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  1. #21
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    Citazione Originariamente Scritto da Emmeauerre Visualizza Messaggio
    Carissimo, non sto polemizzando, mi pare ci sia una bella differenza...un conto è avere per quasi 30 anni una Filiale e altro è fare un'operazione finanziaria e assumere una partecipazione in un'altra Banca. Perdonami, ma sono del ramo...
    Con l'occasione, buona pasqua!
    ...Ciao Emme...Ammetto che ho dato "abusivamente e senza prova alcuna" del proprietario di una banca a Torino al Rothschild dove forse era solo un socio azionista (forse per le leggi vigenti all'epoca in Piemonte, gli ebrei non potevano fare alcune cose....ma al giorno d'oggi per fare alcune cose diciamo che esistono i Prestanome...all'epoca no?...)...

    e visto che sei nel ramo ti pongo una domanda:
    ....ma quale banchiere lascia i buoni e prosperi affari in una città di uno Stato prospero, il cui Re pagava regolarmente gli interessi ai suoi capitali prestati per andare in uno Stato indebitato per prestare denaro facendosi solo compartecipe o azionista di una banca?:


    http://209.85.129.104/search?q=cache...=it&lr=lang_it
    ....nel 1856 la Cassa del commercio si lanciava in alcune
    promettenti operazioni di lungo termine, integrando la sua
    denominazione originaria con quella di Credito mobiliare, e
    aumentando il suo capitale sociale di ben 24 milioni, sottoscritto
    per metà dai banchieri Rothschild di Parigi....

    *********************************3

    ---Scusami Emme, ma una persona che è al 50% in una banca...non ne sarebbe il proprietario?...---
    Ti posto lo stesso link con l'opzione del documento in PDF:


    [PDF] Università degli Studi di Torino Dipartimento di Scienze ...

    Formato file: PDF/Adobe Acrobat - Versione HTML
    approfondite, al punto da spingerli a partecipare nel marzo 1856. all’aumento del capitale della Cassa del commercio e dell’industria,. un istituto di ...
    web.econ.unito.it/prato/papers/qr70.pdf -

    L’unica casa finanziaria che instaurò dei rapporti costruttivi e duraturi fu
    quella dei Rothschild di Parigi, i quali aprirono una filiale a Napoli che svolse
    alcuni affari con la corona borbonica, tentarono alcune operazioni a Roma con
    i Torlonia e a Livorno con i Bastogi. Le relazioni che svilupparono in Piemon-
    te furono più approfondite, al punto da spingerli a partecipare nel marzo 1856
    all’aumento del capitale della Cassa del commercio e dell’industria, un istituto
    di sconto che si stava trasformando in banca di credito mobiliare..............
    ..........James de Rothschild – che era il patron della casa bancaria parigina – non
    esitò quindi ad appoggiare il progetto del suo corrispondente torinese – il ban-
    chiere Luigi Bolmida – di costituire un importante istituto creditizio in Pie-
    monte, capace di sostenere finanziariamente nuove iniziative manifatturiere,
    commerciali e marittime e nuove opere pubbliche in campo ferroviario e idrau-
    lico. Purtroppo i risultati economici dell’istituto si rivelano nel giro di qualche
    anno disastrosi, al punto da imporne il salvataggio da parte dello stato e della
    Banca nazionale.



    ****************************************

    Ed ora,
    ...qualcosa del prof. Nicola Zitara (lo posto poiché l'anno scorso mi andò in tilt il PC e formattai e il finanziere Brombini mi sparì dalle ricerche nel web...):

    http://www.terraeliberazione.org/lezitara1.htm

    ..........Rothschild venne convinto a sottoscrive 64 mila nuove azioni, per un importo interamente versato di 16 milioni.
    L'accorto James Rothschil fu ingannato da due sensali rusticani, o s'ingannò? Chi fa ricerca di prima mano dovrebbe saperlo, ma ovviamente tace in omaggio al grande ministro, al rotondetto e astioso padre della patria. In luogo della verità, la storiografia sabauda ci racconta la favoletta di un Rothschild che, non riuscendo a collocare i titoli sul mercato francese, li vende su quello subalpino, facendoli deprezzare ulteriormente. In buona sostanza, ci sarebbero stati, a quel tempo, degli italiani così incuranti del danaro da acquistare a buon prezzo, dagli agenti italiani di Rothschil, una merce che veniva svenduta ai botteghini dalle borse di Torino e di Genova....................


