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Risultati da 11 a 20 di 46
  1. #11
    roberto m
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    tendenzialmente sono contrario alla pena di morte ma noi italiani che esempio possiamo dare all'Iraq visto che il nostro dittatore lo abbiamo assassinato e poi appeso per i piedi come un quarto di bue?
    Comunque trovo importanti verità sia in cio' che afferma Leuthold sull'inutilità di esportare la democrazia all'occidentale in un paese tribale e sulla necessità di pene dure per i drogati che nell'accorato appello di Primoli che dice che non bisogna uccidere il tiranno: da molti mesi ho riflettuto sulla fine che vorrei per lui e sono arrivato alla conclusione che secondo me confinarlo in un isola assolutamente inespugnabile per il resto dei suoi giorni, malgrado i costi che ne deriverebbero per la sua custodia, forse sarebbe la soluzione migliore

  2. #12
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    Impiccare Saddam vuol dire farne un eroe dei pazzi scatenati del fondamentalismo islamico. Anche se proprio d'islamico Saddam non ha niente di niente.
    Per quanto mi riguarda, neanch'io ho appoggiato l'intervento in Iraq perchè anche io sono dell'avviso che il Medioriente non possa fare a meno di un dittatore per autocontrollarsi. Abbiamo ben visto quali sono le derive della democrazia mediorientale: o consegnano al governo dei pazzi deliranti come il leader iraniano o scoppiano guerre civili. L'Occidente se ne strafreghi dell'Oriente.
    Non condivido però i toni di Leuthold che certamente per tinte non mi corrispondono neanche un po'. Inoltre: ormai in Iraq il pasticcio è stato fatto, ma rimettere Saddam al governo sarebbe una pazzia.
    Nato nei lontani '60 vito e abito a Milazzo. Padre di due figli e orgogliosamente medico chirurgo. Bersagliere di nascita

  3. #13
    roberto m
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    l'Iraq è un paese tribale, come la Giordania, e a comandare le tribu' ci vuole un dittatore col pugno di ferro o un RE: un re sottomano Bush ce lo aveva, perchè nel 2003 l'ultimo sopravvissuto della dinastia sterminata dagli amici di Saddam nel 1958, torno' a Bagdad e si presento' alle elezioni: manifesto' il suo scetticismo nei confronti degli USA che cercarono di imporre la democrazia all'occidentale e per ritorsione gli USA gli fecero una tale opposizione da non fargli prendere neanche un seggio al parlamento

    Gli errori si pagano e gli USA stanno pagando caro: intanto la monarchia che avrebbe potuto contribuire a pacificare il paese è stata accantonata

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da roberto m Visualizza Messaggio
    l'Iraq è un paese tribale, come la Giordania, e a comandare le tribu' ci vuole un dittatore col pugno di ferro o un RE: un re sottomano Bush ce lo aveva, perchè nel 2003 l'ultimo sopravvissuto della dinastia sterminata dagli amici di Saddam nel 1958, torno' a Bagdad e si presento' alle elezioni: manifesto' il suo scetticismo nei confronti degli USA che cercarono di imporre la democrazia all'occidentale e per ritorsione gli USA gli fecero una tale opposizione da non fargli prendere neanche un seggio al parlamento

    Gli errori si pagano e gli USA stanno pagando caro: intanto la monarchia che avrebbe potuto contribuire a pacificare il paese è stata accantonata
    Roberto, ti posso abbracciare? Mi hai tolto le parole di...tastiera
    Nato nei lontani '60 vito e abito a Milazzo. Padre di due figli e orgogliosamente medico chirurgo. Bersagliere di nascita

  5. #15
    roberto m
    Ospite

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    figurati, due anni fa ho scritto un articolo su questo principe... dovrebbe essere ancora nel forum Varesemonarchica

  6. #16
    roberto m
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    Un principe in campagna

