo di aneddoti interessanti — in ogni paragrafo — che tutti i cattolici dovrebbero conoscere, specialmente sul significato che risiede dietro ogni aspetto del Santo Sacrificio. Tra i molti punti avvincenti, quest’opera spiega i seguenti: la vita di Adamo ed Eva e come popolarono la terra; come veniva preparato l’agnello pasquale dell’antica alleanza e in che modo simboleggiava la morte di Cristo e la Santa Eucaristia; perché tutti i fedeli del Tempio guardavano verso il Calvario; perché il Calvario è stato chiamato il “luogo del Cranio”; l’incredibile storia legata al Cenacolo; in qual modo Cristo disse la Prima Messa e quali vesti indossò; come Cristo incluse gli elementi principali del sacrificio del Tempio e del culto della sinagoga nella nostra Messa; come l’architettura delle chiese cattoliche sia basata sul Vecchio Testamento e sul Tempio; l’origine del Calice utilizzato da Cristo in occasione della Prima Messa e cosa ne è stato di esso, e tanto altro ancora.
    • L'ultima Cena del Signore (invito alla lettura)
    Padre Meagher dimostra che fin dal principio la Messa si celebrò sulla base di una liturgia pressoché identica a quella del nostro tempo. Non vennero inserite aggiunte sostanziali rispetto all’età apostolica, revisioni o correzioni, ma solo piccoli ampliamenti a quell’Ordinario della Messa, che a partire da San Pietro ci è stato tramandato e che gli Apostoli ricevettero direttamente da Nostro Signore.

    Come Cristo ha celebrato la Prima Messa ha qualcosa per tutti, ad ogni livello — dal principiante fino allo studioso —, ed è un libro destinato a cambiare la prospettiva di molte persone.
    Rev. Fr. James L. Meagher, sacerdote americano vissuto a cavallo tra i due secoli (1848-1920), nominato ‘Dottore in teologia’ da papa Leone XIII, è stato un celebre autore di numerosi testi di liturgia e storia tradizionale.»
    https://www.effedieffeshop.com/pimag...a-big-2207.jpg











    https://www.SaintAmedee.ch
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”

    Messes :: Ligue Saint Amédée
    http://liguesaintamedee.ch/messes

    «Mois de mai : mois de Marie.
    Nous conseillons cette page qui explique bien comment prier le Rosaire.
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...60&oe=5D733A16
    http://www.fatima.be/fr/sanctus/prieres/rosaire.php»


    “Deuxième Dimanche après Pâques.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...9e&oe=5D2FDC29

    “Sermon du Père Joseph-Marie Mercier pour le Deuxième Dimanche après Pâques.
    http://prieure2bethleem.org/predica/...ril.mp3”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...c9&oe=5D5C843A


    5 mai : Saint Pie V, Pape (1504-1572) :: Ligue Saint Amédée
    “5 mai : Saint Pie V, Pape (1504-1572).”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati..._San_Pio_V.jpg






    SAN PIO V, ORA PRO NOBIS!!!
    COR JESU SACRATISSIMUM, MISERERE NOBIS!!!
    AVE MARIA!!! REGINA COELI, LAETARE, ALLELUIA!!!
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!

    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  5. #5
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    Lightbulb Re: "PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa

    SULLA SANTA MESSA TRADIZIONALE IN LATINO CATTOLICA E ROMANA - e sui motivi dottrinali e teologici essenziali per cui va attualmente celebrata "NON UNA CUM", data la condizione oggettiva di SEDE VACANTE dalla morte di PAPA PIO XII o almeno dalla fine del CV2 - ci sarà A MILANO SABATO 23 NOVEMBRE 2019 IL "XVIII CONVEGNO DI STUDI ALBERTARIANI" DEL "CENTRO STUDI DAVIDE ALBERTARIO" ORGANIZZATO DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII" - http://www.sodalitium.biz/ Sodalitium - Sito ufficiale dell'Istituto Mater Boni Consilii); verrà anche presentata la traduzione italiana del libro di Don Anthony Cekada (sacerdote cattolico “sedevacantista” di Milwaukee che vive a West Chester in Ohio, da parte materna è di origine toscana), v. qui sui siti "Centro Studi Davide Albertario", "Centro studi Giuseppe Federici" e "Sodalitium"...
    Il fondamentale libro di Don Anthony Cekada sul "Novus Ordo Missae" ("Work of Human Hands: A Theological Critique of the Mass of Paul VI" - “Frutto del lavoro dell’uomo: critica teologica alla messa di Paolo VI”) è stato infatti finalmente tradotto e pubblicato anche in lingua italiana, ringraziamo l'I.M.B.C...
    GRAZIE A DIO, IN ITALIA I SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ CELEBRANO DICHIARATAMENTE LA SANTA MESSA "NON UNA CUM"...






    Centro Studi Davide Albertario ? integralmente cattolici
    http://www.davidealbertario.it

    http://www.davidealbertario.it/tag/c...de-albertario/

    18° Convegno di Studi Albertariani ? Centro Studi Davide Albertario
    http://www.davidealbertario.it/2019/...-albertariani/




    XVIII Convegno di Studi Albertariani - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/x...-albertariani/
    «XVIII Convegno di Studi Albertariani


    “La nuova messa – che non è più la Messa – resta per me uno scandalo violento. Non si può non fare tutto il possibile per impedire un così gran male. Il rinnegamento del sacrificio ci deve mettere in stato di sacrificio” (Padre Guérard des Lauriers)

    Milano 23 novembre 2019, alle ore 15 presso Andreola Central Hotel in via Domenico Scarlatti 24 (zona Stazione Centrale):

    In difesa della Messa Cattolica e Romana. Contro il Novus Ordo di Paolo VI
    1° Intervento: Quando la messa è veramente cattolica? Il problema della Messa “Una cum”, tra indulto motu proprio e rito straordinario. Intervento di Don Francesco Ricossa.
    2° Intervento: “Frutto del lavoro dell’uomo”: critica teologica alla messa di Paolo VI. Presentazione del libro di don Anthony Cekada. Intervento di Don Ugolino Giugni.

    Per informazioni: 18° Convegno di Studi Albertariani ? Centro Studi Davide Albertario

    Per acquistare il libro “Frutto del lavoro dell’uomo”
    https://www.sodalitiumshop.it/epages...4/Products/071

    Oppure prenotate la vostra copia da ritirare il giorno del convegno inviando una mail a info@davidealbertario.it »





    18° Convegno di Studi Albertariani ? Centro Studi Davide Albertario
    «Milano, 23/11/2019: XVIII convegno di studi albertariani»
    http://www.davidealbertario.it/wp-co.../conve2019.jpg
    18° Convegno di Studi Albertariani ? Centro Studi Davide Albertario






    La messa di Caino - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/la-messa-caino/
    «La messa di Caino 23 ottobre 2019
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 77/19 del 23 ottobre 2019, San Teodoro
    La messa di Caino
    In occasione del 50° anniversario dell’introduzione del Novus ordo Missae, il “Centro Librario Sodalitium” ha tradotto e pubblicato il libro di don Anthony Cekada “Frutto del lavoro dell’uomo” (pagg. 418, euro 19,50). https://www.sodalitiumshop.it/epages...4/Products/071
    Si tratta di un importante studio, accessibile a tutti, sulla nuova messa, rito inconciliabile con la dottrina cattolica. Pubblichiamo la prefazione dell’Autore all’opera originale e all’edizione italiana.


