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  1. #1
    Il Patriota
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    Predefinito "PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa

    “Domenica 7 marzo, Paolo VI ha celebrato la Messa vespertina nella chiesa di Ognissanti, in italiano” (1). In quel giorno, prima domenica di Quaresima del 1965, per la prima volta, la Messa non era più celebrata in latino, ma in lingua volgare.
    Commenta Mons. Bugnini, principale artefice della riforma liturgica: “Quel 7 marzo divenne una data storica della riforma liturgica ed una sua pietra miliare. Era un primo frutto tangibile del Concilio ancora in pieno svolgimento, l'inizio di un processo di accostamento della liturgia alle assemblee partecipanti, del suo cambiamento di aspetto, dopo secoli di intangibile uniformità” (2).
    Fu solo, quattro anni dopo, il 30 novembre 1969, prima domenica d'Avvento, che fu introdotto un nuovo rito (Novus Ordo Missæ), “impressionante allontanamento dalla teologia cattolica della santa Messa” (3) per i Cardinali Ottaviani e Bacci, “ammirazione delle altre chiese e comunità cristiane”,
    per Mons. Bugnini… (4).
    Molti pensano ingenuamente che il nuovo rito, quello di Paolo VI, sia semplicemente la traduzione in lingua volgare di quello precedente.
    Si tratta in realtà di due testi quasi totalmente diversi: la Messa codificata da S. Pio V (5) è il risultato dell'evoluzione e del continuo arricchimento del rito romano, dai tempi delle catacombe fino ad oggi; il rito di Paolo VI è stato invece creato a tavolino dai liturgisti del “Consilium ad exequendam constitutionem de Sacra Liturgia” in collaborazione con i rappresentanti delle “chiese” protestanti (6), nello spirito ecumenista del Vaticano II.
    Alcuni movimenti di salvaguardia del latino e del canto gregoriano, pur perfettamente consci della diversità esistente tra rito tradizionale tradotto e rito moderno (modernista), si accontentarono di difendere l'uso della lingua latina nella liturgia, chiedendo ed ottenendo (raramente) delle Messe in
    latino, magari col nuovo rito.
    Di fronte a questa attitudine, i veri fedeli della tradizione reagirono violentemente. Fu il povero Don Bellucco, ad esempio, che, pur essendo eccellente latinista, fece notare come si potesse bestemmiare anche in latino…
    Della “Messa” di Paolo VI in latino non sappiamo cosa farcene.
    Per sottolineare vieppiù questo rifiuto e questa giusta reazione, alcuni utilizzano frasi paradossali, del genere: “preferisco la Messa di S. Pio V in bantù, che la nuova Messa in latino”. L'espressione fa il suo effetto, ma è un po' infelice; se poi si giunge a dire che non ha nessuna importanza il fatto che la Messa (e gli altri riti liturgici) siano celebrati in latino o in volgare, si va (inconsapevolmente?) contro la legge e l'insegnamento della Chiesa. Ha dichiarato, infatti, Pio XII:
    3 del seminario non abbia solo il nome e la carta intestata!). Molte vocazioni si sono perse nella Fraternità San Pio X, la quale oscilla perennemente tra l'accordo sotterraneo col modernismo (cfr. Intervista al “Il Sabato” di Don Schmidberger, 7/12/1991) e la costituzione di una chiesuola indipendente, fondata sul carismatismo lefebvriano (San Marcello fa già miracoli) ed il gallicanesimo ecclesiologico (il Papa regna... ma non governa; l'autorità viene dal popolo... tradizionalista).
    Ma lo spreco di tante vocazioni non potrà essere evitato che con la rottura del monopolio che Ecône ha sulla formazione sacerdotale.
    Per diventare sacerdoti a Ecône bisogna giurare di “riconoscere Giovanni Paolo II come Papa legittimo” e nel contempo “rifiutarsi di seguirlo”; giurare che la Messa voluta dal Papa è valida ma “intrinsecamente cattiva”... così Ecône sforna di continuo sacerdoti senza andare troppo per il sottile (bisogna far numero!), imbevuti di spirito di disobbedienza verso l'autorità e verso la Chiesa.
    Per dare una seria formazione senza aderire agli errori di Ecône, l'Istituto Mater Boni Consilii, pur nella pochezza delle sue possibilità, si sforza di assicurare a tutti i giovani veramente chiamati da Dio, la possibilità di studiare, lavorare e pregare in vista del sacerdozio.
    Aiutandoci in questo sforzo, potrete contribuire, con l'aiuto di Dio, a limitare la propagazione del male, fino a che Egli vorrà, nella Sua misericordia, farne scomparire l'origine col donarci un Successore di Pietro che, veramente, confermi i fratelli nella Fede.
    “Sarebbe tuttavia superfluo il ricordare ancora una volta che la Chiesa ha serie ragioni per conservare fermamente nel rito latino (7) l'obbligo per il sacerdote celebrante di usare la lingua latina, come pure di esigere, quando il canto gregoriano accompagna il Santo Sacrificio, che questo si eseguisca nella lingua della Chiesa” (.
    Vediamo pertanto assieme quali sono le serie ragioni di cui parla Pio XII.
    I. Necessità di una lingua sacra Non esiste religione che non distingua ciò che è sacro da ciò che è profano. Ciò che è sacro è, per l'appunto, consacrato a Dio, riservato a Lui, e sottratto, di conseguenza, all'uso profano. Nel culto divino, specialmente, vi sono luoghi sacri (le chiese), riti sacri, oggetti sacri, paramenti sacri. La lingua non fa eccezione. Già “in seno al paganesimo, gli antichi romani avevano capito l'immobilità della preghiera pubblica. Quintiliano ci informa che i versetti cantati dai sacerdoti sàlii risalivano ad una così alta antichità che li si capiva con difficoltà, e tuttavia la maestà della religione non aveva permesso che fossero cambiati.
    Abbiamo visto che gli ebrei, prima del cristianesimo, nelle loro assemblee religiose, leggevano la legge e le preghiere del culto in lingua ebraica, benché questa lingua non fosse più capita dal popolo. Non è forse rifiutare l'evidenza - conclude Dom Guéranger, abate di Solesmes - non riconoscere, in tutti questi fatti l'espressione di una legge di natura in accordo col genio della religione?” (9).
    Le religioni pagane, come la Religione rivelata dell'antico testamento, si sono comportate come farà in seguito la Chiesa Cattolica: hanno utilizzato nella liturgia una lingua sacra, ritirata dall'uso profano, immutabile.
    La storia delle chiese orientali (generalmente scismatiche) che hanno seguito piuttosto l'uso della lingua volgare nella liturgia, non smentisce la nostra affermazione ma, piuttosto, la conferma involontariamente.
    Difatti, pur non adottando, come la Chiesa di rito latino, il principio della lingua sacra, le Chiese orientali hanno subìto il medesimo, universale fenomeno della sacralizzazione della lingua liturgica. La lingua copta, l'armena, l'etiopica, la slavonica “appena hanno sentito il contatto dei misteri dell'altare, sono diventate immobili ed imperiture” (9) per cui, anche le Chiese orientali “celebrano, al pari di noi, il servizio divino in una lingua che non è più capita dal popolo” (9). Al contatto dell'altare, queste lingue si sono “sacralizzate”.
    Appare pertanto evidente che sopprimere l'uso di una lingua sacra dalla liturgia equivale a profanarla, andando in questo modo contro la natura e l'indole stessa della religione.
    II. La provvidenza ha preparato per la Chiesa tre lingue sacre
    Ma non tutte le lingue sono egualmente sacre.
    Sempre Dom Guéranger, autorità indiscussa in campo liturgico, constata, al seguito dei Padri della Chiesa e dei mistici medioevali, l'esistenza di “lingue sacre e separate dalle altre da una scelta divina, per servire da intermediario tra il Cielo e la terra” (10).
    Se è indubitabile il fatto che la Chiesa abbraccia ed accoglie tutti i popoli, è altrettanto certo che la Provvidenza ha voluto prima rivelarsi al solo popolo ebraico, per poi fissare la sede del vicario di Cristo nella città di Roma.
    Il cristianesimo, per libera scelta di Dio, è erede della tradizione ebraica, greca e latina.
    Così, pure, scriveva già nel IV secolo sant'Ilario di Poitiers “è principalmente in queste tre lingue (ebraica, greca e latina) che il mistero della volontà di Dio è manifestato; ed il ministero di Pilato fu di scrivere anticipatamente in queste tre lingue che il Signore Gesù Cristo è il Re dei Giudei” (10). Ebraico (siriaco), greco e latino sono le tre lingue dell'iscrizione della Croce; sono altresì le tre lingue della Sacra Scrittura; “sono state le sole di cui ci si sia serviti all'altare” nei primi quattro secoli (11) “il che dona loro una dignità liturgica particolarissima e conferma 4
    Padre Pio e il cardinal Bacci, due difensori del latino nella liturgia meravigliosamente il principio delle lingue sacre e non volgari nella liturgia” (11).
    Che sia il latino pertanto una “lingua sacra” è cosa così indubitabile che persino Paolo VI, il giorno stesso in cui lo eliminava dalla liturgia, lo ha esplicitamente riconosciuto (17 marzo 1965) (1). Sapeva quindi, eliminando il Sacro, di fare un'opera di profanazione.
    III. Il latino unisce alla Chiesa di Roma.
    “La lingua propria della Chiesa Romana è la latina” (S. Pio X, Tra le sollicitudini, 22/11/1903) (12)
    “Gesù Cristo scelse per sé e consacrò la sola città romana. È qui che volle restasse in perpetuo la sede del suo Vicario” (Leone XIII) (13). Non a caso, quindi, ma per “mirabile disposizione di Cristo” (Papa Gelasio) (14), san Pietro scelse Roma come sede episcopale del Principe degli Apostoli.
    La Chiesa è dunque Romana.
    La provvidenza che ha scelto Roma, ha scelto anche per la Chiesa la sua lingua, la lingua latina. “Il Signore - disse il cardinal Ottavini - ha dato un mezzo provvidenziale per mantenere la tradizione e la verità Cattolica; le ha fornito un linguaggio che è tutto speciale, la lingua latina. Il destino di Roma (…) era anche preparato con un elemento che sembrerebbe accidentale ma che è importantissimo: una lingua, la lingua latina…” (15).
    L'uso della lingua latina unisce quindi le diocesi che ne fanno uso, nel mondo intero, alla Chiesa Romana ed alla sede dell'Apostolo Pietro.
    Certo l'uso della lingua latina non è obbligatorio per tutta la Chiesa Universale, ma solo per quella occidentale: le Chiese orientali cattoliche manifestano
    altrimenti che col latino il loro legame con Roma.
    Tuttavia, vi è un fatto indiscutibile che emerge dalla storia dello scisma orientale. Le nazioni slave ove era stata adottata la lingua slava nella liturgia, seguirono quasi completamente lo scisma. Al contrario, le nazioni slave che conservarono la lingua latina, restarono unite a Roma (Cecoslovacchia, Croazia, Slavonia e, soprattutto, la Polonia). Per questo Dom Guéranger elogia l'azione di papa san Gregorio VII al proposito: « Il duca di Boemia, Vratislao, gli aveva chiesto di poter estendere ai suoi popoli, anch'essi di razza slava, la dispensa che Giovanni VII aveva accordato per la Moravia. Gregorio rifiutò con fermezza e, senza accusare il suo predecessore,
    né ritornare su di un fatto compiuto, proclamò i princìpi della Chiesa sulle lingue liturgiche: “Quanto a ciò che avete chiesto - scrisse a questo prìncipe in una lettera dell'anno 1080 - desiderando il nostro consenso per fare celebrare nel vostro paese l'ufficio divino in lingua slava, sappiate che non possiamo accedere in alcun modo alla vostra domanda.
    (…) Non è una scusa dire che alcuni uomini religiosi (S. Cirillo e S. Metodio) hanno subìto con condiscendenza i desideri di un popolo semplice, o non hanno giudicato a proposito portarvi rimedio; la Chiesa primitiva stessa ha dissimulato molte cose che i santi Padri hanno corretto dopo averle sottomesse ad un serio esame. Per cui, con l'autorità del Beato Pietro, vi proibiamo di mettere in pratica quanto ci domandano i vostri con imprudenza e, per l'onore di Dio onnipotente vi ingiungiamo di opporvi con tutte le vostre forze, a questa vana temerità”. In poche parole, san Gregorio VII enunciava con piena energia il pensiero della Chiesa, che è sempre stato quello di non esporre il mistero senza veli agli occhi del volgo; scusava la concessione fatta prima di lui e proclamava quel principio, così frequentemente applicato, che le necessità che si sono presentate agli inizi della Chiesa non possono prudentemente diventare una legge per i secoli seguenti…
    La fede cristiana regnava in Boemia; vi si era stabilita e mantenuta con la liturgia latina; introdurre in questa Chiesa l'uso della lingua volgare equivaleva a farla indietreggiare alle condizioni dell'infanzia.
    Spingendo le frontiere della lingua latina fino alla Boemia, san Gregorio VII la faceva avanzare fino alla Polonia, la quale, restando latina, veniva consacrata come baluardo cattolico dell'Europa verso l'Asia » (16).
    La pseudo-riforma protestante confermerà, come vedremo, il medesimo principio: l'abbandono della comunione con Roma coinciderà con la sostituzione, nel culto protestante, del latino con la lingua nazionale.
    IV. Una lingua universale per la Chiesa Universale
    All'argomento fondato sul fatto che la Chiesa è romana, è strettamente collegato quello fondato sull'universalità della Chiesa.
