1) Mullah e Ayatollah sono una parte minoritaria, anche se rumorosa, dell'Islam.
2) Essi tengono prigionieri interi popoli, non con la paura che una religione puó provocare, ma con una interpretazione della stessa alquanto discutibile (e alquanto discussa anche all'interno dell'Islam).
3) La vera storia dell'Islam, non é la storia di guerre e conquiste, di imperi e dinastie, bensí la storia della realizzazione individuale e collettiva al servizio di Dio attraverso la realizzazione di un carattere nobile, amore, veritá e giustizia.
(Lo stesso valga per le altre religioni, se riusciamo a distinguere quel che é di Cesare da quel che é di Dio)
4) Secondo il Profeta Mohammed (s.a.s.), un mussulmano é colui dalla cui lingua e dalla cui mano, ognuno possa sentirsi sicuro.
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Quanto alla discussione di questa stanza, il signor Musy dovrebbe chiarirci a chi spetta di tracciare i fondamenti di un'etica condivisa. Non alla Chiesa, dice Lei, e tanto meno alla politica, agggiungerei io. Allora questi principi, da dove li dovremmo estrapolare? La Costituzione Repubblicana, oppure la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sono poco piú di un regolamento condominiale. Qualche anno fa furono firmate e sottoscritte altre regole che prevedevano la discriminazione e l'eliminazione di cittadini di fede diversa (e non di razza o di etnia, ché di italiani si trattava). Quindi diffiderei dalla politica, che cambia col tempo e puó essere strumento di interessi particolari e pervertiti. Allora, cosa ci resta? La filosofia? Quale?





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