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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    DUE CADAVERI CONTINUANO A INGOMBRARE LA POLITICA ITALIANA: ALDO MORO E BETTINO CRAXI
    Giovedì 12 Aprile 2007

    DA PANORAMA

    di Paolo Guzzanti

    Due cadaveri ingombrano come macigni la storia e la politica italiana. Quello di Aldo Moro e quello di Bettino Craxi. Entrambi condivisero una strategia della massima attenzione e del massimo contenimento nei confronti del partito comunista. Il primo fu rapito, interrogato per due mesi e liquidato da una organizzazione rivoluzionaria eteroguidata da elementi sovietici (basta scorrere le liste dell’esercito del terrorista Carlos a Budapest, quando brigatisti rossi come Savasta erano nella disponibilità del KGB) e il secondo fu eliminato con una operazione giudiziaria che ebbe lo stesso effetto di un colpo di Stato: “Mani Pulite” portò alla ghigliottina tutti i partiti democratici salvo i neofascisti del Msi (Fiuggi era di là da venire) e i comunisti. Craxi morì in Tunisia perché non non poté avere le cure mediche necessarie in seguito a una scelta dello stesso schieramento che aveva già consegnato Aldo Moro al carnefice. Quei due morti seguitano a bloccare la strada della politica italiana. Ogni tanto qualcuno di coloro che determinarono la loro eliminazione si presenta con le ruspe per sgomberare in qualche modo la strada. Ma non c¹è verso: l’ultimo è stato Luciano Violante che ha scritto una autocritica sul caso Craxi che sarebbe stata quasi coraggiosa dieci anni fa, ma che oggi sa di espediente. Il fatto è che Craxi creò lo spazio politico di una sinistra occidentale con tradizioni originali non mutuate dall’Unione Sovietica e per aver osato l’inosabile fu trattato come un ladrone di strada e additato alla lapidazione delle monetine. Ora l’accesso a quello spazio politico craxiano è necessario per il partito democratico che, ancora nell’incubatrice, è già costretto a rivivere gli incubi del passato fra cui l’eliminazione di Craxi. Ma l’operazione rimozione non ha alcuna speranza di riuscita se non sarà preceduta e accompagnata da una mortificante campagna di verità che però l’ex partito comunista non può permettersi, come insegna anche la storia della Commissione Mitrokhin, avviata alla stessa fine di Moro e Craxi, salvo essere riabilitata fra vent’anni.

    Rivoluzione Italiana - Il blog di Paolo Guzzanti Bettino Craxi

  2. #82
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  3. #83
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  4. #84
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  5. #85
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    iaociao:
    ciao davide

  6. #86
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Il messaggio di Napolitano per il decennale della morte di Craxi: retorica o svolta politica?
    Sabato 02.01.2010 17:19

    di Pietro Mancini

    Appena 10 anni dopo la morte di Bettino Craxi, il prossimo 19 gennaio, l'ex autorevole dirigente del Pci dello staliniano Togliatti e di Berlinguer e attuale Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, invierà un messaggio a un convegno, organizzato in Senato per ricordare la figura di Craxi, a cui il sindaco di Milano intitolerà una strada o un giardino pubblico. Solo una commemorazione retorica e un omaggio formale, oppure una attesa svolta politica?
    Insomma, quella "operazione di verità", che Bettino reclamò, inascoltato, negli anni del triste esilio ad Hammamet, sulla tragica fine del Psi?

    Quella dipartita, che venne provocata anche da Di Pietro - prima nominato senatore da D' Alema e oggi alleato del Pd - e accelerata dal ruolo anti-socialista, svolto, in quella drammatica fase politico-giudiziaria, dal Pci di Occhetto, Violante e delle "tricoteuses", guidate dalla Finocchiaro. Oppure, il freddo gentiluomo togliattiano del Vomero scriverà un messaggio burocratico e arido, che spingerà gli ex elettori del Psi a continuare a votare - come Stefania Craxi, Sacconi, Brunetta e, si parva licet, lo scrivente - per Berlusconi, dopo aver constatato il gelo e l’ostilità, con cui gli eredi dello spietato Togliatti e di Berlinguer guardano alla storia, alle vicende, alle scissioni e ai drammi dei socialisti?

    Nei primi anni 90, i dirigenti post-comunisti e il loro giornale, "l' Unità", diretto dall' "anti-comunista" (?) "Uolter" Veltroni - schierato apertamente, come oggi quello di Concita, con il "partito dei giudici" di Violante e della "tricoteuse Finocchiaro - furono protagonisti di una violenta campagna, tesa a distruggere, con Bettino, il centenario Psi. E l' allora presidente della Camera, Napolitano, respinse, con freddezza, la urgente richiesta di aprire un dibattito sui costi della politica, che gli aveva rivolto, con una drammatica lettera, prima di suicidarsi, un giovane deputato bresciano del Psi, Sergio Moroni, il quale era stato raggiunto da un avviso di garanzia per il reato di finanziamento illecito al partito. Reato che il pool di Milano, guidato dall'ancora oggi astioso Borrelli, non contestò agli ufficiali e ai soldati di Botteghe Oscure.