    Scrive Romano Amerio: “In primo luogo adunque la Chiesa è universale, e l'universalità sua non è puramente geografica né consiste, come si dice nel nuovo canone, nell'essere diffusa su tutta la terra. È un'universalità derivante dalla vocazione, tutti gli uomini essendo vocati, e del suo nesso col Cristo che stringe e aduna in sé tutto il genere umano.
    (…) Essa (…) non può accettare l'idioma di una gente particolare, sfavorendo le altre” (17).
    “La Chiesa - scrisse Pio XI – abbracciando nel suo seno tutte le nazioni (…) esige per la sua stessa natura una lingua universale…” (Ep. Ap. Officiorum Omnium, 1 agosto 1922. AAS. 14, 1922, 452).
    Per questo la lingua latina può essere veramente chiamata “cattolica” (che vuol dire universale) secondo l'espressione dello stesso Pio XI nel documento citato (AAS. 14, 1922, 452).
    Al contrario, lo scisma orientale e la pseudo-riforma protestante, rompendo l'unità cattolica, hanno creato “chiese” autocefale e nazionali. E come la Chiesa Cattolica esige “per sua natura” una lingua universale, così le “chiese” nazionali, per propria natura, adottano la lingua nazionale, come si constata presso gli “ortodossi”, i protestanti ed i settari del Vaticano II.
    V. Una lingua “una” per una Chiesa “una”
    La Chiesa è una: “Et unam, Sanctam, Catholicam, et apostolicam Ecclesiam”. La sua unità è strettamente collegata alla sua universalità (“cattolica”), ed il centro di questa unità è la sede di Pietro, Vescovo di Roma.
    La lingua latina, universale e romana, è pertanto vincolo di unità. Lo attesta Pio XII: “L'uso della lingua latina, come vige nella gran parte della Chiesa, è un chiaro e nobile segno di unità” (Enciclica Mediator Dei, 20/XI/ 1947) (1. Al contrario, l'adozione della lingua nazionale nella liturgia è spesso fonte di scontro e di divisione tra i popoli; è l'elemento disgregatore non solo a livello religioso ma anche a livello civile. Basti pensare a quei paesi divisi da conflitti etnici, nei quali i fedeli cattolici un tempo tutti uniti intorno all'altare, assistono al culto in chiese diverse, secondo la lingua che è utilizzata.
    Un caso recentissimo è quello di Trieste, ove alcuni hanno protestato contro l'introduzione dello slavo a fianco dell'italiano nel culto presieduto da Giovanni Paolo II durante la visita a questa città. L'altare univa, il tavolo (liturgico) divide. Se così è nella società civile, il fenomeno è più grave in quella religiosa.
    Non solo la pseudo-riforma protestante ha fatto nascere delle “chiese nazionali” divise tra loro nel dogma e nella disciplina come nella lingua liturgica: anche la pseudoriforma del Vaticano II ha intaccato la mirabile unità dogmatica, disciplinare e liturgica propria alla vera Chiesa Cattolica.
    Ogni paese stretto intorno alla propria conferenza episcopale (spesso riottosa nei confronti del “centro”), celebra ormai la liturgia in una lingua estranea a quella degli altri paesi e a quella di Roma stessa.
    In molti di questi paesi, in Africa, in America latina, in Asia, “l'inculturazione” voluta dal Vaticano II ha immesso nel culto elementi pagani che la predicazione del Vangelo aveva fatto scomparire. Ovunque, anche a livello liturgico, si assiste al medesimo fenomeno di disgregazione dell'unità che
    caratterizza sempre lo scisma e l'eresia.
    L'abolizione del latino è certo stata “una pietra miliare” (Bugnini) verso questo processo di disgregazione dell'unità. La confusione delle lingue decretata da Dio per punire l'orgoglio degli uomini nel costruire la torre di Babele, era come sanata dall'uso del latino, la “lingua cattolica”, nella Chiesa di Cristo. Oggi, l'orgoglio della “chiesa conciliare” che ha proclamato “il culto dell'uomo” (Paolo VI) è stato castigato nuovamente (anche) con la confusione delle lingue, confusione che, parafrasando Pio XII, potremmo chiamare “mirabile segno di disunità”.
    VI. Una lingua immutabile per una Chiesa immutabile
    Riprendiamo la citazione di Pio XI: “difatti la Chiesa abbracciando nel suo seno tutte le nazioni, ed essendo destinata a durare sino alla fine dei secoli, esige per la sua stessa natura una lingua universale, immutabile, non popolare” (Officiorum Omnium). Commenta Romano Amerio: “In secondo luogo la Chiesa è, nella sua sostanza, immutabile e perciò essa si esprime con una lingua in
    qualche modo immutabile, sottratta (relativamente, e più di ogni altra) all'alterazione delle lingue usuali, alterazione così celere che tutti gli idiomi europei oggi parlati hanno bisogno di glossari per poter intendere le opere letterarie dei propri primordi. La Chiesa ha bisogno invece di una lingua che risponda alla sua condizione intemporale e sia priva di dimensione diacronica…” (17).
    Il latino, specialmente liturgico, è per l'appunto una lingua, per quanto possibile immutabile. Risponde così alle esigenze di una lingua sacra (vedi quanto detto precedentemente). Di più è segno dell'eternità partecipata della Chiesa e della irreformabilità del suo insegnamento. Ha infine, un duplice vantaggio pratico: il primo, segnalato dall'Amerio, è quello di sfuggire alle continue revisioni indispensabili per le lingue vive, le quali, dopo qualche decennio diventano se non incomprensibili, almeno antiquate.
    Il secondo, ben più importante, è segnalato ancora da Pio XII: “L'uso della lingua latina (…) - egli dice - è… un efficace antidoto ad ogni corruttela della pura dottrina” (1. Il proverbio stesso lo ricorda: “traduttore, traditore”.
    Anche involontariamente, una traduzione deforma più o meno il testo tradotto. Quanto più se il traduttore è animato dall'intenzione di deformare.
    J. Renié (Missale Romanum et missel romain, Paris 1975), Romano Amerio (Iota unum, Milano - Napoli 1985. nn. 280-282, pp.520-525) e molti altri, hanno provato che il “nuovo messale” nelle lingue volgari deforma il già eterodosso “Missale romanum” riformato da Paolo VI, fino ad alterare la stessa formula di consacrazione (“pro multis” che diventa “per tutti”) (18 bis).
    VII. La lingua nobile ed eletta Pio XI (ripreso punto per punto da Giovanni XXIII nella Cost. Ap. Veterum sapientia, del 23 febbraio 1962) (19) afferma infine che “la Chiesa… esige per sua natura una lingua… non popolare (non volgare)” (Ep. Ap. Officiorum Omnium). “Siccome poi la Chiesa Cattolica, perché fondata da Cristo Signore supera di gran lunga in dignità tutte le società umane, è giusto che non si serva di una lingua popolare, bensì nobile ed augusta” (Giovanni XXIII, ibid.). Vi è una lingua per ogni luogo e situazione: il lessico famigliare non è il linguaggio giuridico, il gergo di un gruppo sociale o il colorito dialetto non è usato in riunioni accademiche… non si vede perché solo il rito sacro per eccellenza non abbia diritto ad una lingua sua propria che, per l'eccellenza divina dei misteri che si celebrano, deve essere nobile e regale, quale la lingua latina e quale il canto gregoriano, impraticabile senza questa medesima lingua.
    VIII. Le obiezioni confermano la tesi: l'altare ed il pulpito
    Si obietta: “Se la Messa è detta in latino, il
    popolo non capisce. È molto meglio adesso, che si capisce tutto”.
    È il pretesto invocato dagli autori della riforma liturgica per eliminare l'uso del latino non solo dalla liturgia della Messa, ma persino dalla recita privata o corale dell'ufficio divino. Analogamente, sono state soppresse dalla liturgia della Messa le rubriche che imponevano la recita a voce bassa delle parti più importanti della liturgia, come l'Offertorio ed il Canone, incluse le formule della Consacrazione (20). Tutto deve essere udibile (no alle preghiere segrete) tutto deve essere comprensibile (no alle preghiere in latino). In realtà il problema non consiste nel dilemma: udire - non udire, capire – non capire (tanto più che i messalini, traduzioni ecc. ovviano abbondantemente al “problema”) ma, piuttosto, nella diversa concezione della Messa che è sottintesa dal nuovo e dall'antico “Ordo Missæ”.
    Nessuno ignora che, nella concezione protestante, il culto è essenzialmente predicazione, insegnamento, lettura della Scrittura.
    È evidente, pertanto, l'esigenza di parole udibili e facilmente comprensibili.
    Per la Chiesa Cattolica invece, la Messa, pur non mancando di un'aspetto istruttivo, è essenzialmente il Santo Sacrificio offerto a Dio sull'altare. Offerto a Dio, esso non necessita, come il culto protestante, di essere sempre ed innanzitutto, pienamente udibile e comprensibile dai fedeli.
    Per questo il Concilio di Trento insegna che la Messa non deve essere celebrata in
    volgare, ma che quanto si è letto in essa deve essere spiegato ai fedeli nella predicazione,
    specialmente la domenica e nei giorni festivi (cfr. Sess. XXII, Cap. VIII). Commenta Dom Guéranger: “È necessario, a questo punto, fare una distinzione capitale: la distinzione tra il pulpito e l'altare.
    Sul pulpito, la lingua volgare è indispensabile; sull'altare se ne può fare a meno, anche agli inizi di una cristianità, come è comprovato da fatti innumerevoli” (21). «Il protestantesimo ha distrutto la religione abolendo il sacrificio, per esso l'altare non esiste più; non c'è più che una tavola; il suo
    cristianesimo si è conservato unicamente nel pulpito.
    La Chiesa Cattolica, senza dubbio, si gloria della Cattedra di verità, poiché “la fede viene dall'udito” (Rom. X, 17). Dall'alto di questa Cattedra essa proclama la dottrina immutabile e vittoriosa, nella lingua del popolo che l'ascolta; ma la sua missione non è unicamente d'istruire questo popolo. Se gli rivela le verità divine, è per unirlo a Dio mediante i misteri dell'altare; dopo aver illuminato la sua fede, lo mette in comunicazione con Dio mediante l'amore.
    Quando ha fatto nascere in lui il desiderio del bene infinito, in presenza del quale non c'è né saggio né ignorante, risale, come Mosè, sulla Montagna, e la sua voce cessa di farsi udire dalle orecchie, per non risuonare più che nei cuori” (22)».
    IX. Le obiezioni confermano la tesi: le letture bibliche in lingua volgare
    Almeno, si dice, bisognerebbe leggere sempre le letture bibliche (Epistola, Vangelo) in lingua volgare; esse fanno parte, difatti, della parte della Messa dedicata all'istruzione dei fedeli.
    Questo argomento fa breccia persino tra i tradizionalisti: sono moltissime le Messe durante le quali le letture sono fatte esclusivamente in lingua volgare, adottando in questo la riforma di Paolo VI, ed io stesso ricordo le pressioni e le insistenze di Mons. Lefebvre perché anche in Italia adottassimo questo uso. Dom Guéranger, fedele difensore della liturgia cattolica, non era del medesimo parere: per lui, uno degli inconvenienti della recita a voce alta del canone era quello di aprire le porte alla lettura in volgare della Bibbia: “se si leggeva il canone a voce alta, il popolo avrebbe chiesto che lo [si] leggesse in francese; se la liturgia e la Sacra Scrittura si leggevano in lingua volgare, il popolo sarebbe diventato giudice dell'insegnamento della Fede sulle questioni controverse…” (23).
    Le parole di Dom Guéranger possono stupire o, peggio ancora scandalizzare, solo il cattolico ignaro della propria religione.
    L'abate di Solesmes, infatti non fa che ripetere la dottrina della Chiesa in proposito.
    Infatti la quarta regola dell'Indice dei libri proibiti, pubblicata su ordine del Concilio di Trento, recita: “Poiché è evidente con l'esperienza, che se si permette la Sacra Bibbia in lingua volgare senza le debite precauzioni, essa diventa, a causa della temerarietà degli uomini, più dannosa che
    utile; ci si attenga, a questo proposito, al giudizio del Vescovo o dell'Inquisitore, in modo tale che si possa concedere, col consiglio del parroco o del confessore, la lettura della Bibbia tradotta in volgare da dei cattolici, solo a coloro i quali saranno riconosciuti capaci di ricevere da questa lettura
    un aumento della Fede e della devozione, e non un danno, e questo permesso deve essere messo per iscritto.
    Chi invece presumesse tenere presso di sè o leggere [la Bibbia in volgare] senza questa facoltà, non potrà essere assolto dai peccati se prima non ha consegnato la Bibbia all'ordinario…”.
    Sono queste precauzioni del Concilio di Trento che provocarono le tesi dell'oratoriano Quesnel (1634-1719), settatore dell'eresia giansenista. Ecco la tesi del Quesnel sulla lettura della Bibbia, condannate da papa Clemente XI nella Costituzione dogmatica “Unigenitus” (8 sett. 1713):
    «79° tesi: È utile e necessario in tutti i tempi, in ogni luogo e per ogni genere di persona, studiare e conoscere lo spirito, la pietà ed i misteri della Sacra Scrittura.
    80°: La lettura della Sacra Scrittura è per tutti.
    81°: L'oscurità santa della parola di Dio non è un motivo per i laici per dispensarsi dalla sua lettura.
    82°: La domenica deve essere santificata dai cristiani con le letture di devozione e soprattutto della Sacra Scrittura. È dannoso volere ritrarre il cristiano da questa lettura.