    Prefazione dell’Autore

    Iniziai a lavorare a questo libro a soli tredici anni. Era la Prima Domenica di Avvento, il 29 novembre del 1964. Avevo appena terminato di servire la prima Messa offerta nella mia parrocchia secondo le nuove regole stabilite dal Concilio Ecumenico. La “nuova liturgia” (com’era chiamata) mi colpì, sembrandomi strana e un po’ irrispettosa. Non mi piacque.
    Esordisco così perché nei circoli tradizionalisti sono ben conosciuto per essere un sedevacantista. Ma, molto tempo prima che lo diventassi, i cambiamenti nella Messa mi avevano comunque lasciato a disagio – e sono questi cambiamenti, e non il sedevacantismo, l’argomento di questo libro.
    Da quel primo fatale giorno di novembre in poi, ogni cosa nella liturgia e nella Chiesa iniziò a cadere a pezzi (così appariva ai miei giovani occhi). L’anno successivo, nel settembre del 1965, entrai nel seminario minore e, durante i dodici anni che seguirono fino alla mia ordinazione sacerdotale, osservai da vicino e dall’interno la distruzione della Messa e gli attacchi contro la fede cattolica che seguirono la scia del Vaticano II.
    Volli prendere parte alla battaglia sin dal mio primo anno di liceo nel seminario. Mi gettai nello studio dell’organo e della composizione musicale, in modo che potessi avversare ogni tipo di spazzatura musicale (folk, musica popolare, spiritual, brani registrati) che stava iniziando a sostituire la musica sacra durante la Messa. Leggevo libri sulla liturgia, assistevo a conferenze conservatrici e mi abbonavo a pubblicazioni (The Wanderer, Triumph) che denunciavano la desacralizzazione della liturgia e le eresie moderniste, sempre più vicine e invadenti.
    Con lo sviluppo delle mie abilità in ambito musicale, cercai impiego presso le parrocchie dove il clero era più conservatore, e dove sarei stato libero di utilizzare esclusivamente musica scritta nello stile tradizionale. Quando la Messa di Paolo VI apparve nel 1969, mi immersi nell’apprendere le nuove regole che apparvero con essa, così che nel mio lavoro da musicista di chiesa fossi in grado di scegliere le opzioni più “tradizionaliste” consentite dal nuovo rito.
    Per i primi dieci di quegli anni, credetti (o forse sperai solamente) che le cause della devastazione di cui ero stato testimone dovessero trovarsi non in ciò che il papa e il concilio di fatto prescrivevano e insegnavano, ma piuttosto nelle violazioni alla legge e alle interpretazioni errate dell’insegnamento conciliare, promosse ovunque dai “liberali”. Se i preti avessero soltanto seguito le rubriche della nuova liturgia, conformandosi rigorosamente agli insegnamenti del Vaticano II, la Messa sarebbe stata riverente e la fede sarebbe stata protetta.
    Per me, dunque, la riforma in sé non era il problema; lo erano i neo-modernisti.
    Questa convinzione cambiò nel 1975. Nel frattempo, ero diventato un monaco in un monastero conservatore, dove tutte le funzioni liturgiche, inclusa la Messa di Paolo VI, erano celebrate in latino e con il canto gregoriano. Dopo i primi voti, l’ordine mi mandò in Svizzera a studiare in un’antica abbazia che seguiva pratiche liturgiche simili.
    Però proprio qui, nel mezzo di tutto il latino, del gregoriano e della perfezione delle rubriche, ci fu la disillusione. Ai giovani monaci, con mio grande stupore, veniva insegnata la stessa teologia modernista che era comune nei seminari americani e, loro stessi, nella Messa conventuale, prendevano la comunione in mano.
    Monsignor Lefebvre divenne molto noto poco dopo il mio arrivo in Svizzera. L’abate, che godeva, all’interno dell’ordine, di una reputazione di studioso conservatore della liturgia, condannò l’arcivescovo per la sua “disobbedienza” verso la Nuova Messa e il Concilio. Come modello di vera obbedienza, egli propose, invece, il personaggio immaginario dell’abate nel romanzo di Brian Moore Cattolici, che, obbedendo ai suoi superiori, rinuncia a credere alla transustanziazione e sollecita i suoi monaci a fare lo stesso.
    Quella sera, durante la ricreazione, ebbi una discussione infuocata con l’abate (quello vero) riguardo la sua affermazione. Che il capo del monastero più liturgicamente conservatore del mondo, dove tutto era latino e cerimoniale da manuale, potesse veramente dire una cosa del genere, e inoltre mi sembrò una prova d’accusa contro la Nuova Messa. Fu a questo punto che iniziai a pensare che la riforma liturgica in sé, e non semplicemente la sua interpretazione o applicazione, fosse il vero problema.
    Poco tempo dopo lasciai l’ordine, e feci in modo di entrare nel seminario di Monsignor Lefebvre a Ecône, in Svizzera. Due anni dopo, egli mi ordinò sacerdote.
    Nel 1977 iniziai il mio lavoro come sacerdote, insegnando corsi di liturgia ai seminaristi. Naturalmente, la questione sulla Nuova Messa continuava a tornare a galla. Iniziai a collezionare scritti tradizionalisti sull’argomento, con la speranza di scoprire un lavoro scritto chiaramente e ben documentato che potessi raccomandare ai sacerdoti, seminaristi e laici.
    Nel mondo anglofono, la maggior parte della letteratura sulle riforme liturgiche successive al Vaticano II consisteva di pamphlet o brevi libretti. I temi erano generalmente gli stessi: gli abusi liturgici, il carattere protestante del nuovo rito, l’invalidità della nuova formula di consacrazione per il calice, e i difetti più ovvi dell’Ordinario della Messa. Nessuno di questi brevi lavori, dal mio punto di vista, forniva una trattazione adeguata dei molti errori e pericoli contenuti nel nuovo rito.
    C’erano comunque poche opere più ampie: Questioning the validity di Patrick Henry Omlor (analizzato nel Capitolo 12), The Great Sacrilege di Padre James Wathen e, naturalmente, Pope Paul’s New Mass di Michael Davies.
    Il libro di Davies, 650 pagine pubblicate la prima volta nel 1980, era la più ampia critica alla Nuova Messa tra quelle apparse in lingua inglese e, probabilmente, in qualsiasi altro idioma. Conteneva una gran quantità di materiale interessante (particolarmente sui paralleli tra la Messa post-Vaticano II e il servizio liturgico anglicano), molti commenti taglienti, e molte citazioni incriminate provenienti dall’avanguardia liturgica.
    Davies, comunque, aveva tratto gran parte del libro, più o meno in blocco, dai suoi precedenti articoli apparsi su varie pubblicazioni tradizionaliste. Quindi il libro, nell’insieme, appariva debole e non focalizzato. C’erano larghi brani di prosa indignata riguardo gli “abusi liturgici” (violazioni delle norme ufficiali stilate per la Nuova Messa), il classico testo standard tradizionalista che si può scrivere con il pilota automatico. Sebbene Davies criticasse ampiamente il Novus Ordo della Messa in sé e le sue allusioni protestanti, offriva poco sui cambiamenti nel Proprio (le parti variabili) della Nuova Messa o sulle influenze moderniste, evidenti nel rito. La sua conclusione generale era che la Messa di Paolo VI fosse un “ingegnoso compendio di ambiguità”, che dopo 650 pagine non è poi dire un granché.
    Pensai di tradurre dal francese La Nouvelle Messe de Paul VI di Arnaldo Xavier Da Silveira. Ma, mentre la prima metà del libro era un’eccellente e concisa trattazione del Novus Ordo Missæ (e, in particolare, dei suoi paralleli con le riforme di Lutero), la seconda metà compiva una lunga digressione con un’ampia analisi sulla questione di un possibile papa eretico. L’autore, inoltre, era affiliato con l’organizzazione conservatrice brasiliana TFP (1) che, avevo sentito, non era più interessata a rendere disponibile il libro (2).
    Nel 1981 o 1982, quindi, decisi di scrivere un libro per conto mio, sulla Messa di Paolo VI, ed iniziai radunando del materiale per il progetto. Qualcosa di questo lo incorporai in Welcome to the Traditional Latin Mass, un opuscolo del 1984 (aggiornato quattro volte da allora) che spiegava ai neofiti le differenze fra la “vecchia” e la nuova messa.
    Un punto di svolta per il progetto venne con la mia scoperta de La Riforma Liturgica (1948-1975) di Annibale Bugnini, il grande architetto non solo della Messa di Paolo VI, ma anche dell’intera riforma liturgica dal 1948 in poi. L’opera di Bugnini, di 900 pagine, pubblicata la prima volta nel 1983, identificava gli esperti che avevano lavorato ad ogni parte della riforma; questo diede la possibilità di consultare direttamente i loro scritti, per approfondimenti sui perché e i per come di innumerevoli dettagli del rito.
    A causa degli impegni pastorali e della necessità di produrre articoli più brevi su una varietà di altri argomenti, il mio lavoro per questo progetto procedette a singhiozzi. Al tempo del mio trasferimento nell’Ohio del sud nel 1989, avevo completato le prime bozze di otto dei quattordici capitoli che seguono. Avevo paura che non avrei mai avuto tempo per portare a compimento ciò che avevo iniziato, così pubblicai parte della ricerca in The Problems with the Prayers of the Modern Mass [edizione italiana: Non si prega più come prima… Le preghiere della Nuova Messa. I problemi che pongono ai cattolici, edizioni CLS Verrua Savoia], un mio studio, del 1991, sulle nuove orazioni, e nell’introduzione alla mia nuova traduzione inglese del 1992 del Breve Esame Critico.
    Nel 1995 fui invitato ad insegnare liturgia e diritto canonico a Warren, nel Michigan, presso il Most Holy Trinity Seminary, appena fondato (ora esso si trova a Brooksville, in Florida). Per il ciclo di lezioni sulla liturgia dell’anno accademico 1998-99, preparai un corso di liturgia dei tempi moderni della durata di un anno. Esso incorporava un po’ della mia ricerca, come pure del materiale dall’eccellente Le Mouvement Liturgique, scritto da Padre Didier Bonneterre. Rifinii il materiale per il corso negli anni successivi, per i successivi cicli di lezioni, e, per l’anno 2004-05, creai ciò che poi sarebbe servito come scaletta dettagliata per i tre capitoli aggiuntivi di questo libro.
    Nel frattempo, i preti più giovani nell’ambiente del post-Vaticano II iniziavano ad interessarsi al rito antico, e cominciavano ad apparire su libri e periodici pubblicati dalla stampa cattolica più in voga, non solo i commenti critici sugli “abusi”, ma anche sulla versione ufficiale della Messa di Paolo VI. Contribuirono a questo tam tam anche numerosi siti internet e blog.
    Dopo l’elezione di Benedetto XVI nell’aprile del 2005, era chiaro che sarebbe stata concesso un permesso ufficiale di usare il rito antico in qualche modo più ampio. Questo avvenne nel luglio del 2007 con il Motu Proprio di Benedetto XVI Summorum Pontificum, che permetteva a qualunque sacerdote di celebrare la Messa secondo il Messale del 1962, l’ultima edizione pubblicata prima che i cambiamenti liturgici del post-Vaticano II fossero introdotti.
    Il Motu Proprio non ebbe come risultato quello di far accorrere ovunque i cattolici alla messa antica – il vaticanista John Allen afferma che il tipico gruppo è di dimensione ridotta, ciò che gli italiani chiamano “quattro gatti”. Comunque, il Motu Proprio ha permesso a molte persone di constatare con i propri occhi le spiccate differenze tra il vecchio e nuovo rito, e quindi, forse, cercarne le ragioni.
    Nel novembre 2008, quindi, ripresi con zelo la stesura di questo libro, con l’obiettivo di portarla a termine. Un anno più tardi, la Prima Domenica di Avvento del 2009, quaranta anni dopo l’introduzione della Messa di Paolo VI, terminai il capitolo finale.
    Incidentalmente, erano anche quarantacinque anni da quel giorno del 1964 quando, per la prima volta, iniziai a domandarmi perché la nuova liturgia fosse così inquietante. Possa questo libro aiutare gli altri cattolici a trovare la risposta almeno un po’ più velocemente.
    Rev. Antony. Cekada, West Chester, Ohio
    4 dicembre 2009, S. Pietro Crisologo