    *********************************



    Tra il 1849 e il 1858 il Piemonte contrasse all'estero, principalmente con James Rothschild, debiti per 522 milioni - quattro annate di entrate fiscali..........

    *****************************************
    I Rothschild nel 1800 già operavano a Nord in altri rami:

    http://209.85.129.104/search?q=cache...=it&lr=lang_it

    Salomon Rothschild con la sua fabbrica di bitume ed
    asfalto e la sua azienda di sfruttamento delle saline di S. Felice)...


    e ancora Rothschild nell'attuale Nord/Est:

    Presidente della Camera di commercio, nel 1857-1858 risultò con
    Sina, Eskeles, Rothschild fra i principali sottoscrittori austriaci della Compagnia del
    Canale di Suez
    22

    [PDF] Venezia 1830-1866. Iniziative economiche, accumulazione e ...

    Formato file: PDF/Adobe Acrobat - Versione HTML
    Per le vicende della Cassa di Sconto di Milano, chiesta nel 1856, ... “Giornale Ufficiale della Camera di Commercio e d’Industria di Venezia”, 17 ott. 1865. ...
    venus.unive.it/riccdst/sdv/saggi/testi/pdf/Venezia%201830a.pdf -

    .




  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Diessinopentito Visualizza Messaggio
    per legioi sono gia iscritto,cosa credi ,piuttosto anche tu bazzichi da quelle parti?
    per citerioreosso assicurarti che comprendo la tua amarezza su che cosa è diventato il mezzogiorno d'italia e per le condizioni in cui versa,non sono altresi convinto che i mali siano arrivati tutti con l'unita d'italia ,la quale come molti di voi hanno fatto notare è stata fatta malissimo;tuttavia non me la sento di prendermela con le idee di molti patrioti che l'hanno sognata(penso a un mazzini o a un cattaneo),ma con chi ha utilizzato le loro speranze come mezzo per fare il propio interesse(penso alla dinastia dei savoia,a certi politici come rattazzi,minghetti,lo stosso crispi che voi certamente non amate )
    Perchè non lo sapevi!?

  3. #23
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    Ciao, trascorsa una buona pasqua ? E torniamo ai Rothschild: le tue apprezzabilissime e documentatissime citazioni non spostano di molto un dato di fatto. Cioè che la Casa Rothschild, arrivata a Napoli via Vienna a metà anni venti dell'Ottocento per intermediare fra le Due Sicilie debitrici e l'Impero Austroungarico creditore (spese per l'intervento a seguito dei moti del '21), quindi per ragioni non legate a iniziative imprenditoriali, trova però successivamente più che valide motivazioni ad aprire una Filiale, fra cui l'arrivo di imprenditori svizzeri che avvieranno attività nel settore tessile.
    Questa Filiale cessa di esistere non nel 1856 ma nel 1861, a Regno delle Due Sicilie defunto.
    L'attività torinese era diretta da Parigi e non darà mai vita ad un'autonoma Filiale, anzi si verifica un esito insoddisfacente.
    Il cosiddetto Nord-Est era all'epoca territorio dell'Impero Austroungarico e la Filiale di Vienna, logicamente, interviene nelle opportunità di investimento nell'area.
    Comunque, i Rothschild non avrebbero avuto alcun problema a presentarsi in quanto tali anche nel Regno Sardo, considerato che una delle poche cose meritorie di casa Savoia, sin dall'epoca di Carlo Alberto (tutto dire !) fu l'emancipazione degli ebrei . Se, quindi, mantengono una più cautelosa partecipazione, ancorchè paritaria, avrà un qualche significato.
    Del resto, la tanto strombazzata efficienza amminsitrativa piemontese è sputtanata (non vedo termine più calzante) da un dato di fatto: al 1862, lo Stato Sardo non aveva ancora pubblicato i bilanci statali dal 1856 in poi.
    Pare fantascienza, invece....