    83°: È un'illusione persuadersi che la conoscenza dei misteri della religione non debba essere comunicata alle donne con la lettura dei libri sacri. L'abuso delle Scritture e le eresie non sono nati dalla semplicità delle donne ma dalla scienza orgogliosa degli uomini.
    84°: Togliere dalle mani dei cristiani il Nuovo Testamento o tenerglielo chiuso, togliendo loro il modo di capirlo [a causa del latino] vuol dire chiudere la bocca a Cristo.
    85°: Vietare ai cristiani la lettura della Sacra Scrittura, specialmente del Vangelo, vuol dire vietare l'uso della luce ai figli della luce e far che patiscano una certa qual sorta di scomunica » (Denz. 1429-1435).
    Questo semplice ricordo della dottrina cattolica (negata da queste sette tesi di Quesnel) ci fa capire quanta strada (verso il protestantesimo) è stata compiuta col Vaticano II.
    Scrive l'Amerio: “Il Concilio [Vaticano II] infatti superò i decreti antigiansenistici e le prescrizioni
    di PioVI. Contro la popolarizzazione protestantica e giansenistica della Scrittura Pio VI stabiliva che la lettura della Bibbia non è necessaria né conveniente a tutti (Denz. 1507 e 1429). Il Concilio invece (DV, 25) [Dei Verbum] raccomanda caldissimamente a tutti i fedeli la frequente lezione della Bibbia” (24).
    Si vede subito come, a meno di accettare l'ottica giansenista e protestante, non si possa leggere indiscriminatamente la Sacra Scrittura in volgare al popolo. Chi dice che durante la Messa almeno le letture devono essere fatte in volgare e non in latino, non sa quel che dice… Leggere in volgare (dopo la lettura in latino) è possibile solo se il sacerdote spiega, in seguito, il significato esatto di quanto si è letto. Questo solo argomento, sarebbe quindi sufficiente a rifiutare l'introduzione del volgare nella liturgia.
    X. La liturgia in lingua volgare è stata sempre voluta dagli eretici
    Stiamo esponendo le “gravi ragioni” per le quali la Chiesa rifiuta l'introduzione del volgare nella liturgia, con la conseguente pratica abolizione del latino.
    Non è da trascurare quest'ultimo argomento: chi propugna l'introduzione delle lingue popolari nella liturgia, si trova in compagnia di tutti gli eretici.
    Ricordava dom Guéranger nel 1878 come ottavo punto “dell'eresia antiliturgica”:
    “Poiché la riforma liturgica ha come uno dei suoi scopi principali l'abolizione degli atti e delle formule mistiche, ne segue necessariamente che i suoi autori dovevano rivendicare l'uso della lingua volgare nel servizio divino. È questo uno dei punti più importanti agli occhi dei settari. Il culto, dicono, non è una cosa segreta. Bisogna che il popolo capisca ciò che canta. L'odio della lingua latina è innato nel cuore di tutti i nemici di Roma. Vedono in essa il bene dei cattolici nel mondo intero, l'arsenale dell'ortodossia contro tutte le sottilità dello spirito di setta, l'arma più potente del Papato” (25).
    Furono favorevoli alla lingua volgare nella liturgia gli scismatici orientali. Lo furono nel XII secolo i Valdesi ed i Catari: “Questi settari, ricorda Dom Guéranger, che pretesero per primi la libera interpretazione della Bibbia, furono anche i primi a protestare contro la lingua liturgica ed a celebrare i misteri ed i sacramenti in lingua volgare. Fecero di questa pratica uno degli articoli fondamentali della loro setta…” (26). Dopo di loro vennero Wiclef in Inghilterra, e Huss in Boemia.
    Erasmo da Rotterdam fu censurato dall'università della Sorbona per aver giudicato “cosa sconveniente e ridicola” vedere gli ignoranti pregare “senza capire ciò che pronunciano” (27). “Questa proposizione - secondo i teologi della Sorbona - (…) è empia, erronea ed apre la strada all'errore dei Boemi che hanno voluto celebrare l'ufficio ecclesiastico in lingua volgare…” (26).
    Tutti conoscono la posizione di Lutero e degli altri protestanti al riguardo che, anche a questo proposito, furono condannati dal Concilio di Trento (Denz. 956). Il pastore protestante Rilliet, parlando dello schema conciliare (del Vaticano II, ovviamente) sulla liturgia, scrisse: “L'adozione nella liturgia
    della lingua popolare è conforme ai nostri proprii princìpi” (27).
    I giansenisti non furono da meno. Pasquier-Quesnel fu condannato per aver sostenuto che “togliere al popolo semplice [con l'uso del latino nella liturgia, n.d.a.] questa consolazione di unire la propria voce con quella di tutta la Chiesa è un uso contrario alla prassi apostolica ed all'intenzione di Dio” (Proposizione 86, Denz. 1436). Il conciliabolo di Pistoia, voluto dal Vescovo giansenista Scipione de' Ricci, aveva auspicato “una maggiore semplicità dei riti, esponendoli in lingua volgare e proferendoli ad alta voce” poiché l'uso contrario della Chiesa veniva, secondo il sinodo, dalla dimenticanza dei princìpi della liturgia. Papa Pio VI condannò questa pretesa come “temeraria , offensiva delle orecchie pie, ingiuriosa per la Chiesa, favorevole agli schiamazzi degli eretici contro di essa” (Denz. 1533). La stessa bolla “Auctorem fidei” di Pio VI condannò altresì un'altra proposizione del sinodo di Pistoia che riprendeva l'errore di Quesnel.
    Dicevano i giansenisti essere “contrario alla pratica degli Apostoli ed ai disegni di Dio di non fornire al popolo il mezzo più facile di unire la propria voce a quella di tutta la Chiesa”. Questa affermazione, scrive Pio VI,
    L'abbandono del latino era solo il primo passo… “Messa” di un sacerdote salesiano in Cambogia “intesa nel senso di introdurre l'uso della lingua volgare nelle preghiere liturgiche è falsa, temeraria, perturbativa delle regole prescritte per la celebrazione dei misteri, facile causa di moltissimi mali” (Denz. 1566).
    Un cattolico, che ama istintivamente tutto quanto viene dalla Chiesa, e fugge altrettanto spontaneamente tutto quanto ricorda l'eresia, non può desiderare ciò che la Chiesa ha sempre avversato e gli eretici hanno sempre voluto: la sostituzione del latino con le lingue volgari nella liturgia.
    XI. Abolizione del latino nella riforma conciliare: le sue tappe.
    Abbiamo analizzato due posizioni coerenti nei secoli: quella cattolica, in favore del latino; quella degli eretici, sempre contraria.
    In quale dei due filoni s'inseriscono le riforme conciliari e postconciliari? Evidentemente, come su temi ben più importanti, in quello non cattolico.
    La Costituzione conciliare “Sacrosantum Concilium” sulla Sacra Liturgia, approvata il 4 dicembre 1963, fu il primo documento del Vaticano II, e la questione liturgica fu la prima ad essere trattata nell'aula conciliare.
    Già in sede di preparazione degli schemi conciliari, i cattolici ed i riformisti si diedero battaglia sulla liturgia. Padre Wiltgen s.v.d. riferisce il dramma del Cardinale Gaetano Cicognani, fratello del Card. Amleto, segretario di stato di Giovanni XXIII.
    Presidente della commissione preconciliare sulla liturgia, il Card. Gaetano Cicognani, in accordo con la Congregazione dei riti, si rifiutava di firmare lo schema preparatorio.
    Ora, la sua firma era indispensabile, e Giovanni XXIII, con Bugnini, volevano che sottoscrivesse il rivoluzionario documento.
    « Giovanni XXIII chiamò il suo segretario di stato e lo pregò di andare a trovare il fratello, e di non tornare che con lo schema debitamente firmato. Il 1 febbraio 1962 il segretario di stato andò quindi a trovare suo fratello nel suo ufficio; vi trova Mons. Felici ed il P. Bugnini nel corridoio, e informò suo fratello del desiderio del Sommo Pontefice. Più tardi, un esperto della commissione preconciliare sulla liturgia affermò che il vecchio Cardinale tratteneva a stento le lacrime, e che agitava il documento dicendo: “Mi vogliono far firmare questo, non so che fare”. Poi posò il testo sulla scrivania, prese una penna e firmò. Quattro giorni più tardi era morto » (2.
    Lo schema arrivò in Concilio, passando sul cadavere di Cicognani, e venne discusso a partire dal 22 ottobre 1962, per essere approvato complessivamente nel novembre.
    Fin dalle prime battute si affrontarono i Vescovi “romani” (fedeli al latino) e quelli “antiromani”, contrari. Da un lato Dante, Bacci, Staffa, Parente, Ottaviani, dall'altro Zauner, Frings, Maximos IV, Montini (29). Fu in questa occasione che il Cardinale olandese Alfrink, applaudito dai Padri conciliari, tolse la parola, staccando il microfono, al semicieco Cardinale Ottaviani (30 ottobre 1962) (30). Uno dei Padri della costituzione conciliare, Mons. Zauner, Vescovo di Linz, espose i
    quattro grandi princìpi del documento: 1° « “Il culto divino deve essere un'azione comunitaria; vale a dire che il Sacerdote deve fare tutto ciò che fa con la partecipazione attiva del popolo e mai solo”. Secondo lui, l'uso della lingua volgare era la condizione necessaria di tale partecipazione ».
    2° “I fedeli devono essere direttamente arricchiti dalla Sacra Scrittura…”.
    3° “Il culto liturgico non doveva unicamente aiutare i fedeli a pregare, ma anche ad insegnare…”.
    4° “Laddove i costumi tribali non conportano elementi superstiziosi, possono ormai essere introdotti nella liturgia” (31).
    « Mons. Zauner aggiunse poi che era “estremamente soddisfatto” della Costituzione sulla liturgia e che non aveva mai osato sperare “che si potesse andare così lontano” »
    (31). In effetti, i princìpi elencati ricalcano pari pari le tesi condannate dei protestanti e dei giansenisti.
    La Costituzione conciliare si occupa di latino e lingue volgari al n. 36 per la liturgia in genere, ed al n. 54 per quella della Messa.
    Si prescrive la conservazione della lingua latina (n. 36 § 1) nei riti latini, ma si tratta di indorare la pillola… Il n. 36 § 2 prevede già “una parte più ampia” per il volgare, per poi dilagare “nell'ammissione ed estensione della lingua volgare” a richiesta dei Vescovi (36
    § 3). Il volgare, di fatto, è voluto in tutte le parti della liturgia “spettanti al popolo” (36
    § 2; 54) salvo “un uso più ampio” (n. 54), che lascia la porta aperta al seguito.
    Il seguito non tarda a venire. Istituito il “Consilium” per l'applicazione della Costituzione conciliare sulla liturgia (29/2/1964) vengono date le prime norme con la istruzione “Inter OEcumenici” del 26 settembre 1964, compleanno di Paolo VI, mentre il Concilio è ancora in pieno svolgimento.
    Restano in piedi, a quella data, il Prefazio ed il Canone, ancora in latino.
    Il Prefazio in latino cade il 27 aprile 1965; il Canone il 4 maggio 1967, con l'Istruzione “Tres abhinc annos”. In 3 anni, appunto, del
    § 1 del n. 36 della “Sacrosantum Concilium” non resta più niente, ma ciò in conformità ai princìpi che espone lo stesso documento conciliare.
    Chi si appoggia sul Concilio per difendere il latino, si sostiene… sulle sabbie mobili!
    Il solenne funerale del latino, infine, è celebrato da Paolo VI nel discorso del 27 novembre 1969, quando il “Novus Ordo Missæ” (la “nuova messa”) corona l'opera iniziata dal Concilio (32).
    XII. Abolizione del latino nella rivoluzione liturgica conciliare: giudizio.
    La riforma conciliare e post-conciliare (attuata dagli organi vaticani competenti, ma sotto il controllo di Paolo VI e con la sua approvazione), ha rotto con una disciplina più che millenaria della Chiesa Cattolica, ribadita per “gravi ragioni” (Pio XII), dal concilio di Trento, da Clemente XI, Pio VI, S. Pio X, Pio XI, Pio XII e, seppur contraddittoriamente, da Giovanni XXIII.
    Il motivo avanzato dal Concilio e da Paolo VI per questa progressiva ma decisa rottura (la partecipazione attiva dei fedeli impedita dal latino) (34) non differisce da quello, di ispirazione protestante, adottato da Quesnel e Scipione de' Ricci, e già riprovato dalla Chiesa. Se non cade sotto l'anatema del Concilio di Trento contro chi afferma che la Messa deve essere detta in volgare (Sessione XII, canone IX) mi sembra almeno (pur essendo questo giudizio la mera opinione personale di chi scrive), che non sia azzardato qualificare la rottura operata di fatto anche
    in questa questione “secondaria” (in rapporto ad altre più gravi) col giudizio già manifestato in precedenza dalla Chiesa. Questa rottura, cioè, può essere qualificata come temeraria, offensiva, ingiuriosa per la Chiesa, favorevole agli schiamazzi degli eretici contro di essa, perturbatrice delle regole prescritte per la celebrazione dei misteri, facile causa di moltissimi mali.
    La certezza che Paolo VI non era formalmente l'autorità (33), e che il Vaticano II non viene dalla Chiesa, certezza dovuta a ben più gravi decisioni di entrambi, ci mette al riparo dal gravissimo gesto, che avremmo compiuto altrimenti, di giudicare l'Autorità legittima della Chiesa.
    XIII. Perché diciamo la Messa in latino?
    Rispondo pertanto a chi ci potrebbe chiedere: “Perché dite la Messa in latino?”.
    Semplicemente perché così lo vuole la Chiesa Cattolica, nelle sue rubriche liturgiche e nelle sue leggi canoniche (can. 819 e 1257). Semplicemente, perché siamo Sacerdoti cattolici di rito latino.

