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    Predefinito Se Qualcuno Avesse Ancora Dei Dubbi

    SE QUALCUNO AVESSE ANCORA DEI DUBBI SULL' EFFETTIVO LIVELLO DI SARDISMO DI SORU E DELLA SUA GIUNTA.............

    SA DIE.... Cosa è diventata?....

    www.regione.sardegna.it

    13.12.06 - Cultura I fondi per gli eventi legati a Sa Die de Sa Sardigna 2007
    La Giunta regionale ha deciso di dedicare la giornata di "Sa Die de sa Sardigna 2007" alla figura di Antonio Gramsci e di affidare l'organizzazione e la realizzazione dell'evento alle tre istituzioni che operano in Sardegna per tenere vivo lo studio del pensiero e dell'opera di Gramsci:

    - istituto Gramsci della Sardegna;
    - associazione Casa natale di Gramsci di Ales;
    - casa Gramsci di Ghilarza.

    Le istituzioni saranno coordinate dall'Assessorato della Pubblica istruzione.

    La somma disponibile per il 2006 è di 60 mila euro.

    Per il prossimo anno, dopo l'approvazione del bilancio 2007, i fondi verranno ripartiti per la realizzazione in altri centri dell’isola di iniziative ed approfondimenti promossi dagli enti locali e dalle associazioni senza scopo di lucro, e, fuori dall’isola, dai circoli degli emigrati sardi.

    Consulta la delibera;






    SA DIE 2007 – COMUNICATO STAMPA
    del 12 dicembre 2006

    La Giunta regionale, con il programma 2007, ha dato il definitivo colpo di grazia a Sa Die de sa Sardigna.
    Nel metodo, perché in questi due anni ha ridotto la Festa Nazionale dei Sardi a pura celebrazione convegnistica, ostile al coinvolgimento di tutto il popolo sardo e dei piccoli comuni. Sa Die avrebbe dovuto essere un appuntamento collettivo, il simbolo nazionalitario, il senso dell’orgoglio dei sardi. Celebrare “Sa Die” avrebbe cioè dovuto costituire una occasione per rilanciare i grandi temi del federalismo, dell’autonomia e dell’identità.
    Nel merito, poi, possono lamentarsi parecchie perplessità.
    Nella deliberazione n. 51/5 del 12 dicembre 2006, infatti, sono stanziati 60.000 euro per celebrare Antonio Gramsci, eletto con decreto come padre dell’autonomia.
    Sicuramente il settantesimo anno della morte di Gramsci ha costituito il pretesto per finanziare gli organismi istituzionalmente preposti alle celebrazioni gramsciane. Tuttavia, se Gramsci appartiene alla storia della Sardegna e del mondo, ciò avviene in virtù di un pensiero politico e filosofico che ha ben poco a che spartire con l’autonomismo.
    In materia di federalismo e riforme istituzionali Gramsci ha infatti guardato con favore al soviettismo e ha coerentemente seguito il solco del pensiero comunista, ostile ad ogni ipotesi di soluzione federalista e in contrasto con le più avanzate elaborazioni sardiste.
    Il settantennale della morte di Gramsci deve essere indubbiamente celebrato con opportune autonome iniziative, ma lo spirito di “Sa Die” è stato per l’ennesima volta umiliato e stravolto.
    Ciò dimostra ancora una volta quale sensibilità sardista nutra la Giunta, e svela il reale progetto di normalizzare “Sa Die” a favore degli approcci accademici, che tanto stanno mortificando la politica culturale e identitaria di questa legislatura.
    On.le Giuseppe Atzeri

  2. #2
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    Predefinito

    nel 2008 si celebrerà il bicentenario della morte del Padre della Patria Giovanni Maria Anjoy.

    Cosa faranno le istituzioni regionali per ricordare questa figura e comemorarla degnamente?

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da sa socca Visualizza Messaggio
    SE QUALCUNO AVESSE ANCORA DEI DUBBI SULL' EFFETTIVO LIVELLO DI SARDISMO DI SORU E DELLA SUA GIUNTA.............

    SA DIE.... Cosa è diventata?....

    www.regione.sardegna.it

    13.12.06 - Cultura I fondi per gli eventi legati a Sa Die de Sa Sardigna 2007
    La Giunta regionale ha deciso di dedicare la giornata di "Sa Die de sa Sardigna 2007" alla figura di Antonio Gramsci e di affidare l'organizzazione e la realizzazione dell'evento alle tre istituzioni che operano in Sardegna per tenere vivo lo studio del pensiero e dell'opera di Gramsci:

    - istituto Gramsci della Sardegna;
    - associazione Casa natale di Gramsci di Ales;
    - casa Gramsci di Ghilarza.

