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Discussione: Un esito rinviato

  1. #1
    - PDL -
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    Predefinito Un esito rinviato

    Le motivazioni del capo dello Stato
    Un esito rinviato
    di
    Sergio Romano






    Nelle democrazie parlamentari europee i tempi necessari per la formazione di un governo o la soluzione di una crisi si stanno allungando. Le trattative per la Grande coalizione di Angela Merkel sono durate quasi due mesi. L’Austria e i Paesi Bassi hanno dovuto attendere tre mesi, dopo le elezioni, per avere un nuovo governo. In Francia la campagna elettorale si è prodigiosamente allungata sino ad acquistare una dimensione americana. Persino in Gran Bretagna, dove la formazione di un governo dopo la chiusura delle urne richiede tradizionalmente un paio di giorni, il passaggio delle consegne a Downing Street fra Tony Blair e il suo cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, è stato materia di lunghi negoziati e avverrà presumibilmente fra qualche mese. Si direbbe che l’Europa si stia italianizzando e adotti i ritmi di un Paese dove le verifiche, le dimissioni, le consultazioni e le interminabili trattative sono state per quasi sessant’anni la principale liturgia della Repubblica.
    Ma nel Paese delle crisi lunghe e frequenti, paradossalmente, una crisi inevitabile, sopraggiunta dopo molti incidenti di percorso e qualche clamorosa manifestazione di dissenso all’interno della maggioranza, si è chiusa bruscamente ancora prima di aprirsi. Romano Prodi ha riunito i partiti della coalizione, li ha convertiti alla regola della discrezione e del silenzio, li ha persuasi ad accettare uno striminzito programma in dodici punti che Stefano Folli ha definito ironicamente un «Bignami» di quello in 280 pagine sottoscritto prima delle elezioni, e ha assicurato il presidente della Repubblica che il suo governo ha l’intenzione di durare.
    Può darsi che il governo, grazie al volonteroso aiuto dei senatori a vita e di qualche eletto dell’opposizione, riesca a superare il passaggio della Camera alta. Ma è difficile credere che Prodi sia riuscito, in così breve tempo, a risolvere le contraddizioni di una coalizione visibilmente divisa su alcune delle principali questioni che il governo dovrà affrontare nei prossimi mesi, dal finanziamento della missione militare in Afghanistan alla Tav e alla riforma del sistema previdenziale. Ha vinto perché ha giocato d’anticipo e ha fatto buon uso dell’unico argomento — non bisogna regalare il potere a Berlusconi — che è condiviso da tutti i suoi alleati. Se Rifondazione comunista non avesse collaborato, sarebbe stata ricordata nella storia della Repubblica come il partito che aveva fatto cadere tre volte (1997, 1998, 2007) il governo di Romano Prodi. Questo non è un accordo fatto per governare ma per evitare che altri possano riconquistare il potere.
    Giorgio Napolitano non poteva che prenderne atto. Se avesse rifiutato di credere alle assicurazioni del presidente del Consiglio avrebbe corso il rischio di aprire, insieme alla crisi politica, una più grave crisi istituzionale. Ma ha rinviato il premier alla Camere con una dichiarazione da cui traspare una sorta di rassegnazione. Coloro che s’interrogano sui sentimenti e le intenzioni del capo dello Stato hanno probabilmente notato uno degli argomenti con cui ha giustificato il rinvio del governo alle Camere: «Le ipotesi legittime e motivate di sperimentazione di una diversa e più larga intesa di maggioranza, a sostegno di un governo impegnato ad affrontare le più urgenti scadenze politiche e in particolare la revisione della legge elettorale — ipotesi sostenute da alcuni componenti della Casa delle libertà — non sono risultate sufficientemente condivise per poter essere assunte come base della soluzione della crisi del governo Prodi».
    Grazie a queste parole sappiamo quale potrebbe essere, se il governo cadesse una seconda volta, lo sbocco della prossima crisi.





    25 febbraio 2007

  2. #2
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    Predefinito

    Sergio Romano non è mai stato un tifoso di Prodi...cmq le parole di Napolitano si possono interpretare in quel modo...aggiungo tuttavia che possibili altri governi, se non guidati da prodi sarebbero in contrasto con la legge ...
    lo schieramento vincente ha preso il premio di maggioranza ed il nome di prodi (cosi come quello di berlusconi) erano esplicitamente indicati sulla documentazione elettorale.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da -UDC- Visualizza Messaggio
    Le motivazioni del capo dello Stato
    Un esito rinviato
    di
    Sergio Romano






