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  1. #1
    denty
    Ospite

    Predefinito La grande bufala ambientale

    Il riscaldamento globale è: “il sogno ambientalista che si avvera”, “il pozzo senza fondo delle scuse per espandere l’interventismo dello Stato”, la chiave per “il controllo dei mezzi di produzione”. Questo e altro si trova nella “Politically Incorrect Guide to Global Warming and Environmentalism” di Christopher C. Horner, ultimo libro della fortunata collana dell’editore americano Regnery. Il volume esamina e smonta le scomode verità che ruotano attorno al global warming. Il global warming è una porca faccenda assai più complessa di quello che si è tentati di credere sulla scorta dell’allarmismo da tanto al mucchio. Tanto per cominciare, l’esistenza di un consenso tra gli scienziati è un mito: la scienza non procede per votazioni a maggioranza, ma attraverso la lenta e difficile composizione di un puzzle sempre incompleto. “Ciò su cui gli scienziati effettivamente concordano – spiega Horner – è semplicemente che la temperatura globale è probabilmente 0,6 gradi più alta di un secolo fa; le concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica sono aumentate del 30 per cento negli ultimi due secoli; la CO2 è un gas serra e l’aumento dei gas serra in atmosfera dovrebbe avere un effetto riscaldante, a parità delle altre condizioni (che però cambiano)”. Il resto sono congetture, speculazioni, ipotesi, contraddizioni. Il clima è sempre cambiato e cambierà sempre perché non è un sistema statico, ed è davvero difficile – allo stato attuale delle conoscenze, impossibile – dire quanto e se l’uomo abbia a che fare coi mutamenti più recenti. Che, peraltro, sono meno drammatici di quanto si possa credere: i ghiacciai, per esempio, si stanno ritirando in alcune zone ma avanzano in altre, e non c’è alcuna evidenza a supporto dell’aumento dell’intensità e frequenza degli eventi estremi. E poi la correlazione tra concentrazioni atmosferiche di CO2 e aumento delle temperature potrebbe essere male interpretata: storicamente, il riscaldamento precede l’accumulazione di gas serra in atmosfera.

    Il lavoro di Horner è soprattutto una radicale opera di debunking. “Le temperature attuali – spiega – sono calde se le si confronta, per esempio, con gli anni Settanta o con la Piccola era glaciale (dal 1200 alla fine del diciannovesimo secolo), o con quelle di migliaia di anni fa. Ma se si scelgono altri punti di riferimento, come gli anni Trenta, l’anno 1000 o il 1998, allora oggi fa fresco. E il raffreddamento è uno scenario molto più minaccioso, in quanto un’altra era glaciale sarebbe una vera catastrofe”. Vi sono dubbi anche su uno degli argomenti retoricamente più forti della propaganda ecologista: che l’ultimo decennio del Novecento sia il più caldo della storia. E’ vero che le temperature sono state superiori alle medie, ma ciò significa solo che erano più alte che nel secolo precedente, o poco più: inoltre gli anni Novanta coincidono con l’inurbamento di molte stazioni di misura (che contribuisce a far salire le temperature rilevate) e soprattutto la chiusura di molte di esse nella freddissima regione siberiana, conseguente al collasso dell’Unione Sovietica.

