
Originariamente Scritto da
Grifo
La Repubblica Romana si dovè difendere dall'attacco dei soldati francesi di Napoleone III.
Essa era guidata dal Direttorio Mazzini, Saffi e Armellini, aveva chiamato il popolo al suffragio universale per fare la prima Costituzione Repubblicana e mentre i popoli di tutta Europa guardavano a Roma le "superpotenze" dell'epoca, Francia, Spagna e Austria inviavano corpi di spedizione militari, per rimettere sul trono il Papa Re Pio IX, fuggito a Gaeta.
La Repubblica Romana, in quella primavera del 1849, era difesa da Giuseppe Garibaldi, e dai suoi garibaldini della Legione Italiana, ma anche accorsi da tutta europa, dall'Italia, dalla Francia, dalla Polonia, dalla Germania, dall'Inghilterra, dalle americhe, e da un pugno di ragazzini, i Bersaglieri di Luciano Manara, che avevano combattuto volontari nella guerra di indipendenza dell'anno prima e, tutti lombardi e quindi ora senza patria, cacciati anche dal Piemonte per volere del vincitore Imperatore d'Austria.
Nel primo scontro i francesi di Oudinot credevano di riportare una facile vittoria, ma furono duramente battuti dai garibaldini ed ebbero molti caduti e molti feriti. E molti prigionieri.
Allora i francesi chiesero ai romani di inviare dei medici, ma i romani inviarono i carri e portarono i soldati francesi negli ospedali romani per essere curati insieme ai garibaldini.
Poi si fece una una manifestazione pubblica, italiani e francesi insieme, e un solenne Te Deum di ringraziamento a San Pietro, e i soldati francesi furono riaccompagnati alle porte e lasciati ritornare ai loro posti.
Nella successiva cruentissima battaglia, a difesa del Gianicolo, furono i Bersaglieri a sostenere lo scontro. E mentre si svolgeva la battaglia a cinquanta metri la gente era accorsa, per esserci, e fra il frastuono infernale delle fucilate, lo schianto delle cannonate, i ragazzini lombardi che partivano nei contrattacchi all'arma bianca, i romani stappavano le bottiglie e si offrivano da bere, e cadevano, per stare li dove si combatteva.
E su tutto il fragore dominava la fanfara che suonava incessantamente la Marsigliese, per testimoniare ai francesi che si combatteva per gli ideali di Libertà, che ora erano rappresentati da Roma.
La Marsigliese
Alla fine, quando i francesi riuscirono a conquistare il Gianicolo, gli "Italiani" si ritirarono dietro la cinta delle antichissime mura serviane per l'ultima battaglia.
Noi dobbiamo morire perchè il '48 viva, scrissero i diciottenni, che si chiamano Cairoli, Morosini, Mameli, Manara.
E così fu, e questo luogo si chiama oggi Viale Glorioso.
"...c'è in tutto questo, qualcosa di veramente epico, e non è vana retorica il pensare che sugli spalti di Roma in quelle ore fortunose, più che combattere una battaglia si stava per compiere, a costo di sangue generoso, una grande cerimonia propiziatrice per i destini d'Italia! Ad essa tutte le province della penisola avevano mandato i loro figli, dai Trentini del capitano Baroni, ai Bolognesi di Pietramellara, dai Siciliani di Nicotera, ai Lombardi e Piemontesi di Manara."
L'Urbe sarebbe caduta
romanamente, ne facevano fede Medici dal Vascello, Manara da Villa Spada, Garibaldi dal Gianicolo.
A noi ci portano da bambini a vedere il cannone di mezzogiorno, poi noi ci abbiamo portato i figli e ci prepariamo a portarci i nipoti.
E' un cannone Glorioso, un boato di fierezza, di Libertà, e se venite a Roma salite al Gianicolo a mezzogiorno, portateci i ragazzini, gli rimarrà dentro per tutta la vita.
E ti pare che con questo po po di storia alle spalle ci mettiamo paura delle scimitarre dei tuoi buffoni?
Ma va la, sentiranno il fischio delle nostre palle!