    Le istituzioni saranno coordinate dall'Assessorato della Pubblica istruzione.

    La somma disponibile per il 2006 è di 60 mila euro.

    Per il prossimo anno, dopo l'approvazione del bilancio 2007, i fondi verranno ripartiti per la realizzazione in altri centri dell’isola di iniziative ed approfondimenti promossi dagli enti locali e dalle associazioni senza scopo di lucro, e, fuori dall’isola, dai circoli degli emigrati sardi.

    Consulta la delibera;






    SA DIE 2007 – COMUNICATO STAMPA
    del 12 dicembre 2006

    La Giunta regionale, con il programma 2007, ha dato il definitivo colpo di grazia a Sa Die de sa Sardigna.
    Nel metodo, perché in questi due anni ha ridotto la Festa Nazionale dei Sardi a pura celebrazione convegnistica, ostile al coinvolgimento di tutto il popolo sardo e dei piccoli comuni. Sa Die avrebbe dovuto essere un appuntamento collettivo, il simbolo nazionalitario, il senso dell’orgoglio dei sardi. Celebrare “Sa Die” avrebbe cioè dovuto costituire una occasione per rilanciare i grandi temi del federalismo, dell’autonomia e dell’identità.
    Nel merito, poi, possono lamentarsi parecchie perplessità.
    Nella deliberazione n. 51/5 del 12 dicembre 2006, infatti, sono stanziati 60.000 euro per celebrare Antonio Gramsci, eletto con decreto come padre dell’autonomia.
    Sicuramente il settantesimo anno della morte di Gramsci ha costituito il pretesto per finanziare gli organismi istituzionalmente preposti alle celebrazioni gramsciane. Tuttavia, se Gramsci appartiene alla storia della Sardegna e del mondo, ciò avviene in virtù di un pensiero politico e filosofico che ha ben poco a che spartire con l’autonomismo.
    In materia di federalismo e riforme istituzionali Gramsci ha infatti guardato con favore al soviettismo e ha coerentemente seguito il solco del pensiero comunista, ostile ad ogni ipotesi di soluzione federalista e in contrasto con le più avanzate elaborazioni sardiste.
    Il settantennale della morte di Gramsci deve essere indubbiamente celebrato con opportune autonome iniziative, ma lo spirito di “Sa Die” è stato per l’ennesima volta umiliato e stravolto.
    Ciò dimostra ancora una volta quale sensibilità sardista nutra la Giunta, e svela il reale progetto di normalizzare “Sa Die” a favore degli approcci accademici, che tanto stanno mortificando la politica culturale e identitaria di questa legislatura.
    On.le Giuseppe Atzeri
    Como diat a esse ora de organizzare nois, Sardistas e Indipendentistas PARIS, una festa de abbereru po custa die!
    Calamos tottu in carrela, po Zuanne Maria Anzoe e sa Revolutzione sua!

  4. #4
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    A mio modestissimo parere, Sa Die non è sentita dalla maggioranza dei sardi, credo ci sia bisogno di un lavoro alla base, dagli asili in su .............

  5. #5
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito LA NUOVA (Nuova Sardegna), 14 dicembre 2006

    SA DIE DE SA SARDIGNA
    La festa dedicata al pensatore di Ales: senza fondamento la polemica sollevata dai sardisti.

    La sardità di Antonio Gramsci
    Teorico penetrante della Sardegna contemporanea

    di Guido Melis

    A leggere la protesta del consigliere Giuseppe Atzeri contro la celebrazione di Gramsci si resta interdetti.
    Gramsci non è stato — è vero — «autonomista» nel senso stretto della parola. Ma nel breve periodo nel quale guidò il Partito comunista d’Italia, prima che il fascismo lo rinchiudesse per sempre in carcere nel vano tentativo di impedire al suo cervello di funzionare, fu come nessun altro nel movimento operaio di allora attento alla rivendicazione dell’autonomia sarda e all’esperienza del PSd’A.
    Lo testimoniano i documenti: il carteggio del 1923 con Togliatti e gli altri compagni del centro interno, i testi ufficiali del partito, l’iniziativa del 1925 verso il congresso sardista di Macomer (dove fu diffuso da Ruggiero Grieco il celebre appello dell’Internazionale contadina ai contadini e pastori sardi), i rapporti amichevoli con Emilio Lussu, le numerose note dedicate alla Sardegna nei «Quaderni del carcere».

