





ma sai, anche il messaggio più semplice può essere visto sotto molteplici aspetti:
palle + moto rotatorio (volgarmente detto girare)= noia pesante/seccatura
palle in risposta= si ribadisce che la palla è in campo
palle generiche= sto/stiamo sparando grosso
palle in risposta 2= simpatico modo di rispondere al mio " a voi la palla"
etc
dopo questo messaggio mi aspetta una bella camicia senza maniche temo![]()


vabbè è il sonno e il cervello si connette e sconnette indipendentemente dalla mia (scarsa) volontà


Altra noterella a margine: così come la capacità, e la volontà, di perpetrare con onore e sino alle estreme conseguenze, il proprio patto con sé stessi e coi propri simili (col proprio mondo), presupponeva piuttosto un'onorevole morte piuttosto che, una altrettanto disonorevole, resa -poichè ciò avrebbe implicato la rinuncia dei propri doveri, al proprio Dovere-, così ricordo che nella Voluspà, allorquando si racconta dell'inizio del Ragnarokkr, alla fine dei tempi, si dice "gli scudi sono rotti", annunciando così che è venuto a mancare l'ordine sociale, si è spezzato il patto che lega gli uomini di una comunità che perciò non è più. l'Onore è anche questo: è il collante che permette ad esseri affini per sangue, e, soprattutto, per spirito, di riconoscersi e di combattere uniti per un unico ideale.


Penso che esistano due modi d'intendere l'onore.
Il primo prettamente esteriore, direi aristocratico, (penso alle letture liceali del Cid, alla Chanson de Roland) inteso come ricerca di un senso di prestigio, decorazione che si conquista e che si può perdere, trofeo da difendere.
L'onore inteso come oggetto esterno, fama, reputazione, diritto a un rispetto che viene da fuori, ovvero alla considerazione pubblica.
Poi vi è un'idea diversa d'onore, il modo d'intenderlo proprio di noi camerati post-romantici.
L'onore come sentimento interiore, qualcosa che si deve a se stessi che si deve cercare per sè, qualcosa che riguarda il nucleo della propria intima essenza.
Una ricerca costante e ininterrotta della propria nobiltà d'animo.
Qualcosa che nasce dal profondo, da una sensibilità nei confronti di se stessi portata all'altezza più pura, da un grande sentimento di bellezza della vita. L'onore che diventa rifiuto constante di ciò che sentiamo brutto, volgare, interessato, falso; il rifiuto d'inchinarsi alla mediocrità in quanto tale, alla bassezza in quanto tale.
Il senso dell'onore che porta con sè un senso tragico, un sentimento di pathos, una tensione costante all'azione, l'obbligo continuo di liberarsi da qualsiasi onta, di non mischiarsi con l'infraumano per restare fedeli a se stessi, a ciò che si è.
L'onore che cresce dentro di noi fino a imporci le più dure rinunce, che si allarga fino a diventare onore per la propria comunità, onore per la propria Nazione.
E qui ritorno al mio primo intervento, la valenza metafisica dell'onore.
Una vita condotta e vissuta nell'onore è una vita portata al suo più alto stato di consapevolezza.
L'uomo d'onore, liberandosi dai retaggi bestiali presenti nel suo subconscio, e quindi dalle forze gravitazionali che lo spingono verso il basso, verso l'infraumano, accede al nucleo più puro e nobile della sua anima, e quindi al transfinito che è dentro di lui.


Si acquista anche questo...si acquista anche questo...
Almeno come senso dell'opinione che altri possono avere di una persona.
E poichè gli altri spesso sbagliano...
Paradosso molto diffuso, per spiegarmi: indegno della peggior specie del quale gli altri, ingannati da apparenze, patacche, retorica e pomposità, pensano essere uomo d'onore...


Questa è abitudine che, sino a pochissimo tempo addietro, avevo anche io: un libro+un taccuino (e nessuna voce estranea, leggasi solitudine, come disturbo esterno).
Adesso, considerato il pessimo stato delle mie ginocchia, temo mi resterà la poltrona...
Ad ogni modo mi sembra che vi sia sostanziale concordanza di pensiero tra tutti quelli qui intervenuti. (molto bello l'intervento di Arancia Meccanica tra l'altro) Bene, perchè ho spesso notato che di un Valore tanto importante, fondamentale, molti parlano a sproposito, oppure non dicono nulla, non sapendone, appunto, nulla. Non che l'essere in grado di linguaggiare con proprietà qualcosa ne presupponga poi reale conoscenza, tantomeno "aderenza", però aiuta. Molto.
ps - Ho letto parte, quasi tutto invero, di "Un uomo in armi" e, a mio modo, mi ci sono riconosciuta moltissimo. Mi devo preoccupare? E' grave? (è roba da uomini?)
Ma che dici? Che c'entra lopinione degli altri? L'onore si preserva anche soli e su Marte. Del proprio onore non è giudice il pubblico ma il "sé". L'onore non ha apparenza e neppure è misurabile. Io credo tu abbia in mente i tic borghesi, l'"onorabilità" - che è ben altro. Per quanto, oggi come oggi, il tanto vituperato "borghese", esistesse ancora, si staglierebbe come un gigante sulla moltitudine di pecore incolori.
Ti rispondo io. No, non ti devi preoccupare. Lo capirai dopo aver letto l'altro libro, "Cavalcare" e più ancora "Sono stato quel ragazzo..." [che spero sia tra i libri che ti sono giunti] che dovresti leggere subito di seguito. Poi ti spiego e ti aggiungo altre cose.