  4. #24
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    Citazione Originariamente Scritto da Emmeauerre Visualizza Messaggio
    Ciao, trascorsa una buona pasqua ? E torniamo ai Rothschild: le tue apprezzabilissime e documentatissime citazioni non spostano di molto un dato di fatto. Cioè che la Casa Rothschild, arrivata a Napoli via Vienna a metà anni venti dell'Ottocento per intermediare fra le Due Sicilie debitrici e l'Impero Austroungarico creditore (spese per l'intervento a seguito dei moti del '21), quindi per ragioni non legate a iniziative imprenditoriali, trova però successivamente più che valide motivazioni ad aprire una Filiale, fra cui l'arrivo di imprenditori svizzeri che avvieranno attività nel settore tessile.
    Questa Filiale cessa di esistere non nel 1856 ma nel 1861, a Regno delle Due Sicilie defunto.
    L'attività torinese era diretta da Parigi e non darà mai vita ad un'autonoma Filiale, anzi si verifica un esito insoddisfacente.
    Il cosiddetto Nord-Est era all'epoca territorio dell'Impero Austroungarico e la Filiale di Vienna, logicamente, interviene nelle opportunità di investimento nell'area.
    Comunque, i Rothschild non avrebbero avuto alcun problema a presentarsi in quanto tali anche nel Regno Sardo, considerato che una delle poche cose meritorie di casa Savoia, sin dall'epoca di Carlo Alberto (tutto dire !) fu l'emancipazione degli ebrei . Se, quindi, mantengono una più cautelosa partecipazione, ancorchè paritaria, avrà un qualche significato.
    Del resto, la tanto strombazzata efficienza amminsitrativa piemontese è sputtanata (non vedo termine più calzante) da un dato di fatto: al 1862, lo Stato Sardo non aveva ancora pubblicato i bilanci statali dal 1856 in poi.
    Pare fantascienza, invece....
    ...Non cambiano le "cose"...per esempio uno dei Meuricoffre se ne andò via da Napoli con l'attività soddisfacente per andare a Torino...appena dopo l'invasione del Regno...
    Io non voglio arrivare a nessuna conclusione anti Roth...ecc. ecc. motivando il tutto con delle prove del loro malsano agire nei confronti di Ferdinando II.
    È solo quello che leggo nel web...
    D'altronde...non penso sia facile comporre una "verità" oggettiva con persongaggi così potenti!...ma dubitare del loro "onesto" - almeno nei confronti di Ferdinando II - operato, visto che i loro spostamenti sono in una certa maniera collegati con molti avvenimenti avvenuti in seguito, questo almeno da parte mia si può...
    Sì è vero, in Piemonte Rothschild fu imbrogliato...ma è postato nel/i links....Ma di come recuperò il capitale perso con l'inganno subìto pure è nei links...
    È anche vero che il Veneto fosse "impero austroungarico.....", ma è anche vero che gli affari tra Stati "italiani" non furono mai messi in discussione e anni dopo avevano le mani già sul Canale di Suez...e avevano pure affari aperti diretti con Cavour...
    A vederle isolate queste azioni non significano nulla: ma specialmente negli affari non vi è nulla di isolato!...e per le Due Sicilie il vento dell'aristocrazia europea iniziò a soffiargli contro...Praticamente, sia la Francia che l'Inghilterra non vedevano l'ora di congiungere l'Atlantico (dove ormai erano padroni...- anche se di più gli inglesi -) al Mediterraneo...
    Non so se gli ebrei fossero totalmente liberi in quell'epoca in Piemonte! (come d'altronde già in Austria non lo erano!).
    Buona continuazione e grazie.

