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Discussione: La Croazia oggi.

  1. #71
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    Paura del fascismo
    18.08.2008 Da Osijek, scrive Drago Hedl

    La comparsa di graffiti fascisti sui muri e la proibizione da parte delle amministrazioni locali dei concerti del controverso cantante croato Thompson scatenano un acceso dibattito nella multietnica Istria. I timori di un ritorno del fascismo
    La comparsa di alcuni graffiti anticroati scritti sui muri a Parenzo e il divieto dei concerti del controverso cantante Marko Perković Thompson in Istria, negli ultimi giorni hanno riportato di nuovo questa regione al centro dell’interesse dell’opinione pubblica croata . Sui muri dell’edificio della scuola italiana di Parenzo, ma anche in altri luoghi, sono comparse, insieme a svastiche, frasi come “Parenzo fascista”, “Istria-Italia”, “Parenzo è solo Italia”.

    Tutto è accaduto contemporaneamente, dopo che le amministrazioni locali – prima a Umago, e poi anche a Pola – hanno vietato il concerto del cantante Marko Perković Thompson, ritenendo che il cantante con le sue canzoni, la sua iconografia e l’atmosfera che crea durante i suoi concerti porti i giovani a inneggiare al nazismo.

    A prima vista, i due eventi non hanno alcun rapporto reciproco, ma uno dei più noti politici istriani, Damir Kajin, deputato presso il Sabor croato e vice presidente della Dieta democratica istriana, partito al governo in quasi tutta la regione, non la pensa così. Kajin ritiene che la comparsa di graffiti fascisti in Istria, in particolare quelli di Parenzo, rappresenti una sfacciata provocazione, ma dichiara anche che tutto quanto è accaduto – evidentemente in modo non occasionale – va di pari passo con altri fatti che in questi giorni accadono in questa zona della Croazia:

    “Sono del tutto certo che quelle frasi a Parenzo sono state scritte dagli stessi personaggi che hanno distrutto e profanato i monumenti partigiani negli anni novanta, ma questi non sono più gli anni novanta. Allora queste persone erano intoccabili. Quando furono distrutti monumenti in tutta la Croazia alla vigilia delle elezioni del 1993, la polizia localizzò e identificò alcune persone, ma per ordine dei vertici di stato a quel tempo non si poteva fare nulla contro di loro”.

    Questa dichiarazione di Kajin ha scatenato una bufera di condanne da parte di varie associazioni di veterani, e siccome questi ritengono Kajin il maggior responsabile del divieto del concerto di Thompson, che la maggior parte dei veterani vede come un patriota croato, il deputato istriano si è trovato travolto da pesanti attacchi verbali.

    Allo stesso tempo, l’amministrazione della città di Pola ha ricevuto minacce che l’arena, monumento culturale dove si tengono varie manifestazioni e dove Thompson aveva intenzione di tenere il suo concerto, verrà fatta saltare in aria. Per queste minacce due persone sono state arrestate.

    Kajin ha riconosciuto di aver fatto tutto il possibile per impedire il concerto di Thompson in Istria. Facendo riferimento alle canzoni di Thompson “Jasenovac e Gradiška stara” e “Na ljutu ranu, ljuta trava”, con le quali si esaltano coloro che nei lager ustascia di Jasenovac e Stara Gradiška hanno ucciso serbi, ebrei, rom e croati antifascisti, Kajin ha precisato che in Germania un cantante che cantasse nello stesso modo su Auschwitz e Dachau finirebbe in carcere, e se salutasse in concerto con “Sieg heil” e il pubblico gli rispondesse con “Ammazza, ammazza gli ebrei” quel concerto verrebbe interrotto dalla polizia.

    Ai concerti Thompson saluta il pubblico dicendo “Per la patria”, al che il pubblico risponde “Pronti!”. Si tratta di un’espressione usata al tempo del cosiddetto Stato indipendente croato (NDH, 1941-1945), al quale il pubblico poi fa seguire l’urlo “Ammazza, ammazza i serbi”. Nessun concerto è mai stato interrotto per questo motivo.

