La funzione educativa della pena di morte si identificherebbe con quella dissuasiva. Naturalmente oggetto di questa rieducazione non potrebbe certo essere il reo, quanto il resto della società. Fondamentale, perciò, la certezza della pena.
In questo senso (sempre a livello concettuale, naturalmente) considera l'efficacia educativa della pena di morte in quella che chiamano "sottocultura mafiosa": l'omertà non è forse la migliore dimostrazione che la certezza della pena è fondamentale per il rispetto della legge?
E' importante, poi, considerare l'identità statuale come un soggetto posto al di sopra dell'individuo singolo. Se così non fosse, come giustificare il potere dello Stato di privare questo stesso singolo della libertà o, persino, della vita? E se l'ordinamento è un ordinamento democratico, che male e che pericolo ci sarebbe a tollerare questa gerarchia?
Una prigionia non può essere una tortura. La pena deve essere rieducativa e, al di là della pena di morte, oggetto della rieducazione deve essere il reo.
Una simile pena, necessariamente, ha un costo.
Non ritengo giusto obbligare la comunità a mantenere un individuo che, per scelta, si è posto fuori da questa comunità. Soprattutto quando le spese possono rappresentare una voce importante nel bilancio.




La corruzione dovrebbe essere perseguita severamente per tutti coloro che hanno compiti istituzionali e di pubblica amministrazione. Così come pure coloro che corrompono.
Invece pare che se questi riescono ad avere ruoli politici possano ridurre i tempi di prescrizione per questi odiosi reati (che non dovrebbero MAI andare in prescrizione!) in modo tale che i tempi di prescrizione siano sempre inferiori ai tempi tipici della giustizia per emettere sentenze.
In questo modo, se si ha avvocati in gamba, si ha certezza di non essere mai condannati per questi reati!
Invece "fare carriera" da giudici per poter trovare degli elettori non si vede che ci sia di negativo. Significa solo che questi magistrati hanno svolto così bene il loro lavoro da avere l'apprezzamento da parte di una parte consistente di elettori.
E' molto peggio diventare politico avendo un enorme potere economico e multimediale. In questo modo è ovvio che prima o poi si possa compiere azioni che possano avvantaggiare i propri interessi economici e che si finisca ad utilizzare il potere multimediale per convogliare verso di se il consenso popolare.
Saluti


Bastava non farli uscire quando si era consapevoli della loro pericolosità sociale!
Pena di morte?
Che vuol dire?
Che se uno è pazzo o malato incurabile lo si uccide subito così non si perde tempo?
Poi sono quelli che si scandalizzano se "non si fanno nascere" alcune cellule fecondate!!!
Saluti




Uhm... avrei preferito aspettare ad affrontare discorsi "pratici" come la certezza della pena, ma osservo che la pena capitale non presenta migliorie rispetto alla pena detentiva, da questo punto di vista.
Quanto al valore dissuasivo della pena di morte, c'è da controbilanciarlo con le considerazioni fatte da Il Pasquino in precedenza: magari spaventi chi ancora non ha commesso omicidi, ma al tempo stesso non rendi la pena progressiva per chi si è già macchiato di un reato. Il che è un problema, come già visto.
Poi, che lo Stato non sia tenuto a rispettare gli stessi comportamenti a cui sono tenuti gli individui è ovvio. Già la presenza della carcerazione bastava a sottolinearlo; casomai, il fatto che neppure lo Stato (che è sopra agli individui) abbia il potere di togliere la vita può rendere la vita umana molto più importante agli occhi della società.
Infine, non reputo metodologicamente corretta questa tua eccezione: "A parte la pena di morte, una pena deve essere rieducativa". I tuoi scopi non dipendono dal modo in cui li persegui: o reputi la rieducazione inutile per determinate tipologie di reato (ed in tal caso non ti preoccupi che le altre pene non abbiano tale funzione), oppure dici che essa è utile (e in tal caso, la pena di morte manca clamorosamente questo obiettivo).
Accettata l'obiezione sul costo (al momento non è fattibile proporre carceri che si autosostentano col lavoro dei detenuti).
C'è altro?
There is no calamity greater than lavish desires.
There is no greater guilt than discontentment.
And there is no disaster greater than greed.
Lao-Tzu


Una puntualizzazione.
Non mi interessa che il detenuto capisca che ciò che ha fatto sia grave, ingiusto o illecito. Deve arrivare a capire che è illegale: tanto basta.
Ciò che conta è la dissuasione per la paura della punizione, ciò che conta è l'intima convinzione dell'errore commesso. Insomma: ciò che conta è il risultato.
In parole povere, si sarà raggiunto l'obiettivo della rieducazione quando il soggetto non vorrà più commettere gli stessi errori.
Se arriva a tanto per paura o per intima convinzione, poco importa: il fine rieducativo sarà raggiunto comunque.