    Note
    1) Tradição, Família e Propriedade, Tradizione Famiglia Proprietà, sigla che si riferisce a diverse associazioni tradizionaliste di ispirazione cattolica, distinte su base nazionale. Nata nel 1960 in Brasile ad opera di Plinio Corrêa de Oliveira e diffusa soprattutto in America latina, Stati Uniti ed Europa [NdT].
    2) Il testo, in portoghese, è del 1970. Fu stampato in traduzione francese nel 1975 dalla Diffusion de la Pensée française col titolo: La nouvelle messe de Paul VI. Qu’en penser? La vendita al pubblico francese fu però ritardata a lungo su domanda della TFP [NdT, tratto da una nota apparsa sulla rivista Sodalitium, n. 56, settembre 2003].

    Prefazione dell’Autore all’edizione italiana
    Come ho evidenziato nella prefazione all’edizione originale inglese di Work of Human Hands, ho deciso di scrivere questo libro perché risultava impossibile trovare, in qualsiasi lingua, un’opera che trattasse sistematicamente e in modo completo i principali problemi teologici presentati dalla Messa di Paolo VI. Mi ha fatto quindi piacere sapere del progetto di tradurre il mio libro in italiano. Perché mentre l’inglese può essere diventato una sorta di lingua franca per questioni di commercio e relazioni internazionali, l’italiano occuperà sempre un posto di rilievo nelle discussioni sulla liturgia romana.
    L’ho scoperto quasi subito, quando ho iniziato la mia ricerca per questo libro. Le principali figure che hanno creato le “riforme” post-conciliari hanno scritto soprattutto in italiano. Questo per me ha rappresentato un problema. Da bambino avevo sempre desiderato imparare l’italiano, dal momento che mia madre, la cui famiglia era toscana, parlava la lingua, ma non ne ho mai avuto l’opportunità.
    Quando ho approcciato per la prima volta La Riforma Liturgica (1948-1975) di Bugnini, scritta in italiano, mi disperai, perché mi era stato detto dalla principale casa editrice liturgica negli Stati Uniti che il testo non sarebbe mai stato tradotto in inglese, trattandosi di un’opera troppo specializzata. Ma poi ho deciso di imparare a leggere l’italiano, ho acquistato grammatiche e dizionari e ho faticato per due anni per decifrare il libro di Bugnini e riassumere in inglese il materiale più importante.
    Mi sono rallegrato quando ho finito di annotare le ultime pagine: avevo concluso due anni di sforzi! Ora sarebbe stato facile incorporare nel mio studio tutte le informazioni incriminanti fornite da Bugnini.
    Poco dopo, è arrivata per posta una brochure pubblicitaria colorata e splendidamente stampata: “Ora in inglese: La Riforma Liturgica (1948-1975) di Annibale Bugnini”.
    Ahimè, avrei preferito imparare l’italiano da mia madre piuttosto che da Bugnini …
    Quindi, con la pubblicazione di questa edizione italiana di Work of Human Hands, Frutto del lavoro dell’uomo, mi scuso con tutti gli studenti di liturgia che hanno intrapreso un progetto simile e dovranno dire “ho imparato l’inglese da Cekada”!
    Sono molto grato a Sodalitium e all’Istituto Mater Boni Consilii per i loro sforzi volti a portare a termine questo progetto. Spero sinceramente che questa traduzione contribuisca a una fruttuosa discussione sulle problematiche della riforma liturgica ovunque si parli la bella lingua italiana!
    Rev. Anthony Cekada, West Chester, Ohio
    8 luglio 2019»
    https://www.sodalitium.biz/novita-li...nthony-cekada/