    Nelle sue dichiarazioni pubbliche Kajin rigetta la possibilità che i graffiti anticroati in Istria siano stati scritti dagli italiani che vivono in Istria o da qualche italiano che è venuto in Istria per le vacanze. Ritiene piuttosto che siano provocazioni premeditate, la cui intenzione è di suscitare l’isteria, anche se non manca di avvertire del pericolo che potrebbero comportare. Ad esempio ha riportato il caso di Vukovar, città nella Croazia orientale duramene colpita durante la guerra e dove le forze serbe commisero crimini di massa. Il giorno prima dell’anniversario dell’operazione Oluja, azione militare con cui fu liberata la regione croata della cosiddetta Krajina, che dal 1991 al 1995 era in mano ai ribelli serbi di Croazia, sul monumento eretto in onore dei croati uccisi qualcuno ha scritto “Questa è Serbia” e “Serbia”.

    Mentre la polizia conduceva le indagini, il Partito croato per il diritto (HSP) ha accusato i serbi di Vukovar di aver compiuto quel gesto. Ma quando è stato arrestato il graffitaro, si è scoperto che era un croato.

    “È terribile che si discrediti, come è accaduto a Vukovar, un intero popolo, quello serbo, e poi quando si scopre chi c’era dietro quei graffiti, con cui è stato deturpato il memoriale, allora si inizi a dire che è stato il gesto di un malato. A causa di un malato, o per l’isteria che si crea, qualcuno potrebbe ricevere una bottiglia in testa, e qui in Istria, durante la stagione estiva, a causa dell’aumento di questa isteria, potrebbe accadere che qualche italiano sia costretto a nascondere la propria automobile oppure, speriamo di no, che venga ripescato in mare”.

    Anche Mirjana Galo, presidentessa dell’Associazione per la difesa dei diritti umani Homo di Pola, ritiene che i graffiti fascisti in Istria non siano stati scritti da italiani, ma che si tratti piuttosto di un’azione compiuta da provocatori. La Galo ritiene che i cittadini istriani siano sufficientemente maturi per poter valutare da sé di cosa si tratta e di capire che l’obiettivo di chi compie questi atti è quello di turbare l’atmosfera di tolleranza che regna da queste parti.

    “Si tratta sicuramente di un attacco alla convivenza che regna in Istria, ma i provocatori non avranno successo, in particolare perché non gli è riuscito negli anni novanta, che erano i più bui, quando facevano saltare in aria i monumenti. Sono gesti compiuti perlopiù da gente che non era originaria dell’Istria, a prescindere dalla nazionalità, ma che piuttosto venivano portati qui da altre regioni. Si tratta solo del riflesso d’impotenza di quelle forze oscure che perdono terreno sotto i piedi, perché la gente ne ha abbastanza di odio e intolleranza. La gente vuole vivere meglio e desidera avere un futuro migliore”.

    L’Istria è la regione più ricca della Croazia, quella che realizza le maggiori entrate del turismo, ma per alcuni non è mai stata abbastanza croata, mentre per altri rappresenta un’oasi di tranquilla convivenza in un luogo multiculturale e multietnico.

    L’editorialista del quotidiano fiumano “Novi list”, Neven Šantić, crede che il divieto del concerto di Marko Perković Thompson a Pola e le apparizioni dei graffiti fascisti in lingua italiana a Parenzo e in altri luoghi dell’Istria, non riscuotano grande interesse tra l’opinione pubblica, e quindi non avranno una grande influenza sulla tranquilla convivenza di chi vive in Istria:

    “La questione è se il governo debba immischiarsi nella sfera privata e nell’organizzazione dei concerti, e pertanto anche di quelli di Thompson, ma si tratta anche di capire se è opportuno che qualcuno insista per tenere in Istria un concerto durante il quale potrebbe apparire l’attuale iconografia dei concerti di Thompson. Non credo, quando questa vicenda si sarà placata, che in Istria ci saranno grandi cambiamenti e credo che i concerti e i graffiti molto presto saranno dimenticati. I cittadini dell’Istria sono troppo sensibili per far sì che la cosa subisca un’escalation e che di nuovo tornino quei tempi duri che sono ben presenti nella memoria degli istriani di tutte le generazioni”, conclude Šantić.