    Da quelle fonti emerge un discorso complessivo che — è vero — non è «federalista» e che (è altrettanto vero) si colloca nell’universo teorico del comunismo degli anni Venti: un Gramsci «sardista», pure più volte evocato con passione dal mio amico Umberto Cardia e dallo stesso Pci di questo dopoguerra, non esistette, e sarebbe sbagliato sostenere il contrario.

    C’è però sicuramente un Gramsci «sardo». Sin dalle prime lettere giovanili, e poi negli articoli sull’«Ordine nuovo», e negli scritti politici della maturità sino ai «Quaderni» e alle «Lettere dal carcere», la Sardegna rappresenta costantemente un punto emblematico dell’esperienza e della riflessione gramsciana.
    E’ precisamente dalla Sardegna, dalla sua peculiarità nel Mezzogiorno, che prende le mosse l’elaborazione stessa sulla questione meridionale, sul rapporto tra intellettuali e contadini e sul nesso tra operai e masse nella rivoluzione italiana; ed è dalla sua profonda conoscenza della Sardegna rurale che Gramsci trae spunto per intuizioni fulminanti sulla cultura dei subalterni, sui rischi del provincialismo geografico e culturale (il «triplice e quadruplice provinciale» ch’era stato lui stesso da ragazzo, prima di trasferirsi a Torino), sulla necessità di valorizzare la lingua sarda o sullo studio delle peculiarità regionali italiane come chiavi per interpretare in modo meno scolastico e schematico di quanto non facesse il marxismo ufficiale la realtà nazionale.
    Forse nessun altro dei grandi leaders politici espressi dalla Sardegna nel Novecento (neppure Enrico Berlinguer, tanto meno Antonio Segni) ebbero altrettanto presente, e in modo così incisivo, la questione sarda. Teorico acuto e penetrante della Sardegna contemporanea, Gramsci ha tutte le carte in regola per essere ricordato in occasione de «Sa die de sa Sardigna». Desta dunque sconcerto ed indignazione l’iniziativa del consigliere Atzeri. E trasuda — sia consentito rimarcarlo — ignoranza dei fatti e dei documenti storici, oltreché ingenerosità nei confronti di uno dei grandi pensatori del secolo.

    Ma Gramsci — insiste Atzeri — fu comunista. In effetti lo fu, e sino in fondo: sino al punto di perdere la vita per testimoniare la sua fede politica.
    Ma è diventato un reato, nel 2006, voler celebrare una grande personalità comunista come Gramsci?
    Il comunismo è stato, nel secolo contrastato che abbiamo alle spalle, qualcosa di più e di meglio della rappresentazione che se ne vuole dare oggi per fini strumentali: è stato, non lo si vuole qui contestare, i Gulag staliniani e i carri armati a Budapest; ma anche il sacrificio di tanti militanti che vi hanno speso la vita, e la tensione verso un mondo più giusto che ha mosso, lungo il secolo breve, le aspirazioni collettive di tanti uomini e di tante donne altrimenti destinati a restare senza parola.

    Ma Gramsci — obietta ancora Atzeri — è fuori dall’autonomismo.
    Certo, dalla caricatura che si contrabbanda oggi per autonomismo forse sì. Ma della storia della Sardegna autonomista Gramsci fa parte di diritto, senza bisogno di certificati.

    Dubito invece che ne faranno parte in futuro il consigliere regionale Giuseppe Atzeri e il suo partito.

  6. #6
    Sardista po s'Indipendentzia
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    Predefinito Giuseppe Atzeri Risponde A Guido Melis

    GRAMSCI – LETTERA APERTA A GUIDO MELIS

    Sassarisera del 15.12.2006

    Rispondo, sia pur malvolentieri, ai livorosi attacchi di un intellettuale che della lezione gramsciana ha fatto una caricatura. Il sottoscritto ha posto infatti due semplici questioni: se Sa Die de sa Sardigna meriti di essere ridotta a pura celebrazione convegnistica, così tradendo la propria originaria vocazione di festa nazionale del popolo sardo, da diffondere in tutte le piazze della Sardegna; e se la scelta di dedicare Sa Die a Gramsci fosse opportuna, dato che il grande filosofo sardo non appartiene alla storia dell’autonomismo. Entrambe le questioni sono state eluse.

