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Discussione: La Bufala di Caserta

  1. #11
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    Predefinito I soliti disfattisti!!

    Scusate, ma qualcosa di serio e d'importante è accaduto, il "conclave" casertano ha schiarito l'aria attorno al governo spazzando via le nebbie che palazzo Chigi ha usato per nascondere la sua inefficienza
    Nella reggia dei vecchi borboni si son ritrovati quelli nuovi, coloro che - al seguito del re Prodi Romano noto come il liquidatore dell'Iri per conto di De Mita - sono stati i per lungi anni sostenitori accaniti del comunismo sovietico, quelli che quel comunismo vogliono rifondare, quelli che seguitano a chiamarsi comunisti, i verdi loro amici ubbidienti e compagni da sempre, i disubbidienti, ridicoli bamboccetti, che dopo aver frignato contro qualche poliziotto oggi siedono in parlamento, i vecchi e nuovi democratici cristiani (sottolineo cristiani) sempre pronti a far affari con loro, i capi e capetti dei sindacati dei lavoratori che tradivano i loro elettori allora e li tradiscono oggi.
    Lassù, dalla Reggia Dorata, essi guardano in basso verso di noi, come Giove e la sua corte faceva al tempo dei greci.

    Ricordate i "coglioni" di Berlusconi?
    Hanno la bava alla bocca.

    saluti

    ps: ho "dimenticato Pannella e la sig.ra Bonino....mi fanno pena, poveretti!

  2. #12
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    Agevolazioni fiscali e aree tecniche
    la scuola si trasforma in Fondazione


    di SALVO INTRAVAIA



    In arrivo una rivoluzione per la scuola italiana. Lo ha annunciato il ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, al seminario di governo in corso di svolgimento a Caserta. Nel 'conclave' ha anticipato i due punti fondamentali di quella che può essere chiamata la riforma Fioroni: agevolazioni fiscali a favore delle istituzioni scolastiche e potenziamento dell'area tecnico professionale della scuola superiore. Le due linee della riforma sono state condivise da tutto il governo e dalla maggioranza e diventeranno operative attraverso uno strumento legislativo ancora da definire.

    Le scuole come le Fondazioni. Le scuole italiane, che in base all'ultima Finanziaria riceveranno (senza più passaggi intermedi) direttamente nelle loro casse le somme del cosiddetto Fondo d'istituto, utilizzate per le attività integrative (corsi pomeridiani, corsi di recupero ed altro), saranno equiparate dal punto di vista fiscale alle Fondazioni 'per consentire le stesse agevolazioni di incentivi delle Fondazioni e per destinare nuove risorse all'innovazione didattica e al miglioramento del patrimonio edilizio', si legge nella sintetica nota proveniente da Caserta.


    Uno dei primi effetti sarà per gli istituti scolastici la possibilità, finora espressamente vietata, di ricevere donazioni da parte di soggetti privati. E per la gestione del patrimonio delle scuole sarà riformata anche la composizione del Consiglio d'istituto: l'organismo che gestisce gli aspetti economici e organizzativi delle scuole autonome. Attualmente del Consiglio fanno parte, in proporzioni diverse, docenti, genitori, alunni (solo al superiore) e personale non docente. Oltre al dirigente scolastico, membro di diritto. In futuro, le scuole potranno prevedere 'la presenza di rappresentanti delle autonomie locali (comuni e Province), del mondo dell'impresa e del terzo settore'.

    Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana che in passato ha trovato parecchie resistenze nel mondo scolastico, soprattutto per ciò che riguarda l'ingresso dei privati negli organismi decisionali.

    Riforma della scuola superiore. Come annunciato prima delle elezioni e dall'ultima manovra di bilancio, il governo metterà mano alla riforma degli istituti tecnici e professionali: quelli che destano le maggiori preoccupazioni in relazione agli alti tassi di dispersione scolastica. Attualmente nei tecnici e nei professionali trovano posto oltre un milione e 400 mila studenti (il 55 per cento del totale, al superiore). Quasi certamente saranno 'accorciati i percorsì scolastici in termini di monte ore annuo e diminuiranno anche le discipline. La proposta -spiega la nota- prevede l'istituzione dell'area tecnico-professionale nelle scuole secondarie di secondo grado e il riordino degli istituti tecnici e degli istituti professionali'.

