



abbiamo la brutta abitudine di saltare a piè pari dalla metafisica alla storia dando giudizi troppo netti (parlo per me)
la sua è un'affermazione che non mi trova concorde
il primo cristianesimo è molto più politico che metafisico
quasi nazional reazionario, oserei dire
furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.
Platone, "libro delle leggi"


Ricordiamo che in determinati periodi della storia, come ad esempio nei secoli antecedenti la rivoluzione industriale e scientifica, l'occidente era culla di un esoterismo vero e legato alla tradizione.
A torto si narra delle vicende di Camelot, Re Artù, Parsifal e i cavalieri della tavola rotonda come se fossero dei semplici racconti di fantasia.
Le leggende di tutta la Materia di Britannia rappresentano il ricordo simbolico delle scuole misteriche iniziatiche delle popolazioni celtiche che nel basso medioevo permettevano agli adepti intellettualmente qualificati di accedere nei luoghi di spirito in cui si coltivava la Grande Opera.
Come dimenticare poi il grande Esoterismo Ellenico, come non menzionare tutti i grandi filosofi "Esoterici" da Platone a Pitagora, come non parlare dell'Odissea o di Eracle.
E per non andare troppo distante possiamo parlare di Dante Alighieri e dei Fedeli d'amore.
Solo perchè negli ultimi secoli l'identificazione dell'individuo nel mondo sensibile sia cresciuta a dismisura sino a fargli perdere le tracce dei veri alchimisti, non vuol dire che in occidente non sia mai esistita una tradizione esoterica qualificata e pienamente agente.
Inoltre vi è da aggiungere che se l'occidente ha subito la forza entropica dell'era involutiva perdendo le proprie organizzazioni esoteriche, anche l'oriente ha subito questa esteriorizzazione, e tale esteriorizzazione la si potrebbe tranquillamente definire "Occidentalizzazione".


Son in parte daccordo, ma solo in parte.
E' possibile che un'organizzazione esoterica, in genere, investita dall'azione entropica di un'era involutiva, si esteriorizzi e, perdendo il regno della qualità a favore di uno della quantità si trasformi in un'organizzazione essoterica.
Nondimeno credo che ogni organizzazione, quale che sia la connotazione che assume, sia importante per l'andamento generale delle cose.
Infatti il Cristianesimo assunse quasi subito dopo la sua nascita come esoterismo un'esteriorizzazione e ciò ne andò a vantaggio di alcuni poveracci che morivano sbafati da leoni nelle arene (oltre ovviamente a tutta una serie di comportamenti spiritualmente illegittimi ma temporaneamente "legittimati" dall'involuzione dell'allora summa di pratiche pagane).
E qui posso darle quindi ragione se vediamo nei movimenti puramente sociali di quell'epoca una riforma politica non indifferente purtuttavia mantenendo nelle correnti più interne delle vie ascetiche.
Ad ogni modo mi premeva riflettere sul fatto che non si possa effettuare in modo così netto una distinzione tra "Oriente ascetico" e "Occidente politico" in quanto, come già sottolineato più sopra, modernamente l'Oriente si è molto involuto così come in epoche passate l'Occidente presentava anch'esso organizzazioni volte all'ascesi spirituale.


Quando si parla di un confronto tra Occidente e Oriente, non si intende un confronto tra le tradizioni occidentali (come possono essere le "religioni indoeuropee" [greca, romana, celtica, germanica, slava] quelle baltiche [lituana, lettone, prussiana] o ungro-finnico [finnica. lappone,ungarica], per non tralasciare le "religioni" basca, etrusca... e sicuramente ho dimenticato qualcuno) e quelle orientali (qui bisognerebbe fare un lungo elenco, come un lungo elenco andrebbe fatto delle "grandi religioni" che intrapresero il percorso da Oriente a Occidente come il cristianesimo). Per la stragrande maggioranza degli occidentali, il confronto non esiste, tutto si riduce alla fine, in una semplice constatazione della superiorità del "moderno "Occidente di fronte ad un Oriente arretrato e feudale, salvo poi dilettarsi con un inesistente ed esotico "oriente newagiano".
Il noto sociologo americano Rodney Stark, che ha studiato e scritto molto sull'argomento, non ha mezze parole, e afferma nel suo libro "La vittoria della Ragione" (Lindau editore) che è stato il cristianesimo a creare la civiltà occidentale (poco importa in questo contesto le diatribe filosofiche se è il cristianesimo oppure l'illuminismo - i "Lumi" - l'autentico erede della filosofia greca, se si può fare a meno di Dio, o infine se con la teoria evoluzionistica di Darwin, Dio diviene di fatto inutile. Sono dibattiti che avvengono all'interno della modernità, di nessun interesse in un contesto non-modernista). Anzi precisa - sempre Stark - che senza la "teologia" affidata alla ragione, al progresso, all'uguaglianza morale, il "mondo intero sarebbe oggi più o meno dove le società europee erano, diciamo nel 1800: un mondo pieno di astrologi e alchimisti, ma non di scienziati. Un mondo pieno di despoti, senza università, banche, fabbriche, occhiali, camini e pianoforte... Il mondo moderno è arrivato solamente nelle società cristiane, Non nel mondo islamico. Non in Asia... Inoltre, tutti i processi di modernizzazione finora introdotti al di fuori del cristianesimo sono stati importati dall'Occidente, spesso attraverso colonizzatori e missionari". Ecco, il quadro è completo.
L'odio che attualmente si riversa verso l'islam (e si potrebbe dire verso il reale Oriente tradizionale, quello per capirci non occidentalizzato) è di questa natura: l'islam viene visto come un regime semifeudale refrattario alla libertà, al capitalismo e al cristianesimo.
Chiedersi del perché l'Occidente è così potente, è come chiedersi come si fa a resistere alla "globalizzazione della modernità", libera oppure forzata.
Ultima modifica di Zed; 27-02-10 alle 14:12


Già....
Sorprende però che ad un sociologo manchi del tutto e drammaticamente la prospettiva storica come misura di giudizio oggettivo. Se lui la possedesse si renderebbe conto che la vita, nelle condizioni politico-sociali "drammatiche" che egli adombra, non aveva assolutamente nulla di così drammatico ma sarebbe stata considerata normalissima da colui che vi fosse stato immerso. Quelle cose in più che noi oggi abbiamo e che ci appaiono straordinarie , mancando nelle antiche società non toglievano proprio nulla all'andamento della vita così come era vissuta allora, nè impedivano o hanno impedito il fiorire di civiltà magnifiche e ricche in senso sia materiale quanto spirituale così come le abbiamo studiate sempre.
E la nostra civiltà sociale, alla stessa stregua, potrà apparire inadeguata e persino retrograda ad una ipotetica civiltà del futuro che non impedirà a sè stessa di notare tutte le manchevolezze e i difetti e le carenze che ci appartengono, compiendo lo stesso errore prospettico.
Che dire? Il luogo comune del "Quanto si sta bene oggi in confronto al passato" è immortale.
Ultima modifica di primahyadum; 27-02-10 alle 18:05
"Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
(Sutra di diamante)