    Fonte: Osservatorio Balcani

  2. #72
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    La morte di Ivana Hodak
    08.10.2008 scrive Maria Elena Franco

    Candele accese nel luogo dell'omicidio (Foto Goran Stanzl) Assassinata nel centro di Zagabria la figlia dell'avvocato difensore del generale Zagorec, sotto accusa per affari illeciti ed estradato pochi giorni fa in Croazia. Il premier Sanader adotta misure drastiche contro la criminalità organizzata, mentre la società civile si mobilita contro la violenza
    “Non ci sentiamo più sicuri in questa città”, così commentano i cittadini di Zagabria ai microfoni della tv nazionale HRT. Gli episodi di questi ultimi giorni hanno diffuso un generale sentimento di paura nel paese.

    Lunedì 6 ottobre, in una calda mattinata autunnale, la ventiseienne Ivana Hodak è stata uccisa con due colpi di pistola alla testa mentre usciva dalla sua abitazione, che si trova ad un paio di isolati dalla sede della polizia, in pieno centro a Zagabria. Ivana era la figlia di Ljerka Mintas Hodak, ex ministro del governo Tuđman, e di Zvonimir Hodak, avvocato difensore del generale Vladimir Zagorec, arrestato per furto di preziosi per un valore di 5 milioni di dollari.

    Subito i principali quotidiani croati, Jutarnji list e Večernji list, hanno parlato di un “messaggio della mafia” e di un “assassinio con firma mafiosa”. Si pensa, infatti, che l'omicidio di Ivana Hodak sia collegato al lavoro del padre e, in particolare, ai legami del suo cliente con il mondo della mafia.

    Il generale Zagorec, accusato di appropriazione indebita e di traffico illegale d'armi durante le guerre degli anni Novanta, è stato arrestato a Vienna,dove si era rifugiato nel 2000, ed è stato estradato in Croazia lo scorso 2 ottobre. Il suo arrivo nella capitale è stato seguito con molta attenzione dai media, che hanno riportato il trasferimento di Zagorec al carcere zagabrese di Remetinec evidenziando la rapidità e l'efficacia dell'azione della polizia croata.

    Il caso Zagorec ha una particolare rilevanza nel paese per via delle sue implicazioni con il mondo politico e, come sottolineano i media in questi giorni, con il mondo della mafia croata. Il generale, infatti, aveva già ricevuto delle minacce da parte del suo peggior nemico, Hrvoje Petrač, anch'egli coinvolto in affari poco chiari, che qualche anno fa aveva rapito suo figlio e che per questo ora si trova in carcere.

    Petrač è difeso dall'avvocato Ljubo Pavasović, proprio l'uomo con cui la giovane Ivana Hodak aveva una relazione da qualche mese. Questo rende la storia più complicata e dà adito alle supposizioni dei media secondo cui Petrač risulterebbe in cima alla lista dei possibili mandanti di questo omicidio. Lo stesso avvocato Hodak, subito dopo la tragedia, ad un giornalista di Jutarnji list che gli chiedeva se c'erano già dei sospettati ha risposto: “Indovina chi c'è dietro all'assassinio di mia figlia?”

    I cittadini croati non si sentono più sicuri. Questo omicidio avviene ad una settimana di distanza dalle dichiarazioni del ministro dell'Interno Rončević, che elogiavano l'avanzato stato di sicurezza del paese. I fatti di questi giorni lo hanno subito smentito. Davor Butković, nel suo editoriale su Jutarnji list dopo l'omicidio di Ivana Hodak, ha attribuito la responsabilità di questo crimine alle autorità dello Stato, che dovrebbero impegnarsi a catturare al più presto tutti i mafiosi.

