La teosi (o deificazione) è la salvezza. In particolare significa che l'individuo salvato diventa Dio in Lui, senza tuttavia perdere la sua personale identità. Il mantenimento dell'identità personale è un'importante realtà, concettualmente possibile solo se vista alla luce della teologia palamita. Senza dubbio l'idea della deificazione sembra spaventosa, come troppo audace. Eppure è stata promessa da nostro Signore, quando disse in preghiera come Tu, Padre, sei in me ed io in Te, che anche essi possano essere uno in Noi (Giov. 17:21), e testimoniata da S. Pietro: ci è stato fatto il dono di eccezionalmente grandi e preziose promesse che attraverso di esse voi possiate diventare partecipi della natura divina (2 Pietro 1:4) e da S. Giovanni: Carissimi, fin da ora siamo figli di Dio e non si è ancora manifestato quel che saremo. Sappiamo che quando Egli si sarà manifestato saremo simili a Lui (1 Giov. 3:2). Deificazione è pertanto la definitiva adozione da parte di Dio come Suoi figli (A quanti però lo accolsero diede il potere di diventare figli di Dio - Giov. 1:12) al momento della sua Seconda Venuta.
Bisogna meditare molto a fondo per accettare il terribile significato di questi passi scritturali. E la salvezza come deificazione è un costante punto di riferimento nei Padri. S. Basilio, per esempio, definisce l'uomo come una creatura che ha ricevuto l'ordine di diventare un Dio. Il Grande Giovedì, al Mattutino, nel Canone cantiamo: Cristo ha detto: nel mio regno sarò Dio con voi come Dei (IV Ode, III Tropario).
Ma come può un essere umano, che è finito diventare Dio infinito? Ciò è stato reso possibile dall'incarnazione del Logos di Dio. La carne che Gesù ha preso riempie il baratro tra l'uomo e Dio. S.Atanasio scrive: Dio è diventato uomo affinchè l'uomo possa diventare Dio. Gesù Cristo come Dio è coessenziale col Padre, ma come Uomo è coessenziale con noi17. Ecco il motivo per cui i Padri a Calcedonia furono così attenti a sottolineare che le due nature di Cristo sono unite ma non confuse. Gesù Cristo, il solo mediatore tra Dio e gli uomini (1 Tim. 2: 5) è il ponte. Dopo l'incarnazione la via tra Dio e l'uomo è percorribile in entrambi i sensi. E la grazia del Santo Spirito, cooperando con l'umana volontà rende il finito infinito'18.
A questo punto è importante sottolineare la differenza tra la teosi cristiana e il destino ultimo in altre religioni. Il Nirvana buddista è lo stato trascendente di libertà ottenuto, attraverso molte reincarnazioni, dall'estinzione dei desideri e della coscienza individuale. L'identità personale si perde anche nel Sufismo di al-Hallaj. La deificazione cristiana invece rispetta ed esalta l'individualità di ciascuno, ed è ottenuta non da un'ascesi generica, ma da un'attiva vita in Cristo di tutto il proprio essere.
La partecipazione alla natura divina, secondo S. Gregorio Palamas è resa possibile dalle energie divine. In parole sue: Il Padre attraverso il Figlio nello Spirito deifica coloro che sono deificati19. L'uomo che ha raggiunto questo livello di santità risplende della stessa luce increata che risplendette in Gesù Cristo quando si trasfigurò sul monte Tabor20, preludio della sua seconda venuta e rivelazione di ciò che un tempo eravamo e che saremo21 alla deificazione.
Bisogna rendersi ben conto che l'umanità che abbiamo in comune con Cristo Dio è la chiave per accostarsi a Dio. Si comprende facilmente, a questo punto, perchè la resurrezione finale dei corpi è una condizione necessaria della teosi. In Occidente, invece, l'accento della salvezza èposto sull'anima, e la resurrezione dei morti è spesso vista come un extra non strettamente necessario22.
Ma la deificazione non coinvolge solo l'individuo. Se così fosse l'obbiettivo cristiano sarebbe veramente individualista ed egoista. S. Serafino di Sarov disse a Motovilov, prima di trasfigurarsi davanti a lui, che lo scopo dell'uomo è acquistare il Santo Spirito. E questa acquisizione, il completamento della salvezza, è il mistero della Pentecoste.
Le energie di Dio pervadono l'intera creazione, ma a causa della caduta la natura è corrotta. Il Logos di Dio si è incarnato per salvare l'uomo, ma anche per salvare attraverso l'uomo tutto l'universo. Possiamo vederLo nell'icona della Natività, nella grotta, buio pertugio della terra (la luce splende nelle tenebre - Giov. 1: 5). Se ora guardiamo l'icona di Pentecoste, vediamo nuovamente un pertugio buio, dove è tenuto prigioniero un uomo vecchio di anni. Sopra di lui la scritta ho Kosmos (l'Universo). Egli rappresenta l'intera creazione che aspetta la salvezza - la deificazione, secondo le parole dell'Apostolo Paolo:
L'attesa spasmodica del creato aspetta infatti la manifestazione dei figli di Dio. Il creato infatti fu sottoposto alla caducità non di propria volontà, ma a causa di colui che ve le sottopose nella speranza. Perchè la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per ottenere la gloriosa libertà dei figli di Dio. Infatti sappiamo che tutta la creazione assieme geme e soffre le doglie del parto fino al momento presente. Non solo essa, ma anche noi che abbiamo i primi frutti dello Spirito, a nostra volta gemiamo in noi stessi, in attesa dell'adozione àfigli, del riscatto del nostro corpo.
La gloriosa libertà dei figli di Dio.