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Discussione: Cos'è che va detto?

  1. #71
    anarchico
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    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Dio diventa una necessità quando il pensiero Greco comincia a testimoniare esplicitamente la distanza infinita tra l'essere e il nulla..e a ritenere, con Platone, che l'esperienza debba testimoniare l'oscillazione tra i due termini..la necessità scaturisce cioè da un preciso disegno teoretico..se infatti le cose si generano dal niente allora il niente è un positivo significare..per evitare una tale assurdità la filosofia evoca il luogo da cui ogni cosa proviene e in cui è ricondotta nella sua essenza..il luogo nella quale è sempre salva e conservata..spogliandosi unicamente dell'accidentale..questo luogo è al contempo l'imperituro, eterno, immutabile e la legge che regola l'oscillazione..la storia della metafisica è la storia di un progressivo rigorizzarsi dei tratti caratteristici dell'immutabile..sul fondamento tuttavia di una comprensione inautentica del significato dell'essere..
    Non so che idea tu abbia di una di-mostrazione oggettiva di Dio..il punto è piuttosto che se il divenire è inteso come lo sporgere dal nulla da parte degli eventi e il loro progressivo ritornarci allora Dio non è una questione di fede..ma di assoluta necessità..sino a quando non si capisce che la sua presenza..che dovrebbe salvaguardare il mutare della realtà (o piuttosto il senso, l'interpretazione che il mortale attribuisce a tale mutare) rende a sua volta impossibile questo stesso oscillare..e il cuore della filosofia attuale ha il compito appunto di rilevare questa coerenza e di restituire la trasformazione del mondo alla sua innocenza originaria..anche la proposta di Nietzsche incitava a rimanere fedeli alla terra e a non dare ascolto a coloro che parlano di sovrumane speranze..avvelenatori dell'anima..
    Il Dio nel quale credi rappresenta la suprema realtà non duale degli advaitavada ?.

  2. #72
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    Predefinito Riferimento: Cos'è che va detto?

    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    ..il comprendere che tale contemplazione è contemplazione di noi stessi..che non vi è alcuna distinzione tra l'eterno e il caduco, lo stante e il diveniente, l'epistème e la realtà accidentale sulla quale l'epistème si impone..la più elevata teofania impallidisce in confronto..come l'ombra degli abissi marini si oppone al bagliore insostenibile del sole..
    Ovviamente se qualcuno decidessere di appendere per i piedi Platone in qualità di sofista (o per qualsiasi altro motivo) lui non se ne lamenterà dall'alto della sua consapevolezza di "super-dio" severiniano.

  3. #73
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    Citazione Originariamente Scritto da eq... Visualizza Messaggio
    A me pare che il paradiso del Platy manchi del concetto di Giustizia, ma se glielo faccio notare so già che mi dirà che la giustizia è un concetto umano che quando oltrepasseremo se lo "concepiremo" sarà completamente altro rispetto a quello che possiamo pensare nel nostro isolamento.