    Seduto in una poltrona, è un uomo fiducioso colui che riceve i suoi ospiti in una villa dal quartiere residenziale di Jaderiya. Sharif Ali Bin Hussein 48 anni erede al trono d’Iraq e candidato alle elezioni parlamentari del 30 gennaio, non è il tipo ad avere dubbi.
    « se le elezioni si svolgeranno senza brogli, il nostro successo è sicuro poichè il programma del nostro partito, quello della monarchia costituzionale, si presenta come una soluzione ai problemi del popolo irakeno. » afferma.
    La sua lista che raccoglie 40 candidati, rischia di ritrovarsi schiacciata da quella degli sciti che fanno propaganda da mesi attraverso le moschee ed anche dai « grossi calibri » come il presidente Ghazi al-Yaouar o il primo ministro Iyad Allaoui, che hanno grandi mezzi per f are campagna elettorale. Eppure la maggioranza degli irakeni lo definisce « invisibile » e « sconosciuto » « non sappiamo molto di Sharif Ali Bin Hussein » ci confida Wafa Hamid 45 anni ingegnere al ministero del Commercio. « non sappiamo nemmeno che faccia ha » dice Zaid Tarik, un operaio di 24 anni.Bisogna dire che questo dandy dai mocassini perfettamente lucidi tornato in Iraq un anno e mezzo fa, vive in un mondo a parte, che ricorda più le fiabe di mille e una notte che non la realtà caotica del dopo-Saddam.
    L’accoglienza è atipica. Dopo aver ritirato un badge da una falsa bionda facente funzione di segretaria, l’ospite è invitato ad attraversare un superbo giardino decorato con una statuetta bianca naiade. Davanti alla villa fa bella mostra di se una pecora. Nella sala dei ricevimenti, sorvegliata da colossi in giacca e cravatta il caffé viene servito in piccolissime tazze di porcellana. Puntuale, buon conversatore Sharif Ali Bin Hussein si siede sempre allo stesso punto : sotto il ritratto di suo cugino il Re Faysal II ultimo Re d’Iraq il cui assassinio nel 1958 mise fine a 36 anni di monarchia. All’epoca Il piccolo principe aveva solo 2 anni : fu l’inizio di un lunghissimo esilio, dapprima in Libano poi in Gran Bretagna dove divenne bancario dopo gli studi in economia. Sul muro adiacente ci sono i ritratti dei due Re precedenti Feysal I (1922-1933) e Ghazi (1933-1939), discendenti di Sharif Hussein della Mecca che diede origine alla rivolta contro i governanti dell’Impero ottomano. Nostalgia del passato…
    Ma le idee che difende il pretendente al trono d’Iraq sono quelle del suo tempo. Antico sostenitore dell’intervento americano per spodestare Saddam, oggi egli condanna fermamente la politica degli USA in Iraq. D’altronde si è ben guardato dal ritornare nelle valige della coalizione nel giugno 2003.
    « molto prima della guerra, suggerii agli americani di organizzare delle elezioni al più presto dopo la caduta del regime. Putroppo hanno dato fiducia ai loro amici esiliati ed hanno completamente fallito la ricostruzione del paese. Fin dall’inizio l’errore è stato quello di creare un consiglio di Governo transitorio sotto il comando di Paul Bremer, il proconsole americano » lamenta il principe.
    Oggi Sharif Ali Bin Hussein non esita a presentarsi come un candidato di opposizione all’attuale governo provvisorio irakeno « troppo vicino agli americani, troppo opportunista ».
    Riconosce senza reticenze la sua preferenza per gli esclusi « che hanno raggiunto la resistenza armata per poter far ascoltare la propria voce » « il solo mezzo, continua, per fermare le operazioni dei membri della guerriglia, è di promuovere dei negoziati e di coinvolgerli nel processus politico. E questa sarà una delle mie priorità se saro’ eletto »
    In questo contesto, insiste Sharif Ali Bin Hussein « il ritorno della Monarchia puo’ presentarsi come il rimedio ideale ai mali dell’Irak. Io sono convinto che solo una Monarchia Costituzionale potrà assicurare la diversità dei partiti politici ed evitare che uno di essi cerchi di dominare gli altri » confida. I suoi critici gli rimproverano di tenere discorsi da esiliato. Le malelingue dicono persino che parla l’arabo con un accento inglese. Corrono anche voci che egli non sia il discendente più prossimo della dinastia Haschemita, ma di fronte alle critiche l’uomo si difende « d’avere sempre vissuto a contatto con gli irakeni ». All’estero dice « ho frequentato i diversi gruppi politici : una libertà che non avrei potuto avere se fossi rimasto in patria ».
    Ora che il conto alla rovescia è iniziato, punta su una campagna all’occidentale : poster, volantini e comizi politici con lo slogan « sicurezza e stabilita, giustizia e prosperità »
    Le sue uscite che comunque restano limitate le organizza attorniato dalle sue fedeli guardie del corpo ma senza auto blindata.
    « non ho paura di essere preso di mira dalla resistenza con la quale condivido le idee, dice, temo piuttosto i soldati americani. Sparano alla cieca su tutto cio’ che si muove.


    Da "Figaro" del 30.12.2004
    Traduzione di Roberto M

  7. #17
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    [silvia]Good bye Saddam, let's rock![/silvia]

  8. #18
    the dark knight's return
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    Citazione Originariamente Scritto da Serendipity Visualizza Messaggio
    [silvia]Good bye Saddam, let's rock![/silvia]

    finalme l'hanno appeso come un salame

  9. #19
    roberto m
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    non condivido questa ironia davanti a un cadavere, la morte merita rispetto, in tutte le sue cisrcostanze

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da roberto m Visualizza Messaggio
    non condivido questa ironia davanti a un cadavere, la morte merita rispetto, in tutte le sue cisrcostanze
    Bravo Roberto, anche chi di morte ne ha provocate tante come Saddam Hussein una volta ucciso merita perlomeno una non profanazione.

 

 
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