Cari amici,
in attesa che arrivi gennaio, come ci ha chiesto Romano, vi propongo in visione queste informazioni che ho scovato durante una delle mie navigazioni telematiche su un remoto sito
sperduto, "Ripensaremarx", cui collabora La Grassa.
Ve le propongo perchè offrono interessanti spunti di riflessione.
Il dubbio che ci viene è questo. Non vi pare che ci sia un piccolo conflitto di interessi quando un consulente Goldman Sachs divenuto presidente IRI, per quanto ex, decida della vendita alla Unilever della Bertolli, allorchè la nota merchant bank (dalla quale lui ha preso parecchi "danè") ne è l’advisor? E, soprattutto, perché la sinistra ha come leader un campione degli affari che ha lavorato per Goldman Sachs International, General Electric e la Pacific Telesis International.
Occorre non dimenticare che nella ormai famigerata stagione dei furbetti del quartierino Fiorani aveva già in mano il controllo della Banca Antoveneta (contesa anche dagli olandesi della Abn-Ambro). All'inizio di agosto Fiorani si trovava, invece, sotto inchiesta da parte della magistratura, con le azioni Antoveneta sequestrate, e dopo poco, sarà costretto alle dimissioni da tutte le sue cariche nel gruppo Banca Popolare di Lodi. La Abn-Ambro riuscirà nell'impresa (ormai disperata) di scalare la banca italiana. Vogliamo, allora, insinuare qualche altro dubbio: Mario Draghi, quando si dimise da direttore generale del Tesoro e da responsabile delle privatizzazioni, divenne vice presidenteGoldman Sachs International. In quel periodo, la merchant bank svolse il ruolo di avisor di Abn-Ambro. Si può dire, alla fine, che il clima generale era davvero poco favorevole ai neofiti della finanza di "quartiere", mentre qualcuno affondava gli altri ricevevano promozioni di gran prestigio.
Alcune fonti di informazione hanno fatto riferimento alla proprietà di una società di consulenza a responsabilità limitata (la ASE Analisi e Studi Economici s.r.l.) da parte di Romano Prodi e di sua moglie Flavia Franzoni Prodi.
Secondo tali fonti, Romano Prodi avrebbe presentato dichiarazioni dei redditi incomplete in quanto nei primi anni novanta avrebbe ricevuto, tramite la ASE, un milione e 400.000 sterline dalle società Goldman Sachs e Unilever. I pagamenti ipotizzati sono stati collegati alla privatizzazione di Cirio-Bertolli-De Rica avvenuta nel 1993, anno in cui Prodi era presidente dell’IRI, sulla base del fatto che la Goldman Sachs ha svolto un ruolo centrale come consulente nella vendita e che la Unilever vi figura fra i principali beneficiari.
A Romano Prodi è stato addebitato anche il fatto di aver omesso di dichiarare la proprietà della ASE nei suoi due mandati alla presidenza dell’IRI (in due riprese, dal 1982 al 1989 e dal maggio 1993 all’aprile 1994) e nel periodo in cui ha ricoperto la carica di Presidente del Consiglio dei ministri (dal maggio 1996 all’ottobre 1998).
Questi addebiti sono privi di ogni fondamento. Tuttavia, nello spirito della più totale trasparenza, Romano Prodi ha deciso di rendere pubbliche le seguenti informazioni.
1. Dichiarazioni dei redditi di Romano Prodi e della ASE
Tutti i redditi risultanti dalle attività professionali di Romano Prodi sono stati debitamente dichiarati alle autorità fiscali nazionali. I redditi derivanti da attività che prevedevano ricerche economiche particolari sono passati attraverso la ASE (a cui Prodi fatturava le proprie prestazioni) e quindi dichiarati dalla ASE stessa (si veda la Tabella 1). I redditi collegati alle attività personali di Romano Prodi come membro di comitati consultivi, come economista che prestava opera di consulenza alla ASE, come autore o in ogni altra forma individuale, sono stati inseriti direttamente da Romano Prodi nelle sue dichiarazioni dei redditi personali (si veda la Tabella 2).
2. Le attività professionali di Romano Prodi
Romano Prodi è stato nominato Presidente dell’IRI per la seconda volta nel maggio 1993. Lo stesso giorno in cui ha assunto l’incarico, Prodi ha interrotto tutta la sua attività professionale e si è dimesso da tutti i comitati consultivi. Inoltre, ha bloccato ogni attività di consulenza svolta dalla ASE.
Nel 1995, Romano Prodi ha deciso di entrare in politica. Come conseguenza, prima di assumere qualsiasi incarico pubblico e benché non fosse richiesto dalla legge, ha deciso di abbandonare di nuovo qualsiasi attività professionale, sia direttamente che tramite la ASE.
Da quella data, le attività della ASE si sono limitate alla raccolta dei pagamenti dovuti per attività precedenti.
3. La società ASE
La società è stata fondata il 15 febbraio 1990 dalla FIN. GI. Srl. L’11 ottobre 1990 Romano Prodi e Flavia Franzoni Prodi hanno acquistato quote per l’intero capitale della società. La decisione formale di mettere il liquidazione la ASE è stata presa il 12 dicembre 1997.Prodi ha utilizzato la società per gestire in modo razionale il lavoro di consulenza suo e di sua moglie nei periodi in cui non rivestiva incarichi pubblici. Il fatto che si siano registrati degli incassi mentre Prodi rivestiva incarichi pubblici si deve esclusivamente a ritardi di pagamento. Nei periodi in cui era Presidente dell’IRI o Presidente del Consiglio, Romano Prodi non ha svolto alcuna attività di consulenza o di ricerca.