    Solo che sto pensiero a parole sue viene meglio. :giagia:
    Dipende dal significato che attribuisci al termine giustizia..perchè ogni significato possibile dovrà prima o poi fare i conti con l'autentica, originaria, fondamentale Giustizia..cioè il non isolamento..la non identificazione dei non identici..isolamento e identificazione che rappresentano la Vera Ingiustizia originaria..il terreno basilare sul fondamento del quale può crescere ogni ingiustizia..
    Cosa intende il mortale per ingiustizia? il comportarsi non conformemente alla Verità..ma che ne sa il mortale della verità? nulla..proprio perchè il mortale vive la non-verità..e ciò che crede sia giusto è a sua volta ingiusto..proprio perchè lo nomina quando ormai l'errore è già compiuto..infatti sia il senso del giusto che quello dell'ingiusto scaturiscono dall'Ingiusto..cioè dalla fede che l'uomo sia un centro di forze in grado di mobilitare consapevolmente e volontariamente mezzi..
    Il mortale non può dire cosa sia la giustizia..proprio perchè sul fondamento della fede nel divenire ogni eterno è impossibile..cioè il fondamento della giustizia è la fede..ma ogni fede è violenza..proprio perchè tratta ciò che oscuro come chiaro e luminoso..cioè pretende di oltrepassare l'inoltrepassabile..
    Il non-apparire del Tutto è lo stesso isolamento della struttura originaria del destino dalla totalità dell'iposintassi dell'essente..l'apparire infinito appare formalmente nel finito..cioè il concreto appare come astratto..questo genera la contraddizione C..e dunque il dispiegamento del manifestarsi progressivo del Tutto attraverso un indefinito concretarsi insaturabile..solo sul fondamento di tale isolamento è possibile quella forma specifica dell'isolamento in cui il consiste la fede nel divenire e accade l'esser mortale..
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  4. #74
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Il Dio nel quale credi rappresenta la suprema realtà non duale degli advaitavada ?.
    L'Advaita Vedanta..nella sua forma più rigorosa e affascinante..propone il ricongiungimento di Finito e Infinito..Atman e Brahman..Sè e Assoluto..dissolvimento totale della dualità..niente di più distante di quanto intendo io..l'intellettuale occidentale solitamente vede l'Oriente come la soluzione al nichilismo..quando invece è l'incubatrice stessa della malattia..quella malattia che l'Occidente ha deciso di rigorizzare fino in fondo..ma andare oltre l'Occidente non significa abbracciare l'Oriente..entrambi proseguono lungo il sentiero della notte..tornare al bivio e percorrere quello del giorno significa andare oltre la comune identità dei due mondi..al di là di entrambi..
    Parmenide inaugura la rigorosa speculazione teoretica della nostra tradizione culturale..e allo stesso tempo l'eleatismo è l'incontro più prossimo con l'Advaita..il molteplice è illusorio e il Tutto è ab-soluto..tutt'altro! Quel che dico è proprio che il molteplice è in-negabile..nel significato più rigoroso intendo..cioè ogni specifica determinazione è non-negabile..non tramontabile..non diveniente..
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  5. #75
    anarchico
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    L'Advaita Vedanta..nella sua forma più rigorosa e affascinante..propone il ricongiungimento di Finito e Infinito..Atman e Brahman..Sè e Assoluto..dissolvimento totale della dualità..niente di più distante di quanto intendo io..l'intellettuale occidentale solitamente vede l'Oriente come la soluzione al nichilismo..quando invece è l'incubatrice stessa della malattia..quella malattia che l'Occidente ha deciso di rigorizzare fino in fondo..ma andare oltre l'Occidente non significa abbracciare l'Oriente..entrambi proseguono lungo il sentiero della notte..tornare al bivio e percorrere quello del giorno significa andare oltre la comune identità dei due mondi..al di là di entrambi..
    Parmenide inaugura la rigorosa speculazione teoretica della nostra tradizione culturale..e allo stesso tempo l'eleatismo è l'incontro più prossimo con l'Advaita..il molteplice è illusorio e il Tutto è ab-soluto..tutt'altro! Quel che dico è proprio che il molteplice è in-negabile..nel significato più rigoroso intendo..cioè ogni specifica determinazione è non-negabile..non tramontabile..non diveniente..
    Intendi forse dire che il molteplice non è illusorio ma solo effimero ?.
    Potresti darmi una definizione di Dio ?.

  6. #76
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    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Cosa intende il mortale per ingiustizia? il comportarsi non conformemente alla Verità..ma che ne sa il mortale della verità? nulla..proprio perchè il mortale vive la non-verità..e ciò che crede sia giusto è a sua volta ingiusto..proprio perchè lo nomina quando ormai l'errore è già compiuto..infatti sia il senso del giusto che quello dell'ingiusto scaturiscono dall'Ingiusto..cioè dalla fede che l'uomo sia un centro di forze in grado di mobilitare consapevolmente e volontariamente mezzi..
    Finché non metti in discussione nella pratica i rapporti di forza immanenti evidenti alla percezione immediata (per illusori che possano risultare in un qualche "mondo dietro il mondo"), noi possiamo lasciarti dire e credere tutto quello che vuoi sull'"impossibilità di mobilitare mezzi".