    Un’altra affermazione contestata da Horner è che il riscaldamento globale danneggerà soprattutto i paesi in via di sviluppo: “il clima o, meglio, il tempo rimane una delle più importante sfide per i poveri. Il mutamento del clima aggiunge poco. L’uomo ha sempre affrontato questi cambiamenti attraverso l’adattamento e l’innovazione tecnologica – e molto meno con le superstizioni”. Quindi, i paesi meno avanzati hanno ogni interesse a svilupparsi e arricchirsi, in modo da equipaggiarsi con gli strumenti necessari a migliorare le loro condizioni. La comprensione di questo fatto determinerebbe una maggiore attenzione ai temi della crescita economica e una minore fiducia verso il potere salvifico delle Nazioni Unite e di trattati internazionali come il protocollo di Kyoto. Infatti, l’adozione di politiche nocive per l’economia potrebbe finire per indebolire, anziché aiutare, le popolazioni meno fortunate. Anche per questo, contrariamente a quanto si sente dire, Kyoto oggi non fa parte dell’agenda americana. “Gli Stati Uniti – argomenta Horner – rifiutano lo schema di razionamento dell’energia di Kyoto, così come altri 155 paesi che rappresentano la maggioranza della popolazione mondiale, dell’economia e della futura crescita. Kyoto è un trattato che riguarda l’Europa e una dozzina di altri, nessuno dei quali al momento sta effettivamente riducendo le sue emissioni”. Ci sono ragioni economiche e scientifiche a favore di ciò: gli sforzi richiesti da Kyoto costano più dei benefici (compresi quelli ambientali) che possono generare, anche perché la maggior parte delle emissioni gas serra (il 95 per cento dell’ossido nitroso, l’82 per cento del metano, il 97 per cento dell’anidride carbonica) sono di origine naturale e quindi al di là del controllo dell’uomo. Il cambiamento del clima, insomma, “non è né causato dall’uomo, né catastrofico, né globale”.

    Se le cose stanno così, perché allora tanta enfasi su un mutamento che potrebbe essere del tutto o largamente naturale, e che non metterà a rischio il futuro dell’umanità e dell’ambiente? Per Horner, l’agenda ecologista solo superficialmente ha a che fare con l’ecologia. I provvedimenti che vengono invocati con fervore quasi religioso per sfuggire all’apocalisse climatica hanno piuttosto un altro risultato: quello di arricchire alcune imprese (che, grazie a leggi o tasse adeguate, possono trovare sul mercato una fortuna altrimenti preclusa) e rendere potenti alcuni individui e organizzazioni. E poi c’è un sostrato ideologico preciso, dietro tanta retorica verde: “che li vogliate chiamare interventisti, socialisti o peggio, vi sono pochi dubbi – scrive Horner – che gli ambientalisti abbiano instillato la paura di una crisi dopo l’altra per aumentare il grado di controllo pubblico. Essi appoggiano l’interventismo statale e lo perseguono aggressivamente e con ogni mezzo necessario, perché ai loro occhi la libertà individuale è intrinsecamente pericolosa”.

    Carlo Stagnaro

  2. #2
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    E' molto importante non confondere la cicuta con il prezzemolo; ma credere o non credere in Dio non ha importanza alcuna
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    Non so se ci avete fatto caso ma quando si parla di temperature alte si fa spesso paragone con temperature analoghe in epoche in cui non c'era l'inquinamento che c'è adesso...
    L'altro giono per esempio sentivo che un tale giorno aveva raggiunto un'alta temperatura che era già successa nel 1947!...
    Sembra incredibile avere 32 a fina aprile come è successo a Torino ultimamente ma io ricordo benissimo un fine marzo di qualche anno fa con 30° in Bretagna!
    C'è una tendenza al mea culpa umano spesso esagerata! Succedono tante cose che non dipendono da noi! Con ciò non voglio dire che possiamo inquinare impunemente... non fosse altro che per garantire i nostri polmoni!...
    Minou