    La reazione scomposta del prof. Melis stupisce sia per le argomentazioni usate, sia per la confusione che Melis fa tra avversario e nemico. Sembra cioè che Melis si sia fatto portavoce di un diktat di lunga data: di Gramsci nessuno ha diritto di parlare criticamente.

    Poiché mi si accusa di trasudare ignoranza dei sacri testi, pur non essendo uno storico mi sono limitato a leggere senza pregiudizi. Che Gramsci, negli anni Venti, si sia interessato al PSdAz, che abbia avuto rapporti epistolari con Lussu (ma su posizioni diametralmente opposte proprio sul terreno dell’autonomismo e del federalismo), e che il partito comunista con Togliatti e con Grieco abbia dissertato di autonomismo non solo è innegabile, ma semmai dimostra proprio l’estraneità genetica del movimento comunista alle tematiche del sardismo e dell’autonomismo. Non è un titolo di demerito, ma una verità storica inoppugnabile. Il comunismo degli anni Venti e Trenta guarda alle istituzioni avendo come modello il sistema sovietico, impregnato di dinamiche totalitarie e illiberali.

    Il Gramsci “sardo” francamente mi sembra una forzatura. Sulla questione della lingua sarda in Gramsci si è fatta leggenda, ma basta tornare alle fonti per non farne un sardista ante litteram. Sui Quaderni del carcere, citati a sproposito, ricordo che vi si trova teorizzato il “Moderno Principe”, ovvero la dittatura del Partito Unico che si fa Stato. Quindi non si comprende a quali testi (evidentemente inediti) faccia riferimento il prof. Melis.

    Quanto all’accusa di ingenerosità, francamente non capisco. Ho sostenuto che Gramsci va celebrato degnamente in quanto scrittore conosciuto in tutto il mondo, con tutti gli onori e la visibilità che meritano un pensatore politico di quella statura. Ma io ho posto semplicemente il problema di separare Sa Die dalle celebrazioni gramsciane, organizzate dai soliti noti e sempre con laute prebende regionali.

    E poi, cosa c’entrano i Gulag, i fatti di Ungheria (curiosamente non citati dall’ineffabile storico), Budapest e via discorrendo, con i problemi politici da me sollevati? Che valore dare alla rancorosa difesa d’ufficio di un pensatore che non ha bisogno di apologie cortigiane? Cosa c’entra la demagogia in tema di aspirazioni collettive, di sacrificio di donne e uomini, di tensione per un mondo più giusto, ecc.? Non mi pare di aver messo in discussione il comunismo e la fede sincera di chi ci ha creduto.

    La verità è che Gramsci è fuori da qualunque autonomismo, anche il più caricaturale, e non appartiene neppure genericamente alla storia dell’autonomismo, a meno che la federazione soviettista non possa per caso rientrare nel calderone autonomista. Inoltre, una difesa che si limita a rivendicare la “sardità” di Gramsci induce a pensare quanto sia stato pesante, per molti intellettuali organici, aver dovuto progressivamente ripudiare la propria storia. Gramsci resta perciò l’ultimo baluardo da difendere a tutti i costi, ma mi si consenta di suggerire che una difesa così maldestra è un boomerang che non aiuta di certo la causa gramsciana.

    Quanto all’auspicio finale, e cioè che io e il mio partito non faremo parte della storia autonomista della Sardegna, devo dire che ne esco rincuorato. Tutte le profezie a cui si è abbeverato il prof. Melis, e non da oggi, circa le sorti progressive del comunismo sono state smentite dalla storia. Anche stavolta il prof. Melis dovrà rimandare il funerale del PSdAz. Quanto a me, non ho mai pensato di fare politica per passare alla storia, ma per mettermi al servizio degli ultimi con un chiaro mandato popolare. E’ ciò che personaggi come Guido Melis non potranno mai fare: sia perché Melis non gode di alcun consenso (di qui i suoi tentativi di accreditarsi come consigliere del Principe), sia perché egli, con la sua vocazione elitaria, ha tradito la lezione di Gramsci evitando di mettersi al servizio degli ultimi.

    Con l’auspicio di potermi in futuro confrontare su questioni politiche, senza essere costretto a difendere me e il mio partito da attacchi gratuiti e rancorosi di cui non si sentiva francamente il bisogno.

