Benigni in Calabria, «Senza Silvio comici precari»

Gabriella Gallozzi




«Dicono che la Calabria è il paese della ´ndrangheta ma, invece, è il paese dove si combatte la ´ndrangheta. Infatti non sono venuto qui per dire "su la testa". La testa la Calabria già l´ha alzata e l´ho visto negli occhi dei ragazzi di Locri, di Lamezia». Gli applausi al Palacorvo di Catanzaro giovedì sera erano talmente forti e calorosi da tirare giù il palazzetto. E Benigni lì a prenderseli tutti, a correre sul palco da un capo all´altro con quella sua ritrovata aria da folletto innamorato della vita, di fronte ad una platea da tutto esaurito fatta soprattutto di giovani che ridono, si spellano le mani e si commuovono.

Benigni è qui per il suo Tutto Dante, un vero cavallo di battaglia, la lettura del quinto canto dell´Inferno che già aveva accompagnato in altre piazze italiane ma che ha voluto portare qui per rompere quel silenzio recentemente denunciato proprio dai ragazzi di Locri. Quelli dell´«Ammazzateci tutti!» all´indomani dell´omicidio Fortugno.

Giovedì mattina Benigni ha incontrato anche i ragazzi della Calabria, gli studenti di Lamezia. E pure un gruppo di lavoratori precari muniti di striscione: «La vita è bella, ma non per noi», diceva. Mentre altri più in là volantinavano contro i «concorsi farsa». Insomma, l´arrivo di Benigni a Catanzaro - pronto a duettare in conferenza stampa anche col presidente della regione Loiero - è stata una piccola e vitale scintilla. «Dall´indifferenza non si torna indietro - dice infatti dal palco il giullare toscano - è la condanna peggiore. E io ho visto gli occhi di questi ragazzi» che si sono schierati contro l'indifferenza. «I loro sguardi sono eterni, come la promessa "io ti amerò per sempre" ed io di fronte all´eternità mi inchino». Giù applausi e ancora commozione. «Cari amici di Catanzaro io vi amo - accende la platea - e ho voglia di "gnudarmi" per dimostrarvelo. Vorrei essere un cane per leccarvi ad uno ad uno», e ancora giù come un fiume in piena. «La bellezza della Calabria si sente. Sono partito da qui anche per il "calabrorum", una lingua unica per ricchezza culturale e umana. Tutto il pensiero viene dal Sud. Le tribolazioni che avete passato sono un insulto. Anche le tribolazioni della storia, le invasione dei turchi, poi gli anni di Berlusconi, sette mesi di Prodi».

Ecco, Benigni comincia con le sue benignate: «Cinque anni di Berlusconi sono stati duri, ma Silvio ci manca. Dopo aver preso in giro il governo ora per par condicio prenderemo in giro l´opposizione». E ancora: «Senza di lui i comici ormai sono diventati dei precari. Io sono ridotto a fare Dante e Sabina Guzzanti "L´orlando furioso", siamo senza lavoro». Ce n´è un po´ per tutti in questo "prologo" al canto dei lussuriosi. Ma soprattutto contro la nuova ondata di violenza sulle donne. Anche quella verbale così come è emersa dalle celebri intercettazioni da Moggi a Vittorio Emanuele. «Il re, il mio re - declama Benigni - che dice: "porta due puttane da spender poco". Un Savoia, vi rendete conto? Siamo caduti così in basso... E pensare che Dante definiva le donne la rugiada dell´altissimo. Beh, ora lasciamo perdere il Medioevo e passiamo alla Divina Commedia».