  7. #77
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    Citazione Originariamente Scritto da Prinz Eugen Visualizza Messaggio
    Finché non metti in discussione nella pratica i rapporti di forza immanenti evidenti alla percezione immediata (per illusori che possano risultare in un qualche "mondo dietro il mondo"), noi possiamo lasciarti dire e credere tutto quello che vuoi sull'"impossibilità di mobilitare mezzi".
    Non esiste alcun rapporto di forza: senza neanche dilungarmi troppo sulla molteplicità di motivi, basterebbe anche solo rilevare che un rapporto di forza implica banalmente che vi siano forze in gioco, venendo meno questo presupposto viene meno anche il senso stesso dell'espressione.
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  8. #78
    .
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    Citazione Originariamente Scritto da Platone Visualizza Messaggio
    Non esiste alcun rapporto di forza: senza neanche dilungarmi troppo sulla molteplicità di motivi, basterebbe anche solo rilevare che un rapporto di forza implica banalmente che vi siano forze in gioco, venendo meno questo presupposto viene meno anche il senso stesso dell'espressione.
    Capisci che non mi fa nessuna differenza dimostrarne l'esistenza o l'inesistenza; mi importa che tu vada a lavorare tornando stanco alla sera a connetterti e io prosegua a godermi la mia condizione di privilegio.

  9. #79
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    Citazione Originariamente Scritto da oggettivista Visualizza Messaggio
    Intendi forse dire che il molteplice non è illusorio ma solo effimero ?.
    Potresti darmi una definizione di Dio ?.
    No, intendo dire che il molteplice non solo non è illusorio..ma nemmeno effimero! La filologia tradizionale fa di Parmenide il più radicale negatore del divenire..ma Parmenide nega il divenire appunto perchè ritiene che il divenire mostri l'uscire e il tornare dal/nel nulla da parte di cose, sensazioni, vite, momenti, situazioni, pianeti..cioè già Parmenide, che pur vuol evitare la contraddizione..ha fede nella contraddizione..crede che la contraddizione sia evidente..si tratta appunto di comprendere che l'inoltrarsi e il congedarsi della terra e dell'indefinita mole di dati che con essa si manifestano..non ne è la creazione..e nemmeno l'annientamento..
    Il Dio è la dimensione di significati stabile e non smentibile all'interno della quale l'esistenza assume, appunto, senso..cioè è la regola non controvertibile..che poi sia trascendente o immanente alla realtà diveniente..che sia il Dio filosofico o quello teologico..la metafisica dei primi pensatori ionici o le costanti leggi scientifiche..si tratta appunto di ciò che non sopraggiunge e non tramonta..che è tale però in relazione a ciò che invece sopraggiunge e tramonta..nemmeno con Hegel, che pure ha spostato la corona dal capo di Gesù per porla sull'uomo possiamo parlare di una vera svolta..appunto perchè anche Hegel ritiene che le determinazioni empiriche siano di per sè (e contrariamente a quelle categorali) inessenziali..transeunti..precarie..polvere destinata alla polvere..come diceva il vecchio Dio ad Adamo..
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

  10. #80
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    Citazione Originariamente Scritto da Prinz Eugen Visualizza Messaggio
    Capisci che non mi fa nessuna differenza dimostrarne l'esistenza o l'inesistenza; mi importa che tu vada a lavorare tornando stanco alla sera a connetterti e io prosegua a godermi la mia condizione di privilegio.
    Quel che ti importa non ha alcuna pretesa di incontrovertibilità..è cioè un'interpretazione..interpretazione il fatto stesso che esista una molteplicità di coscienze..dunque figuriamoci quanto senso può avere parlare di rapporti di forze o dimensione collettiva o rapporto individuo-individuo o individuo-società..
    Possiamo perdonare un bambino quando ha paura del buio. La vera tragedia della vita è quando un uomo ha paura della luce.

 

 
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