    Da parte sua, D'Alema era presidente del Consiglio, nella fase della malattia di Bettino, e oppose un arcigno "niet" alla richiesta di Craxi di curarsi nel suo Paese, da uomo libero e non piantonato in ospedale dai carabinieri.
    Tra un mese, potremmo parlare di un'autentica svolta, qualora Napolitano sottolineasse, oltre alle tante intuizioni politiche di Craxi (fu il primo a parlare dell' esigenza di riformare la Costituzione), che lo statista milanese avrebbe meritato di concludere, in Italia, da ex premier, la sua intensa vita. E non, invece, di essere additato al pubblico ludibrio e insultato, davanti all' albergo Raphael, dai militanti del Pds, allora guidato da Occhetto, "tecnicamente obsoleto" (D' Alema dixit), che gli lanciarono addosso molte monetine.

    Da sindaco di Roma, Veltroni dedicò strade e piazze ad esponenti, anche non di primo piano, del Pci. Nessun ricordo, invece, di Craxi e di altri dirigenti del Psi, che hanno firmato pagine importanti della politica nazionale.
    Il nostro auspicio è che all'atteso omaggio di Napolitano a Bettino seguano altri passi non formali, strumentali e furbeschi, bensì chiari e significativi, nel Pd, tesi a collocare la sinistra italiana sul fronte del riformismo autonomista - nel quale militarono, sempre, i " nenniani " Craxi e Mancini- liberandola dalle scorie nocive del giustizialismo, che ne impediscono il rinnovamento.

  7. #87
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Fassino riabilita Craxi: "Fu un capro espiatorio"
    di Guido Mattioni


    L’esponente del Pd: "Inaccettabile dipingerlo come un criminale". La Moratti auspica la riconciliazione: "Una casa divisa crolla". L’ex Ds: "Su Tangentopoli dalla politica un silenzio reticente e ambiguo". Tognoli: "Ora possiamo riscrivere la vera storia del leader psi"
    Fassino riabilita Craxi: "Fu un capro espiatorio" - Interni - ilGiornale.it del 02-01-2010
    Un affondo e una parata. Con il primo, portato in modo forte e chiaro - inequivocabile - che pesa politicamente ben più della seconda, comprensibilmente diplomatica considerando l’ingombrante tema in discussione. Ovvero Bettino Craxi.
    Riguardo al quale Piero Fassino, intervistato l’altro giorno dalla Stampa di Torino, non ha esitato ad affermare, tra tante altre cose poco conformiste, quindi degne di nota, che «fu probabilmente un capro espiatorio». Eludendo la risposta diretta soltanto alla domanda sull’opportunità o meno di dedicare all’ex leader del Psi una strada milanese, come proposto dal sindaco Letizia Moratti. «Deciderà il Consiglio comunale», se l’è cavata Fassino, auspicando semmai un importante convegno sulla figura dello statista scomparso.
    L’ex segretario Ds, nonché ex giovane dirigente del Pci, ha «schermeggiato» così, replicando senza troppo indietreggiare, alle stoccate dell’intervistatore circa il tormentone scatenato giorni fa dalla prima cittadina ambrosiana. E lo ha fatto citando innanzitutto un suo libro di sette anni fa. Libro che - ha ricordato - «in alcuni passaggi sembrò eretico». Fassino ha insomma rivendicato quella sua non inedita volontà di «uscire dagli opposti manicheismi nei confronti di Craxi». Del quale, ha detto, «continuo a pensare che dipingerlo come un criminale sia una caricatura sciocca e inaccettabile. Così come descriverlo la vittima di una congiura».
    In apparenza sordo all’inesausto abbaiare dei dipietristi e dei feticisti delle manette alla Travaglio, l’esponente del Pd è parso lanciare un messaggio anche all’interno del suo partito, dove una rilevante componente continua a rifiutarsi di considerare l’ex leader del garofano per quello che invece fu: un uomo della sinistra. «Non ci sono dubbi, Craxi è stato un politico della sinistra, nel solco della storia del socialismo riformista», ha tagliato corto Fassino. Aggiungendo poi una valutazione politica riecheggiata proprio ieri su YouTube in un intervento di Letizia Moratti. Che di Craxi ha ricordato la scelta della «via riformista per rompere l’immobilismo provocato dal compromesso storico»; nonché «l’orgoglio ridato al socialismo»; per non dire delle «sue anticipazioni in materia di politica sociale e welfare»; e senza dimenticarsi dell’«ancoraggio alle democrazie occidentali» pur nella «difesa dell’autonomia italiana, come avvenne con l’episodio di Sigonella».
    Identici concetti e quasi le stesse parole usate da Fassino. Il quale, nell’intervista alla Stampa, ha aggiunto dell’altro. Come quando, parlando di Tangentopoli, da lui giudicata comunque inevitabile - «non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte» - ha detto che «al di là delle responsabilità penali la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica». Non solo. L’esponente Pd ha poi definito «un silenzio assolutamente reticente e ambiguo da parte di tutta la classe politica» quello che accolse il discorso in cui Craxi, alla Camera, disse una evidente verità: e cioè che il problema del finanziamento illecito della politica non riguardava soltanto il Psi, ma l’intero sistema.
    Identità di vedute, quelle tra lui e il sindaco, che qualcuno potrà leggere (e altri condannare) come ennesime prove di disgelo tra maggioranza e opposizione. Si vedrà. Fa però pensare un’altra frase della Moratti. Che citando Abramo Lincoln ha sentenziato: «Una casa divisa al proprio interno non può stare in piedi». Appunto: si vedrà.

