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Discussione: Caso Wielgus

  1. #71
    Amore vince la morte
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    In prossimità, desidero, del Santo dei santi
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    Citazione Originariamente Scritto da Barsanufio Visualizza Messaggio
    Diceva un tempo l'Arcidiacono:
    Reverendissime pater, postulat sancta mater Ecclesia catholica, ut hos praesentes Diaconos ad onus Presbyterii ordinetis.
    ...e il Vescovo ritualmente gli domandava:
    Scis illos esse dignos?
    ...e l'Arcidiacono rispondeva:
    Quantum humana fragilitas nosse sinit, et scio, et testificor ipsos dignos esse ad hujus onus officii.
    ...laddove il Vescovo concludeva:
    Deo gratias.

    Dice oggi, meno adeguatamente - ahimé - come spesso accade, il Rettore del Seminario o della casa di formazione:

    Dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano, e secondo il giudizio dato da coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare che ne sono degni.

    Io non vorrei che si confondesse la dignità valutata in base a criteri estrinseci - e considerata prerequisito per accedere all'Ordine - con la dignità morale o percaritàddelcielo ontologica. Tanto è vero che nessuno può dire di sé 'Sono degno!' ma un altro, un terzo, può dire 'Tu sei degno!'. Nella mia amata Milano, fu un fanciullo a indicare come degno il non ancora battezzato Ambrogio, il quale salì alla cattedra e impugnò la frusta, come vuole la sua iconografia.

    A me pare evidente che non possa sedere sulla cattedra che fu di Wyszynski, a capo di una Chiesa sanguigna e sanguinante come quella polacca, uno compromesso - anche in misura minima - col regime comunista (per di più come informatore della polizia segreta). Mi sembrano in questo senso più che giuste le sue dimissioni.

    Grazie, Barsanufio





    altrettanto grazie.

    Auguri di buon anno Barsanufio

  2. #72
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    Sì, padre Giovanni (e buon anno anche a te, e a tutti), hai ragione: anzitutto sul fatto che il rispetto è fondamentale, e che - soprattutto in casi come questi - esso deve informare l'agire e il dire. E anche sull'opportunità offerta ad una chiesa che si fosse stretta attorno al proprio vescovo a riconoscere e benedire non la propria fedeltà, ma la Sua tenace fedeltà oltremisura.

    Come dice Levinas, io vengo preso in ostaggio dal volto dell'altro. L'altro è talmente un Tu, che diventa in qualche modo anche un criterio morale. Perché vi sia giustizia deve apparire un terzo, un altro volto che reclama il mio riconoscimento. Ora, per me questo terzo ha il volto di padre Jerzy Popieluszko. E devo anche aggiungere che le motivazioni addotte per far comprendere il proprio comportamento, se sono vere (tipo: l'ho fatto per ottenere l'autorizzazione ad andare a studiare in Germania), non sono punto belle.

    Comunque sia, è certo che il valore della chiesa polacca, a questo punto, si misurerà sull'affetto e sulla solidarietà che avrà per il suo fragile pastore, allontanando da sé la tentazione di una purezza che la spezzerebbe.

    Grazie, Barsanufio

  3. #73
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    Il Giornale è un quotidiano indubbiamente di destra. uno si aspetterebbe di trovare articoli che stigmatizzano questo arcivescovo colluso con i comunisti.
    invece trovi un'intervista che non ti aspetti.
    io l'ho letta. è interessante

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=147288

    per chi è pigro ecco il testo
    «Ma tutto il clero era ostaggio del Kgb»
    di Stefano Zurlo
    da Milano

    Ha passato una vita a tenere viva la fiamma della fede nell’Unione Sovietica sotto il tallone del comunismo. Ma non se la sente di condannare Stanislaw Wielgus. Padre Romano Scalfi, classe 1923, fondatore e anima di Russia Cristiana, scoppia in una sonora risata quando gli si fa notare che monsignor Wielgus era venuto a compromessi con il regime di Varsavia: «E dov’è la sorpresa? In Unione Sovietica tutta la Chiesa ortodossa era nelle mani del Kgb. Di fatto, il Kgb sceglieva i vescovi e li “nominava” in base ai loro curricula».
    I più compromessi facevano carriera?
    «Io sono sempre stato contrario ai compromessi, però non mi scandalizzo. Il punto fondamentale è che il partito controllava tutto, ma proprio tutto. E appena ti muovevi, incrociavi un emissario dei servizi. Necessariamente, o quasi, diventavi informatore».
    Spia?
    «Io preferisco la parola informatore. Poi c’era informatore e informatore. C’era il delatore, la spia vera e propria che rivelava segreti e faceva del male alla Chiesa; poi c’erano un’infinita gamma di sfumature. Ma quasi tutti, e questo valeva per l’Urss come per i Paesi satellite, lo faceva a fin di bene».
    A fin di bene?
    «Sì, perché erano convinti che in questo modo avrebbero aiutato la Chiesa».
    E questo è vero?
    «Nella mia esperienza il compromesso è sempre un male, ma dobbiamo entrare in quella mentalità e in quella realtà. Ricordo un giorno, negli anni Sessanta, a San Luigi dei francesi a Mosca. Una delle due sole chiese cattoliche aperte in tutta la Russia. Bene, io svolsi la mia conferenza, successivamente il prete cattolico disse ai giornali sovietici che io ero un provocatore, un agente dell’imperialismo e non so che altro. Che doveva fare? Se non si fosse piegato, probabilmente avrebbero chiuso pure quella chiesa. Un’altra volta, un padre ortodosso che lasciava Roma e il Russicum con cinque valigie di libri, mi disse: “Che la Madonna mi protegga?” E io: “Spero che qualcuno ti protegga anche di là”».