    Per gli studenti 'meno volenterosi' dopo le scuole medie si apriranno percorsi professionali triennali e la separazione tra istituti tecnici e professionali si farà meno netta. 'Per le qualifiche professionali triennalì sarà istituito un albo nazionale e ogni provincia avrà almeno un polo tecnico-professionale che comprenderà sia l'attuale indirizzo tecnico sia quello professionale e, oltre i percorsi triennali, anche indirizzi di 'alta qualificazione tecnico-professionale di tipo non universitario'.

    Le prime reazioni. Positive le prime reazioni all'annuncio del ministro Fioroni. "Il rafforzamento e la modernizzazione delle scuole tecnico professionali e l'ampliamento dei percorsi di istruzione tecnica superiore è davvero l'aspetto qualificante della riforma della secondaria di secondo grado", dichiara Massimo di Menna, segretario generale della Uil Scuola che prosegue: "La formazione di tecnici, competenti professionalmente e 'culturalmentè formati, in grado di essere la spinta per la innovazione e la competitività del nostro sistema ormai post-industriale, è la vera scommessa della nuova scuola secondaria".

    "La proposta lanciata da Fioroni- rilancia Francesco Scrima, leader della Cisl Scuola - che ipotizza per le scuole l'applicazione dello stesso regime di cui godono le fondazioni sé è una proposta interessante perché consentirebbe alle scuole autonome di beneficiare di un più favorevole regime fiscale che permetterebbe notevoli risparmi e pertanto maggiori investimenti per la funzionalità del servizio scolastico e per migliorare l'offerta formativa"

    (12 gennaio 2007)

  3. #13
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    Il MAGO DELLA REGGIA

    di Paolo Del Debbio

    Visto che il governo ha sede a Roma la scampagnata che hanno fatto a Caserta avrebbero potuto farla ai castelli. Era più vicino, costava meno e i frutti forse sarebbero stati migliori. Perché si sono ritirati un giorno e mezzo? Per capire, guardandosi negli occhi, che ormai il livello di litigio e di disaccordo è tale che se non si danno una calmata vanno presto a casa? Questo è quello che è emerso.
    Come i lettori sapranno il governo è stato mercoledì e ieri a Caserta per tentare di fare quello che si fa generalmente alle macchine ogni tanto: il tagliando. Il problema è che questo tagliando riguarda solo ed esclusivamente i rapporti tra di loro. Nulla o quasi gli italiani o meglio, ciò che sta a cuore agli italiani.
    Dall'incontro, naturalmente, è uscito uno scritto, il «Documento di Caserta», nientepopodimeno, ed è composto da dieci punti-guida. Vogliamo subito tranquillizzare i lettori: non c'è nulla di peggio di quanto era già stato scritto nelle duecentosettantasei pagine del programma del centrosinistra. Si tratta solo di un bigino.
    Solo per fare un esempio nel documento è scritto che «solo attraverso una robusta e duratura crescita della ricchezza prodotta dal Paese è possibile infatti: completare l'azione di risanamento, proseguire nella coesione della società italiana e, infine, colmare i divari di sviluppo e di qualità della vita». Giudichino i lettori sull'originalità di questi obiettivi e se c'era bisogno di un giorno e mezzo con tutti i ministri e tutti i leader del centrosinistra per partorire queste originalissime e geniali intuizioni.
    Dopo questa enunciazione seguono le direttrici concrete tra le quali ne vogliamo prendere una, la numero 9: «Ricerca di una maggiore equità sociale ed intergenerazionale con la piena valorizzazione della famiglia, dei giovani e delle donne». Ma cosa ne dicono i signori del governo se, visto che si parla di giustizia intergenerazionale e di giovani, si partisse ad esempio dalle pensioni che se non vengono riformate i giovani rischiano di non vederne neanche l'ombra? Diciamo questo perché sul punto specifico l'accordo a Caserta non c'è stato. O meglio c'è stato l'accordo di oltrepassare ampiamente il 31 marzo, data entro la quale si sarebbero, appunto, dovuti mettere d'accordo. Sulle pensioni nel governo non ci sono solo delle variazioni sul tema, ci sono dei veri e propri temi diversi e difficilmente conciliabili tra di loro. Questo è il motivo per il quale la riforma viene rinviata. Non c'entra un bel nulla quello che hanno detto il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, quando hanno affermato che non c'è nessuna fretta perché il sistema non è allo sfascio. Ne hanno parlato con tutti gli istituti di ricerca che da anni sostengono il contrario?
    Cosa vuol dire, poi, che il governo deve «proseguire nella coesione della società italiana»? Vuol dire continuare a tentare di mettere insieme quel pezzo della società italiana che li ha fatti «vincere» le elezioni? Perché, ad oggi, il governo si è occupato della coesione sociale di coloro che lo hanno votato e lo ha fatto anche malamente visto che molti di essi si sono pentiti di averlo fatto. Dell'altra parte, per esempio quella che il 2 dicembre scorso si trovò in Piazza San Giovanni a protestare contro la Finanziaria, questo governo, nel migliore dei casi, non se ne occupa, nel peggiore la sberleffa.
    Dopo Caserta sarebbe opportuno che il professor Prodi, quando parla del bene comune, da ora in poi, dicesse il «nostro bene comune», quello del centrosinistra, perché in Campania di quello si sono occupati.