    .................................................. ...................... Ma nel Paese delle crisi lunghe e frequenti, paradossalmente, una crisi inevitabile, sopraggiunta dopo molti incidenti di percorso e qualche clamorosa manifestazione di dissenso all’interno della maggioranza, si è chiusa bruscamente ancora prima di aprirsi. Romano Prodi ha riunito i partiti della coalizione, li ha convertiti alla regola della discrezione e del silenzio, li ha persuasi ad accettare uno striminzito programma in dodici punti che Stefano Folli ha definito ironicamente un «Bignami» di quello in 280 pagine sottoscritto prima delle elezioni, e ha assicurato il presidente della Repubblica che il suo governo ha l’intenzione di durare.
    Può darsi che il governo, grazie al volonteroso aiuto dei senatori a vita e di qualche eletto dell’opposizione, riesca a superare il passaggio della Camera alta. Ma è difficile credere che Prodi sia riuscito, in così breve tempo, a risolvere le contraddizioni di una coalizione visibilmente divisa su alcune delle principali questioni che il governo dovrà affrontare nei prossimi mesi, dal finanziamento della missione militare in Afghanistan alla Tav e alla riforma del sistema previdenziale. Ha vinto perché ha giocato d’anticipo e ha fatto buon uso dell’unico argomento — non bisogna regalare il potere a Berlusconi — che è condiviso da tutti i suoi alleati. Se Rifondazione comunista non avesse collaborato, sarebbe stata ricordata nella storia della Repubblica come il partito che aveva fatto cadere tre volte (1997, 1998, 2007) il governo di Romano Prodi. Questo non è un accordo fatto per governare ma per evitare che altri possano riconquistare il potere.
    Giorgio Napolitano non poteva che prenderne atto. Se avesse rifiutato di credere alle assicurazioni del presidente del Consiglio avrebbe corso il rischio di aprire, insieme alla crisi politica, una più grave crisi istituzionale. Ma ha rinviato il premier alla Camere con una dichiarazione da cui traspare una sorta di rassegnazione. Coloro che s’interrogano sui sentimenti e le intenzioni del capo dello Stato hanno probabilmente notato uno degli argomenti con cui ha giustificato il rinvio del governo alle Camere: «Le ipotesi legittime e motivate di sperimentazione di una diversa e più larga intesa di maggioranza, a sostegno di un governo impegnato ad affrontare le più urgenti scadenze politiche e in particolare la revisione della legge elettorale — ipotesi sostenute da alcuni componenti della Casa delle libertà — non sono risultate sufficientemente condivise per poter essere assunte come base della soluzione della crisi del governo Prodi».
    Grazie a queste parole sappiamo quale potrebbe essere, se il governo cadesse una seconda volta, lo sbocco della prossima crisi.





    25 febbraio 2007

    In realtà l'accordo originario nell'Unione era fatto sia per governare sia per impedire a Berlusconi di continuare a farlo.
    Ad oggi questo non è cambiato.
    Anch'io non credo che Prodi sia riuscito a risolvere le divisioni (secondo me più di forma che di sostanza) presenti nella maggioranza su alcuni temi.

    Di certo, tutti a sinistra sono terrorizzati dalla prospettiva di un fallimento definitivo di questa maggioranza: si sono impegnati con gli elettori e, soprattutto, se falliscono non hanno tre televisioni per imbottire di chiacchiere chi li ha votati che, come noto, non ha l'anello al naso e se si fanno cazzate la fa pagare ai propri leader (vedi il 2001 e le divisioni nel Csx, oppure vedi Bologna e Guazzaloca, solo per citare due esempi noti).

    Anzi, aggiungo, mi aspetto già conseguenze negative sul voto amministrativo; mi auguro che non siano troppo gravi, ma temo che qualcuno dei partiti dell'Unione (o magari anche tutti) pagherà per questa crisi.

    E tutto sommato, anche qualcuno nel Cdx non vuole che Prodi caschi subito: Casini ad esempio, che ha bisogno di un altro po' di tempo per completare il suo disegno di scomposizione e ricomposizione dei poli, previo rafforzamento del suo partito; ma anche Fini, che punta a succedere a Berlusconi e non vuole elezioni a breve perchè non vuole fare ancora il delfino del Cavaliere.

    Mi auguro solo che questo governo duri abbastanza da dare un'altra bella botta all'evasione fiscale, a sistemare ancora un po i conti ed a fare qualche altra liberalizzazione.
    Poi se e quando non ce la farà più, si vedrà se e come sarà rimpiazzato.

  4. #4
    Repubblica
    Ospite

    Predefinito

    Il Presidente Napoliticano ha agito da Costituzione. Poichè il governo non era stato sfiduciato, serve la prova dell'esistenza o meno della fiducia alle due camere. Solo a questo punto si potrebbe parlare di altro, dal governo tecnico al governo istituzionale alle elezioni anticipate.

 

 

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