    Novità libraria: «Frutto del lavoro dell?uomo» di don Anthony Cekada - Sodalitium
    “Novità libraria: «Frutto del lavoro dell’uomo» di don Anthony Cekada
    Don Anthony Cekada, Frutto del lavoro dell’uomo Una critica teologica alla messa di Paolo VI, 418 pagine, 19,50 €.
    Questo libro è disponibile per l’acquisto sul nostro e-commerce.
    Prefazione dell’Autore all’edizione italiana"
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...cekadaWohh.jpg






    23 novembre 2019: XVIII Convegno di Studi Albertariani - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/23-novembr...-albertariani/
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...2019milano.jpg









    Video e Foto del XVII Convegno di Studi Albertariani - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/video-foto...-albertariani/
    «Video e Foto del XVII Convegno di Studi Albertariani che si è tenuto a Milano, il Sabato 17 novembre 2018.
    Tutti Santi… Da “san” Giovanni XXIII a “san” Paolo VI, ovvero la canonizzazione del Concilio Vaticano II.
    1º intervento. La canonizzazione dei santi secondo la dottrina tradizionale della Chiesa.
    2º intervento. “Il fumo di satana nella Chiesa”: la “canonizzazione” di G.B. Montini e la situazione attuale della Chiesa».
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...7-1024x768.jpg




    Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/calendario...a-nuova-messa/
    «Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa
    Il 30 novembre 1969 fu la data fatale in cui il modernismo osò rinnegare il Santo Sacrificio della Messa. L’omaggio del calendario di Sodalitium va a tutti quei sacerdoti e quei fedeli che si batterono per la Messa Romana: a noi, adesso, di continuare e portare a compimento la loro battaglia, senza stancarci mai.
    Editoriale

    “Cattolici,
    Domenica 30 novembre 1969 è un giorno di lutto per ogni cattolico fedele alle tradizioni che hanno fatto grande e gloriosa la Chiesa, dandole splendore di tesori spirituali e di cultura che restano, ad onta del tempo e degli uomini, monumenti immortali. Quasi ad epilogo di una serie di sconvolgimenti sicuramente dannosi, ora si tocca, si muta e si inquina la stessa cristallina purezza della Santa Messa (…).
    Cattolici, sappiate mantenere integra la vostra Fede e la Dottrina tramandata dai Padri, unica garanzia nell’ora presente così incerta, crepuscolare ed equivoca, frequentando solo sacerdoti dottrinalmente sicuri ed assistendo esclusivamente a Sante Messe celebrate secondo l’antico Messale di San Pio V”.
    Così iniziava e terminava un volantino, che ho sotto gli occhi, diffuso a Roma cinquant’anni fa – in occasione dell’introduzione del nuovo messale ecumenico – da un gruppo di cattolici che – non senza senso dell’umorismo – si firmava col nome di “Gaudium et spes”.
    Pochi giorni prima di quella data fatale, il 1 ottobre, Padre Guérard des Lauriers, domenicano, allora docente alla Pontificia Università Lateranense, scriveva a Dom Gérard, facendo allusione al “Breve Esame critico del Novus Ordo Missæ”: “La ‘nuova messa’ – che non è più la Messa – resta per me – e per altri – uno scandalo violento. Stiamo per agire, portando a termine l’azione già iniziata da sei mesi. Umanamente, la credo inutile, ma lo faccio al contempo per amore e per dovere. Non si può non fare tutto il possibile per impedire un così gran male (…) Il rinnegamento del sacrificio ci deve mettere in stato di sacrificio”.
    Lutero e Calvino erano riusciti a sopprimere il Sacrificio della Messa e a distruggere gli altari, in gran parte della Cristianità. A Gorcum, in Olanda, 19 religiosi cattolici furono impiccati dai calvinisti nel fienile di un monastero diroccato perché rifiutavano di rinnegare la fede cattolica nel primato del Papa, nella Presenza reale di Cristo nell’Eucarestia e nel Sacrificio della Messa; uno di essi era così vecchio e malandato da fare pietà, ma i carnefici dissero che aveva ancora abbastanza testa per dire la Messa, e questo bastò perché subisse il destino degli altri. Ma la Messa che non venne più celebrata in tante contrade di Europa, fu offerta ancora, e con quanto amore, in tante altre, e persino nelle lontane terre del Nuovo Mondo: in ogni luogo sarà offerta al mio nome un’oblazione pura (cf Malachia 1, 11).
    I modernisti sono riusciti a fare quello che non riuscì ai protestanti, loro padri nell’eresia, spegnendo la Fede, il Sacrificio, il Sacerdozio, e la divina Presenza eucaristica quasi ovunque; e a 50 anni dall’imposizione della ‘nuova messa’, rito programmaticamente ecumenico, se ne vedono gli effetti in tante chiese vuote e desolate, messe in vendita o abbattute.
    Dio non ci ha però abbandonati. Chi non ha vissuto quei tempi, forse non si rende conto di quello che fu, ed ancora deve essere, l’amore di tanti cattolici per la Messa proprio nel momento in cui ne venivano privati. La reazione al ‘nuovo messale’ sorse spontanea in tutto il mondo, fenomeno veramente cattolico ovvero universale; il nostro calendario privilegia quanti difesero la Messa Romana in Italia ed in Francia, ma ovunque si levarono sacerdoti e fedeli disposti a ogni sacrificio perché la Messa potesse continuare. Non dimentichiamo quei sacerdoti che furono disposti a rinunciare alla loro parrocchia, quelle famiglie che ogni domenica percorrevano centinaia e centinaia di chilometri per avere la Messa, quelli che ogni domenica dovevano trasformare un locale profano in una chiesa per permettere la celebrazione della Messa, e poi rimettere ogni cosa come prima, a volte senza sapere il sabato se ci sarebbe stato un sacerdote il giorno dopo, quelli che aprivano le loro case ai sacerdoti e ai fedeli per la celebrazione del Sacrificio. Ancor oggi, spesso, è ancora così, per chi non vuole, perché non può, nominare al canone della Messa il nome di colui che occupa la Sede di Pietro senza esserne il vero Successore. Ma dopo 50 anni possiamo dire che no, il demonio non è riuscito neppure questa volta a far cessare del tutto quello che più teme: la celebrazione del Sacrificio della Messa, rinnovamento incruento di quello del Calvario.
    Oggi come allora, e giorno dopo giorno, dobbiamo essere in ‘stato di sacrificio’, uniti al Sacrificio di Cristo: perché sia offerto a Dio quell’atto supremo di adorazione che gli è dovuto, e perché i troppi peccati degli uomini siano espiati, e Dio ci sia nuovamente propizio, ed esaudisca le nostre preghiere. L’omaggio del calendario di Sodalitium va a tutti quei sacerdoti e quei fedeli, quelli che abbiamo ricordato e quelli che abbiamo dimenticato, che 50 anni fa si batterono per la Messa Romana: a noi, adesso, di continuare e portare a compimento la loro battaglia, senza stancarci mai».
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...MBC2018cop.jpg








    centro studi davide albertario ? Centro Studi Davide Albertario
    XVII convegno di studi albertariani - Centro Studi Giuseppe Federici