  4. #14
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    Sipario sul vertice: un’agenda di 10 punti per nascondere il flop
    di Laura Cesaretti da Il Giornale
    Il premier innervosito con il leader Dl per il pressing sulle pensioni Lite sul manifesto conclusivo: alla fine viene annacquato. Riformisti sconfitti. Boselli: «Manca coraggio e si sceglie di rinviare tutto»


    «Abbiamo seriamente rischiato che la nave andasse a finire contro gli scogli», confida a sera uno dei principali timonieri del vertice di Caserta.
    Se la prima giornata è stata segnata dal blitz radiofonico di Marco Pannella e dalla riapertura dello scontro tra «riformisti» e «radicali», animato da Margherita e Rosa nel pugno più Giuliano Amato; la giornata conclusiva è stata lì lì per finire ancora peggio. Già dal primo mattino l’umore di Prodi non era dei migliori: irritato con Rutelli per il pressing su «fase due» e pensioni (dopo che il premier era riuscito a riaddomesticare i ds di Fassino) e per la richiesta di una «cabina di regia» sulle liberalizzazioni che di fatto suonava come un commissariamento del ministro Bersani. «Non solo comunichiamo male - aveva denunciato nel vertice il leader dl - ma non sappiamo costruire il consenso. Berlusconi è arrivato alla campagna elettorale con una crisi grave di consenso, ma si è rimesso a far politica mettendoci in difficoltà e ha recuperato al punto da farci quasi perdere le elezioni. Dobbiamo riuscire anche noi a ributtare la palla nel campo avversario». I fischi dei disoccupati e gli insulti degli automobilisti casertani paralizzati dal conclave della Reggia («Andatevene a casa!», «Buffoni») non avevano risollevato il morale del premier, già scontento per i titoli dei giornali che lo dipingevano come frenatore sulle riforme. Chiuso il giro di tavolo di dibattito politico, ieri mattina toccava trovare la sintesi finale che doveva rappresentare, secondo Prodi, il «Manifesto di Caserta». Il testo di sei pagine presentato ai ministri ha fatto però scoppiare la bagarre. «Troppo lungo», ha lamentato Padoa-Schioppa. «Se ci si mette tutto mettiamoci anche i Pacs», ha chiesto la Pollastrini. «Il termine manifesto mi pare davvero troppo impegnativo», ha ironizzato Gentiloni. Finchè Mastella ha perso la pazienza: «Così non andiamo da nessuna parte, rinunciamo ai manifesti e lasciamo a Prodi il compito di fare una sintesi in conferenza stampa». Appuntamento che è slittato di un paio d’ore rispetto agli annunci di Palazzo Chigi. A quel punto è intervenuto il vicepremier Rutelli: questo testo non va, è stato il suo ragionamento, ma abbiamo annunciato che di qui sarebbe uscita «l’agenda del 2007» e non possiamo venirne fuori senza uno straccio di conclusioni che spieghino cosa vogliamo fare. Possibilmente in modo chiaro e sintetico. Insieme al sottosegretario alla presidenza Enrico Letta, Rutelli ha riscritto il testo da cima a fondo. Così, per il rotto della cuffia, è uscita «l’agenda della crescita» in dieci punti, un elenco per titoli di buoni propositi un po’ vaghi, ma se non altro rapidi da leggere e da far annunciare ai tg. In cauda venenum, la mina della riforma previdenziale su cui si è litigato per due giorni è finita all’ultimo posto, con una formulazione neutra che non evoca la parola «pensioni» ma parla solo di «apertura del tavolo con le parti sociali per la verifica e modernizzazione dello Stato sociale». Poco male, assicura uno dei ministri che la riforma la vorrebbero: «In fondo siamo noi ad avere il coltello dalla parte del manico perchè, grazie a Dio, Berlusconi ha fatto lo scalone, e ora tocca alla sinistra spiegarci dove mai si trovano gli 8 miliardi di euro per toglierlo».
    Il bilancio della due giorni casertana resta incerto. Di sicuro però ha fotografato una coalizione divisa e scontentato l’ala più riformista, cui dà voce il leader della Rosa nel pugno Boselli: «Una cocente delusione, non c’è stato un briciolo di coraggio per affrontare i nodi che vanno sciolti. Si è imboccata solo la strada del rinvio».