    La risposta del governo non si è fatta attendere. Già nel tardo pomeriggio di lunedì, qualche ora dopo l'assassinio, il premier Sanader ha comunicato la scelta del governo di sostituire i ministri dell'Interno, della Giustizia e il capo della polizia. I nuovi nomi sono Tomislav Karamarko agli Interni, Ivan Šimonović alla Giustizia e Vladimir Faber a capo della polizia. Il cambio dei vertici è stato un provvedimento importante, che tuttavia ha in parte contribuito a evidenziare il dilagante fenomeno della corruzione nel mondo politico croato. Come riportano le principali testate nazionali, infatti, i cittadini hanno perso la fiducia nelle autorità, perché credono che ci siano forti legami tra il potere e la criminalità organizzata.

    Anche per questo, alle 18 di ieri, martedì 7 ottobre, gli abitanti della capitale sono scesi in piazza. Si è trattato di una manifestazione spontanea, organizzata in rete dai giovani che, dopo l'omicidio di Ivana Hodak, si sentono anch'essi nel mirino del mondo della malavita. Manifestazioni parallele si sono svolte in altre città, a Osijek, Rijeka e Spalato. Il messaggio dell'evento è stato chiaro: tutti devono alzarsi in piedi e reagire contro la violenza, non si può restare inermi di fronte a questi crimini.

    Il paese è attualmente sotto choc. Insicurezza e sfiducia si diffondono tra la popolazione, mentre le autorità cercano di reagire con prontezza alla situazione. Di certo si tratta di un duro colpo per la Croazia, che sta aspettando con apprensione il rapporto di valutazione della Commissione europea, che verrà pubblicato a fine autunno, da cui dipenderà il suo futuro nell'UE.

    Fonte: www.osservatoriobalcani.org

  3. #73
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    13.10.2008,08:00 - Mesic attacca Dodik
    Il Presidente crotato Stjepan continua a fare una politica bellicosa e provocatoria, e attacca così Milorad Dodik. Afferma che la Republika Srpska scatenerà una nuova guerra sanguinosa nei Balcani, che trasformerà la Bosnia Erzegovina in uno Stato musulmano centralizzato su Sarajevo, che sarà la "Palestina europea" nonchè "punto nevralgico del terrorismo". Descrive il Premier Milorad Dodik come il "nuovo Milosevic", senza allontanarsi modo dall’odio che provava nei confronti dell'ex Presidente della Serbia.


    La partita balcanica non è ancora finita. Sembra che sia questa l’opinione del Presidente croato Stjepan Mesic, fautore di una politica ancora ancorata all’eredità della Jugoslavia comunista e figlia del nazionalismo croato, trasformata poi nella versione più democratica condotta dalla NATO e dall’UE. Questa volta il suo obiettivo è Milorad Dodik, Premier della Republika Srpska, con il quale sta portando avanti una "guerra silenziosa", della quale non si conosce bene il motivo, forse per la sua età avanzata, oppure per mancanza di prospettive politiche solide, o ancora per nostalgia degli eventi sanguinosi a cui ha partecipato da anni. La sua mente è ancora proiettata alla vecchia politica dei conflitti balcanici, come dimostrato dalle sue parole. Afferma infatti che la Republika Srska sarà la causa di "una nuova guerra sanguinosa nei Balcani" che "potrà trasformare , nel peggiore dei casi, la Bosnia Erzegovina in uno Stato musulmano centralizzato su Sarajevo", divenendo così la "Palestina europea" nonchè "punto nevralgico del terrorismo".