    Omelia sul Novus ordo Missae - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/o...s-ordo-missae/
    "Omelia sul Novus ordo Missae 5 giugno 2019
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgena
    Si può accettare la nuova messa? Si può assistere alla nuova messa?"




    La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/l...o-di-paolo-vi/
    La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI

    9 gennaio 2019
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 3/19 del 9 gennaio 2019, San Giuliano

    La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI

    Pubblichiamo le schede del calendario Sodalitium, dedicato ai cinquant’anni di resistenza alla nuova messa (1969-2019), riguardanti i coraggiosi sacerdoti che rifiutarono il nuovo rito di Paolo VI e per questo motivo furono perseguitati dai modernisti. Una bella differenza con i ratzingeriani che considerano la “messa nuova” di Paolo VI il “rito ordinario” della Chiesa e declassano la Messa Romana detta di San Pio V a “rito straordinario”, passando con disinvoltura dal tavolo di Montini agli “altari maestosi”.

    Mons. Michel Guérard des Lauriers.
    Nato nel 1898 vicino a Parigi, entrato nell’Ordine dei Predicatori nel 1925, vi fa la professione nel 1930 col nome religioso di Luigi Bertrando, ed è ordinato sacerdote nel 1931. Professore all’Università domenicana del Saulchoir dal 1933, insegna ugualmente all’Università pontificia del Laterano a partire dal 1961. Questo soggiorno romano è l’occasione, per Padre Guérard des Lauriers, di elaborare la parte dottrinale e di collaborare alla redazione originale [dovuta a Cristina Guerrini] della lettera intitolata: “Breve esame critico del Novus ordo Missæ”, lettera indirizzata a Paolo VI il 5 giugno 1969 [festa del Corpus Christi], dai Cardinali Ottaviani e Bacci. Questo passo gli valse il congedo dal Laterano nel giugno del 1970, nello stesso tempo del Rettore Mons. Piolanti ed una quindicina di professori, tutti giudicati indesiderabili. Da allora Padre Guérard des Lauriers visse extra conventum, cum permissu superiorum. Il 7 maggio 1981 Padre Guérard ricevette la Consacrazione episcopale, da Mons. Pierre Martin Ngô-dinh-Thuc, già Arcivescovo di Hué perché continuasse l’offerta immacolata della S. Messa, l’oblatio munda. Il 24 settembre 1986 benedisse il nostro Istituto che sostenne fino alla morte avvenuta il 27 febbraio 1988.

    Don Louis Coache. Nato nel 1920 a Ressons-sur-Matz, diocesi di Beauvais, in Francia, studiò nel seminario francese di Roma e il diritto canonico all’Institut Catholique di Parigi; fu ordinato sacerdote nel 1943. Nel 1958 fu nominato parroco di Montjavoult. Fu uno dei primi ad opporsi al Concilio fin dagli anni sessanta, scrivendo articoli contro la “nuova religione” e restaurando nel suo villaggio le antiche processioni del Corpus Domini, alle quali partecipavano migliaia di fedeli, ma che il suo vescovo vietava e condannò arrivando a sospenderlo ab Officio nel 1969. Don Coache restò nel suo villaggio fino al 1975 continuando a celebrare la Messa di s. Pio V finché si ritirò alla Maison Lacordaire, a Flavigny, che aveva acquistato nel 1971 per fondarvi un seminario minore. Nel 1968 fondò la rivista Le Combat de la foi, e diffuse il Vademecum del cattolico fedele che raccolse la sottoscrizione prima di 150 sacerdoti, poi del Cardinal Bacci, di due Vescovi e 400 sacerdoti. Insieme a Padre Barbara organizzò i “pellegrinaggi romani” nei primi anni ’70 per la difesa della Liturgia tradizionale della Chiesa; nel 1977 fu tra gli organizzatori dell’occupazione della chiesa di St Nicolas du Chardonnet a Parigi. Pur celebrando “non una cum”, scelse purtroppo di seguire Mons. Lefebvre: tutte le sue iniziative furono così assorbite e spente dalla FSSPX. Morì il 21 agosto 1994.

    Padre Noël Barbara. Di origine pied-noir, nacque il 25 dicembre 1910. Fu ordinato sacerdote il 26 giugno 1938 in Algeria per la diocesi di Constantine. Di carattere combattivo e franco, dopo la guerra entrò nei padri CPCR a Chabeuil (i Cooperatori Parrocchiali di Cristo-Re fondati da Padre Vallet) per dedicarsi interamente alla predicazione degli Esercizi di s. Ignazio. Dopo il Concilio Vaticano II fondò l’associazione Forts dans la foi che pubblicava l’omonima rivista di catechesi. Nel 1971, pubblicò un articolo: Assister à la Messe di Padre Guérard des Lauriers nel quale si dichiarava pubblicamente che non era lecito assistere alla “nuova messa”. Organizzò con don Coache, Padre Saenz e l’associazione Civiltà Cristiana i « pellegrinaggi romani » di Pentecoste nel 1970, 1971 et 1973, durante i quali fece fare ai pellegrini un giuramento di fedeltà alla Messa di s. Pio V. In quelle stesse occasioni organizzò, sempre con don Coache, delle veglie di preghiera in Piazza San Pietro. Nel 1980 si consumò la rottura con la Fraternità S. Pio X di Mons. Lefebvre, a causa delle sue posizioni sedevacantiste, che davano fastidio all’ala liberale della Fraternità, e la sua rivista fu vietata a Ecône. Dopo averla a lungo osteggiata nel 1991 aderì alla Tesi di Cassiciacum di Padre Guérard des Lauriers e cominciò una stretta collaborazione con l’Istituto Mater Boni Consilii, che portò anche la presenza di nostri sacerdoti a Tours dal 1996 al 2001. P. Barbarà morì a Tours il 10 ottobre 2002.

