



è ovvio che queste persone, in grado di rischiare in prima persona, abbia qualcosa in più di chi sta dietro a pianificare.
è ovvio che chi ha avuto queste caratteristiche, non solo ha vinto battaglie, ma ha addirttura superato ostacoli immensi e a volte ha trionfato in casi che sembravano sconfitte matematiche.
e oltre ad alessandro, ricordo anche garibaldi per esempio.


decisamente.


Non pensare io non tenga in debito conto il ruolo della metodologia del sistema economico nella costituzione e nella tenuta di un ordinamento sociale e nella costruzione di una macchina bellica efficiente. Non riconosco però all'economia quel ruolo centrale che occupa nella filosofia marxiana ed anzi ovesciando sostanzialmente la teoria marxiana la ritengo fortemente legata la cultura e dei rapporti sociali. Sulle cause della caduta di Roma ci troviamo in linea di massima d'accordo, la crisi dell'economia e della società romana impediva all'Impero di mettere in campo un esercito efficiente. Non mi trovo per nulla d'accordo sulla tua teoria sulle conquiste di Alessandro: la Persia aveva rispetto alla Macedonia risorse economiche e militari enormemente superiori, nè a dispetto delle lotte per la successione vi erano i segni di una grave crisi sociale. Le falangi macedoni si dimostrarono semplicemente enormemente superiori sul campo di battaglia, vincendo nonostante la netta inferiorità numerica. La Germania perse perchè prima ancora di veder distrutta la sua capacità produttiva dovette condurre una lotta impari contro forze numericamente soverchianti, questo in un'epoca in cui la quantità sui campi di battaglia riusciva a compensare le differenze qualitative.


Cioé sono la cultura e i rapporti sociali ad influire su quelli produttivi?
Concordo che una retroattività di feedback vi sia, però non credo che i rapporti sociali siano trainanti, al limite influenti.
Sì, però non ho capito la tua posizione sul perché è caduto l'impero. O meglio collassato.Sulle cause della caduta di Roma ci troviamo in linea di massima d'accordo, la crisi dell'economia e della società romana impediva all'Impero di mettere in campo un esercito efficiente.
Approfondirò i passaggi storici, ora come ora non ho strumenti sufficientemente validi per confutare ciò. Credo che comunque la disponibilità ampia in termini di massima di risorse non significhi automaticamente la capacità di concentrarle in un solo punto spazio temporale in maniera efficace. Avere tanta roba sparsa non è tanto utile se ti attaccano in maniera concentrata.Non mi trovo per nulla d'accordo sulla tua teoria sulle conquiste di Alessandro: la Persia aveva rispetto alla Macedonia risorse economiche e militari enormemente superiori, nè a dispetto delle lotte per la successione vi erano i segni di una grave crisi sociale.
Sì, nessuno storico serio credo obietti su questo.Le falangi macedoni si dimostrarono semplicemente enormemente superiori sul campo di battaglia, vincendo nonostante la netta inferiorità numerica.
Sì, ma astraendo mi interessava fare notare che vince chi produce di più, come nel Risiko. Guarda la sesta armata in Russia...La Germania perse perchè prima ancora di veder distrutta la sua capacità produttiva dovette condurre una lotta impari contro forze numericamente soverchianti, questo in un'epoca in cui la quantità sui campi di battaglia riusciva a compensare le differenze qualitative.


In questo la penso esattamente all'opposto di te.
Non riesco a dare una risposta semplice e chiara su di un argomento così complesso, anche perchè al collasso dell'istituzione politica non è corrisposta una significativa trasformazione dei rapporti sociali ed economici, almeno nei primi tempi. Sicuramente determinanti furono le riforme di Diocleziano e Costantino che portarono ad aumento della pressione fiscale che risultò insostenibile per gran parte della popolazione dell'impero, ma bisogna andare anche ad analizzare nelle cause sociali, come gli effetti diffusione del cristianesimo sulla lealtà dei cittadini al le istituzioni.
Pienamente d'accordo. La capacità di spostamento degli eserciti era allora estremamente limitata. C'è da dire però che le campagne di Alessandro si protrassero molo a lungo nel tempo, e che Dario ebbe modo di mettere in campo numerosi eserciti, tutti regolarmente sconfitti.
Nelle guerre del XX secolo è stato sicuramente così, in altre epoche funzionava diversamente.


diciamo che un punto di non ritorno lo ha segnato la prima guerra mondiale.
come sostiene Jünger ne "le tempeste d'acciaio", il soldato, il milite ignoto, diventa lo strumento dell'arma, e non viceversa, come era sempre stato.
ecco quinci che i valori guerrieri passano in secondo piano di fronte a bombardamenti, armi chimiche, carri armati.


emiliano, gli adulti stanno discutendo di cose serie. vai in camera tua a giocare con big jim.
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