  5. #15
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    I rinunciatari

    di Angelo Panebianco da Il Corriere della Sera

    «Li abbiamo fermati. Partita chiusa»: il lapidario commento del segretario di Rifondazione, Giordano, sembra riassumere bene il senso dell'incontro di Caserta e, soprattutto, chiarisce chi siano i vincitori. Prodi ha indicato un vaste programme (avrebbe detto De Gaulle) che delinea la direttiva di marcia del governo. Di questo programma che parla di crescita, di infrastrutture (ma che succederà alla Tav?), eccetera, i punti salienti sembrano riguardare il forte impegno di spesa per il Mezzogiorno e la decisione di non fare la riforma dello «Stato sociale » (pensioni incluse) senza averla prima concordata con le parti sociali, con i sindacati.
    La «fase due», per la quale si erano spesi Fassino e Rutelli, è archiviata, come volevano sia Prodi che l'ala massimalista della coalizione. E’ stata rinviata (ossia, tolta dall’agenda politica) quella riforma delle pensioni che solo poche settimane fa era stata indicata come lo strumento della riscossa riformista, di riforma della pubblica amministrazione non si dice nulla, e anche le liberalizzazioni subiscono uno stop, essendo state delegate, su richiesta di Rutelli, a un’apposita «cabina di regia». Ed è noto che ci si affida alle cabine di regia quando ci sono disaccordi al momento insormontabili che si spera di comporre con il tempo.
    Domanda: come mai i riformisti hanno rinunciato a combattere? Forse la spiegazione sta nei numeri, e cioè negli eccellenti conti dello Stato. Non solo già prima dell'estate, con il governo appena insediato, era saltato fuori un inaspettato e forte incremento del gettito fiscale, ma ora si scopre addirittura che c'è stato anche un eccezionale miglioramento del deficit italiano: al punto che già per il 2006 l'Italia è scesa sotto il 3% (del rapporto deficit/ Pil, secondo Maastricht). Per inciso, forse i tanti che avevano parlato di «disastro economico» provocato dal governo del centrodestra dovrebbero chiedere scusa all’ex ministro dell’Economia, Tremonti: il disastro, manifestamente, non c'era.
    Forse i riformisti si sono detti: con questi numeri ci potrebbe essere crescita economica anche senza bisogno di impegnarsi in logoranti guerre con sindacati, massimalisti e lobbies varie per riformare in profondità Stato sociale, pubblica amministrazione, eccetera. E se arriverà la crescita economica, i consensi per il centrosinistra torneranno a salire senza bisogno di riforme politicamente costose.
    Ma forse c'è anche un’altra spiegazione. Quanto è accaduto a Caserta sembra la conferma di ciò che l'economista Nicola Rossi ha detto abbandonando i Ds: il riformismo, secondo Rossi, è in quell'area politica una pianta ormai essiccata. Forse è vero, tutto sommato, quanto dice Prodi, ossia che la contrapposizione massimalisti/riformisti sia solo una semplificazione giornalistica (nella quale, per alcuni mesi, ha creduto anche chi scrive). Forse, semplicemente, i «riformisti» non esistono o sono troppo deboli e dispersi per avere voce in capitolo. Come pensa, appunto, Rossi.
    Forse bisognerebbe dare un’occhiata più attenta alla natura di quei partiti (e alle aspirazioni dei loro militanti e dei loro elettori) che siamo soliti chiamare «riformisti». Se non altro, perché è così che si sono sempre autodefiniti.

    13 gennaio 2007

  6. #16
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    Boselli critico su Caserta.