    Padre Georges Vinson. Nato nel 1915 entrò in seminario nel 1931. Conobbe Padre Vallet, e nel 1938 entrò nei CPCR; durante la guerra fu prigioniero dei Tedeschi come seminarista insieme a Padre Barbara. Fu ordinato a Pasqua del 1946. Fu nominato superiore in Uruguay, poi nel 1954 fu in Argentina dove fondò la casa “Nostra Signora di Fatima” a Rosario per la predicazione degli Esercizi spirituali. Ritornò in Europa nel ‘59. A causa del clima difficile e dell’opposizione dei vescovi francesi ai CPCR, nel 1963 lasciò la congregazione. Nel 1969 fu tra i primi ad opporsi al Novus Ordo Missæ con gli scritti e con le opere celebrando la Messa dappertutto e collaborando alla fondazione di scuole cattoliche, e prese posizione con l’opuscolo La nouvelle Messe et la conscience catholique (28/11/1971), pubblicato con una prefazione di P. Guérard. Fondò il bimestrale Simple Lettre, la congregazione delle Suore di Cristo-Re e la scuola per le ragazze alla Maison Saint-Joseph. Negli ultimi anni della sua vita, cambiò posizione nei confronti delle Consacrazioni episcopali senza mandato e si avvicino all’Istituto Mater Boni Consilii. Morì l’8 luglio 1999 attorniato dalle sue religiose alla Maison Saint-Joseph.

    In Piemonte: Mons. Attilio Vaudagnotti. Nato nel 1889 e morto nel 1982. Laureato in Teologia nel 1912 insegnò a lungo alla facoltà teologica presso il seminario di Torino, fu Canonico del Capitolo metropolitano e apprezzato pubblicista e polemista scrivendo pregevoli articoli, e anche poesie, su Il nostro tempo e diresse in seguito L’amanuense della ss. Trinità. Dopo il Concilio fu lui che tenne alta la fiamma della Messa di s. Pio V a Torino, celebrando sempre nella chiesa della Confraternita della ss. Trinità in via Garibaldi fino alla sua morte avvenuta dopo oltre sessant’anni di sacerdozio. Il suo ricordo è sempre vivo nel cuore dei cattolici torinesi che grazie a lui sono rimasti fedeli alla s. Messa di sempre. Oltre a Mons. Vaudagnotti, a Torino rimasero fedeli Padre Oddone, oratoriano, e tre salesiani: don Camillo Verri e don Franco Amerio a Valsalice, e don Giuseppe Pace a Valdocco († 2000) che scrisse anche su Vigilia romana, La Quercia, Notizie, Chiesa viva e, nei suoi primi anni, su Sodalitium; a Revigliasco d’Asti, il parroco don Luigi Siccardi; a Pourrieres in diocesi di Pinerolo don Giuseppe Pons, parroco dal 1959 al 1983.

    In Veneto la Messa cattolica fu conservata da due coraggiosi sacerdoti, coadiuvati da un gruppo di laici fedeli di Padre Pio. Don Clemente Bellucco nacque a Palù di Conselve il 2 febbraio 1909, e fu ordinato nel 1931. Fu cooperatore parrocchiale e vicario economo fino al 1951, quando si ritirò a San Pietro di Strà. Fu anche insegnante, latinista, storico dell’arte. Opponendosi al Vaticano II (definito eretico) e al nuovo messale (ritenuto invalido) prese a celebrare pubblicamente la Messa nella chiesa di san Clemente a Padova, fino a che il Vescovo, approfittando di una sua malattia, lo fece internare fino alla morte, avvenuta nel marzo del 1981. Fu così che i suoi fedeli organizzarono la Messa a Venezia, celebrata da don Siro Cisilino. Nato nel 1903 a Pantianicco (Udine), don Siro fu sacerdote cattolico e insigne musicologo. Dopo aver servito come cappellano, vicario e come parroco in diverse località del Friuli, si trasferì a Venezia per lavorare per la Fondazione Cini allo studio e alla trascrizione di manoscritti musicali. Fedele alla sua prima Messa, non volle mai celebrare la Messa in italiano. Don Siro dal 1977 e fino al 1984 celebrò la Messa di s. Pio V a Venezia nella chiesa di S. Simon Piccolo, riaprendola al culto tradizionale. Per questa fedeltà alla liturgia antica dovette subire la persecuzione del card. Albino Luciani (futuro Giovanni Paolo I) che con una lettera del 20/02/1978 proibì “a qualsiasi titolo la celebrazione della messa more antiquo nella chiesa di S. Simeone Piccolo, come in tutto il territorio della diocesi” e lasciava a don Siro “la facoltà di celebrare la santa Messa more antiquo solo in casa propria”. Morì nel 1987 nel suo paese di origine dove si era ritirato.

    Nel resto d’Italia ci furono tanti sacerdoti e religiosi difensori della s. Messa romana; possiamo ricordarne solo alcuni. A Roma furono numerosi i sacerdoti fedeli, tra i quali il teologo francescano Padre Antonio Coccia ofm che celebrava a s. Gerolamo della Carità, i Padri domenicani Domenico Cinelli, Giuseppe Maria Mastrocola e Antonino Silli a Santa Maria Sopra Minerva, Mons. Renato Pozzi, Mons. Domenico Celada che scriveva su Lo Specchio, Mons. Alfonso Tejada a Sant’Eustachio, Mons. D’Amato, Mons. Francesco Spadafora, Don Francesco Putti fondatore della rivista Sì Sì No No. In Toscana, Padre Berni, francescano, che celebrava in Santa Croce, e il parroco di Strada di Vinci, don Primo Lenzini. In Lombardia Padre Pietro Locati missionario del PIME a Lecco deceduto nel 2009 e don Giacomo Falconi parroco di Gaverina, in Sicilia, a Caltanisetta, don Gaetano Cimino. In Sudtirolo ricordiamo don Josef von Zieglauer (1925-2018) parroco di Spinga vicino a Bressanone che mantenne sempre la Messa della sua ordinazione, e che la celebrava “non una cum”, ed il suo predecessore don Engelbert Pedevilla (1912-2001). E quanti altri che abbiamo dimenticato… Nel laicato fedele ricordiamo a noi vicinissime Liliana Balotta di Una Voce Firenze, e Adriana Senni Buratti di Una Voce Modena, e poi altri, seppur alcuni con luci e ombre, come lo scrittore toscano Tito Casini, a Roma Cristina Campo, Elisabeth Gerstner, Gabriella di Momtemayor e Franco Antico, a Padova Giuseppe Pagnossin.

