



Analisi assai azzeccata. Non mi soffermo nemmeno un secondo a disprezzare ed avversare il '68, (sarebbe come battersi contro i mulini a vento), ma piuttosto lo relativizzo inquadrandolo storicamente in contesto ben più ampio, come quello della trasformazione industriale (boom economico) chel'Italia visse nel ventennio 1950-1970.
Le trasformazioni sociali non furono che una conseguenza. Un fenomeno secondario indotto da uno ben più grande, che fu l'evoluzione industriale nel ventennio post-bellico. Non bisognerebbe dargli una importanza maggiore di quella che ha.


L'analisi di Arjuna, che tu commenti in maniera condivisibile è azzeccatissima. Tuttavia il fenomeno si sviluppò anche in altri paesi che avevano altri gradi di sviluppo. Si tratta dunque di un fenomeno più complesso. Alcuni fecero notare al tempo che esso ebbe luogo a una generazione esatta dalla guerra e che fu probabilmente il surrogato della necessaria guerra resa impossibile dall'armamento atomico. Perché ogni generazione nell'ordine normale delle cose fa la sua guerra, le è necessaria.
Poi l'ordine normale è totalmente scomparso e si è passati nel virtuale, nell'oogi atemporale e sbiadito e, quindi, non si è più avuta pulsione così forte.


metapolis, per curiosità, chi sei? visto che si dice che tu abbia scritto libri sorge spontanea la domanda...


Considerazione che va al cuore del problema travalicando ogni dettaglio relativo. La spiegazione ultima, probabilmente. Con un unica crepa, però : la generazione attuale costituisceun eccezzione con il ciclo naturale del conflitto di cui parli ; nel senso che non fa nessuna guerra (salvo rimpinzarsi al Mc Donald, stravaccarsi davanti a Mtv, fumare etc. etc. etc.)
La verità, e che per fare una guerra occorre un potente stimolo. Un qualcosa da raggiungere, un bisogno profondo da soddisfare. La gioventù viziata di oggi, per un verso o per un altro, ha GIA' tutto ciò che vuole, (o crede di averla) pertanto non tenta di raggiungere nulla, ma semplicemente si lascia vivere, giorno per giorno.
Questo è il nulla. Il vero capolinea. Siamo "alla fine di tutto". (scusate il fatalismo melodrammatico che è fuori luogo e fin troppo abusato dai più per commentare la realtà attuale, ma in un certo senso le cose stanno esattamente in questo modo , tanto per essere realistici....)
Poi l'ordine normale è totalmente scomparso e si è passati nel virtuale, nell'oogi atemporale e sbiadito e, quindi, non si è più avuta pulsione così forte.
E' proprio questo un fatto che mi fa impressione...........benchè scettico ideologicamente nei confronti di quegli anni, trovo che ci sia da rimpiangerli, se li confrontiamo con quelli di oggi. Provo una grande tenerezza e fascino a guardare un po di filmati d'epoca e cinematografia del tempo..........colori, illusioni, fantasia.........oggi il nulla.




no ma infatti mica credevo che lo nascondessi, lo chiedevo giusto per curiosità![]()
Attenzione: la società italiana prima del 68, eccetto le comunità montane isolate, non era meno borghese di quella post68, era solo più bigotta.


Beh, ma certamente. E' ovvio che il '68 è solo un tassello, una tappa. Diciamo che, tra le date simbolo (che poi spesso esprimono cambiamenti che non furono certo questione d'un anno) come il 1789, il 1945 (e molto prima ancora), il '68 è quella più immediatamente vicina a noi.
Chi Ha Letto Questa Discussione negli Ultimi 365 Giorni: 0