
Originariamente Scritto da
Gaio Mario
Anche per quanto riguarda l'emigrazione, mi sembra che a soffrire del fenomeno furono comunque per prime storicamente le regioni settentrionali. E' da lì che partirono i primi emigrati per la Francia, e per la Svizzera, e per alcune zone balcaniche (dove sorsero villaggi di Italiani finanziati dall'amministrazione asburgica ad esempio). Essa colpiì i contadini friulani, trentini e veneti, istriani e dalmati, tanto quanto i piemontesi ed i lombardi: segno che quindi anche sotto il "grande" Cecco Beppe vi erano problemi sociali e le cosiddette solidarietà tradizionali e familiari, o comunitarie, non funzionavano poi tanto. La meccanizzazione dell'agricoltura, lo sviluppo intensivo di questa, causarono quello che l'Inghilterra aveva vissuto decenni prima, la famosa "recinzione delle terre" che, facendo piazza pulita degli usi civici, spinse i contadini ormai "inutili" a riparare nelle città dove nel frattempo si aprivano gli opifici industriali. L'emigrazione meridionale fu massiccia in seguito, soprattutto nei primi anni del secolo, ma non possiamo paragonarla con quella inesistente dell'età dei Borboni.
E comunque l'emigrazione almeno verso l'estero e come fenomeno coinvolse l'intera penisola.
Lo spostamento della capitale a Firenze e quindi a Roma, per inciso, comportò lo spostamento forzato di decine di migliaia di impiegati statali, molti dei quali piemontesi. All'annuncio dello spostamento della capitale a Firenze vi fu a Torino una sommossa popolare con scontri di piazza molto forti.
Io penso che a sopportare oneri ed onori del processo di unificazione politica, che non possiamo discutere nel fine, siano stati tutti. La redistribuzione della spesa pubblica ha privilegiato il sud.
Ti ricordo infine che a metà del '700 ai Borboni venne provvisoriamente assegnato, dopo una guerra dinastica e morto l'ultimo dei Farnese, Antonio, il ducato di Parma e Piacenza. Quando dopo poco venne loro assegnata Napoli, se ne vennero via da Parma e Piacenza svaligiando letteralmente i palazzi Farnese (Piacenza) e della Pilotta (Parma) nonchè altri palazzi. Lessi il resconto del corteo di carrozze e carri pieni di ogni ben di Dio che partì verso Napoli.
Se qualcuno va a Capodimonte può ammirare le gesta di Alessandro Farnese in una sala stupenda, quadri che sono tutti del Palazzo Farnese di Piacenza.
Laddove c'è il dominio, il potere, sempre agisce la rapacità, la giustificazione etica alla pulsione di dominio. I Borboni non si sottrassero a questo.