    In Francia. Padre Gustave Delmasure.
    Originario del nord della Francia, tuttavi, esercitò per molti anni il ministero sacerdotale in Algeria. Ritornato in Francia, divenne pastore di Théoule-sur-Mer, conservando, dopo il Concilio Vaticano II, la Messa della sua ordinazione e fedeltà alla dottrina della Chiesa. Dal 1982, dopo aver lasciato la sua parrocchia, fu a capo della cappella di Notre-Dame-des-Victoires a Cannes e, con grande zelo apostolico, celebrò la Messa anche in altri luoghi della Francia, e aiutò Padre Barbara nel suo ministero a Tours, nell’Unione per la fedeltà, che riuniva diversi sacerdoti “sedevacantisti”. Anche quando era parroco, ha sempre testimoniato apertamente la fede cattolica, respingendo le eresie neo-moderniste rifiutando di essere in comunione con Paolo VI e Giovanni Paolo II. Negli ultimi anni della sua vita, si è avvicinato all’Istituto Mater Boni Consilii, affidando ai suoi sacerdoti la continuazione del suo ministero nella cappella di Cannes. Morì a Cannes l’11 settembre 1996.
    Tra gli altri sacerdoti francesi fedeli alla Messa di San Pio V, ricordiamo Padre Jean Siegel, sacerdote di Thal-Drulingen in Alsazia, morto il 20/03/2018. Padre Raymond Hubert Petit, nato nel 1909 in Lorena, divenne un fratello dei Sacerdoti del Sacro Cuore (Dehoniani), frequentò la facoltà di Lille dove conobbe Padre Guerard des Lauriers, che insegnava. Dopo il Concilio, avvertì la crisi anche nel suo ordine religioso ed fu ordinato sacerdote dal vescovo Guérard nel 1984 e celebrò la Santa Messa in Commercy e Bar-le-Duc fino al 1999, anno della sua morte. Anche Padre Jean Saffré fu tra i primi a difendere la Santa Messa e la buona dottrina, restituì al culto la chiesa di St-Maurice a Montauban in Bretagna, fu amico del nostro Istituto e morì il 18 marzo 2001. Sempre in Bretagna, padre Joseph Vérité (1919-2010). A Faverney, padre Pierre Verrier (13 ottobre 1922-7 giugno 2011), fondatore della comunità benedettina N.-D. da Betlemme. In Argentina, tutti ricordano il Padre Hervé Le Lay, nato a Concarneau, in Bretagna, il 25 ottobre 1913, ordinato negli Spiritani nel 1946 e morto il 18 aprile 1982 in Argentina, dove è stato parroco di Tala, diocesi di Salta , dal 1957 al 1974, quando fu espulso dai modernisti e iniziò la celebrazione della Messa a Cordoba e a Alta Gracia. In Belgio, ricordiamo padre Valery Stuy ver (1916-1995), prroco di Vlassenbroek fino al 1983 e zio del vescovo Stuy ver che lo ha diretto verso la vocazione sacerdotale. Nella seconda metà degli anni ’70, spaccò il tavolo nella chiesa per celebrare la messa di San Pio V all’altare. Pubblicò studi sul “N.O.M.” che chiamò “De breukmis”, che significa “il N.O.M è in rottura con la Messa”. Dopo le sue dimissioni, ha celebrato ad Anversa, Dendermonde e Zele. Sempre in Belgio ricordiamo padre Paul Schoonbroodt, parroco di Steffeshausen, che rifiutatò il nuovo rito e costruì nel suo paese con l’aiuto dei suoi fedeli, una chiesa dove celebro il rito tridentino “non una cum”. Partigiano del sedevacantismo, su consiglio di padre Barbara, predicò più volte gli Esercizi ai sacerdoti di Verrua. Morì nel 2012 per un incidente d’auto.
    http://www.centrostudifederici.org/w...20_o-copia.jpg







    Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/calendario...a-nuova-messa/


    Calendario Sodalitium 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/c...a-nuova-messa/
    «Calendario Sodalitium 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa
    3 dicembre 2018
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzao
    Comunicato n. 92/18 del3 dicembre 2018, San Francesco Saverio
    Calendario Sodalitium 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa»



    Per la Messa romana, contro il Novus ordo - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/l...na-novus-ordo/
    «Per la Messa romana, contro il Novus ordo
    6 maggio 2019
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Comunicato n. 36/19 del 6 maggio 2019, San Giovanni a Porta Latina
    Per la Messa romana, contro il Novus ordo

    “Chi si accontenta del M.P. Summorum Pontificum, che dichiara al contrario che il messale riformato da Paolo VI è il rito ordinario della Chiesa cattolica, e che ne difende a priori l’ortodossia dottrinale, ha già disertato la battaglia iniziata, 40 anni fa, dal Breve esame critico del Novus Ordo Missæ”.

    Prefazione alla ristampa del Breve esame critico del Novus ordo Missæ (...) Don Francesco Ricossa

    M. L. Guérard de Lauriers o.p., “Breve esame critico del Novus Ordo Missæ, dei cardinali Ottaviani e Bacci”, Centro Librario Sodalitium, pagg. 32, euro 5,00
    https://www.sodalitiumshop.it/epages...4/Products/024 »
    http://www.centrostudifederici.org/w...875-copia.jpeg








    http://www.oratoriosantambrogiombc.it
    NOM paolo VI ? Oratorio Sant'Ambrogio ? Milano
    Omelia della 18 dopo Pentecoste (sul NOM 1° parte) ? Oratorio Sant'Ambrogio ? Milano
    “Omelia della 18 dopo Pentecoste (sul NOM 1° parte)

    L’omelia della domenica 13 ottobre 2019, 18 dopo Pentecoste, tenuta da don Ugolino Giugni, è disponibile per l’ascolto >
    Nella quale si parla della Messa Nuova, nelle sue origini, il movimento liturgico, le riforme che l’hanno preceduta, i princìpi dei novatori modernisti che l’hanno voluta a 50 anni dalla sua istituzione. L’abominazione della desolazione nel luogo santo”.
    Omelia della 21 dopo Pentecoste (sul NOM 02) ? Oratorio Sant'Ambrogio ? Milano
    “Omelia della 21 dopo Pentecoste (sul NOM 02)

    L'Omelia tenuta da don Ugolino Giugni, domenica 3 novembre 2019 - 21 dopo la Pentecoste - è disponibile per l'ascolto ->
    Nella quale si commenta si parla della Messa Nuova di Paolo VI. In particolare della questione del latino e della definizione della messa come memoriale”







    https://www.sursumcorda.cloud/
    https://www.facebook.com/CdpSursumCorda/
    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    Al 18° convegno di studi albertariani di sabato 23/11/2019 a Milano sarà presentato il libro di don Anthony Cekada "Frutto del lavoro dell'uomo" (CLS).--->>>>
    Frutto del lavoro dell’uomo. Una critica teologica alla messa di Paolo VI. Da Il Roma | Cronache Lucane | con il Mattino delle Puglie e della Lucania | oggi, 28 ottobre 2019 ---->>> Testo: https://bit.ly/2MUbF37 ---> Scansione: https://ibb.co/whm1bjh »
    https://www.sursumcorda.cloud/artico...-paolo-vi.html





    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    La messa di Caino. Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza. Comunicato n. 77/19 del 23 ottobre 2019, San Teodoro ---> In occasione del 50° anniversario dell’introduzione del Novus ordo Missae, il "Centro Librario Sodalitium" ha tradotto e pubblicato il libro di don Anthony Cekada "Frutto del lavoro dell’uomo"
    (pagg. 418, euro 19,50).
    https://www.sodalitiumshop.it/epages...Products%2F071
    Si tratta di un importante studio, accessibile a tutti, sulla nuova messa, rito inconciliabile con la dottrina cattolica. Pubblichiamo la prefazione dell’Autore all’opera originale e all’edizione italiana. --->»
    La messa di Caino - Centro Studi Giuseppe Federici

    XVIII Convegno di Studi Albertariani - Centro Studi Giuseppe Federici


    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda

    Il 20 Novembre 1947 Papa Pio XII promulga la Mediator Dei, il più importante documento sulla Santa Messa dell'epoca recente. Nella Mediator Dei il Pontefice enuncia vari dogmi, spiega ed esalta la disciplina liturgica, condanna numerosi errori "contro il debito culto al vero Dio" (cit.).
    Al contrario di Pio XII e di tutta la Chiesa prima di lui, Montini (Paolo VI) con la sua pretesa riforma liturgica approverà nel 1969 il "Messale riformato" nel tentativo di distruggere la Santa Messa. Il "Messale riformato", partorito dall'ala sinistra del modernismo in combutta con alcuni supervisori protestanti, fa propri - ossia approva - tutti gli errori condannati nella Mediator Dei e ne aggiunge di nuovi.
    Approfondimenti: L'eresia antiliturgica, dom Prosper Guéranger; Frutto del lavoro dell'uomo, don Anthony Cekada».


