Diceva un tempo l'Arcidiacono:
Reverendissime pater, postulat sancta mater Ecclesia catholica, ut hos praesentes Diaconos ad onus Presbyterii ordinetis.
...e il Vescovo ritualmente gli domandava:
Scis illos esse dignos?
...e l'Arcidiacono rispondeva:
Quantum humana fragilitas nosse sinit, et scio, et testificor ipsos dignos esse ad hujus onus officii.
...laddove il Vescovo concludeva:
Deo gratias.
Dice oggi, meno adeguatamente - ahimé - come spesso accade, il Rettore del Seminario o della casa di formazione:
Dalle informazioni raccolte presso il popolo cristiano, e secondo il giudizio dato da coloro che ne hanno curato la formazione, posso attestare che ne sono degni.
Io non vorrei che si confondesse la dignità valutata in base a criteri estrinseci - e considerata prerequisito per accedere all'Ordine - con la dignità morale o percaritàddelcielo ontologica. Tanto è vero che nessuno può dire di sé 'Sono degno!' ma un altro, un terzo, può dire 'Tu sei degno!'. Nella mia amata Milano, fu un fanciullo a indicare come degno il non ancora battezzato Ambrogio, il quale salì alla cattedra e impugnò la frusta, come vuole la sua iconografia.
A me pare evidente che non possa sedere sulla cattedra che fu di Wyszynski, a capo di una Chiesa sanguigna e sanguinante come quella polacca, uno compromesso - anche in misura minima - col regime comunista (per di più come informatore della polizia segreta). Mi sembrano in questo senso più che giuste le sue dimissioni.
Grazie, Barsanufio
altrettanto grazie.
Auguri di buon anno Barsanufio





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