
Originariamente Scritto da
Florian
Qui ci vuole un Duce
Un principe è troppo poco...
di Florian
Ma quale conservatorismo, qui in Italia ci vorrebbe la dittatura!
Questo mi è venuto in mente leggendo i resoconti mattutini del penoso spettacolo che il nostro paese ha esportato in eurovisione ieri sera.
Parliamo di canzonette? Già, perchè a volte più della politica sono le canzonette a fotografare la realtà nazionale.
Ieri sera sul palco di San Remo è successa una roba mai vista, che offende la democrazia della quale tutti si riempiono la bocca salvo calpestarla quando e più gli aggrada.
Il Festival è uno spettacolo nazionalpopolare in cui la scelta del vincitore è assegnata al gusto popolare che è sovrano e perciò va rispettato comunque. Ed invece la sinistra non ci sta, come al solito. Per la sinistra la democrazia è buona solo quando è "progressista", al contrario hanno sempre pronto un altro termine, "populismo", che è rozzo, volgare, pericoloso.
La sinistra anni fa non vedeva Sanremo. Troppo colta, troppo chic per dedicarsi ad una musica "leggera". Dunque, chiunque vincesse la gara il giorno dopo si leggeva sempre che l'Italia era un "paese dei cachi" che si meritava Pippo Baudo e Toto Cotugno. La sinistra, al contrario, aveva UmbriaJazz, aveva le sue kermesse rockettare, i suoi Festival dell'Unità, e Sanremo restava Sanremo, ovvero espressione di quell'altra Italia, che poi era l'Italia reale.
Con la caduta del muro di Berlino, cambiato il mondo è cambiata l'Italia e con essa la sinistra. Che potendo finalmente andare al potere si è borghesizzata. Dunque ha iniziato ad accaparrarsi tutto, anche Pippo Baudo, anche Sanremo. Che da nazionalpopolare, espressione della tipica melodia italiana, ha dovuto tramutarsi in un ibrido tendente al pop-rock internazionale. La "mamma rock" Antonella Clerici che omaggia in egual misura le "tagliatelle di nonna Pina" e il suo sposo meticcio fotografa bene la situazione. E' il progressismo di massa, bellezza.
L'anno scorso la sinistra gridò allo scandalo perchè vinse la kermesse un giovanotto di Amici, giudicato convenzionale e melenso, epigono della tanto detestata tradizione canora nazionale.
Quest'anno ha rivinto Amici, ma la sinistra è quasi contenta perchè è stato evitato l'insulto massimo, ovvero la vittoria possibile fino all'ultimo di una canzone "patriottarda" cantata da un Savoia (!) con Pupo e un tenore di contorno. Vade retro Savoia! è stato subito il commento preventivo, prima già di sentire la canzone. Poi quando si è letto il testo si è andati ancora più duro: ecco la solita Italia retrograda, chiusa in se stessa e ostile al diverso! Questo hanno pensato e scritto i nostri sinistri, accompagnati da squallidi "collaborazionisti" sedicenti destri.
Per cui già dalla prima sera dalla sala son piovuti i fischi ai Savoia. E la stampa ha dato man forte ai riottosi. E poi la giuria. Tutti scandalizzati che invece, incredibilmente, la giuria popolare dava ragione al principe, era con lui, forse per un mai dimenticato orgoglio monarchico, vuoi per simpatia, vuoi perchè il pubblico si schiera sempre dalla parte della "vittima". E il principe, sansebastianizzato, da destra e manca, è stato la vittima (forse consapevole) di quest'ultimo Sanremo.
Ieri, dicevamo, si sono viste in tv cose mai viste: fischi contro il televoto, l'Orchesta che accartoccia gli spartiti e non ci sta... ma la democrazia non esige rispetto? Sembra proprio di no, se a rappresentarla c'è un Berlusconi, un Bush, o un Savoia!
Alla fine il principe è arrivato secondo, un successone. Ma gli hanno rovinato la serata, poverino. Perchè questo sa fale solo la sinistra: rovinare la vita al prossimo quando è di parere contrario al suo. Sedicente democratica, la sinistra è illiberale nel profondo e non si merita la democrazia. E nemmeno i Savoia. Qui ci vuole un Duce che le faccia assaggiare ancora una volta il gusto amaro della proscrizione.