    Note
    (1) Itinéraires n.93 mai 1965, p.154.
    (2) ANNIBALE BUGNINI, La riforma liturgica (1948-1975), CLV Edizioni Liturgiche, Roma 1983, p. 109.
    (3) Lettera dei Cardinali Ottaviani e Bacci.
    (4) In Notitiæ 92, aprile 1974, p.126. Citato da CELIER, La dimension oecumenique de la Reforme liturgique, Fideliter 1987 p.7.
    (5) Dall'introduzione del “Novus Ordo Missæ” (1969) sono state usate le espressioni più disparate per designare il Messale precedente: Messa di sempre, di S. Pio V, Tridentina, antica, in latino, ecc. A rigor di termini una sola espressione è corretta: Messale Romano, Rito romano. Infatti, per la Chiesa, la “nuova messa” il “nuovo messale” non esistono, in quanto atti nulli di chi non era (più) formalmente Papa. Tuttavia anche noi utilizziamo i termini sopra menzionati, anche se scorretti, per farci capire dai lettori.
    (6) La collaborazione attiva, voluta da Paolo VI, di osservatori non cattolici (cioè eretici) alla riforma liturgica è ampiamente documentata da: GREGOIRE CELIER, La dimension oecumenique de la Reforme liturgique, ed. Fideliter 1987, pp. 26-30.
    (7) Nell'unica Chiesa Cattolica
    difatti si distinguono la Chiesa Latina e la Chiesa Orientale, che hanno riti e leggi diversi (cfr. Codice di diritto canonico, can.1).
    ( Pio XII, Discorso: Vous nous avez demandé, ai partecipanti del primo Congresso di liturgia pastorale, 22 sett. 1956. INSEGNAMENTI PONTIFICI - La liturgia, ed. Paoline 1959, n. 821 (13, 1.
    (9) DOM PROSPER GUÉRANGER, Institutions Liturgiques (1840-1851) - Extraits établis par Jean Vaquié, DPF. Chiré-en-Montreuil, 1977, pp. 249-250.
    (10) GUÉRANGER, op. cit. p. 241.
    (11) GUÉRANGER, op. cit. p. 240.
    Dom Guéranger ammette, ovviamente, che nei primi secoli siriaco, latino e greco erano lingue vive, e pertanto intellegibili dal popolo. “Solo il tempo - fa notare - può fare di una lingua volgare una lingua sacra: l'uomo non inventa le lingue a priori...” (p. 248).
    Tuttavia “molti popoli, durante questi tre secoli, furono chiamati alla luce del Vangelo; ma poiché bisogna ammettere che non possedessero una traduzione della Sacra Scrittura nelle proprie lingue,
    sosteniamo che neppure celebrarono la liturgia in lingua volgare...” (p. 248)… Fin dal principio, quindi, queste tre lingue sono considerate diverse dalle altre, come “consacrate” a Dio.
    (12) INSEGNAMENTI PONTIFICI, op. cit. p. 229 (1.
    (13) A. A. S., 31 (1899) 645.
    (14) IOACHIM SALAVERRI S.J., De Ecclesia Christi, n. 446; in “Sacræ Theologiæ Summa” vol. I, B.A.C., Madrid 1962.
    (15) Omelia tenuta il giorno 13-IV-1969 nella Chiesa di S. Girolamo della Carità in Roma. Documenti di “Una Voce” n.1 a cura di “Una Voce”, c.so Vittorio Emanuele II, 21 Roma.
    (16) DOM GUÉRANGER, op. cit. pp. 254-255.
    (17) ROMANO AMERIO, Iota Unum, Riccardo Ricciardi Editore 1985, pp. 517-518.
    (1 INSEGNAMENTI PONTIFICI, op. cit. p. 547.
    (18 bis) Per una denuncia recente di gravi alterazioni dogmatiche nelle traduzioni liturgiche, si veda la rivista ‘30 Giorni’ (n. 5/maggio 1992, pp. 36-42), che alla questione dedica anche la copertina.
    (19) Dell'autorità di Giovanni XXIII e delle circostanze che portarono alla promulgazione della “Veterum Sapientia”, puntualmente disattesa dallo stesso Giovanni XXIII, si parlerà nei prossimi numeri di ‘Sodalitium’ dedicati al “Papa del Concilio”.
    (20) Recita “l'Institutio generalis” del nuovo Messale: “La natura delle parti presidenziali esige che esse siano pronunciate a voce alta ed intellegibile, ed ascoltate da tutti con attenzione…” (n. 12).
    Commenta Arnaldo Xavier da Silveira (La nouvelle Messe de Paul VI: qu'en penser?, DPF. Chiré-en-Montreuil 1975, pp. 32-33): «Quindi le parole della consacrazione devono, anch'esse, essere pronunciate in questo modo. Il che insinua, ancora una volta, che in questo momento il sacerdote agisce specificamente come delegato del popolo.
    Inoltre, questo articolo dell'“Institutio” contiene in maniera evidente un'importante contraddizione con la rubrica dell'“Ordo” tradizionale secondo la quale il canone non è pronunciato a voce alta ed intellegibile”.
    Questo fatto merita un'attenzione particolare, a causa dell'anatema seguente promulgato dal Concilio di Trento: “Se qualcuno dice che il rito della Chiesa romana col quale una parte del canone e le parole della consacrazione sono pronunciate a voce bassa, debba essere condannato (...) che sia anatèma” (Denz. Sch. 1759).
    Dichiarando che è la natura delle parti “presidenziali” (quindi della preghiera eucaristica e delle parole della consacrazione) che esige che siano pronunciate a voce alta ed intellegibile, l'“Institutio” pone un principio valido in ogni epoca, ed afferma in conseguenza implicitamente che il Concilio di Trento si è sbagliato su questo punto”».
    Da Silveira non nega la possibilità di recitare a voce alta delle preghiere che prima erano recitate a voce bassa.
    Egli nega l'affermazione secondo la quale dette preghiere esigono per loro natura, ai tempi del Concilio di Trento come del Vaticano II, di essere recitate a voce alta.
    Difatti, chi lo afferma, cade sotto la condanna del Concilio di Trento. Ora, è Paolo VI che ha promulgato l'“Institutio generalis” del “Novus Ordo Missae”, che lo afferma.
    Questo solo fatto, apparentemente insignificante, basta per constatare che la “Nuova Messa” non può venire dalla Chiesa e che Paolo VI non era, allora, l'Autorità.
    (21) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 260.
    (22) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 247 - 248.
    (23) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 146.
    (24) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 539.
    La disciplina della Chiesa che proibisce in certi casi la lettura della Bibbia in volgare non ha bisogno di giustificazioni, poiché si giustifica da se stessa. Se mai ce ne fosse bisogno, l'Amerio ricorda le parole stesse della Scrittura. San Pietro, parlando delle epistole di San Paolo, scrive infatti: “...come fa in tutte le lettere, ove parla di queste cose, nelle quali vi sono alcuni punti difficili ad intendersi e che degli ignoranti e i poco stabili stravolgono - come anche le altre Scritture - per loro perdizione” (2 Pt. III, 16). “Peraltro - aggiunge l'Amerio - la prova perentoria che la Scrittura è difficile e non universalmente divulgabile, è data paradossalmente dalla presente riforma medesima. Essa invero ha fatto nei testi biblici quello che fu fatto per i classici latini nelle edizioni espurgate ad usum Delphini, ma che non fu mai osato per il sacro testo. La riforma ha infatti stralciato dai Salmi cosiddetti imprecatorii i versicoli che sembravano incompatibili colle vedute ireniche del Concilio, mutilando il sacro testo e sottraendolo per così dire furtivamente alla cognizione di tutti, chierici e laici. Ha inoltre espunto interi versicoli dai testi del Vangelo nelle Messe in 22 punti che toccano il giudizio finale, la condanna del mondo, il peccato” (op. cit. pp. 538-539).
    (25) DOM GUÉRANGER, op. cit. p. 110. Negli estratti che cito manca l'ultimo membro di frase: ”L'arma più potente del papato”. La ricavo dalla citazione che il “Cardinal” Alfonso Stickler ne fa nel suo articolo: “A 25 anni dalla Costituzione Apostolica Veterum Sapientia di Giovanni XXIII” in Salesianum 2 (1988) 36377. Stickler però non cita la prima parte della frase riguardante non l'odio del latino, ma la rivendicazione del volgare nella liturgia. Forse, sarebbe stata una denuncia troppo esplicita di colui che tale rivendicazione soddisfò pienamente, vale a dire Paolo VI.
    (26) DOM GUÉRANGER, op. cit. pp. 255-256-257.
    (27) J. RILLIET, Vatican II, échec ou réussite.
    Editions générales S.A. 1964, pp.57-58, cit. in CELIER. La dimension oecumenique de la Riforme Liturgique. Fideliter, 1987, p.15.
    (2 RALPH M. WILTGEN S.V.D., Le Rhin se jette dans le Tibre, ed. americ. 1967. Ed. du Cèdre (ed. francese) 1976, p. 139.
    (29) Ibidem pp. 25-28; 39-42; 135-139.
    (30) Ibidem p. 28.
    (31) Ibidem pp. 36-37.
    (32) Tutti i dettagli dell'opera di demolizione nello scritto del suo autore principale agli ordini di Paolo VI, MONS. ANNIBALE BUGNINI: La riforma liturgica (1948-1975). CLV - Ed. liturgiche - Roma 1983. Specialmente: pp. 109-121.
    (33) Certezza provata, è vero, a partire dall'8 dic. 1965. Ma fin dal principio del Pontificato l'autorità di Paolo VI può e deve essere messa in discussione, per motivi analoghi a quelli che ce la fanno negare a partire dal 1965.
    (34) Rarissimi permessi di usare il volgare nella liturgia di rito latino furono accordati solo in certi paesi di missione, nelle giovani Chiese, per favorire le conversioni, e non senza ripensamenti. Si può dire, anzi, che quasi sempre Roma ha negato, e quasi mai concesso, le domandate autorizzazioni.
    Per gli Slavi, fu concesso il volgare (parzialmente) da Adriano II (870) proibito da Giovanni VIII (873, 879) e poi dallo stesso permesso (880) ed infine del tutto vietato da Stefano V (885-887).
    Per i Cinesi fu permesso da Paolo V (1615) ma senza applicare tale facoltà, poi sempre e ripetutamente negata (1661, 1667, 1673, 1676-78, 1681-88, 1695-9.
    Per gli Ungheresi, fu vietato da San Pio X [AAS, 4 (1912) pp. 430,433] cfr. Enc. Cattolica, vol. VII, col. 1379-1381, voce Lingua Liturgica.