    Enrico Boselli, Sdi, non ha un grande peso, ma come Clemente Mastella è un segnalatore di difficoltà della coalizione di cui fa parte. La sua critica al conclave di Caserta deve perciò essere tenuta in considerazione come correttivo del trionfalismo di Prodi che, in ogni caso, ha ricompattato la sua maggioranza, ma al prezzo di ridursi a eterno mediatore (e l’eternità gli è gradita): “Non vorremmo che i riformisti più coerenti, come noi siamo, fossero costretti a praticare l'ostruzionismo parlamentare per evitare che sia abolito il pur iniquo 'scalone' e di ottenere un'equa e graduale razionalizzazione del sistema pensionistico. Oppure organizzare proteste in piazza S. Pietro contro il Vaticano per avere dallo Stato italiano una buona legge sui PACS. Lo diciamo perchè dopo la riunione di Caserta la delusione è cocente”.
    Prosegue: “Vedo che il governo stamattina (ieri mattina, ndr) si è dato un gran da fare per il Sud, dove c'e' una crisi più grave di quanto si possa immaginare. Non mi sembra però che da queste decisioni si possa trarre il segno di una svolta. Non c'è stato a Caserta un briciolo di coraggio per affrontare quei nodi che è urgente sciogliere. Si è invece imboccata la strada del rinvio che, come si sa, porta solo ad altri rinvii. Dopo il risanamento dei conti pubblici, senza il quale non si va da alcuna parte, e che costituisce un indubbio merito di Prodi e Padoa Schioppa, non si può sopravvivere bordeggiando tra riformisti ed estrema sinistra. Il governo non si può far dettare l'agenda sui Pacs dal Papa e dai teodem della Margherita, sulle pensioni dalle retroguardie sindacali e da Rifondazione, sulla Tav dai fondamentalisti ecologici e dai Verdi, perchè con questa tabellina di marcia si va solo incontro ad una clamorosa sconfitta. In una manifesta incapacità di superare questo vero e proprio stallo, è davvero surreale che ci si balocchi a discutere su ciò che dovrà accadere nella prossima legislatura, su quale dovrà essere la legge elettorale e persino chi dovrà, dopo Prodi, guidare la coalizione di centro sinistra. Se Rutelli e Fassino vogliono davvero le riforme, non facciano proclami ai quattro venti, che lasciano il tempo che trovano, e non recitino due parti in commedia, quella degli intransigenti di fronte all'opinione pubblica e quella degli accomodanti a Caserta. Facciano invece pesare la propria forza contrattuale sul piatto della bilancia senza indietreggiare al primo 'bau bau' dell'estrema sinistra e forse in questo modo ci convinceranno che il partito democratico non è solo un espediente per conservare al potere la classe dirigente che c'è”.

  7. #17
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    Caffè e sfogliatelle per Prodi, bugie e delusioni per i napoletani

    Gelo tra il Presidente del Consiglio e il sindaco Jervolino

    di Sergio Menicucci da L'Opinione

    E’ arrivato a Napoli da Roma con il treno ad alta velocità delle 7,15, accompagnato dal suo portavoce Silvio Sircana, dal ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e dall’amministratore delegato Fs Mauro Moretti. Per Romano Prodi un’ora e mezzo di lettura di giornali e telefonate e poi prima delle nove ecco la stazione Garibaldi. Il gruppo scende e sul piazzale un gruppo di ferrovieri chiede al premier spiegazioni sull’agenda del governo in materia di trasporti pubblici, di Tfr e di ticket sanitari. Due minuti e via tutti in macchine rigorosamente blu con in testa il neo prefetto Alessandro Pansa. Prima tappa il Gambrinus per un caffè con una sfogliatella. C’è un ragazzo in carrozzella che vuole salutarlo. Prodi si ferma, scambia qualche battuta. Una donna chiede maggiori garanzie e tutele per gli handicappati, un’altra gli grida “Prodi ritirati”, alcuni giovani protestano. Imbarazzato il Professore si rimette in macchina e arriva sul piazzale di Mergellina. C’è l’inaugurazione della stazione della metropolitana, la linea 6. Finalmente si materializzano tutti vertici delle istituzioni. C’è il sindaco Rosa Russo Jervolino, con il volto scuro per il gelo dei giorni scorsi con il presidente del Consiglio, c’è il presidente della Regione Bassolino e via via tutti gli altri.