Le spese della società sono consistite essenzialmente nell’acquisto di un ufficio a Bologna tramite un contratto di leasing e in corrispettivi per consulenze prestate da terzi. Inoltre, Romano Prodi e la signora Franzoni hanno fatturato il loro lavoro individuale all’impresa. I pagamenti percepiti dalla ASE hanno naturalmente concorso alla formazione del loro reddito personale e come tali sono stati soggetti alle normali imposte.
In risposta alle illazioni giornalistiche e in seguito all’inchiesta condotta dalla Polizia Tributaria sull’impresa, le autorità giudiziarie hanno concluso che le attività di Romano Prodi e della società sono state condotte nella più completa regolarità.
Le Tabelle 3 e 4 comprendono altre informazioni particolareggiate sulla ASE. Esse dimostrano che alcuni organi di informazione hanno gonfiato oltre misura le cifre relative alle consulenze prestate dalla società nel 1991, nel 1992 e nel 1993.
4. I clienti della ASE
La ASE ha fornito consulenza a diversi clienti. Fra i più importanti figurano la Goldman Sachs International, la General Electric e la Pacific Telesis International. L’Unilever non è mai stata cliente della ASE (si veda la Tabella 5).
5. Dichiarazione di proprietà della ASE
Il fatto che i coniugi Prodi fossero proprietari della ASE è di pubblico dominio in quanto, secondo la legislazione italiana, i dati relativi alla proprietà di quote in società a responsabilità limitata sono pubblici. Questi dati vengono notificati al Registro delle imprese e da esso registrati e possono essere consultati da qualsiasi parte interessata.
Quando Romano Prodi è stato nominato Presidente dell’IRI e, in seguito, Presidente del Consiglio, egli era tenuto, ai sensi della legislazione in vigore, a fornire annualmente tutte le informazioni relative ai cambiamenti del suo stato patrimoniale e ai redditi percepiti. Poiché l’entità della sua partecipazione nella ASE è rimasta inalterata e poiché la società non ha prodotto alcun reddito per Romano Prodi come socio fino al 1997, non è mai stato necessario dichiarare la proprietà della ASE. In quegli anni (si veda la Tabella 3) la società non ha distribuito i profitti ai soci ma li ha reinvestiti nelle riserve societarie al fine di costituire una base finanziaria per le sue attività future.
6. Romano Prodi come "advisory director" della Unilever
A decorrere dal 2 maggio 1990, Romano Prodi è stato nominato "advisory director" ("direttore consultivo") di Unilever NV e Unilever PLC.
Lo statuto sociale di Unilever prevede espressamente che gli "advisory directors" non abbiano potere di voto in alcuna delle riunioni del Consiglio di amministrazione alle quali partecipano.
Lo stesso statuto riassume così il ruolo degli "advisory directors": "fornire consulenza sugli affari industriali, politici, sociali, economici, finanziari e di altra natura di Unilever al Consiglio di amministrazione in generale e al Comitato speciale in particolare".
Quando Prodi faceva parte del gruppo degli "advisory directors"gli altri componenti erano Frits Fentener van Vlissingen, Sir Robert Haslam, Sir Brian Hayes, Dr François-Xavier Ortoli, Mr Donald Petersen, Dr Onno Ruding e il Dr Dieter Spethmann.
I redditi che Romano Prodi ha percepito dall’attività di "advisory director" di Unilever sono stati debitamente inseriti nelle sue dichiarazioni dei redditi dal 1990 al 1995 (si veda la Tabella 2). Il 20 maggio 1993, in seguito alla sua nomina come Presidente dell’IRI, Romano Prodi si è dimesso dalla posizione di "advisory director" di Unilever.
7. La privatizzazione di Cirio-Bertolli-De Rica
Nel maggio 1993, Romano Prodi è stato nominato per la seconda volta Presidente dell’IRI con il mandato di procedere a un vasto programma di privatizzazioni.
Nell’ottobre 1993, l’IRI ha venduto la Cirio-Bertolli-De Rica (CBD), un’impresa alimentare che operava nei settori dei pomodori, del latte e dell’olio, alla Fisvi.
La vendita si è svolta sulla base delle disposizioni contenute in una decisione formale del Comitato Interministeriale per la Politica Economica e seguendo una lunga procedura iniziata con un’offerta pubblica.
L’IRI era assistita da Wasserstein Perella. Pasfin e il Consiglio della Borsa Valori di Milano vennero incaricati della valutazione finanziaria della CBD.
Dopo aver acquistato la CBD dall’IRI, la Fisvi ha venduto separatamente alla Unilever il settore dell’olio, cioè la Bertolli.
Nell’acquisizione, la Unilever era assistita dalla Goldman Sachs.
In seguito agli addebiti formulati in alcuni articoli di stampa, le autorità giudiziarie italiane avviarono un’indagine formale sulla vendita della Cirio-Bertolli-De Rica da parte dell’IRI e sul ruolo svolto in essa da Romano Prodi.
Il 22 dicembre 1997, il giudice Eduardo Landi del Tribunale di Roma, Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, chiuse il procedimento dichiarando il non luogo a procedere nei confronti di Prodi perché "il fatto non sussiste". "Come è stato evidenziato dalla perizia collegiale", scrisse il giudice Landi, "non si è realizzato un danno per l’IRI o un profitto per la FI.SVI." in quanto il prezzo concordato era congruo. La vendita separata dei diversi settori della CBD (cioè olio, latte e pomodori) "in base alle offerte presentate, avrebbe portato ad un risultato economico peggiore per l’IRI rispetto a quello ottenuto". "L’IRI ha condotto l’operazione conformandosi alla "ratio" delle disposizioni normative, legali e regolamentari".




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