    Fonte: Sodalitium, N° 30
    di don Francesco Ricossa

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    Lightbulb Re: "PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa

    5 MAGGIO 2019: SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE; SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA, “DOMENICA DEL BUON PASTORE”…



    «SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA. Domenica del Buon Pastore.»
    Guéranger, L'anno liturgico - Seconda Domenica dopo Pasqua
    http://www.unavoce-ve.it/pg-pasqua-dom2.htm


    «5 MAGGIO SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE»
    Dom Guéranger, L'anno liturgico - San Pio V, papa e confessore
    http://www.unavoce-ve.it/pg-5mag.htm


    «UNA VOCE ITALIA - La Costituzione apostolica "Quo primum tempore" di san Pio V (uvn n° 11-12, 1972)»
    UNA VOCE ITALIA - La Costituzione apostolica "Quo primum tempore" di san Pio V (uvn n° 11-12, 1972)
    http://www.unavoce-ve.it/unavoce-ita...rimum_1972.htm



    «Bolla Quo primum tempore»
    Bolla Quo primum tempore
    http://www.unavox.it/doc15.htm





    "Maggio mese di Maria: 5° giorno - Il giudizio di Dio."
    Maggio mese di Maria: 5° giorno ? Stellamatutina.eu ? Sito di cultura cattolica in piena e totale obbedienza al Magistero Petrino.
    http://www.stellamatutina.eu/maggio-...aria-5-giorno/





    “5 maggio (30 aprile) - S. Pio V Papa.”
    https://forum.termometropolitico.it/...io-v-papa.html
    “Oggi è San Pio V: il Papa di Lepanto!”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-lepanto.html
    https://forum.termometropolitico.it/...san-pio-v.html
    “Lepanto, la Crociata di San Pio V.”
    https://forum.termometropolitico.it/...san-pio-v.html
    “I 500 anni del Papa di Lepanto.”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-lepanto.html
    “Lepanto: San Pio V salva l’Europa.”
    https://forum.termometropolitico.it/...-l-europa.html
    “Due sono i nodi di discussione per i nemici di Cristo: Pio XII e la Messa di S. Pio V.”
    https://forum.termometropolitico.it/...i-s-pio-v.html
    «"PERCHE' DICIAMO LA MESSA IN LATINO" bellissimo articolo di don Francesco Ricossa. Fonte: Sodalitium, N° 30.»
    https://forum.termometropolitico.it/...o-ricossa.html






    San Pio V - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-pio-v/
    «5 maggio, San Pio V, Papa e Confessore (Bosco Marengo, 17 gennaio 1504 – Roma, 1º maggio 1572).
    “San Pio quinto, dell’Ordine dei Predicatori, Papa e Confessore, che si riposò in Dio nel primo giorno di questo mese.”

    “Adesso, Pontefice santo, ascolta i voti della Chiesa militante, i cui destini furono, per qualche tempo, affidati alle tue mani. Anche morendo, implorasti per lei, in nome del Salvatore risuscitato, la protezione contro i pericoli, ai quali era ancora esposta. Vedi come ai nostri giorni in quale stato ha ridotto quasi l’intera cristianità il dilagare dell’errore. Per far fronte a tutti i nemici che l’assediano, la Chiesa non ha più che le promesse del suo divin fondatore; gli appoggi visibili le mancano tutti assieme; non le restano più che i meriti della sofferenza e le risorse della preghiera. Unisci le tue suppliche alle sue, dimostrandoci, così, che sèguiti sempre ad amare il gregge del Maestro. Proteggi a Roma la cattedra del tuo successore, esposta agli attacchi più violenti ed astuti. Prìncipi e popoli cospirano contro il Signore e contro il suo Cristo. Allontana i flagelli che minacciano l’Europa, così ingrata verso la Madre sua, così indifferente agli attentati commessi contro colei a cui tutto deve. Illumina i ciechi, confondi i perversi; ottieni che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l’errore per la verità, le tenebre per la luce. In mezzo a questa notte così buia e così minacciosa, i nostri sguardi, o santo Pontefice, discernono le pecorelle fedeli: benedicile, sostienile e ne accresci il loro numero. Uniscile al tronco dell’albero che non può perire, affinché esse non siano disperse dalla tempesta. Rendile sempre più fedeli verso la fede e le tradizioni della santa Chiesa che è la loro unica forza, in mezzo a questo dilagare dell’errore che minaccia di tutto asportare. Conserva alla Chiesa il sacro Ordine nel quale tu fosti elevato a così alti destini; moltiplica nel suo seno quelle generazioni di uomini potenti in opere e parole, pieni di zelo per la fede e per la santificazione delle anime, quali noi ammiriamo nei suoi Annali, quali noi veneriamo sugli altari. Finalmente ricordati, o Pio, che sei stato il Padre del popolo cristiano, e seguita ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della tua potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti”.»
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...-1-204x300.jpg






    http://www.sodalitium.biz/sodalitium_pdf/30.pdf
    « Sodalitium, N° 30. Perché diciamo la Messa in latino pag. 3
    PERCHÉ DICIAMO LA MESSA IN LATINO, di don Francesco Ricossa.»


    "San Pio V. Intervista a don Ugolino Giugni - Sodalitium"
    San Pio V - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/san-pio-v/
    http://www.sodalitiumshop.it/WebRoot...F2/CoppioV.jpg


    "San Pio V. Il Papa della S. Messa e di Lepanto - e-commerce di Sodalitium"
    http://www.sodalitiumshop.it/San-Pio...a-e-di-Lepanto


    "SAN PIO V, IL PAPA DELLA SANTA MESSA E DI LEPANTO - Intervista a Don Ugolino Giugni."
    https://gloria.tv/video/iHakHNv3ax4A3zDqVkPHymWkg


    La fedeltà alla Messa, il rifiuto del rito di Paolo VI - Centro Studi Giuseppe Federici
    http://www.centrostudifederici.org/l...o-di-paolo-vi/

    https://www.agerecontra.it/2019/01/l...o-di-paolo-vi/


    Calendario 2019: 50 anni di resistenza alla nuova messa - Sodalitium
    http://www.sodalitium.biz/calendario...a-nuova-messa/
    http://www.sodalitium.biz/wp-content...MBC2018cop.jpg




    SANTE MESSE "NON UNA CUM" CELEBRATE DAI SACERDOTI DELL' I.M.B.C. ("ISTITUTO MATER BONI CONSILII") E DA DON FLORIANO IN TUTTA ITALIA:


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    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/potenza/

    "Roma - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/sante-messe/roma/

    "S. Messa in provincia di Verona - Sodalitium"
    http://www.sodalitium.biz/s-messa-provincia-verona/

    “Sodalitium - IMBC.”
    https://www.youtube.com/user/sodalitium

    “Omelie dell'I.M.B.C. a Ferrara.”
    https://www.facebook.com/OmelieIMBCFerrara/

    http://www.oratoriosantambrogiombc.it/
    “Oratorio Sant'Ambrogio, Milano - Offertur Oblatio Munda (Malachia 1, 11).”




    «Don Floriano Abrahamowicz - Domus Marcel Lefebvre.
    http://www.domusmarcellefebvre.it/
    II Domenica dopo Pasqua (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=71aZwW6lBYU
    II Domenica dopo Pasqua - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=BuGlDuSs0LQ
    Domenica in Albis (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=UG870mk5GHo
    Domenica in Albis (Omelia)
    Lunedì Pasqua - dell' Angelo (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=wPkpeDbQdo8
    Santa Pasqua (Santa Messa)
    https://www.youtube.com/watch?v=G-lviMz3pWY
    Santa Pasqua 2019 - (Omelia)
    https://www.youtube.com/watch?v=lwCe33a3TUo
    Sabato Santo (Veglia Pasquale)
    https://www.youtube.com/watch?v=jphVO0FHUMw
    Venerdì Santo
    https://www.youtube.com/watch?v=6v8gLX5hNW0
    Giovedi Santo
    https://www.youtube.com/watch?v=80W3peGsC9I
    https://www.youtube.com/user/florianoabrahamowicz
    SANTA MESSA - domusmarcellefebvre110815
    http://www.domusmarcellefebvre.it/santa-messa-1.php
    La Santa Messa tutte le domeniche alle ore 10.30 a Paese, Treviso.».








    http://www.radiospada.org
    http://www.edizioniradiospada.com
    https://www.facebook.com/radiospadasocial/

    https://www.radiospada.org/wp-conten...-di-Fatima.pdf
    “13 Maggio Beata Vergine Maria di Fatima.
    Novena di preparazione DA RECITARSI DAL 4 AL 12 MAGGIO. Ogni giorno si termina con un’Ave Maria e l’invocazione Madonna del Rosario di Fatima, prega per noi.”


