Nancy Pelosi
Il «pericolo rosso» speaker della Camera
Ha unificato il partito non solo in contrapposizione a Bush, ma con una pur timida visione politica alternativa.
Andrea Rocco
Un altro «glass ceiling» della politica americana, uno di quei «soffitti di vetro» che sembrano non esserci, ma che continuano a tenere le donne in ruoli e posizioni di subordine è andato in frantumi. E un'altra volta per mano di una signora di lontana origine italiana, nata a Baltimora e cresciuta a San Francisco. Nancy Pelosi, 62 anni, nel prossimo gennaio diventerà la prima donna speaker (in pratica Presidente) della Camera dei Rappresentanti. Era già entrata nella storia parlamentare statunitense quanto nel gennaio del 2003 era diventata la prima donna a capo di un gruppo parlamentare di minoranza. Ora sarà anche la seconda, dopo il vicepresidente Dick Cheney, nella «linea di successione» a George W. Bush nel caso lo stesso non potesse esercitare il suo ruolo. Mai una donna era arrivata ad una carica istituzionale di tale livello negli Usa.
Nancy Pelosi quella carica se la merita tutta. A lei viene quasi unanimemente riconosciuto un ruolo primario nella conduzione di una campagna elettorale finalmente senza sbavature, senza o con pochissimi di quei gesti di autolesionismo a cui ormai l'elettorato democratico era abituato. Ha dimostrato eccellenza in quella che è diventata la virtù più richiesta nella politica americana, ovvero la capacità di raccogliere quattrini, di ammassare milioni di dollari (in questa campagna ce ne sono voluti più di 100) per «andare in pari» con i ricchissimi repubblicani e creare un equilibrio sul terreno della comunicazione. Ha unificato il partito non solo sulle parole d'ordine della contrapposizione a Bush, ma iniziando a delineare una sia pure timida visione politica alternativa.
Il suo slogan e programma «New Direction for America» non è una edizione rivista e aggiornata della svolta centrista del clintoniano Democratic Leadership Council, ma un progetto centrato su aumenti del salario minimo, diminuzione delle spese mediche a carico dei meno abbienti e, soprattutto, una svolta netta nella questione Iraq. Figlia di Tommy D'Alesandro (la seconda esse è probabilmente ancora da qualche parte a Ellis Island), leggendario deputato democratico del Maryland, fedelissimo di Roosevelt e popolare sindaco di Baltimora, Nancy è emigrata a San Francisco al seguito del marito Paul Pelosi, un businessman di un certo successo. Qui ha scalato le cariche del partito Democratico, prima a livello locale e poi sulla scena nazionale, dopo l'elezione alla Camera nel 1986.
Sempre restando una liberal senza pentimenti e con coraggio: cattolica, ma favorevole all'aborto, una delle pochissime politiche americane a dichiararsi contro la pena di morte, favorevole a misure dure contro il possesso delle armi, ad una riforma in senso progressista del welfare, alla distribuzione di siringhe ai tossicodipendenti, ai pieni diritti per i gay. È stata tra i rarissimi parlamentari democratici a votare contro la prima Guerra del Golfo e contro la risoluzione del 2002 che dava a Bush il potere di invadere l'Iraq. Ce n'è abbastanza per farne una specie di «pericolo rosso» per i repubblicani che infatti hanno usato lei per tutto il corso della campagna elettorale come simbolo dei peggiori vizi liberal e per chiamare a raccolta la propria base di elettori conservatori. E non sono andati con la mano leggera. L'hanno accusata di essere una «testa vuota», un «peso leggero», un'amica di gay e lesbiche, una «codarda» sulle questioni della sicurezza nazionale. Lei ha risposto raddoppiando l'impegno, mantenendo una ferrea, e a volte sofferta, disciplina tra le file del suo partito e accumulando un arsenale di armi finanziarie. Il risultato è stato la grande vittoria del 7 novembre.http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano...006/art28.html
In Italia ce n'è ancora molta di strada da fare per vedere una donna che assuma una tale responsabilità e non per gentile concessione, per immagine o per "quote" ma per capacità e autonomia di giudizio. Questa in Italia farebbe troppa paura.




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