



Sono sempre all'estero; mi giungono voci confuse. Ma qual'è la posizione della CDL? Stamattina sentivo che approvava; ora che è contraria.
Ma chi è che guida quella coalizione, Silvio o Pulcinella Calderoli?






Prodi a casa




Mi ha chiamato Follini dicendomi che posso tornare: si fanno le grandi intese con l'Italia di Mezzo.
Mi posso fidare o resto fuori?![]()


Felice di essere stato smentito nelle mie previsioni...![]()


La segreteria del Pri
In queste condizioni bisogna trarre le dovute conseguenze
Al termine di una riunione della segreteria del Partito repubblicano con i parlamentari La Malfa e Del Pennino, il segretario del Pri Francesco Nucara ha rilasciato la seguente dichiarazione: "La bocciatura della politica estera del governo Prodi avvenuta al Senato ha una tale rilevanza politica da imporre le dimissioni del governo.
Qualsiasi tentativo di non trarre le conseguenze da quanto avvenuto rappresenterebbe un vulnus istituzionale gravissimo. I repubblicani avevano apprezzato, almeno parzialmente, il discorso del ministro degli Esteri, ma nel momento in cui la sua maggioranza gli viene meno, il ministro degli Esteri non è nelle condizioni di rappresentare il Paese internazionalmente".
D'Alema infatti nel suo intervento in Aula aveva tenuto fermi i punti qualificanti di quella che egli stesso ha chiamato "la coerenza con la migliore tradizione della politica estera italiana". Di conseguenza l'ampliamento concesso dal governo alla base Usa di Vicenza, così come il mantenimento dell'impegno militare italiano in Afghanistan, non erano stati minimamente posti in questione, e ciò ci era parso altamente positivo.
Se il ministro D'Alema è stato essenziale sulla questione di Vicenza - ribadendo il pronunciamento già avvenuto da parte del governo e che è alla base della protesta di sabato scorso - sull'Afghanistan ha usato argomenti e toni che potrebbero essere anche oggetto di discussione da parte nostra. Ad esempio, troviamo perlomeno singolare che si debba vantare la militanza nei Verdi da parte di un ministro di Kabul o i 95 chilometri di confine con la Cina, per persuadere la sua maggioranza a sostenere la missione italiana in quel Paese. Ma qualunque artificio dialettico utile alla causa di mantenere le truppe italiane nella regione, merita il nostro apprezzamento. E nel complesso il ministro degli Esteri si era impegnato in uno sforzo ambizioso per mantenere alto il prestigio internazionale del nostro Paese, indipendentemente dagli elementi contraddittori che pure si presentavano. Ad esempio, non avere più sentito usare, l'infelice parola "equivicinanza", ci era parso un buon segno, anche se abbiamo più di un dubbio sulla vocazione multilaterale dell'Italia che D'Alema invece ama confermare. Era comunque lodevole che il ministro degli Esteri italiano volesse rilanciare l'impegno europeista dell'Italia e corretta la sua interpretazione di un'Europa aperta ai Balcani e alla Turchia, anche strategicamente, in funzione della lotta al terrorismo islamico.
Avevamo colto poi, nelle parole conclusive del discorso tenuto dal ministro degli Esteri, il senso profondo delle difficoltà in cui l'Italia è impegnata nello scenario internazionale. Ciò corrispondeva ad una visione realistica dei problemi che compensa un certo esercizio retorico del ministro degli Esteri nel suo intervento al Senato. In particolare, la nostra principale preoccupazione concerne la missione in Libano, dove Hezbollah si è riarmata, tanto da essere diventata più forte di quanto lo fosse, secondo le fonti israeliane, prima della guerra della scorsa estate. Ed è dunque ancora tutto da dimostrare che, nelle attuali condizioni, il contingente Unifil sia in grado di fungere da forza di interposizione, nel caso si scatenasse una nuova offensiva dei guerriglieri contro i confini israeliani. Anche questo contesto così delicato e pericoloso dovrebbe fare riflettere sulla necessità di mantenere intatto l'insieme dei rapporti di alleanza politico - militare fra Italia e Stati Uniti, considerando che i nostri soldati si trovano esposti in missioni in terre ostili e senza le sufficienti coperture difensive. Sul Libano avremmo dunque ragioni di preoccupazione maggiori di quelle mostrate dal ministro D'Alema.
Meritevole di apprezzamento, infine, l'impegno del governo italiano a favore di un governo di unità nazionale palestinese che autorizzi il presidente Abu Mazen a riprendere il dialogo con Israele, sulla base dei precedenti accordi contratti e del riconoscimento pieno dello Stato ebraico e della sua sicurezza. Così come è importante che l'Italia si prepari alle sanzioni nei confronti dell'Iran e di conseguenza ad un inasprimento dei rapporti con quel Paese, vista la riluttanza del regime di Teheran a rassicurare la comunità internazionale sulla costruzione del nucleare.
Ma, se tutto quello che a noi di D'Alema è parso convincente, non ha convinto la sua maggioranza, come può il governo andare avanti?
Roma, 21 febbraio 2007
tratto da http://www.pri.it


Mi ha chiamato Follini dicendomi che posso tornare: si fanno le grandi intese con l'Italia di Mezzo.
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