  8. #88
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    Tognoli: "Ora possiamo scrivere la vera storia del leader Psi"
    di Sabrina Cottone


    "È arrivato il momento di riscrivere la storia com’è, senza dimenticanze". Carlo Tognoli, sindaco socialista di Milano tra il 1976 e il 1986, anni dell’ascesa e del massimo splendore della stella politica di Craxi, come lui condannato nella stagione di Mani pulite, è sicuro che il progetto di Letizia Moratti serva a ristabilire la verità
    Tognoli: "Ora possiamo scrivere la vera storia del leader Psi" - Interni - ilGiornale.it del 02-01-2010
    Milano «È arrivato il momento di riscrivere la storia com’è, senza dimenticanze». Carlo Tognoli, sindaco socialista di Milano tra il 1976 e il 1986, anni dell’ascesa e del massimo splendore della stella politica di Craxi, come lui condannato nella stagione di Mani pulite, è sicuro che il progetto di Letizia Moratti serva a ristabilire la verità: «È un falso che la classe politica italiana fosse totalmente corrotta».
    Ha in mente il luogo giusto da dedicare a Bettino Craxi?
    «Credo che la scelta tocchi alla giunta e alla commissione toponomastica, come quando ero sindaco. È chiaro che tutti preferiscono le vie del centro, ma sono poche e già assegnate. Oppure si può andare a cercare nel quartiere in cui è vissuto, ma anche in quella zona non c’è più spazio. Quel che conta, comunque, è il valore simbolico dell’indicazione».
    I tempi sono maturi?
    «Direi di sì. Si tratta di una via, non di un monumento! Si ricorda un personaggio molto legato alla sua città, che fu consigliere comunale e assessore, eletto la prima volta nel novembre del 1960. Lui sentiva come un dovere partecipare alla vita politica cittadina, essere presente a Palazzo Marino».
    È il primo presidente del consiglio milanese.
    «È stato uno dei pochissimi presidenti del consiglio milanesi. A parte lui, ricordo Paolo Boselli, durante la Prima guerra mondiale. Come Spadolini, eletto a Milano, fu presidente del consiglio, ma non era nato a Milano».
    Letizia Moratti dice che dedicare una via a Craxi serve a unire. Condivide?
    «Mi pare abbia detto bene il sindaco: l’iniziativa deve portare a un superamento delle divisioni. E in effetti ho visto giornalisti di sinistra, come Piero Sansonetti, che dicono: “Sì, dedichiamo una via a Craxi e anche a Pinelli”. Una ricerca di condivisione è fondamentale, affinché la storia venga scritta com’è, senza dimenticanze».
    Qual è la dimenticanza storica più grave che riguarda Craxi?
    «Per lo più è stata messa in luce Mani pulite e questo non è giusto. Qualunque giudizio si possa dare su quella vicenda, la storia politica di Craxi non finisce lì. Craxi non può essere confuso con i reati individuati in quel periodo. È un uomo che ha dato molto, ha contribuito a rinnovare il socialismo italiano, portandolo su posizioni democratiche e liberali».
    Lo ritiene il suo principale merito?
    «Craxi portò fuori l’Italia dalla crisi della fine anni Settanta. Non solo lui, naturalmente, ma lui ebbe una parte rilevante. Di quel periodo si ricorda sempre, sbagliando, la Milano da bere, ma la Milano da bere esce da una crisi pesantissima e la Ramazzotti ha scelto quello slogan proprio per esprimere sollievo per l’uscita dagli anni di piombo, della contestazione, della criminalità. Era stato un momento brutto della vita milanese, tra regolamenti di conti, sparatorie nei ristoranti e la crisi economica. E poi Craxi contribuì alla riduzione dell’inflazione...».
    La vulgata lo addita tra i principali responsabili dell’esplosione del debito pubblico italiano.
    «Non è vero, è un gigantesco falso storico. Basterebbe andare a guardare i dati Istat. Il debito negli anni successivi è cresciuto del doppio. Gli va riconosciuto che riuscì a battere l’inflazione grazie al decreto sul costo del lavoro, che era un piccolo rallentamento della scala mobile. Nulla di rivoluzionario, ma spezzò la gara tra salari e costo della vita. Fu un momento importante, in cui Craxi seppe interpretare il sentimento della maggioranza del Paese».