    Forbici in mano per il taglio del nastro di due chilometri di metrò. Una cosa giudicata dalla maggioranza dei napoletani ridicola e offensiva perché ricollegano il taglio dei nastri ad un vezzo vetero-democristiano. D’altra parte il metrò collinare fu concepito 40 anni fa e i lavori iniziarono nel 1976 con il famoso buco a piazza Medaglie d’Oro ad opera dell’assessore ai Trasporti del comune di Napoli, il socialista Luigi Buccico. Finita la breve cerimonia di corsa alla mostra sulla storia della metropolitana e quindi a Castel dell’Ovo per un incontro sull’emergenza rifiuti. L’aspetto buonista del leader finisce qui. Tutto il resto sono promesse non mantenute o gravi colpe nei confronti di Napoli. Da presidente dell’Iri Prodi danneggiò il Mezzogiorno con lo smantellamento della Sme, la società meridionale leader del settore agro-alimentare. Nel giugno del 1998 giunse a Napoli da Premier e promise mare e monti. Anzi invitò Luca Cordero di Montezemolo a sollecitare l’intervento degli imprenditori per investire in Campania. Una delegazione di imprenditori emiliani arrivò a Napoli, partecipò all’asta pubblica e subito dopo decise di rinunciarvi. Non c’erano le condizioni. Al governo i napoletani rimproverano anche la decisione di cancellare il Gran Premio di Agnano dalle Lotterie nazionali. Alla Regione, guidata da Bassolino, rimproverano la scarsa utilizzazione dei fondi Ue.

    Prodi era stato a Napoli il 2 novembre in un “momento di tensione e di difficoltà” ha ricordato il Premier. "Tensioni e difficoltà non sono cessate. Ma ci siamo messi al lavoro con serietà. Il Cipe sta macinando progetti al fine di completare le opere pubbliche”. Ancora promesse, come quella di valorizzare il porto ampliando i rapporti con la Cina e l’Estremo Oriente. Neanche una parola sull’utilizzo dei 703 beni confiscati alla camorra da restituire ad un uso civile e produttivo. Il caso delle terme di Contursi è emblematico. Il parco delle Querce (un albergo con 150 posti letto, terme e impianto di imbottigliamento della sorgente Cantani) fu sequestrato al clan Marandino nel 1984 e chiuso definitivamente nel 1993. Da allora il demanio non è riuscito ad impedirne il degrado. Ora però Mastella e Bassolino si vantano di averlo affidato all'amministrazione comunale. Per l’emergenza rifiuti, il degrado degli ospedali (i Nas hanno trovato topi, cani randagi, mancanza di igiene negli ambulatori e nei corridoi) e la sicurezza i napoletani dovranno dotarsi di tolleranza, anzi di sopportazione. Bassolino uscirà di scena nel 2010. La Jervolino l’anno dopo.

  8. #18
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    I Borboni dalla Fabbrica di Bologna alla Reggia di Caserta


  9. #19
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    Uniti nell'Ulivo


    “Abbiamo deciso di costituire sotto la guida diretta di Prodi una cabina di regia sui provvedimenti di liberalizzazione“: lo ha confermato il vicepremier Francesco Rutelli a margine del ‘conclave’ di Caserta.
    (Ansa, 12 gennaio, ore 9.49)

    “Sulle liberalizzazioni mi assumo io la responsabilità e sto esaminando con interesse tutti i fili della lenzuolata di Bersani. Ma non per fare una cabina di regia, ma per fare una sintesi politica”. Così Romano Prodi ha risposto una domanda sulla creazione di una cabina di regia per valutare il varo di nuove liberalizzazioni.
    (Ansa, 12 gennaio, ore 15.17)

  10. #20
    Conservatorismo e Libertà
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    Senza dubbio se si guarda alla sostanza il ''vertice'' di Caserta è stato un fiasco.
    Se qualcuno ha vinto,di certo questo "qualcuno" non sono Fassino,Rutelli e i cosiddetti ''riformisti''.
    Ha semmai trionfato l'inerzia,l'attesa,il ''campare giorno per giorno''.

    Da un punto di vista politico il centro-sinistra sta distruggendo -da solo- ogni possibilità di uscire da quella atmosfera di cupo grigiore e di vuoto che per molti tratti ha caratterizzato l'azione di governo.

 

 
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