    “5 maggio 2019: SECONDA DOMENICA DOPO PASQUA. Domenica del Buon Pastore.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...1d&oe=5D6504E6





    “Il 5 maggio 1045 Papa Gregorio VI Graziani viene esaltato al Sommo Pontificato.”


    “5 MAGGIO 2019: SAN PIO V, PAPA E CONFESSORE.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...cd&oe=5D29513D





    https://www.radiospada.org/2019/05/d...-di-san-pio-v/
    «Dieci miracoli di San Pio V di Redazione RS il 5 Maggio 2019
    a cura di Giuliano Zoroddu.
    San Pio V è conosciuto per essere stato il Papa santo della Controriforma, della Inquisizione, della Messa, di Lepanto. Ma, in quanto Santo operò anche portentosi miracoli, in vita ed in morte. Per diffondere la gloria di questa grande e santo Sommo Pontefice e sollecitarne la devozione, abbiamo voluto quindi estrarne qualcuno dalla Vita di san Pio V Sommo Pontefice scritta da Paolo Alessandro Maffei in occasione della canonizzazione (22 maggio 1712) e basata sugli atti dei processi canonici.»
    https://www.radiospada.org/2015/03/d...ssa-in-latino/
    “PERCHÉ DICIAMO LA MESSA IN LATINO, di don Francesco Ricossa.”
    https://www.radiospada.org/tag/don-f...-abrahamowicz/
    https://www.radiospada.org/tag/san-pio-v/
    https://www.radiospada.org/2018/03/latino-prima-lingua/
    https://www.radiospada.org/tag/novus-ordo/
    https://www.radiospada.org/tag/santa-messa/







    “Disponibile il numero 159 di Sursum Corda – 5×1000
    https://www.agerecontra.it/2019/05/d...-corda-5x1000/
    Sul sito è disponibile il numero 159 (del giorno 5 maggio 2019) di Sursum Corda®.
    Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata ai soli Associati e Sostenitori
    Comunicato numero 159. Gesù all’ultima Festa della Dedicazione;
    [VIDEO] Che cos’è la vera umiltà? Dai Tesori di Cornelio ALapide;
    [VIDEO] Complotto contro la Chiesa e la società civile – La Massoneria e l’Alta Vendita Suprema;
    Ti adoro, o Croce Santa;
    Dizionario di teologia dommatica. La Risurrezione dei corpi;
    Dizionario di teologia dommatica. La Santità della Chiesa;
    Dizionario di teologia dommatica. La Santità di N. S. Gesù Cristo;
    Il contadino portato in Paradiso da San Francesco di Sales;
    Vita e detti dei Padri del deserto: Giovanni il Persiano (parte 2 ed ultima).
    FONTE – https://www.sursumcorda.cloud/tags/numero-159.html



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    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda.
    Preghiera al Santo del giorno.
    In nómine Patris
    et Fílii
    et Spíritus Sancti.
    Amen.

    Eterno Padre, intendo onorare san Pio quinto, dell’Ordine dei Predicatori, Papa e Confessore, che si riposò in Dio nel primo giorno di questo mese. Vi rendo grazie per tutte le grazie che Voi gli avete elargito. Vi prego di accrescere la grazia nella mia anima, per i meriti di questo santo Papa, ed a lui affido la fine della mia vita tramite questa speciale preghiera, così che per virtù della Vostra bontà e promessa, san Pio quinto possa essere mio avvocato e provvedere tutto ciò che è necessario in quell'ora. Così sia. »

    «Carlo Di Pietro - Sursum Corda
    5 maggio. San Pio V. Illuminate i ciechi, confondete i perversi; ottenete che la fede illumini finalmente tante intelligenze smarrite, che scambiano l'errore per la verità, le tenebre per la luce. Ricordatevi, o Pio, che siete stato il Padre del popolo cristiano, e seguitate ad esercitare ancora questa prerogativa sulla terra, per mezzo della vostra potente intercessione, fino a che sia completo il numero degli eletti.»

    «Dal numero 159 di SVRSVM CORDA® del 5 maggio 2019.
    Indice dei contenuti:
    - Comunicato numero 159. Gesù all’ultima Festa della Dedicazione;
    - Ti adoro, o Croce Santa;
    - Dizionario di teologia dommatica. La Risurrezione dei corpi;
    - Dizionario di teologia dommatica. La Santità della Chiesa;
    - Dizionario di teologia dommatica. La Santità di N. S. Gesù Cristo;
    - Il contadino portato in Paradiso da San Francesco di Sales;
    - Vita e detti dei Padri del deserto: Giovanni il Persiano (parte 2 ed ultima).»
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    “Ti adoro, o Croce Santa, che fosti ornata del Corpo Sacratissimo del mio Signore, coperta e tinta del suo Preziosissimo Sangue. Ti adoro, mio Dio, posto in croce per me. Ti adoro, o Croce Santa, per amore di Colui che è il mio Signore. Così sia.”
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    https://www.sursumcorda.cloud/sostienici/libri.html
    “Per affrontare, con dati oggettivi e senza compromessi, il problema del Vaticano Secondo e dei modernisti che occupano la maggior parte delle nostre chiese --> La questione del cosiddetto "papa eretico" ed il problema dell'autorità nella Chiesa -->
    Appunti sulla questione del cosiddetto «papa eretico»”
    https://www.sursumcorda.cloud/massim...a-eretico.html
    “Raccolta di preghiere non contaminate dall'eresia dell'ecumenismo. Diceva Sant'Alfonso: "Chi prega si salva, chi non prega si danna" ->”
    https://www.sursumcorda.cloud/preghiere.html

    "La vera umiltà---> https://youtu.be/n9mF_GM9unc "
    https://www.sursumcorda.cloud/sostie...no-detail.html
    “Padre Gabriele Maria Roschini, Chi è Maria? Catechismo mariano, Sursum Corda, Potenza 2017.

    Catechismo mariano composto da 235 articoli, semplici ma eruditi. Un’esposizione chiara, ordinata e sintetica di tutto ciò che riguarda la storia, il dogma ed il culto mariano, secondo la forma classica di domande e risposte.”
    https://www.sursumcorda.cloud/images...ini-fronte.jpg
    https://www.sursumcorda.cloud/images...hini-retro.jpg
    https://www.sursumcorda.cloud/artico...il-fedele.html

    «Preghiera di San Pio X per i Sacerdoti.»
    https://www.sursumcorda.cloud/preghiere/




    https://www.facebook.com/MisaTridentinaenRosario/







    https://www.facebook.com/catholictradition2016/
    «MARTIROLOGIO ROMANO, 1955. Sancti et Sanctae Dei, orate pro nobis.»
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    http://tradidiaccepi.blogspot.com/

    https://sardiniatridentina.blogspot....ssore.html?m=0
    “San Pio V, Papa e Confessore.

    San Pio quinto, dell'Ordine dei Predicatori, è il santo Papa della Controriforma. Uomo di apostolici costumi, già a capo del Sant’Offizio dell’Inquisizione Romana e Universale, eletto al Soglio Petrino nel 1566, attese valorosamente e con felice successo a ristabilire la disciplina ecclesiastica, ad estirpare le eresie e ad abbattere i nemici del nome Cristiano, governò la Chiesa cattolica con santa vita e con sante leggi. Passò al Signore il 1° maggio 1572. Fu beatificato nel 1672 da papa Clemente X e canonizzato il 22 maggio 1712 da papa Clemente XI. Il suo corpo riposa a santa Maria Maggiore.
    INTROITUS
    Ioannes 21:15-17- Si díligis me, Simon Petre, pasce agnos meos, pasce oves meas. Allelúia, allelúia ~~ Ps 29:2- Exaltábo te, Dómine, quóniam suscepísti me, nec delectásti inimícos meos super me. ~~ Glória ~~ Si díligis me, Simon Petre, pasce agnos meos, pasce oves meas. Allelúia, allelúia
    Ioannes 21:15-17- Se mi ami, Simone Pietro, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Alleluia, alleluia ~~ Ps 29:2- Ti esalterò, Signore, perché mi hai liberato e su di me non hai lasciato esultare i nemici. ~~ Gloria ~~ Se mi ami, Simone Pietro, pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Alleluia, alleluia
    Gloria
    ORATIO
    Orémus.
    Deus, qui, ad conteréndos Ecclésiæ tuæ hostes et ad divínum cultum reparándum, beátum Pium Pontíficem Máximum elígere dignátus es: fac nos ipsíus deféndi præsídiis et ita tuis inhærére obséquiis; ut, ómnium hóstium superátis insídiis, perpétua pace lætémur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    O Dio, per abbattere i nemici della tua Chiesa e per restaurare il culto divino, ti sei degnato di eleggere il beato Pio Pontefice Massimo; concedici di essere difesi dalla sua protezione e di attendere al tuo divino servizio così da meritare di essere liberati dalle insidie dei nemici e di godere perpetua pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    LECTIO
    Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli.
    l Pet 5:1-4; 5:10-11.
    Caríssimi: Senióres, qui in vobis sunt, obsécro consénior et testis Christi passiónum, qui et eius, quæ in futúro revelánda est, glóriæ communicátor: páscite qui in vobis est gregem Dei, providéntes non coácte, sed spontánee secúndum Deum, neque turpis lucri grátia, sed voluntárie; neque ut dominántes in cleris, sed forma facti gregis ex ánimo. Et, cum appáruerit princeps pastórum, percipiétis immarcescíbilem glóriæ corónam. Deus autem omnis grátiæ, qui vocávit nos in ætérnam suam glóriam in Christo Iesu, módicum passos ipse perfíciet, confirmábit solidabítque. Ipsi glória et impérium in saecula sæculórum. Amen.
    Carissimi, esorto i sacerdoti che sono tra voi, quale sacerdote come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce. E il Dio di ogni grazia, il quale vi ha chiamati alla sua gloria eterna in Cristo, egli stesso vi ristabilirà, dopo una breve sofferenza vi confermerà e vi renderà forti e saldi. A lui la gloria e l’impero nei secoli. Così sia!
    ALLELUIA
    Allelúia, allelúia
    Matt 16:18
    Tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam
    Ps 44:17-18.
    Constítues eos príncipes super omnem terram: mémores erunt nóminis tui, Dómine. Allelúia.
    Alleluia, alleluia.
    Tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, Alleluia
    Li farai principi di tutta la terra: faranno ricordare il tuo nome, Signore
    EVANGELIUM
    Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Matthaeum.
    Matt 16:13-19
    In illo témpore: Venit Iesus in partes Cæsaréæ Philíppi, et interrogábat discípulos suos, dicens: Quem dicunt hómines esse Fílium hóminis? At illi dixérunt: Alii Ioánnem Baptístam, alii autem Elíam, alii vero Ieremíam aut unum ex prophétis. Dicit illis Iesus: Vos autem quem me esse dícitis? Respóndens Simon Petrus, dixit: Tu es Christus, Fílius Dei vivi. Respóndens autem Iesus, dixit ei: Beátus es, Simon Bar Iona: quia caro et sanguis non revelávit tibi, sed Pater meus, qui in coelis est. Et ego dico tibi, quia tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam, et portæ ínferi non prævalébunt advérsus eam. Et tibi dabo claves regni coelórum. Et quodcúmque ligáveris super terram, erit ligátum et in coelis: et quodcúmque sólveris super terram, erit solútum et in coelis.
    In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
    OFFERTORIUM
    Ier 1:9-10
    Ecce, dedi verba mea in ore tuo: ecce, constítui te super gentes et super regna, ut evéllas et destruas, et ædífices et plantes. Allelúia.
    Ecco, ti metto le mie parole sulla bocca. Ecco, oggi ti costituisco sopra i popoli e sopra i regni per sradicare e demolire,per distruggere e abbattere, per edificare e piantare. Alleluia.
    SECRETA
    Oblatis muneribus, quaesumus, Domine, Ecclesiam tuam benignus illumina: ut et gregis tui proficiat ubique successus, et grati fiant nomini tuo, te gubernante, pastores. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Per i doni che ti offriamo, o Signore, illumina benigno la tua Chiesa, affinché ovunque il tuo gregge progredisca e, docili alla tua guida, i pastori siano graditi al tuo nome. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    COMMUNIO
    Matt 16:18
    Tu es Petrus, et super hanc petram ædificábo Ecclésiam meam. Allelúia.
    Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. Alleluia.
    POSTCOMMUNIO
    Orémus.
    Refectione sancta enutritam guberna, quaesumus, Domine, tuam placatus Ecclesiam: ut, potenti moderatione directa, et incrementa libertatis accipiat et in religionis integritate persistat. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    Guida benevolmente, o Signore, la tua Chiesa, nutrita con questo santo ristoro: diretta dal tuo potente governo, essa goda di una crescente libertà e mantenga integra la sua Fede. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”
    https://2.bp.blogspot.com/-p1-jwTa-R...36379146_n.jpg





    https://sardiniatridentina.blogspot....asqua.html?m=0
    “Seconda Domenica dopo Pasqua o "del Buon Pastore".