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    Bettino Craxi: è la Storia a dargli ragione

    di Vittorio Lussana - Jan 2nd, 2010 Bettino Craxi: è la Storia a dargli ragione | Periodico Italiano

    bettinoIn questi ultimi giorni, a cavallo tra un anno e l’altro, abbiamo assistito all’ennesima querelle, italicamente scomposta, sulla figura di Bettino Craxi: ladro o statista? Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha infatti espresso la propria volontà di intitolare un parco al grande leader socialista scomparso 10 anni fa: apriti cielo! La Lega è insorta, Di Pietro si è ‘stracciato le vesti’, la sinistra modaiola e ‘girotondina’ di capalbiana e conformista memoria ha gridato e strepitato con epiteti poco riferibili.

    Ma Bettino Craxi ha veramente bisogno di essere riabilitato? Per lui parlano la sua politica internazionale, di ampio respiro, tesa a unire tutte le sponde del Mediterraneo con lungimirante preveggenza. In politica interna si è battuto contro il compromesso storico, vera ‘iattura’ di cui i fatti gli hanno dato pienamente ragione. Sui temi civili è stato, insieme a Marco Pannella e ai Radicali, tra i più impegnati concretamente per l’affermazione delle libertà individuali di ciascuno di noi, molto prima che i vari José Zapatero e Barack Obama si affacciassero all’orizzonte. Ha difeso l’onore, la dignità e la sovranità del nostro Paese nella notte di Sigonella rifiutando ogni diktat da parte degli americani. Ha sostenuto tutti, ma proprio tutti, amici e nemici: celebre la puntata di ‘Porta a Porta’ in cui Valentino Parlato dovette ammettere di aver ricevuto un solido aiuto finalizzato a impedire la chiusura del quotidiano ‘il Manifesto’. Insomma, se Craxi era un ladro, allora almeno mezza Italia era – ed è - colpevole!

    Bettino Craxi era amico di Silvio Berlusconi? Sì, certo: tutti sono amici di qualcuno. Ma chi gli era nemico, in vita e in morte, ha ormai avuto la propria occasione per ricavare figure pessime. Come Antonio Di Pietro, nel corso del processo di ‘Mani Pulite’ o la claque delle monetine, un’indegna gazzarra di messicana macelleria. No, Bettino Craxi non ha bisogno di riabilitazioni per le sua opera di statista, perché il tempo è galantuomo e la Storia gli sta rendendo giustizia.

    Riposa in pace, Bettino, nella memoria dei tuoi elettori e dei tuoi cari.

    Gavriel Lovari

  10. #90
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    Predefinito Rif: La mia vita è stata una corsa

    Il sindaco Moratti su Youtube:
    "Craxi, un figlio di Milano"
    Il sindaco di Milano si affida alla rete per spoegare la sua decisione di intitolare a dieci anni dalla scomparsa una via a Bettino Craxi. "Bisogna fare in modo che Milano - spiega il primo cittadino - riconosca un proprio figlio importante. Da parte mia nessun giudizio storico"
    Craxi ad Hammamet
    Craxi ad Hammamet
    Perchè dedicare una via a Bettino Craxi? Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, si affida YouTube per spiegare il motivo della sua decisione a dieci anni dalla scomparsa dell'ex leader socialista: "Bisogna fare in modo che la città riconosca un proprio figlio importante", spiega il sindaco lasciando agli storici il compito di spiegare cosa ha fatto Craxi per il Paese.


    "Craxi però -ha aggiunto- ha anticipato delle politiche sociali, quando ha lavorato nell'ambito delle politiche del lavoro col blocco degli automatismi della scala mobile, anticipando politche e welfare attuali anche oggi. Inoltre ha tenuto l'Italia ancorata alla democrazia occidentale difendendo l'autonomia, con coraggio e orgoglio a Sigonella nei confronti degli Usa con capacità di statista".

    IL VIDEO SU YOUTUBE "Superare le divisioni"

    "Non voglio dare un giudizio storico però -sottolinea il sindaco- non tenere in considerazione tutti questi elementi significa non riflettere sulla propria storia. Milano è la sua città e giusto dedicargli una via, mi aspettavo le polemiche ma questo -conclude- contribuisce anche a ulteriori riflessioni, dibattiti".
    (31 dicembre 2009)

 

 
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