    Giuseppe Atzeri

  7. #7
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    Predefinito Ancora autonomismo?

    Quanto all’auspicio finale, e cioè che io e il mio partito non faremo parte della storia autonomista della Sardegna, devo dire che ne esco rincuorato. Tutte le profezie a cui si è abbeverato il prof. Melis, e non da oggi, circa le sorti progressive del comunismo sono state smentite dalla storia.
    ...ma come...? ...ancora ci si arrocca sull'autonomismo?

  8. #8
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    Predefinito http://www.altravoce.net/

    venerdì 15 dicembre 2006

    "Sa Die de Sa Sardigna"
    tra uomini da ricordare e simboli


    Sa Die de Sa Sardigna 2007 dedicata ad Antonio Gramsci? E perché? La bocciatura era arrivata dal sardista Giuseppe Atzeri nel giorno dell'annuncio: «Se Gramsci appartiene alla storia della Sardegna e del mondo ciò avviene in virtù di un pensiero politico e filosofico che ha ben poco da spartire con l'autonomismo», aveva sottolineato il consigliere regionale.

    A rispondere a distanza è il compagno di partito Gesuino Muledda. Secondo l'ex esponente del Pci e assessore all'agricoltura durante l'esecutivo Melis, la scelta della giunta regionale è giusta. Per alcuni punti fondamentali e spesso dimenticati: «Con i suoi scritti, Gramsci concorre alla definizione del popolo sardo. Lo definisce diverso dagli altri, parla di federalismo e ne difende la lingua: chiede alla cugina di insegnarla ai figli, indicandola come grande fonte di ricchezza. Di più, è sicuramente il pensatore italiano più tradotto nel mondo». Ben venga, soprattutto se «servirà ad avviare un dibattito culturale ampio».

    Piuttosto sarebbe fondamentale riportare la data alla sua solennità: «Servono atti simbolicamente importanti, che rendano la festa nota a livello popolare. E non mi riferisco alla semplice rappresentazione in costume della cacciata dei piemontesi». Come dire: se i sardi devono festeggiare, siano protagonisti e non semplici spettatori.

    Antonello Pilloni, fra le figure più rappresentative del sardismo storico e grande oppositore della svolta a destra del partito, benedice e rilancia: «Grande rispetto per quello che Gramsci ha fatto e per quello che ha sofferto. Intitolargli Sa Die va bene, ma la scelta deve proseguire in futuro. Fra gli altri personaggi illustri che la Sardegna ha prodotto nella sua storia recente meriterebbero un riconoscimento del genere Giovanni Maria Angioy, Giovanbattista Tuveri e Giovanbattista Melis, Emilio Lussu. E sono solo alcuni».

    Contrario e perentorio, invece, l'ultimo patriarca del Psd'Az, Michele Columbu. Non solo sulla scelta di Gramsci: «Non amo quella ricorrenza. Se dappertutto si festeggiasse Sa Die de qualcosa, dove andremo a finire?». Una considerazione che a molti non era andata giù: «Quanti nemici mi sono fatto. Non voglio più parlare della festa: in ogni caso non affiancherei Gramsci al 28 aprile».

    (red)

  9. #9
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    Predefinito

    Vuole dire che se il "Buon Dio" dovesse chiamare a se in tempi brevi Gavino Angius o Gavino Sanna, l'anno prossimo Sa Die si farà in loro onore

    Condivido il discorso di Atzeri.

    Beppe

  10. #10
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da pippotto Visualizza Messaggio
    Vuole dire che se il "Buon Dio" dovesse chiamare a se in tempi brevi Gavino Angius o Gavino Sanna, l'anno prossimo Sa Die si farà in loro onore

    Condivido il discorso di Atzeri.

    Beppe

    Io ho grande difficoltà invece a condividere questo appiattirsi, quasi un prostrarsi di Giuseppe Atzeri davanti al termine autonomia....... La riproposizione accurata e puntigliosa di un termine non sardista, anche se il consigliere regionale cagliaritano non è purtroppo il primo a impiegare senza risparmio questa parola ambigua, che significa tutto e soprattutto il contrario di tutto....
    Ha forse paura di usare il termine indipendentismo?
    Se ne vergogna? Non ne è convinto? Gli occorre spazio di manovra?
    Chissà!
    Magari Beppe, o Pippotto che sia potrà darci lumi....

 

 
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