    «21 novembre 1851. Pregare per le intenzioni del sommo Pontefice significa pregare "per l’esaltazione e la prosperità della Santa Madre Chiesa e della Sede Apostolica, per l’estirpazione delle eresie e per la pace e concordia tra i Principi Cristiani, e per la pace e unità di tutto il popolo cristiano".
    Da SS Pio IX Ex aliis nostris»





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    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, amico mio, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    «Réquiem aetérnam dona ei, Dómine, et lux perpétua lúceat ei. Requiéscat in pace. Amen.»

    SURSUM CORDA - HABEMUS AD DOMINUM!!! A.M.D.G.!!!

  6. #6
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    Lightbulb Re: "PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa

    La Verità sul PRIMATO PAPALE-PETRINO e sul Magistero della SANTA ROMANA CHIESA di 260 Pontefici fino a PIO XII, sul "concilio vaticano II" ed i suoi "papi" fasulli sommi impostori da Roncalli a Bergoglio - loro si da prendere a schiaffi, se non peggio, in quanto subdoli falsari dell'autentica fede, dottrina e liturgia!! - sui "nuovi riti" di "ordinazione sacerdotale" e "consacrazione episcopale" di conio bugniniano-montiniano, sulla "nuova messa" anch’essa di matrice bugniniana e montiniana, ecc.
    Proprio oggi 18 GENNAIO 2020 – FESTA DELLA CATTEDRA DI SAN PIETRO A ROMA – i coraggiosi Sacerdoti dell’I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") grideranno e ribadiranno la Verità cristiano-cattolica sull’autentico PRIMATO PAPALE-PETRINO e sulla SANTA MESSA a poca distanza dagli occupanti illegittimi (pseudo-papa e soci) residenti in Vaticano…
    Per la cronaca, segnalo a chiunque fosse interessato, cattolici e no, la presentazione libraria epocale della traduzione italiana del libro di Don Anthony Cekada (sacerdote cattolico integrale “sedevacantista” di Milwaukee che vive a West Chester in Ohio, da parte materna è di origine toscana) contro la "nuova messa" da parte degli stimati Sacerdoti dell’I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") a ROMA, a pochi passi da PIAZZA SAN PIETRO…






    Presentazione del libro di don Cekada a Roma e Pescara - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/presentazi...-roma-pescara/
    «ROMA – Sabato 18 gennaio 2020 alle ore 17,00 alla Sala Adriana in c.so Vittorio Emanuele II n. 326 a Roma presentazione del libro di don Anthony Cekada “FRUTTO DEL LAVORO DELL’UOMO. Una critica teologica alla messa di Paolo VI” (Centro Librario Sodalitium).
    Introduzione di don Ugo Carandino, relazione di don Ugolino Giugni.
    La sala si trova nel palazzo prima del ponte Vittorio Emanuele, a 700 metri da piazza san Pietro.






    PESCARA – Sabato 25 gennaio 2020 alle ore 18,00 presso la sala “Riserva dannunziana” dell’Aurum di Pescara, largo Gardone Riviera, presentazione del libro di don Anthony Cekada “FRUTTO DEL LAVORO DELL’UOMO. Una critica teologica alla messa di Paolo VI” (Centro Librario Sodalitium). Introduzione di Marco Solfanelli, presentazione di don Ugo Carandino.

    Per richiedere il libro: https://www.sodalitiumshop.it/epages...4/Products/071 »

    http://www.sodalitium.biz/wp-content...cop-cekada.jpg





    Presentazioni del libro di don Cekada - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/p...ro-don-cekada/
    «Presentazioni del libro di don Cekada
    2 gennaio 2020
    Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
    Presentazioni del libro di don Cekada
    ROMA – Sabato 18 gennaio 2020 alle ore 17,00 alla Sala Adriana in c.so Vittorio Emanuele II n. 326 a Roma presentazione del libro di don Anthony Cekada “FRUTTO DEL LAVORO DELL’UOMO. Una critica teologica alla messa di Paolo VI” (Centro Librario Sodalitium).
    Introduzione di don Ugo Carandino, relazione di don Ugolino Giugni.
    La sala si trova nel palazzo prima del ponte Vittorio Emanuele, a 700 metri da piazza san Pietro.
    https://www.sodalitium.biz/sante-messe/roma/

    PESCARA – Sabato 25 gennaio 2020 alle ore 18,00 presso la sala “Riserva dannunziana” dell’Aurum di Pescara, largo Gardone Riviera, presentazione del libro di don Anthony Cekada “FRUTTO DEL LAVORO DELL’UOMO. Una critica teologica alla messa di Paolo VI” (Centro Librario Sodalitium).
    Introduzione di Marco Solfanelli, presentazione di don Ugo Carandino.
    https://www.sodalitium.biz/sante-messe/pescara/

    Per richiedere il libro:
    https://www.sodalitiumshop.it/epages...4/Products/071 »

    http://www.centrostudifederici.org/w...ibro-roma.jpeg









    P.S. 18 GENNAIO 2020: CATTEDRA DI SAN PIETRO A ROMA…
    Oggi 18 GENNAIO 2020 - festa della CATTEDRA DI SAN PIETRO A ROMA - inizia l’ottavario di preghiera (approvato da Papa Pio X e Benedetto XV), per il ritorno alla Roma eterna dei dissidenti e per la conversione di tutti i non cattolici al Cattolicesimo Romano, che si conclude il 25 GENNAIO 2020 con la festa della Conversione di San Paolo.
    Queste due date (18 e 25 gennaio) segnano l’inizio e la fine dell’Ottavario.
    Preghiamo quindi da oggi 18 gennaio fino al 25 gennaio per la conversione dei non-cattolici (i vari infedeli ed i vari eretici e scismatici, inclusi coloro che, speriamo in buona fede almeno tra i semplici, sono oggettivamente in preda all'errore grave pur dicendosi cattolici, cioè soprattutto i neo-modernisti vaticano-secondisti e pure molti c.d. tradizionalisti che spesso minimizzano o negano implicitamente o persino esplicitamente il primato petrino e la sua infallibilità) al Cattolicesimo integrale e per la vera Unità nella Verità nell'unica autentica Chiesa fondata da NSGC!!!
    La Chiesa Cattolica è l'unica Chiesa di Cristo!!!
    Questo è ciò che ha sempre insegnato il Magistero e si ripete nella Professione di Fede Cattolica.
    «Et unam, sanctam, catholicam et apostolicam Ecclesiam»!!!
    «Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica»!!!
    Domandiamo a Dio la grazia di ottenerci tale vera unità dei cristiani con l'entrata od il ritorno di tutte le altre pecore all'ovile di Pietro, l'unico Pastore, e di unirci tutti sotto la guida di un futuro legittimo Papa, autentico Vicario di Nostro Signore Gesù Cristo!!!

    SEDE APOSTOLICA VACANTE DAL 1958, DALLA MORTE DELL'ULTIMO VERO E LEGITTIMO PAPA PIO XII!!!
    VIVA LE SANTE MESSE CATTOLICHE CELEBRATE "NON UNA CUM" DA DON FLORIANO ABRAHAMOWICZ E DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") IN TUTTA ITALIA!!!
    VIVA LA SANTA MESSA “NON UNA CUM”, L’UNICA DAVVERO CATTOLICA FINO AL RITORNO DI UN VERO E LEGITTIMO ROMANO PONTEFICE DEGNO SUCCESSORE DI SAN PIETRO!!!

    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!
    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
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