    Era una spia?
    «Sa cosa mi rispose? “Certo che qualcuno mi protegge: il Kgb”».
    Il Kgb?
    «Sì, mi disse che era un informatore, come tutti quelli che gravitavano sul Russicum, e che avrebbe consegnato una parte dei libri ai fedeli e il resto al Kgb, raccontando per filo e per segno anche l’incontro con me. Però, in questo modo i Vangeli entravano nell’Urss».
    Il Grande fratello era onnipresente?
    «L’universo sovietico era paranoico, ossessivo, permeava tutti gli aspetti della vita. Quando arrivavo a Mosca, fra il 1960 e il 1970, venivo controllato, pedinato, ricevevo telefonate anonime in piena notte. Un incubo. Poi, nel 1970 mi respinsero alla frontiera e cominciai ad andare in Polonia».
    Ma in Polonia la realtà era diversa.
    «Completamente diversa. Un altro mondo. La Chiesa cattolica aveva resistito, le parrocchie erano aperte, i fedeli affollavano le chiese».
    Così, implicitamente, lei accusa monsignor Wielgus.
    «Ma no. C’era più tolleranza, ma il sistema era uguale. Lui stesso ha spiegato che la sua collaborazione diventò effettiva al momento di andare all’estero per studiare. Ecco il ricatto: tu vai in Germania, in cambio parli con noi».
    Insomma, Wielgus non aveva alternative?
    «Mettiamola così: lui accettò per il bene suo e della Chiesa. E pensò: “Non faccio niente di male e intanto posso andare avanti con le mie ricerche”. Il punto decisivo non è il fatto che monsignor Wielgus abbia collaborato».
    E qual è allora?
    «È come ha collaborato. Ha fatto dei nomi? Ha tradito? Ha fatto imprigionare dei fedeli? Ecco cosa mi chiedo. La circostanza che riferisse a zelanti funzionari dettagli, talvolta anche cervellotici, non mi sconvolge. Ripeto, questo in assenza di fatti gravi che potrebbero pure emergere».
    Così non fa torto a chi ha pagato a caro prezzo il proprio coraggio?
    «No, sono il primo a inginocchiarmi davanti ai martiri, agli eroi che hanno costruito con il loro sangue la Chiesa.

    Penso al primo gruppo di padri del Russicum, inviati da Pio XI a evangelizzare la Russia di Stalin. Furono catturati quasi subito e fucilati; penso agli infiniti martiri di settant’anni di ateismo sovietico: io ho riempito sei volumi da cinquecento pagine l’uno per raccontare con brevi schede le loro vite; e penso, per rimanere alla Polonia, a padre Popieluszko, trucidato dal regime. Ma le chiese dovevano pur vivere e il Kgb, che la sapeva lunga, aveva diviso gli informatori in tre categorie: quelli che parlavano generosamente, quelli che si limitavano a eseguire gli ordini e quelli che lo facevano controvoglia. Questa, piaccia o no, è la storia di quegli anni. Anche Giovanni XXIII, del resto, ricevette la figlia di Kruscev mentre il padre distruggeva la Chiesa ortodossa».

  4. #74
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    temo che qualche proposta di collaborazione fu fatta anche nei confronti dell'Arcivescovo di Cracovia . .....
    Anche lui andava all'estero di frequente ........ e sappiamo bene che non si andava gratis ......

    Sicuramente papa Wojtyla avrà rifiutato, però col passare degli anni qualche male intenzionato potrebbe ricattare il vaticano, se non l'hanno già fatto.

  5. #75
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    Quella di Wielgus è solo la punta dell'iceberg. E' da augurarsi che le cheise dell'est europeo facciano i nomi dei sacerdoti compromessi col regime.