    La seconda Domenica dopo Pasqua è la Domenica del Buon Pastore a motivo delle lezioni della Messa. Gesù Cristo nella sua infinita misericordia ci ha tratti dal potere di Satana e ci ha collocati nel suo regno: noi siamo le pecorelle che lui Pastore buono nutre, protegge e santifica nel suo ovile che è la Santa Chiesa Cattolica. L’ovile del Signore è oggi affidato a coloro che lo Spirito Santo ha costituti Pastori e Vescovi della Chiesa: il Papa, Vicario del Cristo Principe dei Pastori, i Vescovi con lui in comunione e a lui soggetti, i Sacerdoti. Il laicato ha il dovere di onorare il Sacerdozio e di aiutarlo nell’opera di apostolato perché tutte le pecorelle tornino a Gesù e si faccia un solo ovile con a capo un solo pastore.
    INTROITUS
    Ps 32.5-6.- Misericórdia Dómini plena est terra, allelúia: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúia, allelúia. ~~ Ps 32:1.- Exsultáte, iusti, in Dómino: rectos decet collaudátio. ~~ Glória ~~ Misericórdia Dómini plena est terra, allelúia: verbo Dómini cœli firmáti sunt, allelúia, allelúia.
    Ps 32.5-6.- Della misericordia del Signore è piena la terra, allelúia: la parola del Signore creò i cieli, alleluia, alleluia. ~~ Ps 32:1.- Esultate, o giusti, nel Signore: ai buoni si addice il lodarlo. ~~ Gloria ~~ Della misericordia del Signore è piena la terra, alleluia: la parola del Signore creò i cieli, alleluia, alleluia.
    Gloria
    ORATIO
    Orémus.
    Deus, qui in Filii tui humilitate iacéntem mundum erexísti: fidelibus tuis perpétuam concéde lætítiam; ut, quos perpétuæ mortis eripuísti casibus, gaudiis fácias perfrui sempitérnis. Per eundem Dominum nostrum Iesum Christum filium tuum, qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti, Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    O Dio, che per mezzo dell’umiltà del tuo Figlio rialzasti il mondo caduto, concedi ai tuoi fedeli perpetua letizia, e coloro che strappasti al pericolo di una morte eterna fa che fruiscano dei gaudii sempiterni. Per il medesimo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figliuolo, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    LECTIO
    Léctio Epístolæ beáti Petri Apóstoli.
    1 Petri 2:21-25
    Caríssimi: Christus passus est pro nobis, vobis relínquens exémplum, ut sequámini vestígia eius. Qui peccátum non fecit, nec invéntus est dolus in ore eius: qui cum male dicerétur, non maledicébat: cum paterétur, non comminabátur: tradébat autem iudicánti se iniúste: qui peccáta nostra ipse pértulit in córpore suo super lignum: ut, peccátis mórtui, iustítiæ vivámus: cuius livóre sanáti estis. Erátis enim sicut oves errántes, sed convérsi estis nunc ad pastórem et epíscopum animárum vestrárum.
    Carissimi: Cristo ha sofferto per noi, lasciandovi un esempio, acciocché camminiate sulle sue tracce. Infatti Egli mai commise peccato e sulla sua bocca non fu trovata giammai frode: maledetto non malediceva, maltrattato non minacciava, ma si abbandonava nelle mani di chi ingiustamente lo giudicava; egli nel suo corpo ha portato sulla croce i nostri peccati, affinché, morti al peccato, viviamo per la giustizia. Mediante le sue piaghe voi siete stati sanati. Poiché eravate come pecore disperse, ma adesso siete ritornati al Pastore e al Vescovo delle anime vostre.
    ALLELUIA
    Allelúia, allelúia
    Luc 24.35.
    Cognovérunt discípuli Dóminum Iesum in fractióne panis. Allelúia
    Ioannes 10:14.
    Ego sum pastor bonus: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meæ. Allelúia.
    Alleluia, alleluia
    I discepoli riconobbero il Signore Gesù alla frazione del pane. Alleluia.
    Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.Alleluia.
    EVANGELIUM
    Sequéntia ✠ sancti Evangélii secúndum Ioánnem.
    Ioann 10:11-16.
    In illo témpore: Dixit Iesus pharisaeis: Ego sum pastor bonus. Bonus pastor ánimam suam dat pro óvibus suis. Mercennárius autem et qui non est pastor, cuius non sunt oves própriæ, videt lupum veniéntem, et dimíttit oves et fugit: et lupus rapit et dispérgit oves: mercennárius autem fugit, quia mercennárius est et non pértinet ad eum de óvibus. Ego sum pastor bonus: et cognósco meas et cognóscunt me meæ. Sicut novit me Pater, et ego agnósco Patrem, et ánimam meam pono pro óvibus meis. Et alias oves hábeo, quæ non sunt ex hoc ovili: et illas opórtet me addúcere, et vocem meam áudient, et fiet unum ovíle et unus pastor.
    In quel tempo: Gesù disse ai Farisei: Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore. Il mercenario invece, e chi non è pastore, cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, e lascia le pecore, e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore: il mercenario fugge perché è mercenario, e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e queste conoscono me, come il Padre conosce me, ed io il Padre. Io do la vita per le mie pecore. E ho delle altre pecore, le quali non sono di quest’ovile: anche quelle occorre che io raduni, e ascolteranno la mia voce, e sarà un solo ovile e un solo pastore.
    Credo
    OFFERTORIUM
    Ps 62:2; 62.5
    Deus, Deus meus, ad te de luce vígilo: et in nómine tuo levábo manus meas, allelúia.
    Dio, Dio mio, fin dall’aurora ti cerco ansiosamente: e nel tuo nome alzerò le mie mani, alleluia.
    SECRETA
    Benedictiónem nobis, Dómine, cónferat salutárem sacra semper oblátio: ut, quod agit mystério, virtúte perfíciat.Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    O Signore, questa sacra offerta ci ottenga sempre una salutare benedizione, affinché quanto essa misticamente compie, effettivamente lo produca. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
    PRÆFATIO PASCHALIS
    Vere dignum et iustum est, æquum et salutáre: Te quidem, Dómine, omni témpore, sed in hoc potíssimum gloriósius prædicáre, cum Pascha nostrum immolátus est Christus. Ipse enim verus est Agnus, qui ábstulit peccáta mundi. Qui mortem nostram moriéndo destrúxit et vitam resurgéndo reparávit. Et ídeo cum Angelis et Archángelis, cum Thronis et Dominatiónibus cumque omni milítia coeléstis exércitus hymnum glóriæ tuæ cánimus, sine fine dicéntes
    È veramente degno e giusto, conveniente e salutare: Che Te, o Signore, esaltiamo in ogni tempo, ma ancor più gloriosamente in questo tempo in cui, nostro Agnello pasquale, si è immolato il Cristo. Egli infatti è il vero Agnello, che tolse i peccati del mondo. Che morendo distrusse la nostra morte, e risorgendo ristabilì la vita. E perciò con gli Angeli e gli Arcangeli, con i Troni e le Dominazioni, e con tutta la milizia dell’esercito celeste, cantiamo l’inno della tua gloria, dicendo senza fine
    COMMUNIO
    Ioannes 10:14.
    Ego sum pastor bonus, allelúia: et cognósco oves meas, et cognóscunt me meæ, allelúia, allelúia.
    Io sono il buon pastore, alleluia: conosco le mie pecore ed esse conoscono me,alleluia, alleluia.
    POSTCOMMUNIO
    Orémus.
    Præsta nobis, quaesumus, omnípotens Deus: ut, vivificatiónis tuæ grátiam consequéntes, in tuo semper múnere gloriémur. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.
    Preghiamo.
    Concedici, o Dio onnipotente, che avendo noi conseguito la grazia del tuo alimento vivificante, ci gloriamo sempre del tuo dono. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.”
    https://1.bp.blogspot.com/-Vydom7l-x...12372961_n.jpg






    “L'ANGOLO PATRISTICO
    • Sermone di san Leone Papa.
    Sermone 1 sull'Ascensione del Signore, dopo il principio.

    Carissimi, i giorni che sono trascorsi fra la risurrezione e l'ascensione del Signore non sono passati inutilmente, ma in essi sono stati confermati dei grandi sacramenti, e rivelati dei grandi misteri. In essi ci è stato tolto il timore d'una morte funesta, e non solo l'immortalità dell'anima, ma anche la risurrezione della carne ci è stata manifestata. In essi, mediante il soffio del Signore, lo Spirito Santo s'è diffuso in tutti gli Apostoli: e il beato Apostolo Pietro, innalzato su tutti, s'è visto affidare, dopo le chiavi del regno, la cura della greggia del Signore.
    In questi giorni il Signore si aggiunge come terzo compagno ai due discepoli per istrada e, a dissipare tutte le tenebre dei nostri dubbi, rimprovera a loro timorosi e trepidanti la lentezza a credere. I loro cuori, allora rischiarati, cominciano a sentire la fiamma della fede: e di tiepidi ch'essi erano, divengono pieni d'ardore, mentre il Signore scopre loro il senso delle Scritture. Mentre sono a tavola, allo spezzare del pane, si aprono anche i loro occhi: quanto più felicemente si aprirono allora gli occhi di costoro per vedere nella sua persona la glorificazione della loro propria natura, che quelli dei nostri progenitori per sentire la confusione che avevano meritata colla propria disobbedienza.
    Tuttavia nonostante questi fatti e altri miracoli, i discepoli rimanevano agitati da pensieri di timore, benché il Signore fosse apparso in mezzo a loro, ed avesse detto: «Pace a voi»: e perché non penetrasse nel loro spirito il dubbio che sorgeva nei loro cuori - perché credevano di vedere uno spirito, e non un corpo - egli mostra la falsità di questi pensieri sì poco conformi a verità: mette sotto gli occhi di essi che dubitavano ancora, i segni della sua crocifissione rimasti nelle sue mani e nei suoi piedi; e li invita ad osservarli attentamente e a toccarli. Le cicatrici delle ferite fatte dalla lancia e dai chiodi erano conservate per guarire le piaghe dei cuori infedeli: e perché si credesse non con fede vacillante, ma come oggetto d'una conoscenza certissima che questa stessa natura, che era stata deposta nel sepolcro, doveva assidersi col Figlio di Dio sul trono del Padre suo.
    • Omelia di san Gregorio Papa.
    Omelia 14 sui Vangeli.

