
Originariamente Scritto da
tolomeo
una breve lettura per farvi riflettere su cosa sia forse una "persona", e se gli "scientisti" (non gli scienziati) di oggi possono dare una risposta a questa domanda.
Un problema filosofico, non scientifico
Poco prima di morire, il biochimico
Erwin Chargaff disse che “la parola
‘anima’ è perduta per sempre. Ma è contro
questi misteri che la tanto osannata genetica
andrà a sfracellarsi. Cercare di capire cosa
fa respirare l’uomo significa farlo cessare
di respirare”. Quest’aruspice della Vienna
ebraica sapeva che una scienza chiusa
nella non dimostrabilità dell’anima era più
rassicurante di una che tenta di scannerizzarla.
Il neodarwinismo, vittima della propria
iridescente decadenza, vuole dimostrare
che la coscienza è un fenomeno biologico,
al pari della digestione e del battito
cardiaco, come il cloruro di cesio. Ma se fosse
così, potremmo riflettere su noi stessi?
Quale agglomerato chimico potrebbe elaborare
un giudizio morale? Il teologo inglese
Keith Ward liquida la neuroetica come
l’ultima beffa scientifica: “Inizia a spiegare
il mondo e finisce per vederlo come un’illusione”.
Secondo il saggista di New Republic
Leon Wieseltier “questo scientismo, secondo
cui la scienza può spiegare l’intera condizione
umana, mentale e fisica, è una delle
superstizioni nel nostro tempo”. Per il
biologo del disegno intelligente, Michael
Behe, “non c’è relazione fra scienza e coscienza.
La scienza espande la conoscenza,
dandoci l’opportunità di fare la cosa giusta.
Ma non può dirci cosa è bene e male”.
Non si trova nei neuroni il principio del
comandamento “non uccidere”. Così il filosofo
inglese Roger Scruton: “Il problema
della coscienza è filosofico, non scientifico.
Possiamo osservare i processi cerebrali, i
neuroni e le sinapsi, mai la coscienza”. E
l’anziano filosofo ateo Anthony Flew: “Parlare
di coscienza significa parlare di fede e
di comportamento umano, materia che la
scienza non può investigare”. Siamo di fronte
a una prestidigitazione pseudoscientifica,
secondo cui l’omosessuale ha un “gene
gay”, la violenza dipende da un Dna criminale,
la donna che squadra il vuoto ha il gene
della depressione e il bevitore quello
dell’alcolismo. Adam Sedgwick, mentore di
dell’“Origine delle specie” scrisse una lettera
all’allievo: “C’è una parte morale-metafisica
della natura e una fisica. Tu ignori
il collegamento. Se fosse possibile romperlo
(e grazie a Dio non lo è), l’umanità
soffrirebbe di un danno che potrebbe brutalizzarla”.
La biopsia della coscienza, tirata
a lustro sotto il prefisso neuro, svilisce
l’uomo raffigurandolo come un pezzo di
Dna in un involucro di membrana e mucosa.
Vita fertilizzata, ispezionata, compressa,
iniettata, testata, gradata e approvata.
François Jacob scrisse che “l’introduzione
del contingente nel mondo vivente, a opera
di Darwin e Wallace, rappresenta per la
biologia il ‘tutto è permesso’ di Ivan Karamazov”.
Tutto infatti è stato detto. Richard
Hernstein e Charles Murray nel 1994 annunciarono
che gli scarsi risultati degli
afroamericani nei test scolastici avevano
una componente genetica. Bruce Lahn ha
scoperto segni di recente evoluzione nel
cervello di alcuni gruppi etnici, legando
razza e intelligenza. E gli evoluzionisti Gregory
Cochran e Henry Harpending hanno
cercato di svelare la natura genetica dell’intelligenza
ebraica, legandola all’abilità
finanziaria.
Se l’origine di felicità e tristezza, virtù e
vizio, affonda nel pantano biologico, rivolgiamoci
alla farmacologia e all’ingegneria
molecolare per trovare consolazione alla
nostra angoscia. E alla stupidità, stando a
sir James Watson, il Nobel che invita a “curare”
geneticamente i bambini “stupidi”.
Oltre un certo limite, la visione scientista
diventa un basilisco che uccide ciò che vede
e vede uccidendo. Ma se si vede attraverso
tutto, tutto diventa trasparente. Come
la lastra cerebrale di quell’incosciente di
Terri Schiavo. Avvelenata da una scienza
colposa inghiottita dentro gli anatemi del
cugino di Darwin, Francis Galton, che trascorse
la vita fra i teschi. Quando i vorticosi
dervisci neuronali raggiungeranno il culmine
della frenesia, forse ci diranno che la
causa della guerra di Bosnia si trova nella
serotonina di Karadzic e Mladic.