    Pochi mesi fa il card. Dziwisz vietò la pubblicazione dei nomi di 28 preti collusi col regime che un ex cappellano di Solidarnosc voleva rivelare: http://www.radiovaticana.org/radiogiornale/ore14/2006/giugno/06_06_16.htm

  6. #76
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    http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/a...lo343226.shtml

    8/1/2007
    Polonia,dimesso parroco di Cracovia

    Accusato di spionaggio per la Russia

    if (disattivazione) { document.write('Dopo le dimissioni del neo arcivescovo di Varsavia, anche il parroco della cattedrale di Cracovia lascia. Come monsignor Wielgus anche padre Bielanski è caduto sotto le accuse della stampa polacca di essere stato collaboratore degli servizi segreti di epoca comunista. L'annuncio delle dimissioni è stato dato da padre Robert Necek, portavoce della curia vescovile di Cracovia.

    Il 68enne Bielanski - ha riferito il portavoce - che ha fatto il seminario insieme con Dziwisz, il 2 gennaio, ha scritto una lettera di dimissioni al cardinale Stanislaw Dziwisz, che le ha accolte.

    L'edizione polacca di "Newsweek" ha fatto il nome di Bielanski in un articolo intitolato "Smascherare Dziwisz" che analizza il modo con lo quale la polizia segreta, dopo la elezione del papa Karol Wojtyla nel 1978, ha cercato di raccogliere tutte le informazioni sull'attività del segretario personale del Pontefice polacco facendo le pressioni sui sacerdoti con i quali Dziwisz era in contatto.

    Solo sabato, in seguito alle polemiche per la confessione di essere stato una spia al soldo dei servizi segreti comunisti in Polonia, monsignor Stanislaw Wielgus, dal giorno prima arcivescovo di Varsavia, aveva rassegnato le proprie dimissioni. Il Papa ha già accettato la rinuncia dell'alto prelato,che era stato nominato per succedere al primate di Polonia, monsignor Glemp

  7. #77
    Darquiel
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    Ci sono stati cattolici polacchi che hanno pagato con la morte o la prigione la loro difesa della libertà religiosa.Uno che ha preso accordi sottobanco sta male sulla cattedra di chi ha sofferto pur di non piegarsi, Ben vengano le dimissioni.
    Quanto a Giovanni Paolo II, il contributo da lui dato alla caduta del comunismo rende irrilevante qualsiasi ipotetica ombra.

  8. #78
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    dal giornale di oggi

    Polonia: 12 vescovi in contatto con la polizia segreta nel 1978

    di Redazione
    Varsavia - Sarebbero dodici i vescovi polacchi che nel 1978 avevano rapporti con i servizi segreti (Sb) e come tali erano da loro usati come «i fonti personali di informazioni» . Lo ha scritto oggi il giornale Dziennik, sulla base di un documento ripescato per la prima volta dalla stampa dagli archivi della polizia comunista (dal 1998 custoditi dal Istituto della memoria nazionale Ipn) che si riferisce alla «operazione Prymas cioè alle iniziative da intraprendere da parte di Sb per indicare il successore del primate Stefan Wyszynski (morto nel 1981) e per far nominare papa il vescovo più vicino ai bisogni del potere totalitario comunista. La chiesa, intanto, riflette attentamente su quanto accaduto.
    Nel documento pubblicato dalla stampa ci sono solo gli pseudonimi dei vescovi che sarebbero coinvolti: Ramzes, Profesor, Apollo, Waclaw, Pisarz, Franciszek, Stolnik, Boleslaw, Bernat, Pasterz, Wladyslaw e Tadeusz. Fra i possiblibi successori a Wyszynski vi sono i seguenti nomi: mons. Jozef Glemp, mons. Zbigniew Kraszewski, mons. Jan Michalski. Secondo Dziennik, il card. Glemp, che diventò poi il nuovo primate di Polonia non si era fatto mai coinvolgere nel dialogo con Sb.

  9. #79
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    cioé, questi documenti erano a disposizione dell'istituto dal 1998, OTTO ANNI FA.

    e arrivano fuori solo ora.

    rivelazioni ad orologeria? secondo me la chiesa polacca farebbe bene a riflettere molto bene su questo fatto.

    e infatti a breve si vedranno i vescovi per parlare proprio dei rapporti tra chiesa e servizi segreti in quegli anni.

  10. #80
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    cito un breve estratto da un articolo dell'avvenire di oggi
    Perché la lustracja</B> (la verifica condotta in base agli archivi del Sb), voluta dal governo conservatore dei gemelli Kaczynski, si è accanita contro gli ex membri di Solidarnosc e gli esponenti ecclesiastici ed ha risparmiato i vecchi arnesi del comunismo? Perché invece migliaia di ex collaborazionisti continuano tranquillamente a lavorare nella pubblica amministrazione, nei giornali, nell'industria, diffondendo veleni sugli avversari?

 

 
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