    Descrive il Premier Milorad Dodik come il "nuovo Milosevic", senza allontanarsi modo dall’odio che provava nei confronti dell'ex Presidente della Serbia, dopo averlo accusato per lungo tempo di essere responsabile della frantumazione della Jugoslavia, dimenticando di aver ottenuto fiumi di finanziamenti per cancellare uno Stato sovrano e proclamare l'indipendenza croata. Annebbiato dalla sua "vecchiaia" sia politica che mentale, dimentica i crimini commessi in Croazia contro i serbi, con cui più di 300.000 serbi della Krajina sono stati cacciati dalla loro terra, e allo stesso tempo attacca Dodik affermando che "la Republika Srpska, la sua opera, è nata sulla pulizia etnica e il genocidio posta in essere fino ad oggi". Nel suo assurdo delirio non considera che la Republika Srpska non può essere considerata neanche il "capolavoro" di Dodik perché è stata fondata il 9 gennaio del 1992, quando Dodik politicamente non era una persona a cui dare importanza. Cade dunque nel ridicolo, facendo inutili commenti sulla politica di uno Stato, che nessun diplomatico serio avrebbe mai fatto.

    Rivolgendosi alla Comunità internazionale, chiede che Dodik sia fermato, e che gli sia impedito di mettere in dubbio l'esistenza della BiH mediante un referendum per l'indipendenza della Republika Srpska. "Quando Dodik dice che non accetta la BIH, dovrebbe essere tolto dalla scena politica - afferma Mesic. Approfittando del fatto che l’Europa è stanca di portare avanti trattative di pace per i Balcani, potrà così consolidare il suo potere". Non nasconde dunque i suoi timori e dichiara che "se la Republika Srpska avrà l'indipendenza, lo stesso faranno anche i croati di Bosnia, che si vorranno riunire con la Croazia", e questo secondo Medic "potrebbe essere un vero pericolo". Ovviamente non intravede un vero pericolo nella frammentazione o cancellazione di uno Stato, ma nel fatto che i croati di Bosnia possano avanzare delle richieste nei confronti della Croazia, dove non sono stati mai ben accetti, se non quando servivano per i loro interessi e dovevano essere soltanto "carne da macello per la loro guerra". Prevede inoltre che, nel momento in cui la Bosnia cessi di esistere, la parte che resterà in vita, sarà uno Stato islamico, una nuova Palestina circondata da nemici, la quale, per sopravvivere, chiederà un sostegno e dei finanziamenti ai regimi fondamentalisti e collaborerà con gli islamici radicali. Allora, continua Mesic, Sarajevo diventerà un centro nevralgico per il terrorismo. Parla con tono apocalittico e vede nella Republika Srpska un vaso di Pandora che rischia di scoppiare da un momento all’altro.

    A questo punto, è evidente che Mesic entra nel merito dei problemi interni di uno Stato vicino per non dover affrontare la crisi della Croazia, dove la corruzione e i cartelli mafiosi conducono lo Stato, e non lasciano spazio ai politici. Rimasto senza lavoro in "casa propria", lo cerca all’estero, negli Stati vicini, provocando dal nulla un caso. I suoi complessi politici potrebbero essere meglio utilizzati in una "guerra contro la mafia", che ha bisogno di un intervento istituzionale. Ricordiamo infatti che il Premier Sanader ha convocato d’urgenza il Parlamento croato pochi giorni fa, dopo la morte di Ivana Hodak - figlia di Zvonimir Hodak, avvocato di Vladimir Zagorac - colpita da un colpo di pistola durante uno scontro tra mafiosi. Durante la seduta straordinaria sono state così chieste le dimissioni del Ministro degli Interni, nonché Ministro della Giustizia e direttore della polizia. Dunque, di quale sicurezza statale parla Mesic, quando è già in atto una guerra contro la mafia, che rischia di mettere a repentaglio la vita dei cittadini croati.