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da mosongo Visualizza Messaggio
    ...Non cambiano le "cose"...per esempio uno dei Meuricoffre se ne andò via da Napoli con l'attività soddisfacente per andare a Torino...appena dopo l'invasione del Regno...
    Io non voglio arrivare a nessuna conclusione anti Roth...ecc. ecc. motivando il tutto con delle prove del loro malsano agire nei confronti di Ferdinando II.
    È solo quello che leggo nel web...
    D'altronde...non penso sia facile comporre una "verità" oggettiva con persongaggi così potenti!...ma dubitare del loro "onesto" - almeno nei confronti di Ferdinando II - operato, visto che i loro spostamenti sono in una certa maniera collegati con molti avvenimenti avvenuti in seguito, questo almeno da parte mia si può...
    Sì è vero, in Piemonte Rothschild fu imbrogliato...ma è postato nel/i links....Ma di come recuperò il capitale perso con l'inganno subìto pure è nei links...
    È anche vero che il Veneto fosse "impero austroungarico.....", ma è anche vero che gli affari tra Stati "italiani" non furono mai messi in discussione e anni dopo avevano le mani già sul Canale di Suez...e avevano pure affari aperti diretti con Cavour...
    A vederle isolate queste azioni non significano nulla: ma specialmente negli affari non vi è nulla di isolato!...e per le Due Sicilie il vento dell'aristocrazia europea iniziò a soffiargli contro...Praticamente, sia la Francia che l'Inghilterra non vedevano l'ora di congiungere l'Atlantico (dove ormai erano padroni...- anche se di più gli inglesi -) al Mediterraneo...
    Non so se gli ebrei fossero totalmente liberi in quell'epoca in Piemonte! (come d'altronde già in Austria non lo erano!).
    Buona continuazione e grazie.
    Perfetto, ho letto con molto piacere quest'ultimo post perchè da un pezzo ho maturato una convinzione che nasce proprio dal metter insieme tante tessere di mosaico: in particolare, bisogna tener d'occhio la politica inglese di quegli anni, il modus operandi di quella superpotenza a difesa dei propri interessi, i cambiamenti rilevanti originati dai progressi della tecnica.
    Gli anni cruciali sono, grosso modo, il secondo trentennio del secolo che, combinazione, per Napoli sono quelli del regno di Ferdinando II che, non a caso, diventerà una sorta di parafulmine.
    La Gran Bretagna, potenza marinara per eccellenza, ha sempre badato ad assicurarsi capisaldi sulle principali rotte di interesse. Nel Mediterraneo, dopo Gibilterra, si assicurerà Malta che forse non tutti ricordano, ma era terra italiana, per la precisione del Regno di Sicilia, infeudata da Carlo V (nella sua veste di Re di Sicilia) ai Cavalieri di San Giovanni, da allora in poi noti come Cavalieri di Malta. Durante le guerre napoleoniche, profittando dei disordini verificatisi per la ribellione ai Cavalieri dei maltesi (appoggiati dai Francesi), la Gran Bretagna represse la rivolta, in nome di Ferdinando IV suo alleato e vi si insediò stabilmente.
    La Sicilia era vista come una "Malta supersize" e, ogni volta che le circostanze lo consentirono, lo zampino britannico sarà regolarmente dietro l'insofferenza siciliana verso qualsiasi potere esterno all'isola, sempre con la speranzella che si potesse arrivare a un protettorato.
    Infatti, nel '48, l'ambasciatore britannico a Napoli fece chiaramente presente al Re che se la Sicilia si fosse data un altro Sovrano quello Stato sarebbe stato riconosciuto dalla Gran Bretagna.
    Purtroppo per Napoli, in quegli anni, si ha la definitiva certezza che è possibile realizzare un canale che permetta dal Mediterraneo di raggiungere l'Oceano Indiano senza circumnavigare l'Africa. L'Italia intera acquista un nuovo valore agli occhi britannici ai quali, ovviamente, della libertà e della prosperità italiana importava poco per non dir niente. Quel che interessava era, principalmente, un 'Italia Meridionale sicuramente allineata e coperta rispetto agli interessi della superpotenza. Ma tale politica era guastata dall'eccessivo spirito di indipendenza del Sovrano, palesatosi in più occasioni, dall'affare degli zolfi al progressivo affrancarsi nelle conoscenze tecnologiche, alla rilevante concorrenza della marina napoletana nei commerci. Tali elementi sono rilevabili dalle fonti più sicure, rapporti dei diplomatici inglesi principalmente.
    Perchè, la necessità allora di unificare la Penisola ? Potrebbe apparire una contraddizione. In effetti, se ne avesse avuto la possibilità, la Gran Bretagna avrebbe preferito uno Stato meridionale distinto ma questo avrebbe voluto dire, all'epoca, l'inserimento nel gioco della Francia i cui interessi in parte coincidevano e in parte collidevano con quelli inglesi.
    Il rimedio avrebbe potuto rivelarsi peggiore del "male".
    Ecco, quindi l'incoraggiamento al Piemonte, finanziariamente spossato (da guerre, non da investimenti produttivi, siamo seri) e di ambizioni non ben conosciute perchè abilmente dissimulate, incoraggiamento manifestato già nel cruciale 1848.
    Che poi, successivamente, l'Italia unita si sia rivelata una delle più tossiche e pericolose mine vaganti (oggi, probabilmente, si beccherebbe la qualifica di "stato canaglia"), bè, questo fa parte di quegli imponderabili in virtù dei quali, anche i più eccelsi cervelli producono delle "porcate" (mica solo Calderoli!).
    Ho divagato troppo, il Mediterraneo tornava ad una centralità e strategicità paragonabile all'epoca ante-Colombo, stavolta come crocevia dei traffici, in specie verso l'India. La via di terra era off limits per gli Inglesi dopo la lezione beccata in quel paese che si chiama Afghanistan....

 

 
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