  3. #3
    denty
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    Citazione Originariamente Scritto da Minou Visualizza Messaggio
    Non so se ci avete fatto caso ma quando si parla di temperature alte si fa spesso paragone con temperature analoghe in epoche in cui non c'era l'inquinamento che c'è adesso...
    L'altro giono per esempio sentivo che un tale giorno aveva raggiunto un'alta temperatura che era già successa nel 1947!...
    Sembra incredibile avere 32 a fina aprile come è successo a Torino ultimamente ma io ricordo benissimo un fine marzo di qualche anno fa con 30° in Bretagna!
    C'è una tendenza al mea culpa umano spesso esagerata! Succedono tante cose che non dipendono da noi! Con ciò non voglio dire che possiamo inquinare impunemente... non fosse altro che per garantire i nostri polmoni!...
    la questione è che è in atto una politica della paura da parte della sinistra, Verdi in testa, dedita ad aumentare il controllo dello stato in nome di una minaccia in realtà molto minore di come tutti ci vogliono fare credere...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    la questione è che è in atto una politica della paura da parte della sinistra, Verdi in testa, dedita ad aumentare il controllo dello stato in nome di una minaccia in realtà molto minore di come tutti ci vogliono fare credere...
    ....ma mi facci il piacere.....vada a fare un giro e osservi....
    sta diventando tutta immondizia....e si vuole lasciare ancora più liberta di distruzione.

  5. #5
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    mah, come dicevo in un altro thread, c'è anche il libro di crichton "stato di paura" che parla di questo, citando studi e ricerche (per la cui attendibilità non metterei la mano sul fuoco) che riducono di molto l'importanza del riscaldamento globale e di altri fenomeni dell'inquinamento.

    Però secondo me può essere peggio minimizzare e fare finta di niente piuttosto che preoccuparsi dell'impatto umano sul clima e sull'ambiente terrestre. Il protocollo di kyoto si dice che farebbe poco, per esempio, ma poco è meglio di niente, ed è meglio che peggiorare. Altro esempio: le pmi uccidono, questo è un fatto.

    Teniamo conto che è stato dimostrato come alcuni scienziati sono stati pagati dalle industrie per opinare pubblicamente a favore di tesi di che tendono a minimizzare i cambiamenti del clima dovuti all'inquinamento.

  6. #6
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    L'ambiente è bene comune. Quindi della comunità. Tutelata dallo Stato.
    Compito dello Stato è far sì che i fattori inquinanti vengano minimizzati.
    In un regime ideale in cui tutti agiscono per l'ottimo non ci sarebbe bisogno di uno Stato perché tutti punterebbero ad una riqualificazione ecocompatibile (oltre all'annullamento del fenomeno dell'ecomafia, che si regge sulle sovvenzioni statali). Ma siccome l'ambiente non è bene di profitto (o almeno non viene ritenuto tale in molti paesi), è lo Stato che deve sobbarcarsi l'onere che venga rispettato).
    E' uno dei tanti motivi per cui secondo me il libertariarismo è una dottrina sballata...

  7. #7
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    Poco importa se il cambiamento climatico é causato da un misterioso fenomeno meteologico, ma nessuno deve farmi credere che l'inquinamento non centra. Il Co2 é un gas effetto serra (che piaccia o meno) e se esiste un fenomeno astronomico che causa il surriscaldamento allora bisogna MINIMIZZARLO appunto riducendo l'emissioni del co2 e fermando i disboscamenti. Altrimenti non faremo che peggiorare la situazione.
    Syntax error.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da kenshiroIT Visualizza Messaggio
    bisogna MINIMIZZARLO appunto riducendo l'emissioni del co2 e fermando i disboscamenti. Altrimenti non faremo che peggiorare la situazione.
    Quello che dici lo condivido al 101%, ma chi va a convincere Giorgino Bush a piantarla con i disboscamenti dell'Amazzonia?

  9. #9
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    La bufala de "La grande bufala ambientale": link articolo (in inglese).
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da denty Visualizza Messaggio
    la questione è che è in atto una politica della paura da parte della sinistra, Verdi in testa, dedita ad aumentare il controllo dello stato in nome di una minaccia in realtà molto minore di come tutti ci vogliono fare credere...
    prego?

    Tipo l'aviaria? o il "terrorismo" post 11/09 in USA?

    Il problema è uno solo: l'uomo sta' sfruttando la Terra molto più del dovuto, inquinando e distruggendo ecosistemi. Se per voi questi problemi van minimizzati (soprattutto se ogni volta si prende ad "esempio" il problema delle temperature)

 

 
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