    È facile dedurre dalle sue parole, che il Presidente Mesic continua a fare una politica bellicosa e provocatoria, proprio come 20 anni fa, quando, scatenando una guerra civile è riuscito a realizzare i suoi progetti. Il realtà la Republika Srpska non costituisce nessun pericolo per la Bosnia, come confermato dallo stesso Governo della RS . "La Republika Srpska è contraria ad ogni tipo di scontro, è nata in maniera legittima, dal desiderio del popolo serbo, durante la frantumazione della Jugoslavia che lo stesso Mesic ha provocato". Questa la risposta del Premier Dodik al delirio di Mesic, pubblicato dal quotidiano Spiegel, che ormai non lascia nessun dubbio sul fatto che Mesic è un politico da cancellare dalla scena politica, sia balcanica che internazionale. "Le provocazioni pubbliche di Mesic non sono una novità, perché in lui sono ancora vive le memorie della sua propaganda guerriera, che ovviamente ancora segue - afferma Milorad Dodik, che continua - L'unica cosa che ci fa consola è che il Presidente Mesic è un politico senza credibilità, rimasto nel passato".

    Biljana Vukicevic

    Fonte: www.rinascitabalcanica.com

    Commento: la Bih, nella sua parte Musulmana e' gia' integralista ed abitata da molti terroristi. Per fare la guerra ci vogliono i soldi e le casse dei bosniacchi sono vuote ed i paesi Arabi si sono stufati di finanziare uno pseudo popolo cosi' ambiguo, che sta un po' di qua' e di la'.

  4. #74
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    Angry I conterranei di Dalmatino.

    Le minacce scritte sulla porta della chiesa Serba a Sebenicco
    15. ottobre 2008.

    Nella notte tra martedì e mercoledì sulla porta della chiesa serba ortodossa a Sebenicco sono stati scritti per l’ennesima volta le parole che esprimono un odio profondo nei confronti del popolo serbo, ha comunicato l’Ufficio stampa dell’Eparchia della chiesa serba in Dalmazia. Gli incidenti del genere a Sebenicco sono diventati più frequenti nell’ultimo periodo. É arrivato il momento per una reazione più dura dello Stato Croato, il quale deve punire coloro che scrivono cose del genere e diffondono l’odio contro il popolo Serbo, è stato precisato nel comunicato che è stato diffuso dall’eparchia Dalmata.

    Fonte: www.glassrbije.org

  5. #75
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    É arrivato il momento per una reazione più dura dello Stato Croato, il quale deve punire coloro che scrivono cose del genere e diffondono l’odio contro il popolo Serbo, è stato precisato nel comunicato che è stato diffuso dall’eparchia Dalmata.
    Al potere in croazia ci sono quelli che 18 anni fa iniziarono ad uccidere i Serbi...

  6. #76
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    Citazione Originariamente Scritto da Svarog08 Visualizza Messaggio
    e noi facciamo bene a punire i provocatori serbi, come hanno fatto bene quelli che ti hanno punito a Vukovar

    Mio zio ha smentito la notizia. Egli vive a Trieste, ma segue quelle che succede sia in Serbia e Croazia. Gli ho chiesto se ne sa qualcosa ed egli mi ha risposto che non gli risulta. Una notizia cosi' non sarebbe passata innosservata.

  7. #77
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    Comunque Albex e' cittadino Italiano e la notizia sarebbe arrivata anche qui'.

  8. #78
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    Io sono cittadino PADANO contro la Croazia nonostante ci passi le ferie. Ogni volta che vado a Knin o in SRK penso ai valorosi combattenti Serbi !!!!

    Mi viene il magone a pensare che in certi posti dove io passo si combatteva per un'ideale !!! W la Republica Serba di Krajina..

  9. #79
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    Unhappy

    [QUOTE=Svarog08
    w una cosa che non esiste , una cosa sparita e cancellata? Molto interessante [/QUOTE]

    Se e' sparita e cancellata vuol dire che esisteva, anche su tu sostieni il contrario.

  10. #80
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    Anche la Herceg-Bosna non esisteva giusto ? Oluja non è mai esistita...è esistita una guerra iniziata nel 1991 e finita nel 1995.

 

 
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