    Avete udito, fratelli carissimi, dalla lettura del Vangelo un insegnamento che vi riguarda, e avete appreso ancora a quale prova noi pastori siamo sottoposti. Ecco, colui che è buono non per una grazia accidentale, ma per essenza, dice: «Io sono il buon pastore». E nel darci il modello di questa stessa bontà da imitare, aggiunge: «Il buon pastore dà la sua vita per le sue pecorelle». Egli ha fatto ciò che ha insegnato: ci ha dato l'esempio di ciò che ha comandato. Il buon pastore ha dato la sua vita per le sue pecore, al fine di convertire in nutrimento nel nostro sacramento, il suo corpo e il suo sangue, e di saziare con l'alimento della sua carne le pecore che aveva redento.
    La via che dobbiamo seguire, ad onta della morte, ci è stata mostrata; l'esempio al quale dobbiamo conformarci, ci è stato messo sott'occhio. Nostro primo dovere si è di impiegare caritatevolmente i nostri beni esteriori a favore delle pecore di lui: e poi, se sarà necessario, dare ancora la nostra vita per esse. Da questo primo grado di sacrificio, che è il più piccolo, si arriva fino all'ultimo ch'è il più grande. Ma siccome la vita è incomparabilmente più eccellente dei beni terreni, che ci sono esteriori: colui che non dà i suoi beni per le sue pecore, darà egli mai per esse la propria vita?
    E ci sono di quelli che amando più i beni della terra che le loro pecore, non meritano più il nome di pastore: e di questi subito si soggiunge: «Il mercenario invece, e chi non è pastore e padrone delle sue pecore, se vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge». Non pastore, ma mercenario vien chiamato chi pasce le pecore del Signore non per motivo di amore sincero, ma per vantaggi temporali. È un mercenario colui che tiene il luogo di pastore, ma non cerca il bene delle anime: colui che appetisce con avidità le comodità della vita presente, che si compiace dell'onore che è unito alla sua carica, si nutre di guadagni temporali e si rallegra dei riguardi che gli usano gli uomini.
    • Dalle «Omelie sui vangeli» di san Gregorio Magno papa.
    (Om. 14, 3-6; PL 76, 1129-1130)
    Cristo, buon Pastore.

    «Io sono il buon Pastore; conosco le mie pecore», cioè le amo, «e le mie pecore conoscono me» (Gv. 10:14). Come a dire apertamente: corrispondono all'amore di chi le ama. La conoscenza precede sempre l'amore della verità.
    Domandatevi, fratelli carissimi, se siete pecore del Signore, se lo conoscete, se conoscete il lume della verità. Parlo non solo della conoscenza della fede, ma anche di quella dell'amore; non del solo credere, ma anche dell'operare. L'evangelista Giovanni, infatti, spiega: «Chi dice: Conosco Dio, e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo» (1Gv. 2:4).
    Perciò in questo stesso passo il Signore subito soggiunge: «Come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e offro la vita per le pecore» (Gv. 10:15). Come se dicesse esplicitamente: da questo risulta che io conosco il Padre e sono conosciuto dal Padre, perché offro la mia vita per le mie pecore; cioè io dimostro in quale misura amo il Padre dall'amore con cui muoio per le pecore.
    Di queste pecore di nuovo dice: Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna (cfr. Gv. 10:14-16). Di esse aveva detto poco prima: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo» (Gv. 10:9). Entrerà cioè nella fede, uscirà dalla fede alla visione, dall'atto di credere alla contemplazione, e troverà i pascoli nel banchetto eterno.
    Le sue pecore troveranno i pascoli, perché chiunque lo segue con cuore semplice viene nutrito con un alimento eternamente fresco. Quali sono i pascoli di queste pecore, se non gli intimi gaudi del paradiso, ch'è eterna primavera? Infatti pascolo degli eletti è la presenza del volto di Dio, e mentre lo si contempla senza paura di perderlo, l'anima si sazia senza fine del cibo della vita.
    Cerchiamo, quindi, fratelli carissimi, questi pascoli, nei quali possiamo gioire in compagnia di tanti concittadini. La stessa gioia di coloro che sono felici ci attiri. Ravviviamo, fratelli, il nostro spirito. S'infervori la fede in ciò che ha creduto. I nostri desideri s'infiammino per i beni superni. In tal modo amare sarà già un camminare.
    Nessuna contrarietà ci distolga dalla gioia della festa interiore, perché se qualcuno desidera raggiungere la mèta stabilita, nessuna asperità del cammino varrà a trattenerlo. Nessuna prosperità ci seduca con le sue lusinghe, perché sciocco è quel viaggiatore che durante il suo percorso si ferma a guardare i bei prati e dimentica di andare là dove aveva intenzione di arrivare.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...4e&oe=5D3136B3










    «Le origini apostolico-patristiche della Messa tridentina »
    https://gloria.tv/article/2dwpBSwHp8BTCvFV4edbMyNgW
    «La Messa “tridentina” non è stata inventata da san Pio V né dal Concilio di Trento, ma risale ai tempi apostolici. La Liturgia, infatti, non è l’espressione d’un sentimento del fedele, ma è “la” preghiera ufficiale della Chiesa; è Dogma pregato. Essa racchiude qualcosa di eterno non costruito da mano umana. «Ecce ego vobiscum sum», dice Cristo alla sua Chiesa (Mt 28,20).»
    https://image-media.gloria.tv/bonifa...vn5ebfz7zs.jpg


    Come rispondere a chi obietta che anche la Messa Tridentina fu una Messa ?nuova?? ? Il Cammino dei Tre Sentieri

    «Come rispondere a chi obietta che anche la Messa Tridentina fu una Messa “nuova”?
    C’è chi dice che la Messa Tridentina sarebbe stata una “novità”, per cui, novità per novità, perché non accettare anche la “novità” del Novus Ordo?
    In realtà la Messa Tridentina non fu una “novità”, quindi non è appropriato definirla “tridentina”. Da qui la preferenza per definizioni come “Rito Romano Antico” o “Rito Gregoriano”. Infatti, ciò che il Concilio di Trento e san Pio V (1504-1572) si limitarono a fare fu una piccola riforma di un rito che aveva origini apostoliche. Insomma, san Pio V non inventò nulla. Questi promulgò sì un messale a seguito del Concilio di Trento, ma in realtà non fece altro che fissare e circoscrivere sapientemente un rito già in uso nel contesto cattolico da secoli e secoli. Un rito che risaliva almeno (è bene sottolineare “almeno") da mille anni, precisamente da papa Gregorio Magno (540-604). Ed ecco perché la definizione precisa è: Rito Romano Antico o Rito Gregoriano.
    San Pio V con il suo messale guardò in un certo senso indietro. Egli abolì tutti i riti liturgici che non potevano vantare più di due secoli di antichità, a causa del fatto che da tempo serpeggiavano errori dottrinali nella Chiesa; errori che avevano portato all’avvento dell’eresia protestante. Vi era, insomma, il serio sospetto che le novità introdotte nel rito della Messa a partire dall’Umanesimo e dal Rinascimento fossero segnate, almeno implicitamente, dal pericolo di eresia.
    Così san Pio V salvò tutti i riti più antichi (Ambrosiano, Mozarabico, Cartusiano, Domenicano) e restituì alla Chiesa latina, nella sua purezza di Tradizione Apostolica, il Messale Romano, il cui Canone, per attestazione di tutti risale all’apostolo Pietro.»


    “La Messa di sempre”
    :: Corsia dei Servi :: La Messa di sempre
    http://www.corsiadeiservi.it/it/defa...sp?page_id=183


    https://www.sanpiox.it/archivio/imag..._sempre_cp.jpg




    http://www.effedieffe.com/
    https://www.effedieffeshop.com/produ...+Signore~.html
    «Come Cristo ha celebrato la prima Messa (o l’Ultima Cena del Signore).

    Un’opera capace di ridonare al pensiero cattolico la sua perfetta fisionomia storica.
    Come Cristo ha celebrato la Prima Messa mostra come le tradizioni cattoliche — in particolare quelle liturgiche — risalgano fino ad Adamo. Si tratta di uno dei libri più informativi, ispirati e sorprendenti che il lettore potrà mai incontrare su tale argomento. L’autore dimostra come la Messa tradizionale riassuma l’intero culto del Vecchio Testamento iniziato da prima del diluvio, con Adamo ed Abele, e termini con l’Ultima Cena, e come anche i più minuti dettagli della nostra Messa cattolica tradizionale siano stati utilizzati da Cristo nella prima Messa celebrata nel Cenacolo, e come siano giunti ai nostri giorni con lo stesso significato simbolico che ebbero in origine. Padre Meagher approfondisce la storia e la tradizione di ogni aspetto del culto ebraico, mostrando chiaramente come il Signore abbia tutto ripreso, innalzato e completato nella bella liturgia che noi chiamiamo “Messa”.
    Il testo è ricolmo di aneddoti interessanti — in ogni paragrafo — che tutti i cattolici dovrebbero conoscere, specialmente sul significato che risiede dietro ogni aspetto del Santo Sacrificio. Tra i molti punti avvincenti, quest’opera spiega i seguenti: la vita di Adamo ed Eva e come popolarono la terra; come veniva preparato l’agnello pasquale dell’antica alleanza e in che modo simboleggiava la morte di Cristo e la Santa Eucaristia; perché tutti i fedeli del Tempio guardavano verso il Calvario; perché il Calvario è stato chiamato il “luogo del Cranio”; l’incredibile storia legata al Cenacolo; in qual modo Cristo disse la Prima Messa e quali vesti indossò; come Cristo incluse gli elementi principali del sacrificio del Tempio e del culto della sinagoga nella nostra Messa; come l’architettura delle chiese cattoliche sia basata sul Vecchio Testamento e sul Tempio; l’origine del Calice utilizzato da Cristo in occasione della Prima Messa e cosa ne è stato di esso, e tanto altro ancora.
    • L'ultima Cena del Signore (invito alla lettura)
    Padre Meagher dimostra che fin dal principio la Messa si celebrò sulla base di una liturgia pressoché identica a quella del nostro tempo. Non vennero inserite aggiunte sostanziali rispetto all’età apostolica, revisioni o correzioni, ma solo piccoli ampliamenti a quell’Ordinario della Messa, che a partire da San Pietro ci è stato tramandato e che gli Apostoli ricevettero direttamente da Nostro Signore.

    Come Cristo ha celebrato la Prima Messa ha qualcosa per tutti, ad ogni livello — dal principiante fino allo studioso —, ed è un libro destinato a cambiare la prospettiva di molte persone.
    Rev. Fr. James L. Meagher, sacerdote americano vissuto a cavallo tra i due secoli (1848-1920), nominato ‘Dottore in teologia’ da papa Leone XIII, è stato un celebre autore di numerosi testi di liturgia e storia tradizionale.»
    https://www.effedieffeshop.com/pimag...a-big-2207.jpg











    https://www.SaintAmedee.ch
    https://www.facebook.com/SaintAmedee/
    «Intransigeants sur la doctrine ; charitables dans l'évangélisation [Non Una Cum].»
    “Mieux vaut une petite œuvre dans la Vérité, qu’une grande dans l’erreur.”

    Messes :: Ligue Saint Amédée
    http://liguesaintamedee.ch/messes

    «Mois de mai : mois de Marie.
    Nous conseillons cette page qui explique bien comment prier le Rosaire.
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...60&oe=5D733A16
    http://www.fatima.be/fr/sanctus/prieres/rosaire.php»


    “Deuxième Dimanche après Pâques.”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...9e&oe=5D2FDC29

    “Sermon du Père Joseph-Marie Mercier pour le Deuxième Dimanche après Pâques.
    http://prieure2bethleem.org/predica/...ril.mp3”
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net...c9&oe=5D5C843A


    5 mai : Saint Pie V, Pape (1504-1572) :: Ligue Saint Amédée
    “5 mai : Saint Pie V, Pape (1504-1572).”
    http://liguesaintamedee.ch/applicati..._San_Pio_V.jpg






    SAN PIO V, ORA PRO NOBIS!!!
    COR JESU SACRATISSIMUM, MISERERE NOBIS!!!
    AVE MARIA!!! REGINA COELI, LAETARE, ALLELUIA!!!
    CHRISTUS VINCIT, CHRISTUS REGNAT, CHRISTUS IMPERAT!!!

    Luca, SURSUM CORDA – HABEMUS AD DOMINUM!!!
    ADDIO GIUSEPPE, mio caro fratello di sangue e spirito, sono LUCA e nel mio CUORE sarai sempre PRESENTE!
    NOI 2 insieme, uniti OLTRE LA MORTE ed il tragico DESTINO SIA IN TERRA CHE IN CIELO, per SEMPRE VEDREMO LA LUCE - SURSUM CORDA!

 

 

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